{"id":120,"date":"2015-12-30T17:56:56","date_gmt":"2015-12-30T16:56:56","guid":{"rendered":"http:\/\/radiospin.org\/rtsc\/?p=120"},"modified":"2017-09-07T15:07:08","modified_gmt":"2017-09-07T13:07:08","slug":"best-albums-2015","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/blog\/best-albums-2015\/","title":{"rendered":"30 dischi che ci son piaciuti nel 2015"},"content":{"rendered":"<h2 class=\"firstTitle\">Ipotesi<\/h2>\n<h4>Random Albums of Senseless Beauty<\/h4>\n<p>Fossero degli award finirebbero tra le trending topic di Twitter come <strong>#RASB15<\/strong>.<br \/>\nIl mio psichiatra &#8211; notoriamente privo di poesia quanto carente di efficacia e sintesi comunicativa &#8211; la chiamerebbe piuttosto <em>annuale ammissione di incompletezza sottoforma di classifica natalizia.<\/em> Io concordo sul fatto che chiamarla <em>Best Of<\/em> sarebbe stato abusato, definirla <em>I migliori dischi del 2015<\/em> sarebbe suonato ridicolo da quanto presuntuoso (chi siam noi &#8211; io e il mio analista intendo &#8211; per dirlo? Come si fa a esserne sicuri? E soprattutto&#8230; chi li ha ascoltati <em>tutti<\/em> i dischi del 2015?).<br \/>\nQuindi diciamo <em>30 dischi che ci son piaciuti quest\u2019anno<\/em> e b\u00f2n.<\/p>\n<p>In rigoroso ordine di gradimento (e gi\u00e0 quello \u00e8 stato complicatissimo da decidere, figuriamoci).<\/p>\n<h2>Tesi<\/h2>\n<h4>Il concetto di mancanza<\/h4>\n<p>Qualunque classifica \u00e8 figlia del concetto di <em>mancanza<\/em>. Ma che ve lo dico a fare? <em>Alta Fedelt\u00e0<\/em> l\u2019avete letto tutti (almeno stando alla frequenza con cui lo citate sui social network), quindi vi sar\u00e0 chiaro che la morale \u00e8 quella, anche se magari cos\u00ec brutalmente non ve l\u2019hanno mai detta, anche se magari quando avete poi visto il film eravate troppo occupati a pensare il libro era meglio per rendervi conto che le cose non stavano necessariamente cos\u00ec: semplicemente era il libro che stava iniziando a mancarvi pericolosamente, cos\u00ec pericolosamente da iniziare gi\u00e0 a popolare la vostra personale classifica di peggiori trasposizioni cinematografiche di romanzi a tema musicale. Niente paura, semplicemente anche voi, come tutti,<\/p>\n<blockquote><p>il passato lo padroneggiate niente male:<br \/>\n\u00e8 il presente che non lo capite.<\/p><\/blockquote>\n<p>In questo caso particolare, il presente sarebbe che non esistono le cinquanta migliori canzoni dell\u2019anno appena passato, i venti migliori dischi dell\u2019anno appena passato o la migliore colonna sonora dell\u2019anno appena passato. Semplicemente perch\u00e9 le cinquanta migliori canzoni dell\u2019anno appena passato, cos\u00ec come le migliori cinquanta canzoni di qualunque altro anno, sono quelle cinquanta canzoni che vi hanno spezzato e poi rimesso in sesto il cuore quando avevate vent\u2019anni. E i migliori venti dischi dell\u2019anno appena passato, cos\u00ec come i migliori venti dischi di qualunque anno, sono quei venti dischi che vi siete pagati in lire mettendo da parte le paghette settimanali quando avevate vent\u2019anni. La migliore colonna sonora dell\u2019anno appena passato invece, come la migliore colonna sonora di qualunque anno, beh, quella \u00e8 quella de <em>Il Corvo<\/em>, non ci sono dubbi. Io avevo vent\u2019anni, e me la son comprata per corrispondenza, pensa te. In lire, s\u2019intende.<\/p>\n<p>E allora le chiamiamo le migliori cinquanta canzoni dell\u2019anno appena passato ma in realt\u00e0 sono quelle cinquanta canzoni dell\u2019anno appena passato che avremmo voluto ci rimettessero in sesto il cuore, dopo averlo meticolosamente spezzato, anche se il cuore lo abbiamo sostituito con un\u2019abbondante serie di emoticons per tutte le occasioni e l\u2019unica cosa che pu\u00f2 spezzarlo \u00e8 ormai solo la doppia spunta blu di Whatsapp. E chiamiamo i venti migliori dischi dell\u2019anno appena passato quei venti dischi dell\u2019anno appena passato che avremmo voluto pagarci in lire mettendo da parte un pezzo di stipendio precario e invece ci siamo ascoltati in streaming sul telefonino a 9 euro e 99 al mese. E la miglior colonna sonora dell\u2019anno appena passato diciamo ancora che \u00e8 quella de <em>Il Corvo<\/em>, tanto le colonne sonore non se le incula nessuno, quindi chi vuoi che si accorga che in realt\u00e0 \u00e8 del \u201894?<\/p>\n<p>Tutto questo per dire che le classifiche vere si fanno una sola volta nella vita (massimo due): le successive (e, senza saperlo, anche le precedenti) sono solo revisioni, parallelismi, nella peggiore delle ipotesi ripetizioni, nella migliore (ma dovete esser, senza saperlo, gente veramente fortunata) aggiornamenti.<\/p>\n<h2>Dimostrazione<\/h2>\n<h3>Nostalgia canaglia<\/h3>\n<p>Come direbbero <a title=\"guarda Al Bano e Romina con nostalgia!\" href=\"https:\/\/www.facebook.com\/l.php?u=https%3A%2F%2Fyoutu.be%2F4Wcg2-m1Me8&amp;h=UAQGQyIzb&amp;s=1\" target=\"_blank\">due<\/a> che &#8211; Dio ce ne scampi e liberi &#8211; non sono in questa classifica.<\/p>\n<p>La dimostrazione \u00e8 pi\u00f9 che semplice, lineare, crystal-clear.<br \/>\nIl mio professore di analisi, all&#8217;universit\u00e0, sarebbe stato orgoglioso di me.<br \/>\nNel senso: mi mancava PJ Harvery, e infatti troverete Torres, Courtney Barnett, ma addirittura Florence Welch e Jeanne Added. Mi mancava molto, evidentemente, PJ Harvey, perch\u00e8 son tutte e quattro &#8211; <strong>SPOILER!<\/strong> &#8211; in TOP 10. Mi mancava Apparat, e infatti troverete Shlohmo. Mi mancava Trentem\u00f8ller, e infatti troverete i Vessels. Mi mancavano i Pavement e infatti troverete gli Speedy Ortiz.<\/p>\n<p>E cos\u00ec via, sempre pi\u00f9 facile, lineare e idiot-proof.<br \/>\nIl mio professore di analisi, all&#8217;universit\u00e0, forse avrebbe suggerito di non semplificare troppo, perch\u00e9 \u00e8 vero che le dimostrazioni \u00e8 bene che sian easy, chiare e incontestabili, ma se ti fai prender la mano e superi una certa soglia poi si chiamano assiomi e non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 gusto.<br \/>\nEppure a me mi mancavano da morire anche i Built to Spill, i Modest Mouse, i Therapy?, i Faith No More e i Blur e casualmente troverete i Blur, i Faith No More, i Therapy?, i Modest Mouse e ovviamente i Built to Spill. A dimostrazione che Babbo Natale ogni tanto le legge, le letterine che gli mandiamo.<\/p>\n<p>Poi, a dirla tutta, mi mancava tantissimo anche qualcuno con quel talento innato per prendere spicchi, frammenti e cocci di vari generi musicali e rammendarli insieme nascondendo le cuciture, i buchi e le crepe, in un tutt&#8217;uno con un minimo di senso (che poi altro non \u00e8 che il solo e unico trucco per creare qualcosa che suoni nuovo, da almeno trent&#8217;anni a questa parte). Ed \u00e8 per questo che gli Unknown Mortal Orchestra fanno capolino anche se a tratti sconfinano i territori a me poco congeniali (appena sento puzza di funk ho subito l&#8217;impulso irrefrenabile di premere il magico tasto FFWD), che compare Oneohtrix Point Never nonostante sia ancora abbastanza lontano da quel <em>minimo di senso<\/em> di cui sopra (bisogna concedergli comunque l\u2019onore delle armi perch\u00e8 in ogni caso ha tentato di fare la cosa pi\u00f9 accessibile di cui era capace), e soprattutto che tre tizi di Atlanta, Georgia finiscono per rovesciare il tavolo, prendersi fiches, capre e cavoli e portarsi a casa tutta la posta in palio.<\/p>\n<p>E infine, inevitabilmente &#8211; c&#8217;ho mica la redazione di Pitchfork alle spalle, io &#8211; a un certo punto mi mancava anche qualcos&#8217;altro: tipo altre quindici posizioni da riempire per arrivare a trenta. Cos\u00ec c&#8217;ho messo anche una manciata di altri dischi che, anche se propriamente non mi mancavano in termini di <em>saudade<\/em>, secondo me, va la pena di ascoltare se si vuole un po&#8217; di bene alle proprie orecchie.<\/p>\n<p>Come diceva <a title=\"ascolta il tenente comandante Spock che canta sotto la doccia!\" href=\"https:\/\/youtu.be\/6pkh3Dw_PC8\" target=\"_blank\">Spock<\/a> &#8211; pace all\u2019anima sua &#8211; ogni volta che cantava <a title=\"compra una doccia come quella del tenente comandante Spock!\" href=\"http:\/\/www.thinkgeek.com\/product\/ikto\/\" target=\"_blank\">sotto la doccia<\/a>.<\/p>\n<h2>Bibliografia<\/h2>\n<h3>30 dischi che ci son piaciuti quest&#8217;anno<\/h3>\n<p>S\u00ec, lo so: al limite avrebbe avuto pi\u00f9 senso chiamarla <em>discografia<\/em>. Ma ho fatto ingegneria e il mio professore di analisi non avrebbe tollerato una licenza poetica del genere in materia di reference.