{"id":282,"date":"2013-07-26T00:54:34","date_gmt":"2013-07-25T22:54:34","guid":{"rendered":"http:\/\/radiospin.org\/rtsc\/?p=282"},"modified":"2017-07-17T12:16:34","modified_gmt":"2017-07-17T10:16:34","slug":"i-diari-della-pirateria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/storie\/i-diari-della-pirateria\/","title":{"rendered":"I diari della pirateria"},"content":{"rendered":"<h2>Un magistrale Justin Timberlake<\/h2>\n<p>\u00c8 stato camminando lungo il marciapiede di Corso Buenos Aires che ho capito tutta in una volta l\u2019inesauribile pochezza del mondo in cui ci siam finiti dentro. Uscito dal cinema Arcobaleno, appena svoltato l\u2019angolo con <a href=\"https:\/\/maps.google.it\/maps?q=Arcobaleno+Film+Center,+Viale+Tunisia,+11,+20124+Milan,+Province+of+Milan&#038;fb=1&#038;gl=it&#038;hq=Arcobaleno+Film+Center,&#038;hnear=0x4786c6c702e5b493:0xbd8c9489ec7bfe87,Viale+Tunisia,+11,+I-20124+Milano&#038;cid=0,0,7570526684959918703&#038;t=m&#038;z=16&#038;iwloc=A\" target=\"_blank\" title=\"vai al cinema in viale Tunisia: ci danno i film belli!\">viale Tunisia<\/a>, in una tarda serata di mezza primavera, con ancora negli occhi la locandina di quella roba mediocre che avevo appena visto controvoglia: ho infilato le mani in tasca, intrecciando tra indice e medio il cavo dell\u2019iPod fino ad arrivare alla forma tondeggiante dell\u2019auricolare, prima di iniziare a scendere le scale verso la metropolitana e finalmente ho avuto chiare le parole necessarie per narrare sinteticamente questi tempi cos\u00ec poveri che ci \u00e8 toccato in sorte di vivere.<\/p>\n<p>Premuto <strong>PLAY<\/strong>, pi\u00f9 o meno, suonavano cos\u00ec:<\/p>\n<blockquote><p>triste \u00e8 l\u2019epoca in cui l\u2019inventore di Napster viene relegato in un ruolo di secondo piano dentro un film per ragazzini sull\u2019inventore di Facebook.<\/p><\/blockquote>\n<h2>Quelli che non si dimentica<\/h2>\n<p>Perch\u00e8 c\u2019\u00e8 da dire che noi siam quelli che non si dimentica.<br \/>\nNoi siam come quelli tipo mio nonno che han fatto la fame in tempo di guerra e che ora, anche se da mangiare ce n\u2019\u00e8 in abbondanza, non si butta via nulla.<br \/>\n\u00c8 quasi offensivo, sotto un certo punto di vista, per noi che siam quelli che han visto nascere crescere e morire (e anche resuscitare, a modo suo) <strong>Gnutella<\/strong> nel giro una sola, convulsa giornata, sentir te, adesso, che ci vieni a dir di pirateria.<br \/>\nPensarci bene, \u00e8 uguale: proprio come quelli tipo mio nonno che han vissuto la ritirata tedesca lungo la Linea Gotica e ora gli tocca ascoltar te (sempre te, s\u00ec) che parli della grande destra moderata.<\/p>\n<p>Noi sarei io.<br \/>\nE quegli altri tre o quattro che ancora si ricordano com\u2019era fatto il logo di <strong>Audiogalaxy<\/strong>.<\/p>\n<h2>Virtual Sex<\/h2>\n<p>Io me lo ricordo ancora oggi.<br \/>\nOggi che, alle soglie della pensione, apro il mio <strong>iTunes<\/strong> e leggo in fondo: <em>16299 canzoni<\/em>, equivalenti a quasi 50 giorni di musica se ascoltate tutte di fila. E son solo quelle dell\u2019hard-disk dedicato a quest\u2019ultimo, sbiadito quadriennio milanese.<br \/>\nAncora oggi che se devo ascoltare un pezzo ci metto meno a scaricarlo sul desktop piuttosto che ad alzarmi, cercare il CD, aprirlo e metterlo nello stereo. Oggi che lo stereo nemmeno ce l\u2019ha pi\u00f9, il lettore CD: ci infili dentro direttamente una chiavetta USB, oggi. Oggi che nemmeno ce l\u2019hai pi\u00f9, lo stereo proprio, dico: apri il tuo macbook acquistato a rate e la prima schermata che ti compare \u00e8 quella di <strong>Spotify<\/strong>, a suggerirti caldamente di ascoltare <em>L\u2019Estate Enigmistica<\/em> dei Baustelle perch\u00e8 l\u2019ha sentita dieci minuti fa un tuo contatto di Facebook che sinceramente non sai chi sia.