{"id":1996,"date":"2009-01-19T17:34:09","date_gmt":"2009-01-19T16:34:09","guid":{"rendered":"http:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/?p=1996"},"modified":"2018-07-29T17:26:48","modified_gmt":"2018-07-29T15:26:48","slug":"appenninica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/storie\/appenninica\/","title":{"rendered":"Appenninica"},"content":{"rendered":"<blockquote class=\"quoteConversation\"><p>io so che in certi casi \u00e8 meglio non fare troppi movimenti, perch\u00e8 cos\u00ec si va a fondo pi\u00f9 lentamente<cite class=\"citeConversation\">Massimo Volume<\/cite><\/p><\/blockquote>\n<h2>Zero<\/h2>\n<p><strong>Giulia<\/strong> mi aspettava indossando la t-shirt degli <a href=\"http:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/blog\/mellon-collie-infinita-tristezza-20-anni\/\" title=\"quindici anni dopo\">Smashing Pumpkins<\/a>, quella viola, aderente con su scritto <em>ZERO<\/em> argentato.<br \/>\nUn classico.<\/p>\n<p><em>&#8211; Ti sta bene, quella maglietta.<br \/>\n&#8211; Cosa vorresti dire?<br \/>\n&#8211; Niente.<\/em><\/p>\n<p>La gente fa sempre fatica ad entrare nell&#8217;ottica che qualcuno voglia dire semplicemente quello che ha detto: n\u00e8 una parola di pi\u00f9 n\u00e8 una parola di meno.<br \/>\nTi sta bene quella maglietta.<br \/>\nPunto.<br \/>\nAltre ti stanno meno bene.<br \/>\nQuella ti sta particolarmente bene.<br \/>\nPunto.<\/p>\n<p>\u00c8 diffidente per natura, la gente.<\/p>\n<h2>Un caso<\/h2>\n<p>Anche in macchina suonavano gli Smashing Pumpkins: <em>Never Let Me Down Again<\/em>.<br \/>\nEra un caso.<br \/>\n<em>Era sempre un caso<\/em>.<\/p>\n<p><em>&#8211; Questa non l&#8217;ho mai sentita.<br \/>\n&#8211; Non l&#8217;hai mai sentita suonata dagli Smashing Pumpkins, vuoi dire.<br \/>\n&#8211; S\u00ec.<\/em><\/p>\n<p>Era un tributo ai <strong>Depeche Mode<\/strong>, <em>For the Masses<\/em>.<br \/>\nNon la solita compilation, bens\u00ec un disco colpevomente sottovalutato.<br \/>\nNon importa.<br \/>\n<em>Non importa mai<\/em>.<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 3em;\">Riemp\u00ec la durata esatta del viaggio da Firenze a Bologna.<\/p>\n<!--[if lt IE 9]><script>document.createElement('audio');<\/script><![endif]-->\n<audio class=\"wp-audio-shortcode\" id=\"audio-1996-1\" preload=\"none\" style=\"width: 100%;\" controls=\"controls\"><source type=\"audio\/mpeg\" src=\"http:\/\/www.spinelesslaugh.com\/RTSC-files\/music\/never-let-me-down-again.mp3?_=1\" \/><a href=\"http:\/\/www.spinelesslaugh.com\/RTSC-files\/music\/never-let-me-down-again.mp3\">http:\/\/www.spinelesslaugh.com\/RTSC-files\/music\/never-let-me-down-again.mp3<\/a><\/audio>\n<h2>Niente da spiegare<\/h2>\n<p>Il sole era tramontato piano, inspiegabilmente lento.<\/p>\n<p><em>Non c\u2019\u00e8 niente da spiegare<\/em>, dissi a Giulia.<\/p>\n<p>Era la frase che avevo imparato buttar l\u00e0 quando spiegare iniziava ad essere qualcosa che aveva a che fare con il dolore.<br \/>\nO con i rimpianti.<br \/>\nMa non era poi cos\u00ec lontana dalla verit\u00e0, quella volta almeno.