<\/p>\n<p>E soprattutto lo so, s\u00ec: \u00e8 veramente da incoscienti nominare Star Trek a pochi giorni dall\u2019uscita nelle sale del nuovo episodio di Star Wars: i fan storici si incazzano, i nuovi adepti si confondono. Quindi diciamo che la forza sia con voi e, prendendo in prestito un paio di regole dalla grammatica di Yoda:<\/p>\n<blockquote><p>la classifica questa \u00e8.<\/p><\/blockquote>\n<p><img class=\"center-img-800 alignnone wp-image-162\" src=\"http:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/30-mumford-and-sons-wilder-mind.jpg\" alt=\"Mumford and Sons - Wilder Mind\" width=\"800\" height=\"800\" srcset=\"http:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/30-mumford-and-sons-wilder-mind.jpg 1500w, http:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/30-mumford-and-sons-wilder-mind-150x150.jpg 150w, http:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/30-mumford-and-sons-wilder-mind-300x300.jpg 300w, http:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/30-mumford-and-sons-wilder-mind-768x768.jpg 768w, http:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/30-mumford-and-sons-wilder-mind-1024x1024.jpg 1024w, http:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/30-mumford-and-sons-wilder-mind-125x125.jpg 125w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><\/p>\n<h4>30. Mumford and Sons &#8211; Wilder Mind<\/h4>\n<h5>E in culo anche il banjo<\/h5>\n<p>Se anche voi non vedevate l&#8217;ora che i Mumford cestinassero finalmente i loro banjo e gli facessero fare la loro degna fine (ovvero <a title=\"guarda Trent Reznor che rimette in ordine il palco!\" href=\"http:\/\/www.u2interference.com\/wp-content\/uploads\/2013\/09\/Nine+Inch+Nails.jpg\" target=\"_blank\">quella<\/a> che veniva riservata a pi\u00f9 o meno tutti gli strumenti di usati durante un qualunque concerto dei Nine Inch Nails del &#8217;94), bene: il vostro momento \u00e8 arrivato. Se anche voi eravate tra quelli che hanno sempre guardato alla band londinese con una curiosit\u00e0 infastidita riassumibile nel concetto di chiss\u00e0 cosa sarebbero capaci di fare se la maestra sequestrasse loro quei giocattolini a quattro\/cinque corde di origine africana, perfetto: questo \u00e8 il disco che fa per voi. Un album che sarebbe da premiare solo per il coraggio di aver abbandonato cos\u00ec di punto in bianco una formula considerata altamente originale e caratteristica, gettando ai maiali il simbolo che ne aveva definito fin qua l&#8217;identit\u00e0 e il sound quasi in toto: formula e simbolo (fattore non trascurabile, questo) da milioni di copie, esordi al numero uno in classifica e stadi sold-out dopo due ore. Non era facile: con queste premesse, in un mondo senza banjo diventi solo l&#8217;ennesimo gruppetto che prova a imitare i National sperando di continuare a suonare davanti a distese di teste degne dei Killers. Senza considerare le offese di tutti quelli che invece quel cordofono tradizionale nordamericano lo adoravano e ora son convinti che non riusciranno pi\u00f9 a vivere in una dimensione mumfordiana banjoless. Comunque piacere, io son tra quelli che da anni aspettavano questo momento: finalmente i Mumford hanno trovato il coraggio (o forse semplicemente ne avevan pieni i coglioni anche loro, chiss\u00e0) di scaricare i banjo in fondo al cesso, dimostrando cos\u00ec di poter competere senza nessun timore con le migliori, banalissime rock band.<\/p>\n<p class=\"stripeTitle\">Tracce caldamente consigliate<\/p>\n<p class=\"bottomLineC\"><strong>Tompkins Square Park<\/strong><br \/>\n<strong>Believe<\/strong><br \/>\n<strong>Wilder Mind<\/strong><\/p>\n<p><img class=\"center-img-800 alignnone wp-image-162\" style=\"margin-top: 2em;\" src=\"http:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/29-unknown-mortal-orchestra-multi-love.jpg\" alt=\"Unknown Mortal Orchestra - Multi-Love\" width=\"800\" height=\"800\" \/><\/p>\n<h4>29. Unknown Mortal Orchestra &#8211; Multi Love<\/h4>\n<h5>Roba per etichettatori professionisti<\/h5>\n<p>Ruban Nielson sembra uno di quegli artigiani talentuosi assoldati dalle major del design industriali per dare quel certo non-so-che alla loro noiosa produzione seriale. Raramente ci si trova di fronte a un disco cos\u00ec difficilmente inseribile in un unico (per non dire qualunque) contesto di genere. Non tanto io, che sono totalmente impedito nell&#8217;esercizio in questione e vado in panico ogni volta che mi si chiede di etichettare qualcosa, dal barattolo di marmellata fatta in casa al nuovo film di Sorrentino. Anche quelli bravi, dico, gli etichettatori professionisti: li ho visti in grossa difficolt\u00e0 di fronte a questo pastrocchio delirante e deliziosamente groovy che riesce ad essere contemporaneamente la cosa pi\u00f9 futuribile e quella pi\u00f9 dichiaratamente vintage uscita quest\u2019anno. Per capirsi meglio: la parte pi\u00f9 insofferente di me dice che alla base di tutto ci sente pericolosamente un Prince o un Marvin Gaye, ma la verit\u00e0 \u00e8 che, ascoltando bene queste tracce, il nome che andrebbe chiamato in causa \u00e8 uno solo. E probabilmente \u00e8 quello che avresti dato a Frank Zappa se avesse fatto un disco nel 2015.<\/p>\n<p class=\"stripeTitle\">Tracce caldamente consigliate<\/p>\n<p class=\"bottomLineC\"><strong>Extreme Wealth and Casual Cruelty<\/strong><br \/>\n<strong>Stage or Screen<\/strong><br \/>\n<strong>Puzzles<\/strong><\/p>\n<p><img class=\"center-img-800 alignnone wp-image-162\" style=\"margin-top: 2em;\" src=\"http:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/28-oneohtrix-point-never-garden-of-delete.jpeg\" alt=\"Oneohtrix Point Never - Garden of Delete\" width=\"800\" height=\"800\" \/><\/p>\n<h4>28. Oneohtrix Point Never &#8211; Garden of Delete<\/h4>\n<h5>Primi passi verso il mainstream<\/h5>\n<p>Qualunque album di Daniel Lopatin \u00e8 uno shock mentale, ma questa volta il senso di disorientamento \u00e8 eccitante e del tutto indolore. In altri termini: come al solito, capisci un 10% di quello che hai appena ascoltato ma in questo caso ti vien comunque da dire&#8230; per\u00f2, fico! Sia chiaro, prima di fraintendersi, niente manca dell&#8217;imprevedibilit\u00e0 che \u00e8 sempre stato il trademark della casa: pezzi corrosi di chitarre distorte, parti vocali sintetizzate come resti di terracotta gettati da un dirupo che rimbalzano contronatura in passaggi jazzati semplicissimi e scarni. Sezioni che definiresti nonsense musicale che all&#8217;improvviso si fondono in forme sonore tecnicamente impressionanti e precisi castelli laser a base di synth. Il fatto nuovo \u00e8 che qui si fa baldoria con qualcosa che \u00e8 disgustoso eppure intenso, nello stesso tempo in cui si scende a compromessi con qualcosa (che potrebbe essere qualcos&#8217;altro ma anche lo stesso qualcosa di cui sopra) di innegabilmente accessibile e lo si sciorina come fosse una tesi di laurea da manuale: preparati, spigliati e sicuri di s\u00e8. Primi passi verso il mainstream, si chiamano.<\/p>\n<p class=\"stripeTitle\">Tracce caldamente consigliate<\/p>\n<p class=\"bottomLineC\"><strong>Sticky Drama<\/strong><br \/>\n<strong>I Bite Through It<\/strong><br \/>\n<strong>Lift<\/strong><\/p>\n<p><img class=\"center-img-800 alignnone wp-image-162\" style=\"margin-top: 2em;\" src=\"http:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/27-john-tejada-signs-under-test.jpg\" alt=\"John Tejada - Signs Under Test\" width=\"800\" height=\"800\" \/><\/p>\n<h4>27. John Tejada &#8211; Signs Under Test<\/h4>\n<h5>Lo straordinario lavoro di cesello<\/h5>\n<p>Dici techno e pensi a rave, pasticche, cassa dritta, piccoli suoni ripetitivi, il primo interrail a Berlino e quella tedeschina con due poppe cos\u00ec che come si chiamava? Franziskaner? Augustiner? Insomma, a tutto meno che a un qualcosa di simile alla melodia. Questo perch\u00e9 non hai ancora ascoltato John Tejada. Intricata elettronica artigianale, da ascoltare con l\u2019attitudine di chi guarda alla perferzione imperfetta di un vetro lavorato a mano: non riesci a vedere bene attraverso, intuisci ombre e colori al di l\u00e0, ma non puoi fare a meno di rimanere a fissare lo straordinario lavoro di cesello.<\/p>\n<p class=\"stripeTitle\">Tracce caldamente consigliate<\/p>\n<p class=\"bottomLineC\"><strong>Beacht<\/strong><br \/>\n<strong>Rubric<\/strong><br \/>\n<strong>Meadow<\/strong><\/p>\n<p><img class=\"center-img-800 alignnone wp-image-162\" style=\"margin-top: 2em;\" src=\"http:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/26-any-other-silently-quietly-going-away.jpg\" alt=\"Any Other - Silently. Quietly. Going Away.