<\/p>\n<p>Ancora oggi io me lo ricordo, il mio primo mp3.<br \/>\nEra <em>One<\/em>, dei Filter.<br \/>\nChe uno pensa, il primo mp3 \u00e8 una roba importante, avr\u00e0 scaricato un pezzo dei Led Zeppelin, una canzone dei Pink Floyd, o che ne so, qualcosa dei Pearl Jam, dei Nirvana, dei Metallica. Un pezzone della madonna. O almeno un grande classico di Madonna. Sempre avuto gran rispetto io, di Madonna. Della madonna, meno, invece: ma quello \u00e8 un altro discorso, poverina. Invece no: <em>One<\/em> dei Filter.<br \/>\nE allora subito che uno dice eccolo l\u00ec che vuol far l\u2019alternativo dei miei coglioni, il lurido indiependente del bit, il radical-chic a banda (quasi) larga: quello che lui no, mica il Led Zeppelin i Pink Floyd o Madonna, no, lui il primo mp3 scaricava un pezzo dei Filter cos\u00ec di nicchia che lo conoscevano solo lui e il cantante dei Filter.<br \/>\nAnche se lui a volte quando era ubriaco capitava che si dimenticava il testo.<br \/>\nIl cantante, dico.<\/p>\n<p>No.<br \/>\n\u00c8 che c\u2019era solo quello.<br \/>\nEran tempi magri, sperimentali, quelli che se vuoi proprio chiamarla pirateria, allora era la <em>pirateria-beta<\/em>: non potevi permetterti di scaricare quello che volevi te, non c\u2019era la ricerca per artista, o per album. Era pi\u00f9 una pesca a strascico in cui tiravi su un po\u2019 di tutto e poi facevi una selezione a posteriori: buttavi a malincuore la maggior parte della merda e tenevi il resto tappandoti un po\u2019 il naso. E allora se un tizio di Denver metteva sul suo spazio condiviso <em>One<\/em> dei Filter te scaricavi <em>One<\/em> dei Filter. E solo in seguito, dopo il decimo ascolto consecutivo, dicevi che culo: gran pezzo.<\/p>\n<p>E allora s\u00ec: me lo ricordo ancora oggi, io, il mio primo mp3.<br \/>\n<em>One<\/em> dei Filter, quella canzone un po\u2019 cos\u00ec, un po\u2019 sussurrata e un po\u2019 urlata, per dire che non ci sono santi: l\u2019uno \u00e8 il numero pi\u00f9 solo di tutti, anche pi\u00f9 solo del due. Che messa cos\u00ec, a quindici anni di distanza, pare una banale idiozia.<br \/>\nE invece.<br \/>\nInvece cos\u00ec, a quindici anni di distanza, ti guardi dentro l\u2019unico specchio che si possono permettere questi quattro metri quadrati di affitto sprecato, ti conti un po\u2019 e capisci che arrivar a due \u00e8 veramente complicato, da soli.<\/p>\n<p>Il primo mp3 e il battito del cuore leggermente accelerato mentre la barra del download si riempiva progressivamente (dove <em>progressivamente<\/em> \u00e8 un termine che qui non ha niente a che vedere con un qualsiasi concetto di velocit\u00e0 ma \u00e8 solo un\u2019illusione ottica lunga ore), me lo ricordo ancora oggi. Il futuro davanti, un mondo nuovo che si apre, un oggetto alieno che atterra sul tuo desktop per dirti che la tua vita sta cambiando.<br \/>\nIl primo mp3 \u00e8 come il primo bacio: non si scorda mai. E io lo posso dire. Io che sulla chat di Napster c\u2019ho pure trovato una fidanzata.<br \/>\nIl primo mp3 \u00e8 euforia, incognita, paura di star facendolo nel modo sbagliato.<br \/>\nIl primo mp3 \u00e8 come perdere la verginit\u00e0. E io lo posso dire. Io che per le cose importanti ho sempre aspettato il momento giusto. Io che ho perso la verginit\u00e0 solo dopo aver scaricato il mio primo mp3.<\/p>\n<p>Lo stesso giorno, <em>per festeggiare<\/em>.<\/p>\n<h2>\u00c8 meglio se cambiamo discorso<\/h2>\n<p>Anche il primo disco, me lo ricordo ancora oggi.