{"id":4539,"date":"2017-09-04T15:46:33","date_gmt":"2017-09-04T13:46:33","guid":{"rendered":"http:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/recensioni\/dischi\/ben-frost-threshold-of-faith-copy\/"},"modified":"2017-09-04T16:49:04","modified_gmt":"2017-09-04T14:49:04","slug":"unkle-the-road-part-1","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/collaborazioni\/indiependente\/unkle-the-road-part-1\/","title":{"rendered":"Meglio soli che ben accompagnati"},"content":{"rendered":"<div class=\"excerptBold\" style=\"border-top: none;\">Questa recensione \u00e8 stata scritta in esclusiva per LINDIEPENDENTE.IT ed \u00e8 comparsa per la prima volta sull&#8217;omonimo sito, dove fa ancora la sua porca figura. La riportiamo anche qui per questioni di vanagloria, completezza e perch\u00e8 Spineless \u00e8 come il maiale: non si butta via nulla. Ma soprattutto per non dimenticare, a perenne memoria di una un tizio che finalmente aveva deciso di mettersi in proprio.<\/div>\n<h2>Liz Taylor<\/h2>\n<p><strong>James Lavelle<\/strong> \u00e8 un po\u2019 l\u2019Elizabeth Taylor del trip-hop: la sua creatura <strong>UNKLE<\/strong> \u00e8 passata, nel corso di 25 anni, attraverso almeno quattro matrimoni iniziati con grande entusiasmo e finiti male \u2014 <em>old story<\/em> nel campo delle relazioni sentimentali \u2014 che ci hanno lasciato in dono altrettanti album (pi\u00f9 una colonna sonora) che, ascoltati oggi, uno dopo l\u2019altro, suonano belli e dannati come dei fratellastri, somiglianti l\u2019un l\u2019altro quel poco che basta per dire che s\u00ec, la mamma \u00e8 la stessa ma \u2014 come si usa malignare \u2014 sul pap\u00e0 meglio non sbilanciarsi troppo. Ogni volta, stagione dopo stagione, con caparbiet\u00e0 invidiabile, l\u2019idea UNKLE si \u00e8 reincarnata in qualcosa di diverso, anche se mai a caso e costantemente al passo con i tempi, trasformando cos\u00ec un potenziale punto debole in tratto caratteristico e diventando ufficialmente l\u2019esempio pi\u00f9 eclatante \u2014 di successo e di riferimento \u2014 di \u201cprogetto collaborativo\u201d o, come fa pi\u00f9 fico dire, \u201ccollettivo musicale\u201d.<\/p>\n<h2>Genetica<\/h2>\n<p>L\u2019unico difetto che Lavelle, in tutti questi anni, non era ancora riuscito a eliminare dal DNA degli UNKLE era il fatto che ognuno di questi matrimoni \u2014 fruttosi quanto falliti \u2014 era, per cos\u00ec dire, tra consanguinei: compagni di banco al liceo prima (Tim Goldsworthy) e compagni di merende all\u2019interno della leggendaria etichetta indipendente britannica <a href=\"http:\/\/www.mowax21.com\/\" target=\"_blank\" title=\"cosa sarebbe stato il trip-hop senza di lei?\">Mo\u2019 Wax<\/a> poi (DJ Shadow, Richard File, Pablo Clements). La genetica stessa \u2014 oltre che qualunque corso pre-matrimoniale \u2014 ci dice che non \u00e8 propriamente una cosa sana: \u00e8 un po\u2019 come fidanzarsi con la cugina, e poi lasciarla per fidanzarsi con la sua migliore amica, che a sua volta si mette insieme al tuo migliore amico, che poi la lascia e inizia a uscire con la tua migliore amica, che, da sempre, indovina un po\u2019 chi \u00e8? Esatto: tua cugina. Oltre che con figli ad alto rischio di difetti congeniti, ti ritrovi invischiato per decenni nelle stesse dinamiche relazionali e, pi\u00f9 il tempo passa, pi\u00f9 diventa difficile distinguere la componente di energia positiva che genera creativit\u00e0 e linfa vitale dal progressivo sfinimento per questioni a cui fai fatica pure a dare un nome. La cosa peggiore \u00e8 che rischi di farci l\u2019abitudine, di pensare che sia la normalit\u00e0.