\" width=\"800\" height=\"800\" \/><\/p>\n<h4>26. Any Other &#8211; Silently. Quietly. Going Away.<\/h4>\n<h5>Whiskas Temptations<\/h5>\n<p>Pure a loro mancavano tantissimo i Built to Spill. Quindi li avrei messi in classifica anche solo per affinit\u00e0 di stato d\u2019animo. In pi\u00f9 un indie-rock cos\u00ec vero (dove vero implica tutta una serie di sensazioni immeritatamente riassumibili in <em>americano di met\u00e0 anni 90<\/em>) in Italia era un po\u2019 che non si sentiva. Anzi, se la memoria non mi inganna, forse non si era mai sentito. Sicuramente non si era mai sentito suonato cos\u00ec da gente di vent\u2019anni, ovvero che quando usc\u00ec <em>There\u2019s Nothing Wrong With Love<\/em> nemmeno era nata, ma che dimostra di padroneggiare la materia in maniera convincente ed evocativa, senza mai per\u00f2 cadere nel revival puro e noioso. Niente di nuovo tra gli ingredienti insomma, ma tanta carne al fuoco, e cucinata bene. Doveva arrivare un <a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/TheRealGattoBello\/\" target=\"_blank\" title=\"Gatto Bello productions, Vigna del Pero\">gatto<\/a> per scoprirlo? Pare di s\u00ec.<\/p>\n<p class=\"stripeTitle\">Tracce caldamente consigliate<\/p>\n<p class=\"bottomLineC\"><strong>Something<\/strong><br \/>\n<strong>Gladly Farewell<\/strong><br \/>\n<strong>To the Kino Again<\/strong><\/p>\n<p><img class=\"center-img-800 alignnone wp-image-162\" style=\"margin-top: 2em;\" src=\"http:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/25-father-john-misty-i-love-you-honeybear.jpg\" alt=\"Father John Misty - I Love You, Honeybear\" width=\"800\" height=\"800\" \/><\/p>\n<h4>25. Father John Misty &#8211; I Love You, Honeybear<\/h4>\n<h5>Altro che Jacopo Ortis<\/h5>\n<p>Un disco che solo a guardare il titolo ti si cariano i denti. Un disco che a leggere i testi ti sei gi\u00e0 riempito di brufoli. Un disco che ascoltarlo per intero \u00e8 la via scontata verso il diabete. Eppure &#8211; saran le feste, sar\u00e0 la vecchiaia &#8211; ma suona come la cosa pi\u00f9 romantica mai sentita. Romantica nel senso di Byron. Un\u2019invettiva contro una nazione mascherata da lettera d\u2019amore alla moglie. Altro che Jacopo Ortis. Eppure, nonostante le tematiche oscure, melodrammatiche e intense, non si ha mai la sensazione di ascoltare la versione musicata del diario di S\u00f8ren Aabye Kierkegaard. Sar\u00e0 per la giusta dose di autoironia che si sente strisciare rumorosamente in sottofondo, o forse per quella sua faccia calma ed estroversa, a met\u00e0 tra un Ges\u00f9 in preda a trip allucinogeni e un Jeff Bridges misticamente ispirato, che lo pone di diritto in quel limbo confortevole che sta tra i due status spinosi di guru musicale e fricchettone cresciuto.<\/p>\n<p class=\"stripeTitle\">Tracce caldamente consigliate<\/p>\n<p class=\"bottomLineC\"><strong>The Night Josh Tillman Came to Our Apt.<\/strong><br \/>\n<strong>When You\u2019re Smiling and Astride Me<\/strong><br \/>\n<strong>Holy Shit<\/strong><\/p>\n<p><img class=\"center-img-800 alignnone wp-image-162\" style=\"margin-top: 2em;\" src=\"http:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/24-death-cab-for-cutie-kintsugi.jpg\" alt=\"Death Cab For Cutie - Kintsugi\" width=\"800\" height=\"800\" \/><\/p>\n<h4>24. Death Cab For Cutie &#8211; Kintsugi<\/h4>\n<h5>Quel che resta<\/h5>\n<p><em>Kintsugi<\/em> (questo ormai lo sapete tutti) \u00e8 il nome di una raffinata arte giapponese di riparazione dei vasi di ceramica tramite oro e argento fusi. Tra le righe (o meglio sarebbe dire tra le crepe) ci sarebbe l\u2019insegnamento base di una qualunque educazione sentimentale, ovvero che dall\u2019imperfezione causata da una ferita pu\u00f2 sempre nascere qualcosa di buono, un valore aggiunto, pi\u00f9 pregiato. Fatto sta che qualunque cosa ormai resti dei Death Cab for Cutie, continua a fare una fatica immensa a deluderci. Ben Gibbard si lascia alle spalle (in ordine sparso) l\u2019ex-produttore &#8211; nonch\u00e8 fondatore della band &#8211; Chris Walla, la moglie, Los Angeles e probabilmente anche la voglia di smettere di bere e lo fa nell\u2019unico modo che conosce: raccogliendo gli stracci e facendone un tailleur su misura per chiunque, usando come bottoni la solita decina di canzoni di altissimo livello.<\/p>\n<p class=\"stripeTitle\">Tracce caldamente consigliate<\/p>\n<p class=\"bottomLineC\"><strong>Black Sun<\/strong><br \/>\n<strong>Little Wanderer<\/strong><br \/>\n<strong>Binary Sea<\/strong><\/p>\n<p><img class=\"center-img-800 alignnone wp-image-162\" style=\"margin-top: 2em;\" src=\"http:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/23-port-royal-where-are-you-now.jpg\" alt=\"Port-Royal - Where Are You Now\" width=\"800\" height=\"800\" \/><\/p>\n<h4>23. Port-Royal &#8211; Where Are You Now<\/h4>\n<h5>Grandi passi lontano dal mainstream<\/h5>\n<p>I Port-Royal ci vanno gi\u00f9 pesante: chiudono in soffitta qualunque rimasuglio di forma-canzone ammazzandolo senza rimorsi tramite piccoli grandi operette digitali che stanno sui 10\u201312 minuti l\u2019una e contengono &#8211; ognuna &#8211; in media tutto quello che a un qualunque altro gruppo basterebbe per metter su almeno tre o quattro tracce. Pi\u00f9 di 80 giri di lancetta in dieci pezzi fanno di tutto ci\u00f2 una lungometraggio sonico che si spinge oltre il semplice futuro prossimo, una roba complicata che necessita di un\u2019attenzione immersiva, costante e dedicata. Grandi passi lontano dal mainstream, si chiamano.<\/p>\n<p class=\"stripeTitle\">Tracce caldamente consigliate<\/p>\n<p class=\"bottomLineC\"><strong>Theodor W. Adorno<\/strong><br \/>\n<strong>The Last Big Impezzo<\/strong><br \/>\n<strong>Karl Marx Song<\/strong><\/p>\n<p><img class=\"center-img-800 alignnone wp-image-162\" style=\"margin-top: 2em;\" src=\"http:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/22-blur-the-magic-whip.jpg\" alt=\"Blur - The Magic Whip\" width=\"800\" height=\"800\" \/><\/p>\n<h4>22. Blur &#8211; The Magic Whip<\/h4>\n<h5>La strategia dell\u2019opossum<\/h5>\n<p>Per fortuna, nonostante le storiche <a href=\"https:\/\/www.pinterest.com\/pin\/380835712214980098\/\" target=\"_blank\" title=\"volersi bene ai tempi del brit-pop\">gufate<\/a> di Noel Gallagher, n\u00e8 Damon Albarn n\u00e8 Alex James sono morti di AIDS, Grahm Coxon ha deciso che era l\u2019ora di smettere di fare buoni dischi che nessuno ascoltava (perch\u00e8 molti nemmeno sapevano che erano usciti) e Dave Rowntree ha pensato bene che tornare ad essere il batterista di un gruppo in cui i geni erano gli altri tre (cosa di cui Liam Gallagher, ad esempio, invece non si \u00e8 mai fatto una ragione) non era poi cos\u00ec male. Nell\u2019ambito della famosa lotta per la testa della classifica di vendite promossa negli anni 90, sciogliersi e poi riformarsi con questa impressionante naturalezza per ripartire esattamente da dove ci eravamo lasciati, \u00e8 il corrispettivo della strategia dell\u2019opossum, quel simpatico animaletto che si finge morto per poi fare a tutti il gesto dell\u2019ombrello una volta che i predatori si sono allontanati. Funziona alla grande, a quanto pare: gli Oasis sono scomparsi e i Blur sono ancora qui. E ora in classifica ci son solo loro.<\/p>\n<p class=\"stripeTitle\">Tracce caldamente consigliate<\/p>\n<p class=\"bottomLineC\"><strong>Go Out<\/strong><br \/>\n<strong>I Broadcast<\/strong><br \/>\n<strong>My Terracotta Heart<\/strong><\/p>\n<p><img class=\"center-img-800 alignnone wp-image-162\" style=\"margin-top: 2em;\" src=\"http:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/21-low-ones-and-sixes.jpg\" alt=\"Low - Ones and Sixes\" width=\"800\" height=\"800\" \/><\/p>\n<h4>21. Low &#8211; Ones and Sixes<\/h4>\n<h5>Mai un\u2019emozione da poco<\/h5>\n<p>Probabilmente nessun genere musicale \u00e8 cos\u00ec strettamente legato a una singola band come il cosiddetto <em>slowcore<\/em> ai Low. S\u00ec, ok: i Red House Painters, i Galaxy 500, gli American Music Club &#8211; le so fare anche io le ricerce su Google. Ma credo che nessuno come i Low sia stato capace di spingersi oltre (se non addirittura di spingere oltre) i confini di una definizione: non pi\u00f9 (non solo) un mondo sonoro lento, calmo, musicalmente dilatato. Ma soprattutto appassionato, ripulito da qualsiasi compromesso, in qualche modo catartico. Ogni disco di Alan Sparhawk e Mimi Parker ha la dolcezza della voce di qualcuno che si prende tutto il tempo per raccontarti una scommessa che sa gi\u00e0 di aver vinto, e non \u00e8 mai un\u2019emozione da poco.