<br \/>\nIl primo disco scaricato interamente da internet, una traccia dopo l\u2019altra, mp3 dopo mp3. Era quel disco bianco sporco, o forse sarebbe meglio dire grigio pallido.<br \/>\nCredo dipenda dal punto di vista: immagino ci passi in mezzo la stessa differenza che sta fra il famoso bicchiere mezzo pieno e quello (altrettanto famoso ma meno apprezzato) mezzo vuoto.<br \/>\nQuindi cambiamo prospettiva e diciamo: <em>quel disco meraviglioso<\/em>.<\/p>\n<p><em>Is This Desire?<\/em> di PJ Harvey.<br \/>\nEra un disco con un punto interrogativo, che pu\u00f2 sembrare un particolare insignificante, ora a quindici anni di distanza, messa cos\u00ec.<br \/>\nE invece.<br \/>\nInvece cos\u00ec, a quindici anni di distanza, ti guardi allo specchio e l\u2019unica cosa che vedi \u00e8 proprio un punto interrogativo, magro, allungato, con quel che resta di un ricciolo in testa e un bel pallino incatenato ai piedi: il primo punto interrogativo con le occhiaie della storia della letteratura, fermo, immobile, piantato a terra da una gravit\u00e0 imposta come gli schiavi dell\u2019Alabama ai tempi di quello spilungone di Abramo Lincoln, pace all\u2019anima sua.<\/p>\n<p>Ci misi quasi due settimane: due settimane di notti insonni, che dalle 20 alle 8 la connessione flat di Tiscali, gentilmente fornita a un prezzo per i tempi esorbitante dalla regione autonoma Sardegna al retrogrado mondo peninsulare, costava meno e andava un pochino pi\u00f9 veloce, anche se le ventole di un Pentium di fine anni \u201990 non eran meno rumorose dei motori di un Boeing 747 e poi la mattina dopo quelli del piano di sotto ci venivano a chiedere se fosse possibile, gentilmente, non far partire la lavatrice con centrifuga dopo cena, tutte le sere.<br \/>\nAncora oggi, me la ricordo, l\u2019emozione di scrivere il titolo sul CD ancora caldo di masterizzazione 2x, l\u2019odore del pennarello indelebile, l\u2019abbondante mezza cartuccia di inchiostro consumata per stamparne, se non proprio a colori, apprezzabilmente scolorita, la copertina.<br \/>\nDi un disco che avevo gi\u00e0 in cassetta, originale.<br \/>\nDi un disco che di l\u00ec a poco avrei comprato in CD, originale.<br \/>\nDi una donna che qualche estate dopo avrei fatto 500km (8 ore, pi\u00f9 200 mila lire di viaggio, pi\u00f9 40 di biglietto, pi\u00f9 8 di piazzola in un campeggio in riva al mare, davanti all\u2019unica alba decente che sia mai riuscito a vedere specchiarsi sull\u2019Adriatico), andata e ritorno, per andare ad ascoltare live a Fano.<\/p>\n<p>\u00c8 questo che intendo quando mi parli di pirateria musicale, di crisi del mercato discografico, di propriet\u00e0 intellettuale, e io ti dico che <em>\u00e8 meglio se cambiamo discorso<\/em>.<\/p>\n<h2>Io ancora ogni tanto c&#8217;ho gli incubi<\/h2>\n<p>Quell\u2019mp3 era sicuramente codificato male, massimo 128kbps quando si era fortunati, probabilmente era tagliato a met\u00e0, o con un ronzio fisso in sottofondo, forse addirittura era una proprio una canzone diversa da quella che era scritta sul file che stavi scaricando.<br \/>\nMa non importava.<br \/>\nQuando quell\u2019mp3 l\u00ec, dopo tre o quattro ore che era in download e la percentuale era al 98% a volte anche al 99%. Ecco, quando al 99,9% il download all\u2019improvviso si interrompeva. Saltava la linea, qualcuno di l\u00e0 alzava il telefono, crashava Windows sopraffatto dal sadismo della legge di Murphy applicata all\u2019informatica (detta anche <em>legge di Gates<\/em>).<br \/>\nNon importava.<br \/>\nQuello, in quel momento, era il momento pi\u00f9 brutto della tua vita.<\/p>\n<p>E io lo posso dire.