{"id":4415,"date":"2017-07-13T17:21:42","date_gmt":"2017-07-13T15:21:42","guid":{"rendered":"http:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/collaborazioni\/sopravvissuti-eddie-vedder-live-firenze-copy\/"},"modified":"2017-07-26T10:57:33","modified_gmt":"2017-07-26T08:57:33","slug":"broken-social-scene-hug-of-thunder","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/collaborazioni\/indiependente\/broken-social-scene-hug-of-thunder\/","title":{"rendered":"La rivoluzione dentro le piccole cose"},"content":{"rendered":"<div class=\"excerptBold\" style=\"border-top: none;\">Questa recensione \u00e8 stata scritta in esclusiva per LINDIEPENDENTE.IT ed \u00e8 comparsa per la prima volta sull&#8217;omonimo sito, dove fa ancora la sua porca figura. La riportiamo anche qui per questioni di vanagloria, completezza e perch\u00e8 Spineless \u00e8 come il maiale: non si butta via nulla. Ma soprattutto per non dimenticare, a perenne memoria di un disco che non \u00e8 propriamente nelle nostre corde ma di cui abbiamo bisogno sempre e comunque.<\/div>\n<h2>Amen<\/h2>\n<p>C\u2019\u00e8 stato un periodo in cui, dall\u2019altra parte dell\u2019oceano, i grattacieli diventavano macerie nell\u2019arco di mezza giornata e internet iniziava ad affermarsi come un modo nuovo ed estremamente efficace per tentare di veicolare la propria musica verso un pubblico pi\u00f9 vasto anche se eri notoriamente \u201cfuori dal giro\u201d. Ai tempi il giro in questione non comprendeva Toronto e il Canada in generale e parlare di una scena indie pi\u00f9 a nord di Chicago suonava ridicolo quasi quanto pensare a una skyline di Manhattan senza torri gemelle. I <strong>Broken Social Scene<\/strong> furono uno dei primi gruppi ad approfittare di quell\u2019online boom dell\u2019indie-rock <em>post-mySpace<\/em> e il file sharing impazzito dell\u2019epoca fin\u00ec per sbatterci in faccia il loro sound variegato, combattivo e romantico pi\u00f9 rapidamente di quello che forse avrebbe fatto un contratto \u2014 mai firmato \u2014  con una major.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.spin.com\/featured\/broken-social-scene-july-2017-cover-story\/\" target=\"_blank\" title=\"leggi la cover story di Spin da cui abbiamo copiato questa recensione!\">Qualcuno<\/a> ha scritto <\/p>\n<blockquote class=\"quoteConversation\"><p>their ambitious, cross-genre sound was bound together by an irrepressibly romantic spirit, embodying the noise and angst of a generation coming of age under the worst American president of a then-teenager\u2019s lifetime<cite class=\"citeConversation\">Spin, &#8220;Friends Forever&#8221;<\/cite><\/p><\/blockquote>\n<p>Ecco, non credo sia un caso (o comunque mi piace pensare che non lo sia) se la band canadese torna sulle scene \u2014 a sette anni dall\u2019ultima fatica discografica e dopo una lunga pausa che in molti avevano temuto facesse rima con \u201cscioglimento\u201d \u2014 proprio oggi, dove per \u201coggi\u201d intendo questo preciso momento storico, quando la situazione internazionale \u00e8 quella che \u00e8 e negli USA \u00e8 salito alla ribalta <a href=\"http:\/\/www.trumpshair.com\/\" target=\"_blank\" title=\"prova a metterti i capelli di Donald: so fashion!\">l\u2019unico personaggio<\/a> in grado di farci rimpiangere il buon vecchio G.W. Bush, giusto per ricordare a chi lo aveva definito <em>\u201cil peggior presidente degli Stati Uniti\u201d,<\/em> che al peggio non c\u2019\u00e8 mai fine.<\/p>\n<p>Amen.