<\/p>\n<p><img style=\"margin-top: 3em;\" src=\"http:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/james-lavelle-headphones.jpg\" alt=\"James Lavelle - Headphones\" width=\"100%\" class=\"aligncenter size-full wp-image-4543\" srcset=\"http:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/james-lavelle-headphones.jpg 2016w, http:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/james-lavelle-headphones-300x200.jpg 300w, http:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/james-lavelle-headphones-768x512.jpg 768w, http:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/james-lavelle-headphones-1024x683.jpg 1024w, http:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/james-lavelle-headphones-360x240.jpg 360w\" sizes=\"(max-width: 2016px) 100vw, 2016px\" \/><\/p>\n<h2>La lettera maiuscola<\/h2>\n<p style=\"margin-bottom: 3em;\">Ecco, questo <em>The Road: Part 1<\/em>, che esce \u2014 con tutta la calma che ci vuole quando devi fare piazza pulita, aspettare che il respiro si regolarizzi dall\u2019affanno e ripartire non dico senza guardarti indietro, ma almeno guardandoti indietro senza il rischio che ti venga voglia di far subito inversione a \u201cU\u201d per colpa di quella famosa \u201cnostalgia canaglia\u201d \u2014 a sette anni di distanza dall\u2019ultima fatica a di Lavelle a nome UNKLE, \u00e8 la lettera maiuscola dopo il punto di non ritorno: la risposta controllata di chi \u00e8 stato in bilico sull\u2019orlo di farcela, l\u2019abitudine al peggio, ma \u00e8 riuscito a ritrovare l\u2019equilibrio spostandosi un passo indietro e realizzare che non poteva esserlo, la normalit\u00e0.<\/p>\n<p><iframe title=\"UNKLE - Sick Lullaby\" width=\"1170\" height=\"658\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/Ra3z9cSuNz4?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<h2>Ombre<\/h2>\n<p>Qualcuno dotato di non poca arguzia a un certo punto l&#8217;ha messa gi\u00f9 cos\u00ec:<\/p>\n<blockquote class=\"quoteConversation\"><p>1998\u2019s hip hop watermark \u2018Psyence Fiction\u2019 left UNKLE living in a certain DJ\u2019s shadow.<cite class=\"citeConversation\">Mark McNaughton<\/cite><\/p><\/blockquote>\n<p>Rilanciando il gioco di parole a cavallo di due lingue, possiamo dire che con questo album James Lavelle esce definitivamente dall\u2019<em>ombra<\/em> di quel fenomenale debutto e \u2014 senza nemmeno perdere un attimo a socchiudere gli occhi per la troppa luce \u2014 inizia a proiettare la propria, riuscendo finalmente a partorire un vero e proprio \u201cUNKLE record\u201d e non la versione di qualcun altro di un disco degli UNKLE. Non dico che possiamo riassumere il tutto con drastico \u201cmeglio solo che male accompagnati\u201d e lungi da me il pensiero di negare l\u2019importanza di Joshua Davis e dei vari Goldsworthy, File e Clements nelle produzioni passate, per\u00f2 la sensazione di sollievo e liberazione qui \u00e8 presente fin da subito, ancor prima di essere sicuri di aver davvero chiuso tutti i conti con quel che \u00e8 stato, ma solo per il fatto di aver deciso di iniziare a farlo.<\/p>\n<h2>Compagni di viaggio<\/h2>\n<p>In questo senso non \u00e8 un caso se l\u2019album si apre con la voce dell\u2019attore scozzese Brian Cox che ci (<em>gli? si?<\/em> \u2014 tutte le cose insieme, probabilmente) chiede: \u201cHave you looked at yourself? And have you thought about the mistakes you\u2019ve made?