<br \/>\nIo che i brutti momenti li colleziono in una teca appoggiata alla parete di camera, inchiodati l\u00ec da un ricordo a testa, come farfalle morte su un piano ricoperto di velluto rosso e schiacciate da un vetro la cui pesantezza non si vede ma si sente, eccome se si sente. Io che poi tutto ci\u00f2 lo uso per circuire le ragazze, e invitarle su da me: dai, vieni a vedere la mia collezione di brutti ricordi,<\/p>\n<blockquote><p>e cerca di non essere te, il prossimo.<\/p><\/blockquote>\n<p>Funziona sempre.<br \/>\nDopotutto, da che mondo e mondo, si sa: la compassione (o, nella migliore ipotesi, il senso di colpa) \u00e8 la spinta alla base di buona parte dei rapporti sentimentali.<\/p>\n<h2>Il mondo prima dell&#8217;ISDN<\/h2>\n<p>E allora non mi chiedere oggi.<br \/>\nOggi, che non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 nulla da toccare, oggi che tutto \u00e8 immediato nel suo essere virtuale, oggi che anche i porno lo guardi in streaming, invece che conservarli poeticamente dentro un pila di DVD con su scritto <em>MatLab Libraries R 9.1<\/em>. Se non direttamente, appena sfornati, sullo smartphone della tua compagna di classe, durante l\u2019ora di religione.<br \/>\nNon mi chiedere oggi cosa rimane di quell\u2019era di partigiani di <strong>WinAmp<\/strong>, di abbordaggi timidi e emozionati ai server olandesi di <strong>eDonkey<\/strong>, di scambi clandestini di musica sudata a turno, sotto i lampioni intermittenti di piccoli parcheggi di periferia, sacro rituale propiziatorio prima dell\u2019ennesimo, solito sabato sera.<\/p>\n<p>Nulla, rimane.<br \/>\nSe non un migliaio di CD masterizzati magicamente in equlibrio gli uni sopra gli altri ed equamente divisi in tre torri alte due metri, che mia nonna non si sa grazie all\u2019attenzione di quali santi \u00e8 sempre riuscita miracolosamente a non far crollare, nella sua lotta ormai sempre meno quotidiana, sempre meno convinta, sempre meno consapevole, contro la polvere e il tempo, dentro una camera in cui non vivo pi\u00f9 da anni.<br \/>\nLo scontrino dell\u2019EsseDi, a incarnare il ricordo dei soldi messi da parte per il tanto agognato modem a 56k uscito dalla sua scatola orgogliosamente marcata US Robotics con il piglio del protagonista solo per scoprire che linea Telecom pre-rivoluzione industriale di casa mia, installata probabilmente ai tempi Antonio Meucci e poi rosicchiata con costanza certosina nei secoli dei secoli da teneri topini nerd di campagna (si sospetta la regia occulta di Alexander Graham Bell, ma non ci sono prove effettive al riguardo), non riusciva a trasferire dati a pi\u00f9 di 14k.<br \/>\nE ancora quei giganteschi mp3 da 3.2 megabyte che gridavano sullo schermo Sony 200SX Multiscan Trinitron 17\u2033 (gioiellino di robusta tecnologia giapponese a tubo catodico, uniformemente distribuita su un peso 32kg di solida energia elettrostatica): tempo rimanente 7,2 ore. L\u2019uno.<\/p>\n<p>E poi mia madre che doveva telefonare all\u2019ospedale, per sapere i risultati delle analisi, e dalla cucina, con la mano magra appoggiata stanca sulla cornetta, mi gridava:<\/p>\n<blockquote><p>te lo buco, quel computer.<\/p><\/blockquote>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Elogio della pirateria digitale, emozioni a 128k e sharing di ricordi a banda stretta: per tutti quelli che non dimenticano il mondo prima dell\u2019ISDN.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":283,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[1512],"tags":[73,30,74,72],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v18.7 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>I diari della pirateria: ricordi partigiani a banda stretta<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Elogio della pirateria digitale, emozioni a 128k e sharing di ricordi a banda stretta: per tutti quelli che non dimenticano il mondo prima dell\u2019ISDN.