<\/p>\n<h2>Al contrario<\/h2>\n<p>Collettivo formato da pi\u00f9 di dieci membri <\/p>\n<p class=\"interlude\">(dodici? quindici? ho perso il conto \u2014 diciannove, credo, al netto di tutto il via-vai degli ultimi anni \u2014 approfitto della parentesi per dare il benvenuto a Ariel Engle, l\u2019ennesima new-entry, la cui voce per\u00f2 si \u00e8 subito adattata in maniera cos\u00ec naturale al suono dei compagni da farla sembrare parte della band da sempre, facendomi cos\u00ec, forse, sbagliare il calcolo \u2014 chiedo venia, nel caso)<\/p>\n<p>che in termini di avvicendamenti di formazione assomiglia pi\u00f9 a una comune degli anni Settanta che a una effettiva rock-band, i Broken Social Scene erano (sono) innanzitutto un gruppo affiatato di amici. Amici che negli anni hanno portato avanti con passione e perseveranza i loro lavori solisti e\/o paralleli \u2014 <strong>Metric<\/strong>, <strong>Stars<\/strong>, <strong>Feist<\/strong>, <strong>Do Make Say Think<\/strong>, <strong>The Dears<\/strong> and so on \u2014 fino ad arrivare singolarmente anche a un discreto successo, elevando cos\u00ec il progetto di partenza al bizzarro status di <em>supergruppo al contrario.<\/em><\/p>\n<p>Fatta questa premessa, non \u00e8 quindi difficile concordare su un dato di fatto: con una line-up cos\u00ec costantemente in rotazione e la proposta musicale variegata e difficilmente catalogabile a cui ci hanno da sempre abituati, la verit\u00e0 \u00e8 che non sai mai cosa bolle in pentola quando sta per uscire un nuovo album di Kevin Drew e soci. Almeno teoricamente, intendo. S\u00ec, perch\u00e9 \u2014 e penso di poter dire sia il caso di questo ultimo lavoro \u2014 tanta imprevedibilit\u00e0 a prescindere, pu\u00f2 risultare alla lunga <em>prevedibile.<\/em> Non che la cosa sia necessariamente un difetto: ci sono momenti in cui prendersi un attimo per respirare (<em>\u201ccertain times in our lives come to take up more space than others\u201d,<\/em> cantano nella title-track), facendo quello che sappiamo meglio fare lasciando in un angolo l\u2019ansia di stupire ad ogni costo, \u00e8 la soluzione migliore per rimettere insieme i pezzi e tirare le fila di un discorso che sembrava interrotto, o quantomeno impacciato. Ecco quindi che <em>Hug of Thunder<\/em> finisce \u2014 senza particolare imbarazzo \u2014 per essere esattamente il disco che ti aspetteresti dai Broken Social Scene dopo averne perso le tracce per cos\u00ec lungo tempo. Alterna episodi serrati e magniloquenti (che testimoniano ancora una volta come anche i cugini belli e famosi \u2014 ai pi\u00f9 noti come <strong>Arcade Fire<\/strong> \u2014 debbano loro non poco) alle loro classiche perle di pop orchestrato, senza farsi mancare ritornelli irresistibilmente <em>singalong,<\/em> ma  passando spesso attraverso confessioni pi\u00f9 intime in forma di piccole ballad oblique che risultano comunque, as usual, tutt\u2019altro che anemiche.<\/p>\n<p><img style=\"margin-top: 3em;\" src=\"http:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/broken-social-scene-collage.jpg\" alt=\"Broken Social Scene - collage\" width=\"100%\" class=\"aligncenter size-full wp-image-4427\" srcset=\"https:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/broken-social-scene-collage.jpg 1342w, https:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/broken-social-scene-collage-300x224.jpg 300w, https:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/broken-social-scene-collage-768x572.jpg 768w, https:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/broken-social-scene-collage-1024x763.jpg 1024w\" sizes=\"(max-width: 1342px) 100vw, 1342px\" \/> <\/p>\n<h2>Ottimismo a prescindere<\/h2>\n<p>Il modo va a scatafascio \u2014 la news non pu\u00f2 certo considerarsi <em>breaking<\/em> \u2014 e i Broken Social Scene non offrono soluzioni (mai hanno tentato di farlo, probabilmente \u2014 nonostante i nostri ricordi vorrebbero farci credere il contrario), quanto piuttosto piccoli trucchi per sopravvivere a questa nuova era senza perdere la voglia di lottare. <em>Hug of Thunder<\/em> ci dice chiaro e tondo che le connessioni tra le persone e una sorta di empatia selettiva sono quello che ci aiuter\u00e0 a superare la tempesta e ammetto che d\u00e0 un certo conforto vedere questo album per quello che appare, ovvero una bella scusa, da parte di un po\u2019 di vecchi compagni di merende \u2014 apprezzatissimi, in questo senso, i ritorni di Leslie Feist e Emily Haines <em>back on board<\/em> \u2014 per ritrovarsi e fare serenamente il punto della situazione, senza perdere l\u2019occasione di mettere insieme dodici pezzi solidi e di qualit\u00e0, che certo non re-inventano la ruota, ma suonano e sanguinano in maniera abbastanza credibile, almeno quando basta per giustificare \u2014 prima che a chi ascolta, a loro stessi \u2014 questo continuo orbitare gli uni attorno agli altri, come una sorta di dipendenza da cui ci si allontana ricorsivamente, senza per\u00f2 mai (volere) riuscire a uscirne.