<\/p>\n<p class=\"stripeTitle\">Tracce caldamente consigliate<\/p>\n<p class=\"bottomLineC\"><strong>No Comprende<\/strong><br \/>\n<strong>Landslide<\/strong><br \/>\n<strong>DJ<\/strong><\/p>\n<p><img class=\"center-img-800 alignnone wp-image-162\" style=\"margin-top: 2em;\" src=\"http:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/20-lower-dens-escape-from-evil.jpg\" alt=\"Lower Dens - Escape From Evil\" width=\"800\" height=\"800\" \/><\/p>\n<h4>20. Lower Dens &#8211; Escape From Evil<\/h4>\n<h5>Due opzioni per andarsene<\/h5>\n<p>Alla terza prova Jana Hunter riesce a partorire il suo capolavoro pop. E il bello \u00e8 che lo fa con un album in cui raccoglie i suoi testi pi\u00f9 rassegnati, oscuri e depressi. L\u2019effetto di questo contrasto tra parole e note \u00e8 a tratti spiazzante, ma la morale \u00e8 sempre la stessa: non importa quanto possano essere belle, strane o entusiasmanti la vita, l\u2019amore, le canzoni o le persone. L\u2019unica cosa che le accomuna \u00e8 il fatto che, da un momento all\u2019altro, hanno solo due opzioni per andarsene: svanire nel nulla in un istante, oppure bruciare per qualche secondo in un magnifico inferno di fiamme. Qui si raccontano entrambe le alternative con la consapevolezza di chi sa che non son poi cos\u00ec diverse.<\/p>\n<p class=\"stripeTitle\">Tracce caldamente consigliate<\/p>\n<p class=\"bottomLineC\"><strong>Ondine<\/strong><br \/>\n<strong>Quo Vadis<\/strong><br \/>\n<strong>Electric Current<\/strong><\/p>\n<p><img class=\"center-img-800 alignnone wp-image-162\" style=\"margin-top: 2em;\" src=\"http:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/19-boy-we-were-here.jpg\" alt=\"Boy - We Were Here\" width=\"800\" height=\"800\" \/><\/p>\n<h4>19. Boy &#8211; We Were Here<\/h4>\n<h5>La conservazione dei marshmallow<\/h5>\n<p>Ecco quello che sarebbero i Daughter se almeno una volta la settimana andassero non dico a ballare ma almeno a farsi un drink al pub con gli amici. Oppure i Chvrches se ogni tanto invece di andare a ballare se ne stessero a casa a guardarsi un film di Sokurov, provassero a strimpellare uno strumento a caso invece che star fissi a spippolare sul computer e soprattutto decidessero di mettere davanti al microfono una che sa cantare al posto di una giornalista di NME con un timbro vocale da far accapponare la pelle. I BOY sono una delle sorprese pi\u00f9 gradite di questo 2015, visto che si son presi la briga di regalarci un disco dream-pop moderno in un periodo in cui il dream-pop puzza come un marshmallow andato a male e una title-track che si candida direttamente a miglior canzone dell\u2019anno senza nemmeno passare dalla giuria.<\/p>\n<p class=\"stripeTitle\">Tracce caldamente consigliate<\/p>\n<p class=\"bottomLineC\"><strong>We Were Here<\/strong><br \/>\n<strong>Fear<\/strong><br \/>\n<strong>No Sleep For the Dreamer<\/strong><\/p>\n<p><img class=\"center-img-800 alignnone wp-image-162\" style=\"margin-top: 2em;\" src=\"http:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/18-faith-no-more-sol-invictus.jpg\" alt=\"Faith No More - Sol Invictus\" width=\"800\" height=\"800\" \/><\/p>\n<h4>18. Faith No More &#8211; Sol Invictus<\/h4>\n<h5>Affinit\u00e0 e divergenze tra il compagno Mike Patton e noi: del conseguimento della maggiore et\u00e0<\/h5>\n<p>Il fatto che tutto questo succede alla posizione 18 \u00e8 un caso, giuro. Per\u00f2 fa una certa impressione pensare che la maggior parte di quelli nati intorno al giorno di uscita del precedente disco dei Faith No More oggi possono votare. O meglio, <em>potrebbero<\/em> votare, se qualcuno ci mandasse alle elezioni, e  questo non lo auguro a nessuno, perch\u00e8 a quel punto si tratterebbe di dover scegliere <em>chi<\/em> votare &#8211; ma questa \u00e8 un\u2019altra storia. Ad ogni modo, 18 anni non sono passati invano: il dibattito sulla questione reunion \u00e8 apertissimo e  sappiamo tutti bene da quale lato pende la bilancia. In questo caso, io mi sento di andare controcorrente e dico che questo \u00e8 un album che possono apprezzare sul serio solo coloro che conoscono molto bene la band di Mike Patton: non \u00e8 un disco da ascoltatori occasionali o un semplice barattolo di miele per nuovi potenziali fan. Il che, a mio modesto parere, \u00e8 gi\u00e0 un buon punto di partenza, anche per un semplice, del tutto ipotetico processo alle intenzioni.<\/p>\n<p class=\"stripeTitle\">Tracce caldamente consigliate<\/p>\n<p class=\"bottomLineC\"><strong>Sunny Side Up<\/strong><br \/>\n<strong>Black Friday<\/strong><br \/>\n<strong>Motherfucker<\/strong><\/p>\n<p><img class=\"center-img-800 alignnone wp-image-162\" style=\"margin-top: 2em;\" src=\"http:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/17-shlohmo-dark-red.jpg\" alt=\"Shlohmo - Dark Red\" width=\"800\" height=\"800\" \/><\/p>\n<h4>17. Shlohmo &#8211; Dark Red<\/h4>\n<h5>Sulle rive dello Stige<\/h5>\n<p>Sembra la copertina di Violator dei Depeche Mode, ma in bianco e nero, quindi peggio. Nel senso: allegria a palate ancora prima di far partire la prima traccia. Shlohmo ci aveva avvertiti: suona come se i Boards of Canada avessero incontrato Burzum sulle rive dello Stige. Quello che non ci aveva detto \u00e8 come fosse riuscito a manipolare cos\u00ec bene i suoni rovinati dell\u2019Ade per creare una specie di inorganico decadimento armonico a cui le emozioni si aggrappano senza sapere bene perch\u00e8. Ebbene s\u00ec: anche beat, elettricit\u00e0 e suoni apparentemente inerti possono, quando vogliono, nelle mani giuste, essere tanto struggenti quanto un testo di Sufjan Stevens.<\/p>\n<p class=\"stripeTitle\">Tracce caldamente consigliate<\/p>\n<p class=\"bottomLineC\"><strong>Buried<\/strong><br \/>\n<strong>Slow Descent<\/strong><br \/>\n<strong>Beams<\/strong><\/p>\n<p><img class=\"center-img-800 alignnone wp-image-162\" style=\"margin-top: 2em;\" src=\"http:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/16-paolo-spaccamonti-rumors.jpg\" alt=\"Paolo Spaccamonti - Rumors\" width=\"800\" height=\"800\" \/><\/p>\n<h4>16. Paolo Spaccamonti &#8211; Rumors<\/h4>\n<h5>La colonna sonora dell\u2019anno<\/h5>\n<p>Se fosse una colonna sonora sarebbe la colonna sonora dell\u2019anno. Invece \u00e8 solo un gran bell\u2019album senza parole. <em>Strumentale<\/em> si dice. Almeno fino a quando qualcuno non decider\u00e0 di metterci un bel film sotto e farlo diventare la colonna sonora dell\u2019anno prossimo. Una lastra di vetro, luminosa e tagliente, che a tratti si lascia attraversare dallo sguardo dell\u2019ascoltatore, a tratti riflette e abbaglia (dipende dall\u2019inclinazione, questo lo sanno anche i bambini) ma non senza lasciare segni. Un chitarrista che sa tenere la sua chitarra a bada lasciandole lo spazio che merita ma senza farla diventare per forza l\u2019unica, assoluta e arrogante protagonista, da sempre, \u00e8 una cosa abbastanza rara. Quindi facciamone tesoro.<\/p>\n<p class=\"stripeTitle\">Tracce caldamente consigliate<\/p>\n<p class=\"bottomLineC\"><strong>Rumors<\/strong><br \/>\n<strong>Dead Set<\/strong><br \/>\n<strong>Giorni Contati<\/strong><\/p>\n<p><img class=\"center-img-800 alignnone wp-image-162\" style=\"margin-top: 2em;\" src=\"http:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/15-wire-wire.jpg\" alt=\"Wire - Wire\" width=\"800\" height=\"800\" \/><\/p>\n<h4>15. Wire &#8211; Wire<\/h4>\n<h5>Dei vecchi<\/h5>\n<p>Con 14 album alle spalle e quarant\u2019anni &#8211; <strong>40!<\/strong> &#8211; di carriera sul groppone, oggi che il termine post-punk \u00e8 orma appannaggio di svariati ragazzini con la ciuffa spiaccicata di lato, ascoltare il nuovo disco degli Wire \u00e8 un po\u2019 come andare a trovare quello zio sfigato rimasto scapolo, tremendamente intellettuale e superiore a tutto e a tutti che cerca di mantenere un contatto con la realt\u00e0 comprando dischi di ragazzini con la ciuffa spiaccicata di lato e riuscendo a salvarsi dal ruolo del rincoglionito di casa (the so called <em>Abe-Simpson-effect<\/em>) solo grazie all\u2019incontestabile verit\u00e0 che lui la guerra l\u2019ha sparata sul serio e la fame vissuta davvero. E invece. Invece il dato di fatto \u00e8 che se questo fosse stato il debutto di una nuova band di ragazzini con la ciuffa spiaccicata di lato, tutti sarebbero qui a tesserne le lodi e a raccontarci quale magnifico futuro la aspetta. Insomma, pare brutto ammetterlo, ma dovevano arrivar dei vecchi che han smesso di avere qualcosa da dimostrare decine di anni fa, per insegnarci a prender seriamente per il culo questo nostro universo 2.0: che dio li benedica.