\" \/>\n<meta name=\"robots\" content=\"noindex, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"I diari della pirateria: ricordi partigiani a banda stretta\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"Elogio della pirateria digitale, emozioni a 128k e sharing di ricordi a banda stretta: per tutti quelli che non dimenticano il mondo prima dell\u2019ISDN.\" \/>\n<meta property=\"og:url\" content=\"http:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/storie\/i-diari-della-pirateria\/\" \/>\n<meta property=\"og:site_name\" content=\"Random Talks of Senseless Confidence\" \/>\n<meta property=\"article:publisher\" content=\"https:\/\/www.facebook.com\/spineless.laugh\" \/>\n<meta property=\"article:author\" content=\"https:\/\/www.facebook.com\/spineless.laugh\" \/>\n<meta property=\"article:published_time\" content=\"2013-07-25T22:54:34+00:00\" \/>\n<meta property=\"article:modified_time\" content=\"2017-07-17T10:16:34+00:00\" \/>\n<meta property=\"og:image\" content=\"http:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/napster-wall.jpg\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:width\" content=\"1600\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:height\" content=\"1200\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:type\" content=\"image\/jpeg\" \/>\n<meta name=\"twitter:card\" content=\"summary_large_image\" \/>\n<meta name=\"twitter:creator\" content=\"@spineless_laugh\" \/>\n<meta name=\"twitter:site\" content=\"@spineless_laugh\" \/>\n<meta name=\"twitter:label1\" content=\"Scritto da\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data1\" content=\"Spineless Laugh\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:label2\" content=\"Tempo di lettura stimato\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data2\" content=\"10 minuti\" \/>\n<script type=\"application\/ld+json\" class=\"yoast-schema-graph\">{\"@context\":\"https:\/\/schema.org\",\"@graph\":[{\"@type\":\"WebSite\",\"@id\":\"https:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/#website\",\"url\":\"https:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/\",\"name\":\"Random Talks of Senseless Confidence\",\"description\":\"il 33esimo (e ultimo) blog di Spineless\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"SearchAction\",\"target\":{\"@type\":\"EntryPoint\",\"urlTemplate\":\"https:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/?s={search_term_string}\"},\"query-input\":\"required name=search_term_string\"}],\"inLanguage\":\"it-IT\"},{\"@type\":\"ImageObject\",\"inLanguage\":\"it-IT\",\"@id\":\"http:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/storie\/i-diari-della-pirateria\/#primaryimage\",\"url\":\"https:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/napster-wall.jpg\",\"contentUrl\":\"https:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/napster-wall.jpg\",\"width\":1600,\"height\":1200,\"caption\":\"Napster wall - 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Nel senso che di mestiere rimpiange. Rimpiange il comunismo, il grunge, le camicie di flanella, le Dr. Martens a ottantamila lire e il momento d'oro del porno americano di fine anni '90. Personalmente ha qualcosa a che fare con i Radiohead. Nel senso che c'ha tutti i loro dischi. Nel senso che glieli ha rubati, una mattina piovosa, dieci anni fa, durante una vacanza-studio a Oxford organizzata dalla sezione del partito. 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