<\/p>\n<p>\u00c8 che a quei tempi gi\u00e0 non c&#8217;eran pi\u00f9 le <a href=\"http:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/blog\/la-mezza-stagione\/\" title=\"leggi come sono andate veramente le cose!\">mezze stagioni<\/a>, ma quelle intere ancora s\u00ec, cos\u00ec come i rituali.<\/p>\n<p>I rituali, son la cosa che mi manca di pi\u00f9.<\/p>\n<h2>L&#8217;Estragon<\/h2>\n<p>E allora l&#8217;<strong>Estragon<\/strong>, d&#8217;estate, in preda a quello che appunto somigliava pi\u00f9 a una specie di scaramanzia che a un vero e proprio cambio di guardaroba, si trasferiva.<\/p>\n<p>D&#8217;inverno, anch\u2019esso inesorabilmente vincolato dalla meravigliosa toponomastica di quelle parti, nel vecchio capannone vicino a via Stalingrado, davanti all&#8217;<strong>Unipol<\/strong>, accanto all&#8217;<strong>Holiday Inn<\/strong>.<br \/>\nVista tangenziale.<\/p>\n<p>D&#8217;estate altrove (in realt\u00e0 poco pi\u00f9 in l\u00e0, ma concettualmente sempre, per rimanere in tema, di <em>rivoluzione<\/em> si trattava) dentro l&#8217;Arena Parco-Nord: il <strong>Tendone Estragon<\/strong>, in mezzo alla <strong>Festa de l&#8217;Unit\u00e0<\/strong>, era un evento, molto pi\u00f9 della festa stessa, gi\u00e0 allora sbiadita da tempo immemorabile.<\/p>\n<h2>Chiuso<\/h2>\n<p>Arrivammo con troppo anticipo.<br \/>\nArrivavamo sempre, con troppo anticipo, un po&#8217; su tutto, e quasi mai era un bene, nonostante<br \/>\nquello che si possa pensare.<br \/>\n<em>Chiuso<\/em>.<\/p>\n<p>Ma alla fine il tempo era quello giusto, i pochi giorni di settembre lasciavano intatta la possibilit\u00e0 di aspettare ore seduti per terra, appoggiati al portone, ad ascoltare <strong>Radio Fujiko<\/strong> in filodiffusione.<\/p>\n<p>Giulia fumava quelle sigarette improponibili, lunghe e strette.<br \/>\n<em>Sigarette da battona<\/em>, le avrebbe definite <strong>Mim\u00ec<\/strong>.<\/p>\n<p>Glielo dissi.<br \/>\nSi mise a ridere.<\/p>\n<p>\u00c9<em> ancora capace di ridere, la gente, dopotutto<\/em>, pensai.<\/p>\n<h2>L&#8217;ultima volta, la prima volta<\/h2>\n<p>\u00c9 stata l&#8217;ultima volta che li ho visti.<br \/>\nEra la prima volta che li vedevo.<br \/>\n\u00c9 stato uno dei loro ultimi concerti prima di sciogliersi, forse l&#8217;ultimo davvero, non ricordo.<\/p>\n<p>Ho deciso che provo a smettere.<br \/>\nDi ricordare, intendo.<br \/>\nAnche se \u00e8 una roba difficile.<br \/>\nPoco convinta e metodicamente inciampata.<br \/>\nCome per tutte le forme di dipendenza.<\/p>\n<p>Deve essere per quello che faccio cos\u00ec fatica a non contarmi tutto quel tempo sulle mani.<\/p>\n<p>E dico le mani, perch\u00e9 le dita non bastano.<\/p>\n<h2>Sette anni<\/h2>\n<p>Sono passati sette anni abbondanti.<br \/>\nLe mezze stagioni non son tornate, anzi, sono sparite anche quelle intere.<br \/>\nL&#8217;Estragon ha messo su famiglia e comprato una casa: ha costruito un hangar al posto del tendone e ora sta fisso in zona fiera, non troppo lontano dalle mostre di mobili e dagli stand degli assicuratori.