{"id":3710,"date":"2008-02-09T03:43:59","date_gmt":"2008-02-09T02:43:59","guid":{"rendered":"http:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/?p=3710"},"modified":"2018-07-29T17:28:47","modified_gmt":"2018-07-29T15:28:47","slug":"febbraio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/storie\/febbraio\/","title":{"rendered":"Febbraio"},"content":{"rendered":"<blockquote class=\"quoteConversation\"><p>forse volevo partire, o solo sognare che arrivasse qualcuno<cite class=\"citeConversation\">Stefano Benni<\/cite><\/p><\/blockquote>\n<p>Cara te,<br \/>\noggi comincia Febbraio. <\/p>\n<p>Non che questo sia di una qualche importanza, visto che i mesi non son come certe cose, che prima le inizi e prima finiscono: i mesi no, loro c\u2019hanno un giorno ben preciso per dire quando iniziano, e poi un giorno ben preciso (un altro, per la precisione) per raccontarti quando finiscono. E non ci sono santi, non si schiodano da l\u00ec, bastardi conservatori reazionari come sono, i mesi.<\/p>\n<p>Io, giuro, c\u2019avevo provato qualche tempo fa: avevo fatto richiesta, su all\u2019ufficio del piano di sopra, di avere i giorni (e conseguentemente i mesi) a tasso variabile. Ovvero i giorni (e conseguentemente i mesi) che decidevi te quanto dovevano durare: ti svegliavi la mattina, ti guardavi intorno, aggiustavi il bordo del lenzuolo sul profilo di lei<\/p>\n<p class=\"interlude\">(oppure aggiustavi il profilo del lenzuolo sul bordo di un niente, l\u2019alternativa dipendeva strettamente dal tuo stato coniugale)<\/p>\n<p>poi controllavi in che posizione eran rimasti i vestiti della sera prima, o quale taglio aveva scelto stamani il filo di luce che penetrava dalle serrande. E in base a quello decidevi: un\u2019ora, due ore, trenta ore, tre giorni.<\/p>\n<p>S\u00ec, nella mia bozza di proposta era previsto che avresti potuto scegliere anche dei giorni lunghi tre giorni, o mille giorni, o anche farli finire subito, i giorni, non c\u2019eran limiti alla creativit\u00e0.<\/p>\n<p>Mi pareva una buona idea, non credi?<br \/>\nA me s\u00ec, mi pareva una buona idea.<br \/>\nMa per ora non ho avuto risposta.<\/p>\n<blockquote class=\"quoteConversation\"><p>eh, sai: siamo un po&#8217; indietro con l&#8217;evasione delle richieste. Oggi serviamo il numero tredici milioni e duecentosessantamila quattrocento sessantacinque. Ho fatto un etto e mezzo, che faccio? Lascio?<cite class=\"citeConversation\">Dio Onnipotente<\/cite><\/p><\/blockquote>\n<p>Oggi comincia febbraio, cara te.<\/p>\n<p>\u00c8 un mese strano febbraio, un mese che va di corsa, l\u2019unico mese che sa quando inizia ma non sempre sa quando finisce.<\/p>\n<p>Pare che sia il mese in cui le statistiche forniscono i picchi pi\u00f9 alti di suicidi, chiss\u00e0 perch\u00e8 poi. Forse quel paio di giorni mancanti all\u2019appello rispetto al solito ti mettono addosso una specie di fretta di chiederle subito, le faccende.<\/p>\n<p>E allora s\u00ec, comincia febbraio, quelli che si vogliono ammazzare si stanno gi\u00e0 muovendo con i primi preparativi, e se saremo fortunati avremo anche la neve. O almeno cos\u00ec hanno detto quelli della televisione.<br \/>\nMa non \u00e8 di questo che voglio parlarti.<\/p>\n<p>\u00c8 che me ne vado.<br \/>\nS\u00ec, insomma.<br \/>\nSar\u00e0 che ormai ho aspettato cos\u00ec tanto che non mi ricordo pi\u00f9 cosa stavo aspettando, e mi dicono che quello \u00e8 il segnale esatto che \u00e8 il momento di smettere di aspettare, o almeno, se proprio non ne siamo capaci, di andare ad aspettare da un\u2019altra parte. Sar\u00e0 che la prima volta che ti ho vista mi avevi regalato quel filo colorato da portare al polso, di quelli che si comprano per strada e si esprime un desiderio che vorremmo si avverasse quando si spezzer\u00e0, e io invece l\u2019ho indossato desiderando che non si spezzasse mai: non so, magari non ne ho ben capito il funzionamento e ho <em>desiderato al contrario,<\/em> ci voleva il libretto delle istruzioni, forse.<\/p>\n<p><em>Sar\u00e0 che non c\u2019\u00e8 il mare a Praga.