\u201d. <\/p>\n<p>Sstrutturato se non esattamente proprio come un concept album, diciamo almeno come <em>mezzo<\/em> concept album, a tema \u201cricomincio da me\u201d, <em>The Road: Part 1<\/em> dichiara quindi fin dall\u2019inizio il suo ruolo catartico, la sua funzione di <em>fresh start<\/em>, liberatoria da tutte le tossine di un passato a dir poco asfissiante. Che poi, \u201cricomincio da me\u201d si fa per dire, visto che comunque, anche nel 2017, gli UNKLE \u2014 ora formalmente composti dal solo Lavelle \u2014 non rinunciano alla loro natura di aggregazione contaminata e chiamano a bordo un qualificatissimo roster privo di prime donne (se si esclude il vecchio amico di famiglia Mark Lanegan) ma in cui si distribuiscono equamente professionisti che difficilmente deludono (Leila Moss dei Duke Spirit, Andrew Innes dei Primal Scream, Jon Theodore e Troy Van Leeuwen dei Queens of the Stone Age, il batterista di Beck Justin Stanley) e nuovi nomi dal brillante futuro assicurato (Keaton Henson, Dhani Harrison, Elliott Power, M\u00efnk, YS\u00c9E), molti dei quali usciti dal mazzo di carte raccolto per le selezioni della lineup del <a href=\"https:\/\/www.southbankcentre.co.uk\/whats-on\/festivals-series\/meltdown\" target=\"_blank\" title=\"vacci anche te al festivalino!\">Meltdown<\/a>, storico festival di Southbank a cui Lavelle ha partecipato nell\u2019edizione del 2014 in qualit\u00e0 di curatore (ruolo in passato toccato a personaggi del calibro di David Bowie, Patty Smith, Morrissey, Nick Cave, Elvis Costello e Massive Attack). <\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 3em;\">Paragonando i nuovi compagni di viaggio agli ingombranti ospiti dei dischi precedenti (Thom Yorke, Josh Homme, Richard Ashcroft, Badly Drawn Boy, Brian Eno, Jarvis Cocker, Ian Astbury \u2014 solo per citarne alcuni), c\u2019\u00e8 chi potrebbe storcere il naso, ma \u2014 onestamente \u2014 sbaglierebbe completamente il bersaglio dell\u2019analisi: la raffinatezza dei dischi degli UNKLE sta proprio nel modo, nella perfezione e nella naturalezza con cui ogni pezzo risulta <em>vero<\/em> (quasi fosse proprio scritto da lui) se associato al relativo guest, ma allo stesso tempo sempre palesemente attorcigliato attorno allo scheletro di un ben preciso e riconoscibile \u201cUNKLE sound\u201d. Ovvero nel lavoro di orchestrazione e rifinitura sartoriale che Lavelle stesso riesce a fare, non si sa bene in quale ordine: sceglie l\u2019artista e gli cuce addosso il vestito oppure compone la musice e poi ne trova il perfetto interprete? Vista la qualit\u00e0 del risultato, direi che la risposta pu\u00f2 passare in secondo piano.<\/p>\n<p><iframe title=\"UNKLE - Looking For The Rain ft. Mark Lanegan, ESKA\" width=\"1170\" height=\"658\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/Zl3Y5-Qrbk8?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p style=\"margin-top: 3em;\">Cos\u00ec \u2014 dopo quanto detto, la cosa non stupisce \u2014 l\u2019album (come <em>in reverse<\/em>, dopo la <em>spoken intro<\/em>) parte da quello che dovrebbe essere un finale, ovvero con un commiato: <em>Farewell<\/em> \u00e8 l\u2019unica traccia a vedere la partecipazione di praticamente tutti gli ospiti in contemporanea, quasi una presentazione della squadra, in una specie di <em>We Are the World<\/em>, ma meno \u201cvolemosebb\u00e8ne\u201d. Subito a seguire, troviamo Mark Lanegan che fa quello che deve fare in <em>Looking for the Rain<\/em>, il falsetto di Keaton Henson che ti raschia via l\u2019anima sia in <em>Sonata<\/em> che in <em>Sick Lullaby<\/em>, una <em>Nowhere to Run \/ Bandits<\/em> che sarebbe stata capace di brillare anche in <em>War Stories<\/em> (quello che \u00e8 considerato dai pi\u00f9 \u201cl\u2019album rock\u201d degli UNKLE), la title-track, che parte piano ma in breve si trasforma in delizioso <em>big beat<\/em> di cui sarebbero orgoglioso il lato psichedelico dei migliori Chemical Brothers, e infine la voce di Leila Moss, che in <em>Sunrise<\/em> apre un barlume di speranza in mezzo a questo cammino post-apocalittico.