<\/p>\n<p><em>Tutta un&#8217;altra musica<\/em>, direbbe una pubblicit\u00e0 incosciente che gira in questo periodo.<\/p>\n<p>Davanti all&#8217;Unipol, accanto all&#8217;Holiday Inn, non so cosa ci sia, forse un altro locale, forse le puttane.<br \/>\nQuelle vere.<\/p>\n<p>Giulia \u00e8 un po&#8217; che non la sento.<br \/>\nSpero stia bene, spero anche lei abbia trovato un posto dove fermarsi, e si sia liberata della maledizione di dover seguire suo padre in giro per l&#8217;Italia.<br \/>\nEra un pezzo grosso dei carabinieri, suo padre, e ad ogni nuovo trasferimento c&#8217;era la dependance accanto alla caserma pronta ad ospitare tutta la famiglia: una (bella) casa gratis, in cambio dell&#8217;impossibilit\u00e0 di inventarsi un&#8217;amicizia pi\u00f9 lunga di un paio di anni.<br \/>\nNon so se il gioco valeva la candela, come si dice.<br \/>\nNon credo.<\/p>\n<p><em>Ma fa niente<\/em>.<\/p>\n<h2>Altrove<\/h2>\n<p>Quella sera lei rimase a dormire dai suoi amici, a Bologna.<\/p>\n<p>Io no: i miei amici sono sempre stati altrove, in qualunque posto mi sia trovato. Una specie di asincronia dei rapporti interpersonali, uno sfasamento dei sentimenti, percepiti a fondo solo oltre una certa soglia di chilometri di distanza.<\/p>\n<p>Una sorta di <em>maledizione<\/em>, a voler ben vedere, ma questa \u00e8 un\u2019altra storia.<\/p>\n<p><em>&#8211; Puoi rimanere da noi, se vuoi: un posto si trova.<br \/>\n&#8211; No, non importa: mi piace guidare di notte.<br \/>\n&#8211; Come Battisti?<br \/>\n&#8211; No, non proprio: io con i fari accesi&#8230; preferisco.<\/em><\/p>\n<p>In macchina suonavano i <strong>Cure<\/strong>, <em>World in My Eyes<\/em>.<\/p>\n<p><em>Giulia questa non l&#8217;ha mai sentita<\/em>, pensavo al ritmo dei lampioni della tangenziale. Mai sentita suonata dai Cure, intendevo.<\/p>\n<p><em>For the Masses<\/em>, un album colpevolmente sottovalutato, anche solo per il fatto di durare esattamente quanto il viaggio da Bologna a Firenze.<\/p>\n<p>Saper tacere nel preciso istante in cui la vita richiede di farlo \u00e8 un pregio raro. Anche per un disco.<\/p>\n<p>A un certo punto inzi\u00f2 pure a piovere: due gocce in croce, buone giusto a farti balenare in testa il dubbio se accendere o meno i tergicristalli. Sarebbe stato evidente a chiunque, che non era credibile, la pioggia, in una serata come quella: <em>non sarebbe mai arrivata a battere fin sui bordi del lavandino<\/em>.<\/p>\n<p>Eppure ci prov\u00f2 lo stesso.<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 3em;\">Era la notte tra il 10 e l&#8217;11 Settembre 2001.<\/p>\n<audio class=\"wp-audio-shortcode\" id=\"audio-1996-2\" preload=\"none\" style=\"width: 100%;\" controls=\"controls\"><source type=\"audio\/mpeg\" src=\"http:\/\/www.spinelesslaugh.com\/RTSC-files\/music\/world-in-my-eyes.mp3?_=2\" \/><a href=\"http:\/\/www.spinelesslaugh.com\/RTSC-files\/music\/world-in-my-eyes.mp3\">http:\/\/www.spinelesslaugh.com\/RTSC-files\/music\/world-in-my-eyes.mp3<\/a><\/audio>\n<h2>L&#8217;alba<\/h2>\n<p>Arrivai a casa la mattina tardi, le cinque, le sei, non so.