<\/p>\n<p class=\"stripeTitle\">Tracce caldamente consigliate<\/p>\n<p class=\"bottomLineC\"><strong>Blogging<\/strong><br \/>\n<strong>Split Your Ends<\/strong><br \/>\n<strong>Harpooned<\/strong><\/p>\n<p><img class=\"center-img-800 alignnone wp-image-162\" style=\"margin-top: 2em;\" src=\"http:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/14-the-decemberists-what-a-terrible-world-what-a-beautiful-world.jpg\" alt=\"The Decembrists - What a Terrible World, What a Beautiful World\" width=\"800\" height=\"800\" \/><\/p>\n<h4>14. The Decembrists &#8211; What a Terrible World, What a Beautiful World<\/h4>\n<h5>Una specie di maledizione<\/h5>\n<p>I Decemberists avrebbero tutte le ragioni (e le occasioni) per adagiarsi un po\u2019 sugli allori. O almeno vivere di rendita (musicalmente parlando) per qualche album. Hanno visto il loro ultimo disco raggiungere il n.1 delle classifiche americane, hanno partecipato alla colonna sonora di un colossal come <em>Hunger Games<\/em>, hanno pure avuto un cameo nei <em>Simpson<\/em>, la serie animata pi\u00f9 famosa al mondo. Potrebbero innestare un qualcosa di simile a un pilota automatico e filar via lisci come l\u2019olio con un disco ogni due anni senza sbattersi troppo. Non escludo che ci provino, che lo stiano effettivamente facendo: il problema \u00e8 che anche con questo atteggiamento continuano a sfornare roba di primissima fattura, al punto che pare ormai evidente che per Colin Meloy ormai scrivere canzoni meravigliose sia una specie di maledizione. Come se non avesse alternative. Come se non fosse capace di fare altro.<\/p>\n<p class=\"stripeTitle\">Tracce caldamente consigliate<\/p>\n<p class=\"bottomLineC\"><strong>The Singer Addresses His Audience<\/strong><br \/>\n<strong>Make You Better<\/strong><br \/>\n<strong>Carolina Low<\/strong><\/p>\n<p><img class=\"center-img-800 alignnone wp-image-162\" style=\"margin-top: 2em;\" src=\"http:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/13-monarchy-revision.jpg\" alt=\"Monarchy - Re\/Vision\" width=\"800\" height=\"800\" \/><\/p>\n<h4>13. Monarchy &#8211; Re\/Vision<\/h4>\n<h5>Una maleducazione imbarazzante<\/h5>\n<p>Avete ragione: inserire un disco di cover nella classifica di fine anno \u00e8 di una maleducazione imbarazzante. Ma i Monarchy gi\u00e0 dai tempi di quell&#8217;<a href=\"https:\/\/soundcloud.com\/monarchysound\/lithium-nirvana-cover\" target=\"_blank\" title=\"ascolta i Monarchy che stuprano i Nirvana!\">atto eretico<\/a> che avevano compiuto con Lithium dei Nirvana avevano messo bene in chiaro che di questa cosa qua (le cover, dico) ne avevano fatto quasi un mestiere. Faccio obiettivamente fatica a ricordare qualcuno con un talento cos\u00ec cristallino nel rivisitare pezzi di altri con un tocco definito a tal punto da renderli quasi propri. Riassumendo: un album di cover che non sembra un album di cover. Ovvero un album di cover fantastiche. Vediamo se davvero siete cos\u00ec <em>open-minded<\/em> come dite, quando qualcuno si mette a imbrattare in maniera tanto sfacciata i vostri capolavori preferiti.<\/p>\n<p class=\"stripeTitle\">Tracce caldamente consigliate<\/p>\n<p class=\"bottomLineC\"><strong>Video Games<\/strong><br \/>\n<strong>Boys and Girls<\/strong><br \/>\n<strong>Closer<\/strong><\/p>\n<p><img class=\"center-img-800 alignnone wp-image-162\" style=\"margin-top: 2em;\" src=\"http:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/12-speedy-ortiz-foil-deer.jpg\" alt=\"Speedy Ortiz - Foil Deer\" width=\"800\" height=\"800\" \/><\/p>\n<h4>12. Speedy Ortiz &#8211; Foil Deer<\/h4>\n<h5>Millenovecentonovantacinque<\/h5>\n<p>Il \u201895 fu un bell\u2019anno, forse il migliore per l\u2019indie-rock. Dice che c\u2019entra. C\u2019entra perch\u00e8 questo disco degli Speedy Ortiz avrebbe dovuto uscire in quel periodo. Sia chiaro, non che ci dispiaccia che sia comunque uscito quest\u2019anno: era solo per fare un po\u2019 quelli che <em>si stava meglio quando si stava peggio<\/em> e <em>qua una volta era tutta campagna<\/em>. Per\u00f2 sarebbe potuto succedere: sarebbe bastato che i Pavement avessero avuto come cantante una donna e i Sonic Youth si fossero concessi un sorriso, entrambi con l\u2019intento (anche solo inconscio) di lasciar sfociare lo stato puro del loro <em>scazzo\u2122<\/em> verso una variazione sul tema pi\u00f9 gioiosa <em>\u00e0 la<\/em> Starlight Mints. Ma questa \u00e8 fantascienza a posteriori. Quindi mandiamo in culo i rimpianti e godiamoci questo piccolo gioiello di culto per i devoti del genere.<\/p>\n<p class=\"stripeTitle\">Tracce caldamente consigliate<\/p>\n<p class=\"bottomLineC\"><strong>Raising the Skate<\/strong><br \/>\n<strong>Dot X<\/strong><br \/>\n<strong>Swell Content<\/strong><\/p>\n<p><img class=\"center-img-800 alignnone wp-image-162\" style=\"margin-top: 2em;\" src=\"http:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/11-therapy-disquiet.jpg\" alt=\"Therapy? - Disquiet\" width=\"800\" height=\"800\" \/><\/p>\n<h4>11. Therapy? &#8211; Disquiet<\/h4>\n<h5>Le lacrime agli occhi<\/h5>\n<p>Tutti abbiamo amato <em>Infernal Love<\/em>. Tutti saremmo io e quegli altri tre che avevam messo su la band a sedici anni. Il concept album, il cambiamento di suoni e di atmosfere, i passi avanti e la maturit\u00e0 dopo il debutto: insomma, tutte quelle cose l\u00ec che si leggevano sulle riviste degli esperti ai tempi. Eppure a nessuno di noi tutti (e quattro) ci avrebbe mica fatto schifo che il disco della maturit\u00e0 fosse pi\u00f9 o meno identico a quello di debutto, che i passi avanti fossero stati fatti sul posto e che i suoni e le atmosfere fossero rimaste intatte: insomma la vecchia storia di <em>chi lascia la strada vecchia per la nuova<\/em> e tutte quelle cose l\u00ec che ci raccontavano i nostri nonni dall\u2019alto della loro saggezza. Ecco, questo per dire che i Therapy? il vero seguito di <em>Troublegum<\/em> ce l\u2019han regalato ventidue anni dopo: devo farlo sapere a quegli altri tre, ma credo che saran contenti, anche se ora sono stimati professionisti e cari padri (e madri) di famiglia. E io, che dire? Fa effettivamente un po\u2019 specie sentire Andy Cairns che dall\u2019alto dei suoi cinquant\u2019anni canta a squarciagola <em>the road ahead looks shorter than the one behind \/ either way I&#8217;m no closer to wisdom<\/em>, ma c\u2019ho le lacrime agli occhi lo stesso.<\/p>\n<p class=\"stripeTitle\">Tracce caldamente consigliate<\/p>\n<p class=\"bottomLineC\"><strong>Helpless Still Lost<\/strong><br \/>\n<strong>Vulgar Display of Powder<\/strong><br \/>\n<strong>Deathstimate<\/strong><\/p>\n<p><img class=\"center-img-800 alignnone wp-image-162\" style=\"margin-top: 2em;\" src=\"http:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/10-jeanne-added-be-sensational.jpg\" alt=\"Jeanne Added - Be Sensational\" width=\"800\" height=\"800\" \/><\/p>\n<h4>10. Jeanne Added &#8211; Be Sensational<\/h4>\n<h5>Un po&#8217; sticazzi<\/h5>\n<p>E poi son arrivati i francesi e a quanto pare han deciso che il post-punk suona cos\u00ec: un po&#8217; art-pop, un po&#8217; electro-wave in slow motion, un po&#8217; sticazzi. Rosico abbastanza a confessarlo (dar ragione ai francesi, dico &#8211; io non l&#8217;ho mai scritto, tu non l&#8217;hai mai letto), ma \u00e8 un modo come un altro per dire che suona parecchio, parecchio bene. Jeanne Added ci impacchetta (e come ce lo impacchetta!) il suo album di esordio dopo pi\u00f9 di cinque anni di carriera e mette insieme alla grande tutto ci\u00f2 che ha imparato nel frattempo, tra conservatorio, jazz-club e collaborazioni varie (Dan Levy e i The D\u00f8 su tutti), presentandosi come una Peaches un po\u2019 meno sbroccata, una St. Vincent un po\u2019 pi\u00f9 da battaglia, una Tying Tiffany un po\u2019 meno figa (e anche meno tamarra). Il tutto con una voce di gran lunga al di sopra di tutte e tre messe insieme: cattiva quanto basta per restare ancora dolce, malinconica al punto giusto per rimanere estremamente cazzuta.