<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 3em;\">Il tutto \u00e8 intervallato da intermezzi parlati che teoricamente dovrebbero segnare le tappe della <em>via crucis<\/em> raccontata nel disco e questa, forse \u2014 l\u2019ostinazione di presentare <em>The Road<\/em> come un lunghissimo <em>concept<\/em>, intendo \u2014 \u00e8 l\u2019unico, piccolo, difetto di tutto il lavoro. Pecca veniale in fin dei conti. Anche perch\u00e8 c\u2019\u00e8 da capirlo, James Lavelle: dopo quasi dieci anni di silenzio l\u2019urgenza di tornare in pista con una serie di <em>statement<\/em> \u2014 ovvero con la necessit\u00e0 che il messaggio che vuoi comunicare sia il pi\u00f9 chiaro possibile e la storia lungo la quale vuole accompagnare gli ascoltatori pi\u00f9 lineare che mai \u2014 \u00e8 assolutamente giustificabile. Solo che non ce n\u2019era bisogno: \u00e8 come se in questa esigenza di limpidezza gli avesse fatto dimenticare che quello che gli serviva per non essere frainteso era gi\u00e0 tutto nelle sue canzoni, canzoni costruite con attenzione attorno a una bellezza malinconica che non pu\u00f2 non affascinare chi incontra e che vanno ben oltre \u2014 sin dal primo ascolto \u2014 il semplice clich\u00e9 \u201celectronic producer + guest\u201d. Questo perch\u00e9 molti dei collaboratori di Lavelle sono artisti che in un modo o in un altro hanno gi\u00e0 lavorato con lui in un passato pi\u00f9 o meno recente, e si vede: c\u2019\u00e8 una certa <em>familiarit\u00e0<\/em> che aleggia per tutto il disco e che permette da un lato \u2014 a lui \u2014 di tirar fuori il meglio dai suoi ospiti e dall\u2019altro \u2014 a loro \u2014 di intuire le sue intenzioni e scivolarci dentro apparentemente senza il minimo sforzo.<\/p>\n<p><iframe title=\"UNKLE - Cowboys Or Indians\" width=\"1170\" height=\"658\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/dhc4IjCWV1w?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<h2>Bella zio!<\/h2>\n<p>Quando, dopo un quarto di secolo di produttive partnership con il meglio della scena internazionale, ti ritrovi in studio con ragazzi che prima ancora che tuoi colleghi sono innanzitutto tuoi fan \u2014 per dire, Elliott Power ha dichiarato di essersi avvicinato all\u2019opera, sia musicale che visuale, di Lavelle grazie agli album degli UNKLE che aveva trovato nella collezione di dischi di sua madre \u2014 capisci che stai invecchiando, che \u00e8 arrivato il momento di chiudere un\u2019epoca (e soprattutto <em>con<\/em> un\u2019epoca) e di rimanere saldamente ancorato all\u2019<em>oggi<\/em> forte di una nuova consapevolezza del tuo ruolo attuale. Ma capisci anche che invecchiare non \u00e8 necessariamente cos\u00ec male, soprattutto se trovi il modo di mettere tutto il tuo talento e la tua esperienza lucidamente al servizio dell\u2019entusiasmo di quella nuova generazione che con il tuo lavoro precedente hai cos\u00ec pesantemente influenzato. Perch\u00e9 dal tempo non si scampa e da un adattamento intelligente fallito (nel senso <em>darwiniano<\/em> del termine) allo status di feticcio anacronistico il passo \u00e8 breve e il confine labile. In altri termini, se eri cos\u00ec famoso negli anni \u201890 e oggi stai ancora facendo le stesse cose, delle due, l\u2019una: o quella che stai descrivendo non \u00e8 pi\u00f9 la tua realt\u00e0 oppure \u2014 se sei ancora invischiato in quel tipo di <em>lifestyle<\/em> \u2014 il tutto \u00e8 abbastanza triste e ti meriteresti (giocando per un attimo con il nome della tua band) un sonoro \u201cbella zio!\u201d.<\/p>\n<p>James Lavelle non vuole correre questo rischio, lo dice senza il minimo imbarazzo e solo Dio sa quando gli siamo grati per questo. <\/p>\n<blockquote class=\"quoteConversation\"><p>When you\u2019re in the 90s, you have yourself a record deal (which was generally quite lucrative) and it was the lunatics running the asylum. \u2018Here\u2019s a record deal, here are the drugs, here\u2019s the alcohol, everything is one big party and it\u2019s great.