<br \/>\nStava albeggiando.<\/p>\n<p>Non \u00e8 questa gran cosa, l&#8217;alba.<br \/>\nDura troppo poco.<br \/>\nNon raggiunge mai quell&#8217;attimo che ti permetterebbe di capirne l&#8217;effettiva bellezza.<\/p>\n<p>Mi svegliai alle tre del pomeriggio, minuto pi\u00f9, minuto meno.<br \/>\nMi svegli\u00f2 un messaggio di Giulia:<\/p>\n<p><em>&#8211; Hai visto?<\/em><\/p>\n<p>E poi un altro, in risposta all&#8217;assenza di una mia risposta:<\/p>\n<p><em>&#8211; Hanno buttato gi\u00f9 le torri gemelle.<\/em><\/p>\n<p>Io nel sonno, me la cavai con una battuta stupida.<\/p>\n<p><em>&#8211; Ottima scelta, basta farne cadere una e automaticamente crolla anche l\u2019altra: effetto doppio e lavoro dimezzato.<\/em><\/p>\n<p>Chiss\u00e0 perch\u00e9 pensavo ai quei pappagallini cosiddetti <em>inseparabili<\/em>, quelli che devono essere comprati in coppia e se uno dei due muore anche l\u2019altro si lascia morire.<br \/>\nO almeno cos\u00ec dicono.<\/p>\n<p><em>&#8211; Quando me ne andr\u00f2, non ti lasciar morire, mi raccomando<\/em>, scrissi a Giulia sorridendo, senza sapere il resto.<\/p>\n<p>Eran tempi, quelli, che ancora ero certo me ne sarei andato.<br \/>\nDa qualche parte, altrove anch\u2019io, per una volta.<\/p>\n<h2>La fine del mondo<\/h2>\n<p>Poi invece alzarsi, pisciare e andare s\u00ec, ma solo in cucina.<br \/>\nE trovare, su ogni canale, la fine del mondo.<\/p>\n<p>Non \u00e8 questa gran cosa, la fine del mondo.<br \/>\nDura troppo.<br \/>\nSi perde, andando oltre, quell&#8217;attimo in cui potrebbe riuscire davvero a farti paura.<\/p>\n<p>Ma non \u00e8 qui, il punto.<br \/>\n<em>Non \u00e8 mai qui, il punto<\/em>.<br \/>\nDovunque sia <em>qui<\/em>.<\/p>\n<h2>Reunion<\/h2>\n<p>\u00c9 che son passati sette anni abbondanti.<br \/>\nE rivederli oggi \u2013 ora &#8211; fa l&#8217;effetto di uno scherzo della memoria.<br \/>\nDi un riflesso sbagliato sulla retina.<br \/>\nDi un fantasma dentro una fotografia.<\/p>\n<p>Sette anni si vedono.<br \/>\nSi vedono sulle facce.<br \/>\nSulle sfumature grigie dei capelli di <strong>Vittoria<\/strong>.<br \/>\nSulle guance scavate e complicate dalla barba di tre giorni di <strong>Egle<\/strong>.<\/p>\n<p>Non mi \u00e8 mai piaciuta la parola <em>reunion<\/em>.<br \/>\nPuzza di stantio solo ad ascoltarla.<br \/>\nMa questo assomiglia pi\u00f9 a un risveglio da un torpore autoindotto.<br \/>\nUno che si guarda allo specchio e si chiede a voce alta <em>dove eravamo rimasti?<\/em>, cercando di indovinare tra le rughe nuove tutto quello che \u00e8 successo nel frattempo.<\/p>\n<p>Fa il rumore di un nastro che si riavvolge e poi inciampa un paio di volte prima di ripartire a stento.<br \/>\nHa i colori appannati dei ricordi pi\u00f9 insistenti.<br \/>\nParticolari insignificanti in un puzzle pieno di buchi.<\/p>\n<h2>Dei Pezzi<\/h2>\n<p>E anche di Giulia, come per tutti i puzzle che si rispettino (che poi altro non sono che quelli iniziati e mai finiti), ogni tanto ritrovo dei pezzi.