<\/p>\n<p class=\"stripeTitle\">Tracce caldamente consigliate<\/p>\n<p class=\"bottomLineC\"><strong>A War Is Coming<\/strong><br \/>\n<strong>Miss It All<\/strong><br \/>\n<strong>Lydia<\/strong><\/p>\n<p><img class=\"center-img-800 alignnone wp-image-162\" style=\"margin-top: 2em;\" src=\"http:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/09-built-to-spill-untethered-moon.jpg\" alt=\"Built to Spill - Untethered Moon\" width=\"800\" height=\"800\" \/><\/p>\n<h4>9. Built to Spill &#8211; Untethered Moon<\/h4>\n<h5>Sul divano col gatto<\/h5>\n<p>Le chitarre dei Built to Spill, con quel suoni unici e incredibili, quel tremolo che sta da anni ormai distorto in bilico tra il fastidio e l&#8217;orgasmo, sono l&#8217;equivalente indie-rock del comfort-food. Fossi uno che ama spararle grosse direi sono l&#8217;indie-rock. Invece sono uno che passa le serate sul divano col gatto, quindi dir\u00f2 semplicemente che per me quelle chitarre l\u00ec sono il concetto puro di sentirsi a casa, lo scoppiettare della legna nel camino, il profumo dei biscotti caldi appena usciti dal forno, l&#8217;ADSL che va come una scheggia a 20Mbit senza fare le bizze. Il nuovo disco dei Built to Spill suona come un disco dei Built to Spill dell&#8217;anno scorso, o di cinque anni fa, o di dieci anni fa: ovvero suona da dio. Lo so, lo so che questo alla lunga dovrebbe essere una nota di demerito a livello di recensione. Ma io, per fortuna, non faccio recensioni e come tutti ho bisogno di sicurezze. La mia sicurezza sono i Built to Spill e il loro scrivere canzoni come la pi\u00f9 grande rock band rimasta indenne nonostante l\u2019avanzare del tempo, perch\u00e9 completamente estranei al concetto di moda. Un infinito deja-v\u00f9 uditivo, un mucchio di  vecchie nuove canzoni che sanno di tutto ci\u00f2 che negli anni hai amato di una band, come se fossero state l\u00ec da sempre. E quell&#8217;inspiegabile sensazione di certezza, che durer\u00e0 almeno fino al prossimo album dei Built to Spill, al prossimo mucchio di canzoni che ti faranno dire: che bello, niente di nuovo, tutto come prima, tutto come sempre. Non importa per quanto.<\/p>\n<p class=\"stripeTitle\">Tracce caldamente consigliate<\/p>\n<p class=\"bottomLineC\"><strong>Some Other Song<\/strong><br \/>\n<strong>Never Be The Same<\/strong><br \/>\n<strong>C.R.E.B.<\/strong><\/p>\n<p><img class=\"center-img-800 alignnone wp-image-162\" style=\"margin-top: 2em;\" src=\"http:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/08-foals-what-went-down.jpg\" alt=\"Foals - What Went Down\" width=\"800\" height=\"800\" \/><\/p>\n<h4>8. Foals &#8211; What Went Down<\/h4>\n<h5>Due palle cos\u00ec<\/h5>\n<p>Questo non \u00e8 il nuovo album dei Foals, questo \u00e8 un <em>greatest hits<\/em> di inediti: ovvero tutto ci\u00f2 di cui son capaci, fatto al meglio delle loro possibilit\u00e0 come non lo hanno mai fatto. Conseguenza naturale di tutto ci\u00f2, se, come dicono in giro, la matematica non \u00e8 un opinione: questo \u00e8 il migliore album dei Foals fino a oggi. Un trionfo senza mezzi termini: un elettrizzante, avvolgente, a tratti brutale collezioni di canzoni con due palle cos\u00ec. Echi dei loro inizi post-punk e math-rock risuonano ovunque, abilmente mischiati con i classici ultimi sussurri, ammiccamenti e incursioni verso una dancefloor mai effettivamente calpestata. Per farla breve: il distillato pi\u00f9 potente che potessero mettere in campo di tutto ci\u00f2 che la band ha perfezionato in passato. E per favore non venite di nuovo a lamentarvi con quella storia dell&#8217;innovazione e dell&#8217;evoluzione. Dieci tracce con due palle cos\u00ec: il resto \u00e8 poesia snob frustrata.<\/p>\n<p class=\"stripeTitle\">Tracce caldamente consigliate<\/p>\n<p class=\"bottomLineC\"><strong>What Went Down<\/strong><br \/>\n<strong>Albatross<\/strong><br \/>\n<strong>Snake Oil<\/strong><\/p>\n<p><img class=\"center-img-800 alignnone wp-image-162\" style=\"margin-top: 2em;\" src=\"http:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/07-editors-in-dream.jpg\" alt=\"Editors - In Dream\" width=\"800\" height=\"800\" \/><\/p>\n<h4>7. Editors &#8211; In Dream<\/h4>\n<h5>Fare gli Editors<\/h5>\n<p>L\u2019unica cosa sicura \u00e8 che gli Editors (per quanto non venisse loro nemmeno troppo male) han deciso che fare i Kings of Leon non dava loro poi tutte queste soddisfazioni. Non dico che sian tornati a fare gli Interpol come agli inizi, anzi. Qui \u00e8 come se ogni traccia strizzasse l\u2019occhio a una band diversa, dai primi Depeche Mode agli ultimi Depeche Mode (che &#8211; su questo siam tutti d\u2019accordo, no? &#8211; son due band che han poco a che fare l\u2019una con l\u2019altra), passando per i Cure, Jimmy Sommerville e addirittura qualcosa che se non puzza di Tears For Fears poco ci manca. Lo so che messa cos\u00ec pare un disco di merda. Il che dimostra che io le recensioni fatte bene abbiam litigato da piccoli e da allora non ci siam pi\u00f9 parlati. S\u00ec, perch\u00e8 in realt\u00e0 qua tutto scorre via in una maniera cos\u00ec perfetta che \u00e8 un piacere, suona onesto, compatto, mai annoia o lascia qualche stralcio di dubbio. Arrivi alla fine e l\u2019unica cosa che ti vien da dire \u00e8: ma come? Gi\u00e0 finito? Ricominciamo! Stai a vedere che, alla faccia dei riferimenti, delle influenze e degli omaggi dichiarati, alla fine \u00e8 la volta buona che gli Editors cominciano a fare gli Editors sul serio.<\/p>\n<p class=\"stripeTitle\">Tracce caldamente consigliate<\/p>\n<p class=\"bottomLineC\"><strong>Forgiveness<\/strong><br \/>\n<strong>The Law<\/strong><br \/>\n<strong>All the Kings<\/strong><\/p>\n<p><img class=\"center-img-800 alignnone wp-image-162\" style=\"margin-top: 2em;\" src=\"http:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/06-courtney-barnett-sometimes-i-sit-and-think-and-sometimes-i-just-sit.jpg\" alt=\"Courtney Barnett - Sometimes I Sit and Think, and Sometimes I Just Sit\" width=\"800\" height=\"800\" \/><\/p>\n<h4>6. Courtney Barnett &#8211; Sometimes I Sit and Think, and Sometimes I Just Sit<\/h4>\n<h5>Quell&#8217;altra zoccola<\/h5>\n<p>Prometteva benissimo gi\u00e0 dal titolo e non delude le attese. Dopotutto l\u2019ultima volta che le parole si erano scontrate le une con le altre con una delizia cos\u00ec sense\/nonsense sulla copertina di un disco (stiamo parlando di <em>Whatevar People Say I Am, That\u2019s What I Am Not<\/em> degli Arctic Monkeys, s\u00ec) sappiamo tutti come \u00e8 andata a finire: parecchio bene, direi. Courtney Barnett \u00e8 la Courtney che tutti avremmo voluto negli anni 90 al posto di quell&#8217;altra zoccola. Non che ci avrebbe salvato, ma ci avrebbe fatto andare a fondo beati delle nostre insicurezze con pi\u00f9 cognizione di causa, insicurezze che poi sono le sue: pi\u00f9 scazzata che sexy, in un continuo oscillare tra l&#8217;ironia degli inevitabili pericoli di un ipotetico <em>21st-century living<\/em> e il rassicurante terrore di qualunque interazione sociale. La comfort-zone che ci fa sentire a casa ascoltandola \u00e8 riassumibile pi\u00f9 o meno cos\u00ec: Courtney Barnett ha la stessa eccezionale abilit\u00e0 che aveva Kurt Cobain di trovare tutta la sua forza artistica nelle proprie personali debolezze, di prendere tutta quella merda che sente dentro e tirarla fuori, riuscendo per\u00f2 a sembrare una maledetta rock-star del cazzo invece che una ragazzina piagnucolosa che si sta auto-commiserando. Courtney Barnett \u00e8 l&#8217;amica un po&#8217; depressa ma che ti fa morire dal ridere per come ti racconta le cose, quella con cui vorresti andare a bere una birra tutte le sere per sentirti dire che il mondo fa schifo ma quelli che dicono che il mondo fa schifo fan schifo di pi\u00f9. O almeno, io una birra con Courtney Barnett ce l&#8217;andrei a bere volentieri, lo confesso. Sar\u00e0 che ormai le ho provate tutte senza particolare successo, ma son disposto senza nessun imbarazzo di sorta anche a questo tentativo da ultima spiaggia: farmi spiegare da una nata nell&#8217;87 come uscire vivi dagli anni &#8217;90, come passare dal buon vecchio <em>I hate myself and I want to die<\/em> al suo disarmante <em>I used to hate myself but now I think I\u2019m all right<\/em>.