La fila davanti alla cassa del soffrire: nessuno che ti lascia il posto anche se hai poco dolore da dichiarare, e sempre tutti pronti ad azzuffarsi per niente.
Un mistero tutto italiano, o forse una dimenticanza, o una complessità burocratica. Comunque, una cosa che non si spiega. Strano che nessuno c'abbia mai fatto caso.
Questo piccolo grande paese riassunto in un dialogo tanto surreale quanto reale alla fermata dell'autobus. Pessimismo e rassegnazione come se piovesse.
Trasferirsi a Milano: un dialogo (nemmeno troppo) immaginario con la propria vita nel momento in cui, come si dice, devi inziare sul serio a farci i conti.
Hai presente quando non ce la fai? Cioè, quando non sai se ce la puoi fare o no, se ce la vuoi fare o no. Cosa è meglio fare e cosa no. Ecco, ci siam capiti allora.
Una notte fuori dal treno. La stazione e la metropoli è come il gigante e la bambina, come Gargantua e Pantagruel. Solo più umida, come storia. Più smog e meno eroismo.