<\/em><br \/>\nProbabile che faccia un salto a controllare, ora che avr\u00f2 pi\u00f9 tempo.<br \/>\nPoi magari ritorno, per\u00f2.<br \/>\nNon si pu\u00f2 mai dire.<\/p>\n<p class=\"interlude\">(che quando si parte l\u2019unico trucco che funziona \u00e8 lasciarsi dietro una scusa per tornare: e questo \u00e8 tutto ci\u00f2 che ho imparato sull\u2019andare)<\/p>\n<p>Dicevo: <em>vado.<\/em><br \/>\nProprio oggi che comincia febbraio.<\/p>\n<p>Se tu fossi qui non mi chiederesti nemmeno perch\u00e8 proprio oggi: lo sai che mi piacciono le date facili da ricordare, dal momento che tutto il resto, tutto quello che viene dopo, prima o poi, si dimentica. Non ho grosse pretese al riguardo: sai meglio di me con con i desideri e i ricordi ho sempre fatto dei pasticci memorabili. \u00c8 che quasi sempre tendo a confonderli o, peggio, a <em>identificarli.<\/em><\/p>\n<p>O peggio ancora: a innamorarmene.<\/p>\n<p>E invece stare in equilibrio in mezzo alle persone, starci anche nel ricordo, anzi, resistere soprattutto l\u00ec, nella testa e nella memoria, \u00e8 una faccenda da grandi chef. Mica gente come me, che in cucina ha sempre improvvisato: magari anche con risultati apprezzabili<\/p>\n<p class=\"interlude\">(che dopotutto pararsi il culo con un po\u2019 di naso e un paio di etti di fantasia in polvere non \u00e8 nemmeno difficile)<\/p>\n<p>senza mai per\u00f2 allontanarsi da una classica pentatonica, scala di profumi semplice e povera, ma mai coraggiosa per evidenti motivi strutturali, se capisci cosa intendo.<\/p>\n<p class=\"interlude\">(&#8220;con cinque note puoi farci quello che vuoi, ma sempre un numero limitato di quellochevuoi&#8221;, diceva ogni volta Steve, il mio amico di Detroit, malato terminale di free-jazz, quando mi veniva a trovare al Pistoia Blues)<\/p>\n<p class=\"interlude\">(che mica \u00e8 necessariamente un difetto eh, per dire: gli AC\/DC c\u2019hanno fatto una ventina di dischi, con la pentatonica)<\/p>\n<p class=\"interlude\">(&#8220;e si sente&#8221;, dice Steve)<\/p>\n<p>Chiss\u00e0 dove sei ora.<\/p>\n<p class=\"interlude\">(&#8220;chiss\u00e0 dove sei&#8221; \u00e8 l\u2019espressione meno indicata per tentare di rendere credibile un addio, come sta scritto a pagina 121 del secondo volume dell\u2019indimenticabile e indimenticata opera di Goffredo Tracciati, macchinista delle purtroppo indimenticate ma dimenticabili ferrovie dello stato di giorno, sublime scrittore a lume di candela di notte, &#8220;Millemila Modi per Abbandonare Qualcuno e un Semplice Trucco per Ritrovarlo&#8221;)<\/p>\n<p>Magari persa in mezzo al chiasso dentro un qualche carnevale, dove tutti fanno un gran casino.<br \/>\nallegro, ma pur sempre casino.<br \/>\nChe, gi\u00e0!<br \/>\nOggi comincia febbraio e ci siamo proprio sotto, al carnevale.<\/p>\n<blockquote class=\"quoteConversation\"><p>il carnevale \u00e8 un posto pieno di travestiti<cite class=\"citeConversation\">Nicola Zingarelli, vocabolario<\/cite><\/p><\/blockquote>\n<p>Io il carnevale \u00e8 una festa che mi \u00e8 sempre rimasta difficile. Difficile da capire prima ancora che da sentirmela addosso. Cos\u00ec difficile che spesso mi dimentico che arriva, e poi ci sbatto contro senza essermi preparato come avrei dovuto. Ci sbatto contro <em>senza aver studiato,<\/em> per capirsi.<br \/>\nE son dolori.<br \/>\nCome sempre, del resto, quando finisci addosso a qualcosa senza essere pronto, e poi ti tocca d\u2019imparare a convivere con un bernoccolo di dimensioni spropositate che appena lo sfiori vedi le stelle.<br \/>\nFilanti.<\/p>\n<p>A proposito.<br \/>\nCredo che stia per finire la carta.<br \/>\nL\u2019ultimo bloc-notes l\u2019ho sprecato per appuntarmi una frase che ha detto cinque minuti fa un tizio in una canzone dentro la radio.<\/p>\n<blockquote><p>I am all the days that you choose to ignore<\/p><\/blockquote>\n<p>L\u2019ho attaccato sul davanzale della finestra di fronte<\/p>\n<p class=\"interlude\">(la signora \u00e8 stata gentilissima, farmi entrare cos\u00ec, senza chiedere spiegazioni)<\/p>\n<p>in modo che quando ti affacci lo vedi: mi pareva carino ricordartela, quella cosa l\u00ec.