<\/p>\n<p>Come tre righe su un forum di un sito di recensioni musicali e non solo, che andava molto di moda una decina di anni fa e ora sta l\u00ec annoiato come un vecchio, stanco di raccontarsi ai suoi quattro visitatori mensili attuali.<\/p>\n<p>Tre righe che parlano di me, ma indirettamente, attraverso la descrizione di un disco colpevolmente sottovalutato: <em>For the Masses<\/em>, una roba che non se l&#8217;\u00e8 mai filata nessuno, n\u00e8 allora, n\u00e8 poi.<\/p>\n<p>O un CD masterizzato con la sua calligrafia sopra, precisa e bella come quasi stampata.<br \/>\nChe dopotutto eran gli albori della <a href=\"http:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/blog\/i-diari-della-pirateria\/\" title=\"leggi i diari della pirateria\">pirateria<\/a> e anche nell&#8217;illegalit\u00e0 l&#8217;occhio voleva ancora la sua parte.<br \/>\nO almeno un po&#8217; d&#8217;attenzione e di cura.<\/p>\n<p>S\u00ec, perch\u00e8 l&#8217;ultimo pezzo che mi \u00e8 capitato in mano, di Giulia, \u00e8 stata proprio la sua matita per gli occhi.<br \/>\nNera.<br \/>\nUn mozzicone quasi spuntato, come l&#8217;avanzo di un trucco riuscito male, di quelli che invece del rossetto ti ci lascian l&#8217;amaro, in bocca: di quelli che il coniglio, dal cilindro, ci esce direttamente in umido, e non fa pi\u00f9 nessuna tenerezza.<br \/>\nAl massimo un po&#8217; di appetito.<\/p>\n<p>L&#8217;ho ritrovata qualche anno fa, quella matita nera, quando ho venduto la vecchia <strong>Volkswagen Polo<\/strong>, mentre ero intento in quella forma di difesa imprescindibile nel momento in cui abbandoni la strada vecchia per la nuova: raccogliere tutte le briciole di pane che hai lasciato dietro di te.<\/p>\n<p>Come Pollicino, quello della favola, ma pi\u00f9 triste.<\/p>\n<p>Stavo svuotando la macchina da dieci anni di memoria, prima di lasciarla nelle mani di qualcuno che l&#8217;avrebbe ridotta a un cubo di lamiera informe, o, nella migliore delle ipotesi, spedita in Romania per spacciarla come quasi nuova, quando da sotto un tappetino \u00e8 uscito quel ricordo di eye-liner molto dark.<\/p>\n<p class=\"interlude\">(e dico dark per dire un qualcosa come una canzone dei Depeche Mode suonata dai Cure dentro una Polo nera che si inventa la vita in un&#8217;autostrada appeninica rimasta impressa nell&#8217;immaginario collettivo soltanto per i notiziari di Onda Verde sulla situazione del traffico)<\/p>\n<p>Allora mi \u00e8 venuto da sorridere, nonostante tutto.<br \/>\nE ho pensato che la macchina \u00e8 femmina, e vuole anche lei la sua dose di civetteria, almeno per conto terzi. Che alla fine era meglio lasciarcela, quella matita per gli occhi, invece di appoggiarla insieme a tutto il resto su un altarino di rimpianti davanti al quale inginocchiarsi e dimenticare. Che magari l&#8217;avrebbe trovata qualcuno, altrove.<\/p>\n<p class=\"interlude\">(in un qualunque altrove: fosse stato il cortile di uno sfasciacarrozze o il garage di un operaio di Bucarest non avrebbe fatto differenza)<\/p>\n<p>E quel qualcuno forse avrebbe perso un attimo, almeno un battito di ciglia, a inventarci su una storia.