<\/p>\n<p class=\"stripeTitle\">Tracce caldamente consigliate<\/p>\n<p class=\"bottomLineC\"><strong>Elevator Operator<\/strong><br \/>\n<strong>Pedestrian At Best<\/strong><br \/>\n<strong>An Illustration of Loneliness (sleepless in New York)<\/strong><\/p>\n<p><img class=\"center-img-800 alignnone wp-image-162\" style=\"margin-top: 2em;\" src=\"http:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/05-vessels-dilate.jpg\" alt=\"Vessels - Dilate\" width=\"800\" height=\"800\" \/><\/p>\n<h4>5. Vessels &#8211; Dilate<\/h4>\n<h5>Dura tornare indietro<\/h5>\n<p>Strano a dirsi (o forse no), ma il pi\u00f9 intelligente e incantevole album di musica elettronica quest&#8217;anno l&#8217;ha fatto un gruppo cosiddetto post-rock. Non ho idea di come l&#8217;abbiano preso i fan dei <em>vecchi<\/em> Vessel, ma son fiducioso che abbiano una dose di maturit\u00e0 sufficiente per apprezzarne lo sforzo, il bisogno e l&#8217;indiscutibile bravura. Dopotutto non possono certo lamentarsi di non essere stati avvertiti: gli indizi per una svolta di genere di questo tipo c&#8217;erano tutti e l&#8217;unico modo per non vederli era il sempre buon vecchio e semplice non volerli vedere. Saranno ormai quasi due anni che i cinque di Leeds suonano live servendosi di una sola chitarra e soprattutto senza mai andare a toccare nemmeno per sbaglio un pezzo del loro repertorio iniziale, dichiarando cos\u00ec ufficialmente il loro status di fan dei Kraftwerk, con un&#8217;adolescenza fatta di giornate passate a perfezionare una sorta di teenage math-rock in sala prove di pomeriggio ma concluse ad ascoltare di nascosto in cuffia tutta la discografia dei Massive Attack al calar delle tenebre. E cos\u00ec eccoci qua: finalmente, i Vessels ammettono che si sono stancati di giocare a fare gli Explosions In The Sky o gli Hammock ma che, non essendo ancora pronti a diventare i nuovi 65daysofstatic, hanno deciso di andare a lasciare delle impronte tremendamente pesanti in quella zona fangosa dove \u00e8 finito per impantanarsi con successo l&#8217;ultimo Trentem\u00f8ller (arrivando dal lato opposto per\u00f2, ovvero mettendo in soffitta qualche synth e imbracciando un paio di strumenti). Bisogna dire che ci son riusciti benissimo: il fango \u00e8 seccato e ora \u00e8 dura tornare indietro.<\/p>\n<p class=\"stripeTitle\">Tracce caldamente consigliate<\/p>\n<p class=\"bottomLineC\"><strong>Elliptic<\/strong><br \/>\n<strong>Echo In<\/strong><br \/>\n<strong>As You Are<\/strong><\/p>\n<p><img class=\"center-img-800 alignnone wp-image-162\" style=\"margin-top: 2em;\" src=\"http:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/04-florence-machine-how-big-how-blue-how-beautiful.jpg\" alt=\"Florence and The Machine - How Big, How Blue, How Beautiful\" width=\"800\" height=\"800\" \/><\/p>\n<h4>4. Florence and The Machine &#8211; How Big, How Blue, How Beautiful<\/h4>\n<h5>What else?<\/h5>\n<p>L\u2019ho gi\u00e0 detto vero, che forse per un attimo sarebbe meglio smetterla di cercare qualcosa di improbabilmente nuovo ad ogni costo? Ecco, se ci assestiamo tutti in quest\u2019ottica credo che possiamo pacificamente concordare che quando un disco \u00e8 praticamente composto per intero da potenziali singoli (anche nella versione <em>deluxe<\/em>, con due inediti in pi\u00f9), siamo di fronte ad un miracolo. Oggi come ieri, domani come sempre. Ok, ora un minuto di silenzio per dar tempo a ognuno di dire che s\u00ec, va bene, miracolo fino a un certo punto, anzi, non ne saremmo cos\u00ec sicuri, dopotutto un disco per essere tale deve avere un giusto equilibrio tra hit e canzoni magari meno d&#8217;impatto ma che bilancino la forza delle altre con altrettanta o superiore profondit\u00e0 e intimit\u00e0, altrimenti parleremmo di compilation. Finito? Bene. Tempo scaduto, non vi rimane nemmeno un secondo per arrampicarvi sugli specchi e blaterare che le compilation non son mai belle come i dischi, proprio perch\u00e9 manca quel senso di omogeneit\u00e0 che di solito hanno pezzi usciti dalla stessa penna nello stesso periodo. Io adoro le compilation e questa \u00e8 una compilation pomposa, magniloquente, a tratti arrogante nella sua bellezza, ma perfettamente equilibrata tra venature elettroniche, soul e naturalmente rock. Solo che le note son tutte uscite dalla stessa penna. Ovvero un album della madonna, ovvero un miracolo inquietante: \u00e8 assolutamente impossibile dire quale sia il pezzo pi\u00f9 riuscito, e per scegliere le prime tracce promozionali immagino che quelli della Island abbiano fatto tanti bigliettini con su scritti i titoli e poi ne abbiano estratti a caso un paio. Per farla breve, sfido chiunque a contestare il fatto che Florence Welch sappia scrivere belle canzoni, che poi canta come nessun altro. Sar\u00f2 uno che si accontenta di poco, ma non capisco sinceramente cosa altro si possa chiedere a un album.<\/p>\n<p class=\"stripeTitle\">Tracce caldamente consigliate<\/p>\n<p class=\"bottomLineC\"><strong>Ship to Wreck<\/strong><br \/>\n<strong>Various Storm and Saints<\/strong><br \/>\n<strong>Long and Lost<\/strong><\/p>\n<p><img class=\"center-img-800 alignnone wp-image-162\" style=\"margin-top: 2em;\" src=\"http:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/03-modest-mouse-strangers-to-ourselves.jpg\" alt=\"Modest Mouse - Strangers to Ourselves\" width=\"800\" height=\"800\" \/><\/p>\n<h4>3. Modest Mouse &#8211; Strangers to Ourselves<\/h4>\n<h5>Sboronaggine<\/h5>\n<p>Mi pare evidente che i Modest Mouse, quando si sono messi comporre questo nuovo disco (immagino con la consapevolezza che fare meglio del precedente era obiettivamente quasi impossibile, nonostante si sian presi otto anni di tempo per riuscirci), abbiano deciso di giocarsi tutto in una scommessa non da poco, di quelle che butti l\u00e0 quando sei ubriaco e poi la mattina dopo bestemmi tutti i santi perch\u00e8 ora son cazzi. Qualcosa del tipo: vediamo se riusciamo a prendere qualunque genere musicale e a farlo suonare <em>modest mouse<\/em>. Da mission impossible a mission impossible, mi verrebbe da dire. La cosa assurda \u00e8 che loro l\u2019han pensata quando erano perfettamente lucidi e soprattutto che a conti fatti l\u2019han vinta. Una roba del genere credo di averla vista fare solo ai Queen quando presidente della repubblica era ancora Cossiga: ci vuole una bella dose di incoscienza, di talento e soprattutto di considerazione di s\u00e8. In una parola sola: <em>sboronaggine<\/em>. Un ingrediente che Isaac Brock e compagni trasudano da ogni poro. E allora abbiamo qua di fronte i Modest Mouse rap che fanno i Run DMC, i Modest Mouse folk che fanno i Fleet Foxes, i Modest Mouse psichedelici che fanno i Flaming Lips, i Modest Mouse crossover che fanno i Faith No More, i Modest Mouse western che fanno la parodia di Sergio Leone, i Modest Mouse intimisti che fanno Sparklehorse and so on. Il tutto con la solita, meravigliosa mancanza di sintesi che li ha sempre contraddistinti, il tutto senza che nessuno se ne renda conto, e soprattutto senza tralasciare ovviamente i Modest Mouse che fanno i Modest Mouse. La cosa che, al netto di tutti gli esercizi di stile, viene loro sicuramente meglio.<\/p>\n<p class=\"stripeTitle\">Tracce caldamente consigliate<\/p>\n<p class=\"bottomLineC\"><strong>Lampshades On Fire<\/strong><br \/>\n<strong>Ansel<\/strong><br \/>\n<strong>The Ground Walks with Time in a Box<\/strong><\/p>\n<p><img class=\"center-img-800 alignnone wp-image-162\" style=\"margin-top: 2em;\" src=\"http:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/02-torres-sprinter.jpeg\" alt=\"Torres - Sprinter\" width=\"800\" height=\"800\" \/><\/p>\n<h4>2. Torres &#8211; Sprinter<\/h4>\n<h5>Il miglior lato A dell&#8217;anno<\/h5>\n<p>In un\u2019ipotetica classifica dei migliori lati A dell\u2019anno, cosa che sarebbe stato buffo stilare se fossimo stati ancora ai tempi del vinile (o meglio ancora delle musicassette), Torres sarebbe stata al primo posto per distacco. Non ho sentito niente di meglio delle prime cinque tracce di questo album in giro negli ultimi tempi. All\u2019inizio del potenziale lato B in effetti si perde un po\u2019, ma \u00e8 ampiamente giustificata dal fatto che lo fa solo perch\u00e8 cerca di spingere l\u2019asticella un po\u2019 pi\u00f9 in alto, in qualche sperimentazione che la sua voce regge alla grande pur non essendo adeguatamente supportata da soluzioni sonore propriamente all\u2019altezza. Anche volendo essere analitici e fare una media matematica, il risultato \u00e8 a dir poco ottimo: Mackanzie Scott riesce a rilasciare gradualmente una sorta di bellezza triste senza sconfinare nel confessionalismo di certe sue colleghe, combinando magicamente l\u2019energia grezza delle epiche cantantesse degli anni 90 con un minimalismo moderno e mai paraculo. La nuova Tanya Donnelly, la nuova Cat Power, la nuova Anna Calvi, la nuova PJ Harvey. Forse niente di tutto ci\u00f2, forse tutto questo insieme. Io, se avessi due lire da scommettere, non avrei il minimo dubbio.