<\/p>\n<p><em>Protest Song, Stay Happy, Victim Lover, Gonna Get Better, Please Take Me with You:<\/em> la tracklist di <em>Hug of Thunder<\/em> potrebbe essere stata creata con un ipotetico generatore automatico di titoli dei Broken Social Scene, il cui semplice algoritmo \u2014 per ovvi motivi \u2014 \u00e8 costruito attorno a un loop in cui a mordersi la cosa \u00e8 quell\u2019ottimismo di altri tempi che riesce a vedere sempre e comunque il germe della rivoluzione dentro le piccole cose. E pure a livello musicale, basta essere anche solo un mezzo fan della band per non stupirsi pi\u00f9 di troppo di quello che il disco propone. Il problema \u2014 e, in questo senso, la loro fortuna \u2014 \u00e8 che il prodotto che tentano di venderci, ovvero una manciata di inni \u2014 a volte gridati, a volte sussurrati, spesso sfacciati, sempre sinceri \u2014 alla potenza trascendente e inarrestabile della classica ricetta figlia di troppi fiori <em>amore \/ amicizia \/ sesso \/ rock\u2019n\u2019roll<\/em> (pi\u00f9 qualche droga a insaporire il tutto), negli ultimi anni \u00e8 andato scomparendo dagli scaffali dei nostri negozi di dischi, come un pacchetto di Cinnamon in mezzo a un panorama indie internazionale fatto di boeri e liquirizie Goleador. Ecco perch\u00e8 il ritorno della formazione canadese \u00e8 \u2014 se non vogliamo definirlo addirittura tempestivo \u2014 almeno indubbiamente gradito, come una bolla di aria fresca \u2014 che non vedi l\u2019ora di far scoppiare toccandola con un dito \u2014 in mezzo a una cappa di smog, durante un corteo di protesta a tema <em>climate change.<\/em><\/p>\n<h2>Anthem for a 30-Year-Old Girl<\/h2>\n<p>Quindici anni fa questi ragazzi cantavano <em><a href=\"https:\/\/youtu.be\/DDqNL0js0iU\" target=\"_blank\" title=\"ascolta la canzoncina!\">Anthems for a Seventeen-Year-Old Girl<\/a><\/em>. Oggi quella diciassettenne di anni ne ha trenta suonati, e quella piccola ninna-nanna lo-fi forse la usa per addormentare sua figlia, seduta su una panchina sulla riva dell\u2019Ontario, mentre si gode il tiepido sole di una tarda primavera canadese, con il cielo limpido e la neve sciolta da poco. Mica male, messa cos\u00ec. Eppure la situazione, l\u00e0 fuori, sull\u2019altra sponda del lago e oltre, non \u00e8 che sia migliorata. Anzi. Per\u00f2, dopotutto, per quanto il mondo sia dichiaratamente senza speranza, della sua fine annunciata per ora non c\u2019\u00e8 traccia e \u2014 al contrario, invece \u2014 \u00e8 rimasto un sacco di lavoro da fare per assicurarsi che le cose vadano davvero meglio, invece che solo meno peggio. Questo, principalmente, \u00e8 il motivo per cui abbiamo ancora bisogno dei Broken Social Scene e di questo disco in particolare, perch\u00e9 ci serve come il pane qualcuno che ci ricordi che \u00e8 il caso di rimettersi a correre e che continui a sussurrarci nelle orecchie, come un mantra: <\/p>\n<blockquote><p>se proprio ci devono prendere, che almeno ci prendano vivi.<\/p><\/blockquote>\n<p style=\"text-align: center;\"><a class=\"btnInPost\" title=\"vuoi sapere che voto gli abbiamo dato? clicca qui!\" href=\"#\" target=\"_blank\">leggi l&#8217;originale su L&#8217;Indiependente<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La recensione del nuovo album dei Broken Social Scene, Hug of Thunder: ottimismo a prescindere, empatia selettiva e tutto quello che ci saremmo aspettati.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":4417,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[1517,186,1499],"tags":[226,1513,1514],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v18.7 - 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