<br \/>\nNon conta quale.<br \/>\n<em>Non conta mai<\/em>.<\/p>\n<h2>Un rituale<\/h2>\n<p>E allora rivederli oggi -ora- con le braccia tese aggrappate alla transenna della prima fila, fredda come l&#8217;inverno, dentro un locale inspiegabilmente familiare per esser parte di questa citt\u00e0 che ancora non conosco e non ho imparato ad amare, \u00e8 straniante come il silenzio religioso che avvolge ogni intermezzo tra una canzone e l&#8217;altra e sfuma i contorni del fiato che si condensa appena fuori dalle labbra, almeno fin quando non rimane solo la luce elettrica, <em>a confinare la notte fuori dalle vetrate<\/em>.<\/p>\n<p>Assomiglia a un rituale.<br \/>\nE son contento, perch\u00e8 i rituali son la cosa che mi manca di pi\u00f9.<\/p>\n<p>Per\u00f2 \u00e8 una roba difficile.<br \/>\nSpaventata e impaziente.<br \/>\nDolcemente dolorosa.<br \/>\nUna roba che puoi completare solo con la nostalgia.<\/p>\n<p>Perch\u00e8, come dice Mim\u00ec, <em>dimenticare \u00e8 un bene<\/em>.<\/p>\n<blockquote><p>Ma anche no.<\/p><\/blockquote>\n<p style=\"text-align: center;\"><i class=\"fa fa-chevron-down\"><\/i><\/p>\n<blockquote class=\"quoteConversation\"><p>Appenninca parla di un concerto che inizia la sera della fine del mondo e finisce sette anni dopo e lo fa raccontando una traversata, cadenzata sul ritmo di un disco troppo presto dimenticato, ma lasciando sospesa un&#8217;amicizia, tra i suoi trucchi e i suoi rituali. In poche parole parla di ricordi, perch\u00e8 l&#8217;autore non sa smettere, di perder tempo a ricordare.<cite class=\"citeConversation\">meiweb.it<\/cite><\/p><\/blockquote>\n<div class=\"color-box-small-text\"><strong>Questo racconto ha permesso a Spineless di vincere il concorso <em>Quaderni Rock<\/em>, indetto dal <em>MEI Meeting delle Etichette Indipendenti<\/em> nel 2009 ed \u00e8 stato successivamente pubblicato sul <em>Mucchio Selvaggio<\/em>. <\/p>\n<p>Domenica 29 novembre, alle ore 18:50, presso il Centro Fieristico di Faenza &#8211; Tenda D &#8211; si \u00e8 presentato un tizio smunto, timido nelle sue occhiaie, sostenendo di essere lo stesso Spineless in carne (poca) e ossa (tante): tra il disappunto e la delusione dei presenti, ha bofonchiato due parole di ringraziamento, ha ritirato il premio dalle mani di <a style=\"color: #fff;\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/John_Vignola\" target=\"_blank\" title=\"non sai chi \u00e8 John Vignola? Vergogna!\">John Vignola<\/a> ed \u00e8 scomparso cos\u00ec come era venuto. <\/p>\n<p>C&#8217;erano almeno un centinaio di testimoni in sala, ma nessuno \u00e8 disposto a giurare che le cose siano andate effettivamente cos\u00ec.<\/strong><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un concerto che inizia la sera della fine del mondo e finisce sette anni dopo. Una traversata, cadenzata sul ritmo di un disco troppo presto dimenticato. Un&#8217;amicizia sospesa, tra i suoi trucchi e i suoi rituali. 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