<\/p>\n<p class=\"stripeTitle\">Tracce caldamente consigliate<\/p>\n<p class=\"bottomLineC\"><strong>Strange Hellos<\/strong><br \/>\n<strong>A Proper Polish Welcome<\/strong><br \/>\n<strong>The Harshest Light<\/strong><\/p>\n<p><img class=\"center-img-800 alignnone wp-image-162\" style=\"margin-top: 2em;\" src=\"http:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/01-algiers-algiers.jpg\" alt=\"Algiers - Algiers\" width=\"800\" height=\"800\" \/><\/p>\n<h4>1. Algiers &#8211; Algiers<\/h4>\n<h5>Non finisce bene<\/h5>\n<p>Alabama, 1853. Ora di cena nella grande casa padronale. Gli ospiti, gi\u00e0 seduti, aspettano le prime portate. A capotavola, un predicatore di colore: chiodo di pelle, camicia bianca, cravatta scura. In cucina un cuoco con i capelli da playmobil esamina i suoi strumenti, in modo da avere il completo controllo di ci\u00f2 che bolle in pentola. Un solo cameriere, incredibilmente stempiato per la giovane et\u00e0, ma estremamente efficiente: silenzioso, eppure sempre presente, sembra ti legga quasi nel pensiero. Intorno al lungo tavolo di ebano la cr\u00e8me de la cr\u00e8me dell&#8217;aristocrazia locale. Greg Dulli, con il bicchiere gi\u00e0 vuoto, si \u00e8 appena assicurato il monopolio del posacenere. Ride, sussurando qualcosa all&#8217;orecchio di Nick Cave. Trent Reznor giochicchia con i coltelli dell&#8217;inestimabile servizio di argento apparecchiato sulla tovaglia: li affila uno con l&#8217;altro, li raschia contro le gambe della sedia. Ian MacKaye si sta rasando i capelli con delle forbici arrugginite: cadono a ciocche nel piatto. Il cameriere si avvicina ma lui con un cenno della mano lo ferma: ognuno usa i condimenti che preferisce. Jaz Coleman, vestito da Jolly di picche, interpreta al meglio delle suo possibilit\u00e0 il buffone di corte, girando tra le sedie e improvvisando giochetti di prestidigitazione e illusionismo da quattro soldi. Nell&#8217;angolo della sala, Mike Patton, legato a una catena di tre chili, ringhia impotente davanti alla sua ciotola vuota. Suona il campanello dalla cucina: la cena \u00e8 pronta. Il cuoco inizia a battere le mani con ritmo cadenzato e a ballare in maniera epilettica, il cameriere parte con un sottofondo di suoni gutturali, il predicatore si perde nella sua preghiera. Canta: <em>and the chained man  \/ sang in a sigh: &#8220;I feel like going home&#8221;.<\/em> Mike Patton si strozza con il guinzaglio, simula una crisi epilettica, ma nessuno lo considera. Jaz Coleman lancia le carte in aria e salta sul tavolo. Ian MacKaye gli toglie la tovaglia da sotto i piedi e lo fa cadere rovinosamente a terra. Trent Reznor inzia a tenere il tempo battendo i coltelli sui bicchieri. Uno si rompe, poi un altro. Rumori di cristalli infranti in levare. Nick Cave macchia di rossetto il tovagliolo asciugandosi le labbra dal vino che gli ha versato nel bicchiere Greg Dulli. Quest&#8217;ultimo beve l&#8217;ultimo sorso di scotch invecchiato, si accende l&#8217;ennesima sigaretta e inizia a piangere di gioia. Il predicatore lancia un urlo belluino. \u00c8 il segnale: fuori, i negri drizzano la schiena dai campi di cotone e &#8211; zappe, bastoni e fiaccole in spalla &#8211; iniziano a marciare compatti verso la villa. Non andr\u00e0 a finire bene: <em>we&#8217;re your careless mistakes \/ we&#8217;re the spirits you raised.<\/em> <\/p>\n<p>Potrebbe essere davvero iniziato tutto cos\u00ec, visto che questo \u00e8 l&#8217;album pi\u00f9 anacronistico, interrazziale (se per razza intendi genere musicale) e politicizzato degli ultimi anni. Una sproporzionata orazione religiosa che si ribalta nell\u2019anti-gospel, dove, piuttosto che promuovere una salvifica ascensione, un\u2019estasi fuori dal corpo che porti a una comunione con il cielo, ci si precipita gi\u00f9 dai confini della storia americana, senza possibilit\u00e0 di rinascita dopo secoli di oppressione sistematica, santificando l\u2019inutilit\u00e0 della speranza in un qualsiasi cambiamento. Un pamphlet in note fatto di black music e new-wave, uno splendido pasticcio di tutti i simboli trasgressivi del rock dell\u2019ultimo secolo: l&#8217;attivismo <em>soul-powered<\/em> della Motown nei primi anni 70, la furia proto-punk degli MC5 e dei Fugazi, la preistoria sintetica dei Suicide e dei Killing Joke, la drammaticit\u00e0 sacra e profana dei Bad Seeds e dei Twilight Singers.<\/p>\n<p>Il predicatore si chiama Franklin James Fisher, il cuoco \u00e8 Ryan Mahan, il cameriere Lee Tesche. <a href=\"https:\/\/youtu.be\/6doVVZux_A0\" title=\"guarda bello il batterista dei Bloc Party coi capelli lunghi!\" target=\"_blank\">Dal vivo<\/a>, si portano dietro il batterista dei Bloc Party, a patto che non si tagli pi\u00f9 i capelli. Prima di ritrovarsi in questa miscela esplosiva erano uno a Parigi, uno a Londra e l&#8217;altro a Atlanta. Han messo su un <a href=\"http:\/\/algierstheband.com\/\" title=\"va' che roba il tumblr degli Algiers!\" target=\"_blank\">tumblr<\/a> per scambiarsi qualche idea e ispirazione, hanno iniziato a mandarsi un po\u2019 di sample con WeTransfer e han tirato fuori il disco pi\u00f9 bello e stupefacente dell&#8217;anno. Tutto qui.<\/p>\n<p class=\"stripeTitle\">Tracce caldamente consigliate<\/p>\n<p class=\"bottomLineC\"><strong>Blood<\/strong><br \/>\n<strong>Old Girl<\/strong><br \/>\n<strong>Irony. Utility. Pretext.<\/strong><\/p>\n<h2>Corollario<\/h2>\n<h4>30 canzoni che ci son piaciute nel 2015<\/h4>\n<p>Perch\u00e8 anche l\u2019orecchio vuole la sua parte (sempre come diceva Spock etc.), perch\u00e8 si parla di musica e ubriacarvi di sole parole non mi sembrava onesto e perch\u00e8 alla fine c\u2019\u00e8 anche chi, in mezzo a un disco da poco, c\u2019ha infilato una canzone della madonna.<\/p>\n<p>Chiamatelo podcast, chiamatelo mixtape, chiamatelo come volete, ma ascoltatelo come se domani non ci fosse un domani &#8211; <a href=\"http:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/blog\/best-songs-2015\/\" title=\"ascolta le 30 canzoni che ci son piaciute di pi\u00f9 quest'anno su spineless.it!\">qua<\/a>.<\/p>\n<h2>Il prossimo appello<\/h2>\n<h4>Le mani avanti<\/h4>\n<p>Visto che quest&#8217;anno \u00e8 andata bene e ormai abbiam capito come funziona io ci provo, tanto non c&#8217;ho mica niente da perdere. In che senso, dice. Nel senso che visto che son qui ormai provo anche a farmi mancare qualcosa per l&#8217;anno prossimo, che se magari lo faccio con un po&#8217; di anticipo pu\u00f2 darsi che chi di dovere abbia il tempo per organizzarsi. Qualche suggerimento buttato l\u00e0 fischiettando mentre si guarda da un&#8217;altra parte. Un subdolo tentativo di muovere a compassione non si sa bene chi facendo quegli occhioni tristi da gatto con gli stivali. Una specie di letterina inconscia a Ges\u00f9 Bambino, lui che \u00e8 un professionista nel colmare le mancanze a suon di regali ordinati su Amazon. Qualcosa del tipo: caro Ges\u00f9 Bambino, il nuovo anno ancora non \u00e8 iniziato, ma a me gi\u00e0 mancano tantissimo i Gomez, i dEUS e PJ Harvey. E poi i Radiohead, ovviamente. <\/p>\n<p>Una roba semplice cos\u00ec, apparentemente innocua, innocente e sincera: sarebbe qualcosa come i buoni propositi per l&#8217;anno nuovo, a modo mio. Ma sono un po&#8217; preoccupato, lo ammetto. Che Ges\u00f9 Bambino, si sa, \u00e8 pi\u00f9 scaltro e meno indulgente di Babbo Natale: tutto vede, tutto conosce e tutto sa, quello l\u00ec. E allora sicuro che si accorge che in parte sto giocando sporco, come quando hai gi\u00e0 sbirciato dentro al pacco grattando via un pezzettino di carta per assicurarti che non ci siano brutte sorprese ma rovinandoti cos\u00ec anche quelle belle.<\/p>\n<p>S\u00ec, perch\u00e8 almeno quelli di Polly e dei miei amici di Oxford sono due album gi\u00e0 ampiamente preannunciati, due di quei dischi del futuro gi\u00e0 arrivato, che troviamo in testa &#8211; ormai da un mese abbondante &#8211; a tutte quelle classifiche della speranza, tutte quelle liste di dita incrociate sul senno di poi, tutti quei controsensi anticipati che vanno a cozzare senza ritegno addosso alle poche certezze che uno aveva, tipo che per fare una classifica di dischi i dischi vanno ascoltati, prima.<\/p>\n<p>Avete presente <a href=\"http:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/blog\/dischi-attesi-ansia\/\" title=\"leggi il futuro su spineless.it!\">I migliori album in uscita nel 2016<\/a>? Ecco.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>30 dischi usciti nel 2015 che ci son piaciuti parecchio: l&#8217;inutile classifica di fine anno a nostro insindacabile parere, un Best Of inconsulto e non richiesto.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":155,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[1517,3,186],"tags":[68,69,67,30],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v18.7 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Random Albums of Senseless Beauty | Top 30 - Best Of 2015<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"30 dischi usciti nel 2015 che ci son piaciuti parecchio: l&#039;inutile classifica di fine anno a nostro insindacabile giudizio, un Best Of inconsulto e non richiesto.\" \/>\n<meta name=\"robots\" content=\"noindex, nofollow\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Random Albums of Senseless Beauty | Top 30 - 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