<\/p>\n<p>Ma la carta dicevo, s\u00ec.<br \/>\nNiente.<br \/>\nNiente pi\u00f9 carta in giro, te la aggiungo alla lista della spesa che hai lasciato dentro il beauty-case, in bagno.<\/p>\n<p>Guarda come mi son ridotto, che ti sto scrivendo sopra quella camicetta bianca, quella che mi piaceva tanto, ti ricordi? Quella stretta in vita e un po\u2019 pi\u00f9 larga (grazie a dio) sul seno.<\/p>\n<p>Insomma te la sto scarabocchiando dall\u2019inizio alla fine, dal colletto alle maniche: non so se dopo far\u00e0 ancora la sua figura. Per\u00f2 \u00e8 bello questo effetto che le scritte poi si vedono anche in controluce.<br \/>\nPensa.<br \/>\nSe ci spari contro il proiettore finisce che quello che ti dico potresti leggertelo direttamente sul muro, comodamente seduta in poltrona.<br \/>\nCome al cinema.<\/p>\n<p>Ma che idee mi vegono.<br \/>\nScusa.<br \/>\nComunque ho quasi finito.<br \/>\nSenti, te la lascio, la camicia intendo, appesa al cactus, quello accanto al telefono, quello che il tuo pappagallo-fachiro ha deciso di viverci sopra. Gli ho detto di starsene buono, al pappagallo, di aspettare che tu torni. Perch\u00e8 sul fatto che tornerai \u2014 come disse No\u00e8 \u2014 <em>non ci piove.<\/em><\/p>\n<p>Lui, il pappagallo dico, per tutta risposta mi ha dedicato una filastrocca, abbastanza articolata per uno che vestito cos\u00ec giusto per carnevale pu\u00f2 sentirsi a suo agio, sull\u2019aria di quel mazzolin di fiori, quello che vien dalla montagna, immagino tu la conosca, almeno a grandi linee.<br \/>\nIn sostanza dice che sono uno stronzo.<br \/>\nNon so, pu\u00f2 darsi.<\/p>\n<p>Comunque io vado.<br \/>\nPoi, magari, ritorno.<br \/>\nMagari l\u2019ultimo giorno.<br \/>\nL\u2019ultimo giorno di carnevale, dico, di un carnevale qualsiasi, a fine serata.<br \/>\nA guardare il corso con quel che ne rimane, col tappeto umidiccio di coriandoli sfatti, le stelle filanti accasciate per terra nemmeno fossero stelle cadenti (o meglio, <em>cadute<\/em>) e tutta quella foschia postnucleare attorno, quella che i poeti ci srotolerebbero addosso una sfliza di versi e io invece rimango convinto che sian solo le esalazioni del propano delle bombolette di schiuma che i tredicenni si rovesciano addosso nell\u2019attesa di farne miglior uso quando gli spunter\u00e0 la barba. A guardare tutti quegli extracomunitari vestiti di arancione che puliscono in giro, che festeggiare si sa, stanca, e poi quando la festa finisce di rimanere a riordinare la casa non c\u2019ha voglia nessuno e allora meglio chiamare qualcuno che \u00e8 una vita che non festeggia, per fare il lavoro sporco. A guardare l\u2019ultima strega che piange seduta su una panchina, o il bat-man di turno che vomita ubriaco fradicio ma contento di non ricordarsi pi\u00f9 nemmeno di quale festa stavamo parlando, oppure a maledire quel leone ritardatario che mi sfreccia a un centimetro in bicicletta, cantando a squarciagola <em>Felicit\u00e0<\/em> di Albano e Romina.<\/p>\n<p>Io non lo so, cara te, il mondo come far\u00e0 a andare avanti, continuare a cantare <em>Felicit\u00e0<\/em> di Albano e Romina.<\/p>\n<p>Insomma vado.<br \/>\nPoi magari, per\u00f2, ritorno.<br \/>\nNon si pu\u00f2 mai dire.<br \/>\nL\u2019ultimo giorno, s\u2019intende.<br \/>\nChe tanto lo sai.<\/p>\n<blockquote><p>lo sai che me, pi\u00f9 delle cose in s\u00e8, mi piacciono i resti, delle cose.<\/p><\/blockquote>\n<!--[if lt IE 9]><script>document.createElement('audio');<\/script><![endif]-->\n<audio class=\"wp-audio-shortcode\" id=\"audio-3710-1\" preload=\"none\" style=\"width: 100%;\" controls=\"controls\"><source type=\"audio\/mpeg\" src=\"http:\/\/www.spinelesslaugh.com\/RTSC-files\/music\/all-i-need.mp3?_=1\" \/><a href=\"http:\/\/www.spinelesslaugh.com\/RTSC-files\/music\/all-i-need.mp3\">http:\/\/www.spinelesslaugh.com\/RTSC-files\/music\/all-i-need.mp3<\/a><\/audio>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quello che avanza di un carnevale fallito in partenza. 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