\u2019 When you\u2019ve done that for 25 years, then at the age of 43 you want to make a record that\u2019s a bit more present, mentally, and more personal, emotionally.<cite class=\"citeConversation\">James Lavelle<\/cite><\/p><\/blockquote>\n<p>Con queste premesse, \u00e8 quindi quasi inevitabile che questo finisca per essere, forse, l\u2019album pi\u00f9 <em>concreto<\/em> \u2014 pensato e sentito \u2014 di tutto il catalogo di un progetto innegabilmente innovativo e a suo modo visionario come quello degli UNKLE.<\/p>\n<p><iframe title=\"UNKLE - The Road (feat. ESKA)\" width=\"1170\" height=\"658\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/pq0iplfH3l0?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<h2>La strada<\/h2>\n<p>Il vecchio eremita dell\u2019omonimo romanzo di Cormac McCarthy non lascerebbe molto spazio alla speranza:<\/p>\n<blockquote class=\"quoteConversation\"><p>Un uomo non riesce a conoscere la propria mente perch\u00e9 la mente \u00e8 tutto quello che ha per conoscerla. Pu\u00f2 conoscere il proprio cuore, ma non vuole. E fa bene. Meglio non guardarci dentro.<cite class=\"citeConversation\">Cormac McCarthy<\/cite><\/p><\/blockquote>\n<p style=\"margin-bottom: 4em;\">Non \u00e8 ben chiaro se e quanto il libro abbia influenzato questo lavoro, almeno in termini di contenuti e atmosfere, ma credo che non sia poi cos\u00ec lontano dal vero affermare che, proprio che con <em>The Road: Part 1<\/em>, James Lavelle, dopo aver essersi impegnato a costruire una carriera dando vita alle molteplici \u2014 a volte geniali, a volte bizzarre, spesso contaminate da tutta una serie di sostanze chimiche con effetti a ampio spettro \u2014 creature della sua mente, abbia finalmente deciso di andare contro quel consiglio spassionato e di ripartire chiedendo aiuto al cuore. L\u2019impressione \u00e8 che \u2014 contro ogni pronostico \u2014 abbia gradito l\u2019esperimento e, anche se dove porter\u00e0 questa strada non \u00e8 cos\u00ec facile da prevedere, \u00e8 facile immaginare che si riveler\u00e0 una direzione lungo la quale sar\u00e0 molto piacevole \u2014 nella peggiore delle ipotesi \u2014 <em>perdersi<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><a class=\"btnInPost\" title=\"vuoi sapere che voto gli abbiamo dato? clicca qui!\" href=\"#\" target=\"_blank\">leggi l&#8217;originale su L&#8217;Indiependente<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>James Lavelle fa il suo take over sul ventennale progetto UNKLE e parte in un suo personalissimo viaggio in solitaria. Questo, a quanto pare, \u00e8 solo l&#8217;inizio.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":4541,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[1517,186,1499],"tags":[1537,1535,1533,1536,1534],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v18.7 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Meglio soli che ben accompagnati | il viaggio in solitaria di James Lavelle<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"James Lavelle rimane da solo alla guida del progetto UNKLE e la cosa d\u00e0 dei risultati tutt&#039;altro che deleteri. 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Nel senso che di mestiere rimpiange. Rimpiange il comunismo, il grunge, le camicie di flanella, le Dr. Martens a ottantamila lire e il momento d'oro del porno americano di fine anni '90. Personalmente ha qualcosa a che fare con i Radiohead. Nel senso che c'ha tutti i loro dischi. Nel senso che glieli ha rubati, una mattina piovosa, dieci anni fa, durante una vacanza-studio a Oxford organizzata dalla sezione del partito. 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