{"id":4524,"date":"2017-08-29T18:12:01","date_gmt":"2017-08-29T16:12:01","guid":{"rendered":"http:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/recensioni\/dischi\/foster-the-people-sacred-hearts-club-copy\/"},"modified":"2017-09-01T12:54:23","modified_gmt":"2017-09-01T10:54:23","slug":"ben-frost-threshold-of-faith","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/collaborazioni\/indiependente\/ben-frost-threshold-of-faith\/","title":{"rendered":"Digitanalogie"},"content":{"rendered":"<div class=\"excerptBold\" style=\"border-top: none;\">Questa recensione \u00e8 stata scritta in esclusiva per LINDIEPENDENTE.IT ed \u00e8 comparsa per la prima volta sull&#8217;omonimo sito, dove fa ancora la sua porca figura. La riportiamo anche qui per questioni di vanagloria, completezza e perch\u00e8 Spineless \u00e8 come il maiale: non si butta via nulla. Ma soprattutto per non dimenticare, a perenne memoria di una una strana coppia che poi cos\u00ec strana non era mica.<\/div>\n<h2>Me ne frego<\/h2>\n<p>Se uno ci pensa bene, l\u2019accoppiata poteva risultare improbabile solo ad un\u2019analisi superficiale.<\/p>\n<p>Capisco che \u2014 nonostante <strong>Ben Frost<\/strong> non possa essere propriamente considerato il perfetto esponente della cosiddetta <em>club culture<\/em> \u2014 decidere di mettere il suo lavoro nelle mani di colui che \u2014 rispondendo con un bel \u201cme ne frego\u201d alla richiesta di Powell di poter utilizzare un campione vocale tratto da un live dei Big Black in un suo pezzo \u2014 <a href=\"http:\/\/www.independent.co.uk\/arts-entertainment\/music\/news\/steve-albini-email-about-his-hatred-for-dance-music-turned-into-a-billboard-a6673576.html\" title=\"va' che maleducazione!\" target=\"_blank\">aveva dichiarato<\/a> senza mezzi termini:<\/p>\n<blockquote class=\"quoteConversation\"><p>I\u2019ve always hated mechanized dance music, its stupid simplicity. I detest club culture as deeply as I detest anything on earth.<cite class=\"citeConversation\">Steve Albini<\/cite><\/p><\/blockquote>\n<p>non sia sembrata ai pi\u00f9 un\u2019idea cos\u00ec geniale.<\/p>\n<p>O quantomeno, volendola vedere dal lato pi\u00f9 prevenuto \u2014 quello da dove, \u00e8 ben noto, si fa peccato ma spesso ci si azzecca \u2014 una forma di sfida, forse di provocazione pi\u00f9 o meno consapevole, a se stesso prima ancora che nei confronti di altri.<\/p>\n<p><img style=\"margin-top: 3em; margin-bottom: 3em;\" src=\"http:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/powell-steve-albini-email-billboard.jpg\" alt=\"Powell vs. Steve Albini - email billboard\" width=\"100%\"  class=\"aligncenter size-full wp-image-4527\" srcset=\"https:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/powell-steve-albini-email-billboard.jpg 1500w, https:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/powell-steve-albini-email-billboard-300x190.jpg 300w, https:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/powell-steve-albini-email-billboard-768x486.jpg 768w, https:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/powell-steve-albini-email-billboard-1024x648.jpg 1024w\" sizes=\"(max-width: 1500px) 100vw, 1500px\" \/><\/p>\n<p>Ribaltando la soggettiva, qualcuno potrebbe sottolineare il fatto che <strong>Steve Albini<\/strong> di solito produce dozzine di album all\u2019anno, e non \u00e8 esattamente famoso per essere uno cos\u00ec selettivo nell\u2019accettare o meno le proposte che gli vengono fatte. Tu mi prenoti lo studio di registrazione per un certo numero di giorni, mi paghi, e io ti produco il disco alla mia maniera: devi solo suonare e non preoccuparti di altro. Pi\u00f9 o meno funziona cos\u00ec: <em>patti chiari e amicizia corta.<\/em><\/p>\n<p>In questo senso, che avesse una particolare predilezione a lavorare con Ben Frost o che (estremo opposto dell\u2019infinito range ipotesi) non sapesse nemmeno chi fosse, non farebbe poi questa gran differenza e la questione sarebbe liquidata sul nascere, con buona pace di entrambi e di tutti quelli che si sono scandalizzati (o eccitati) alla notizia della <em>combo<\/em>.<\/p>\n<h2>Punti di contatto<\/h2>\n<p>Se per\u00f2 vogliamo un attimo andare pi\u00f9 a fondo del semplice livello <em>gossip<\/em> e provare a ipotizzare le ragioni che hanno portato alla <em>liason<\/em> pi\u00f9 <em>crossover<\/em> dell\u2019anno, tentando cos\u00ec di capire come catalogarla \u2014 se alla voce \u201cmatrimoni di interesse\u201d o nella categoria \u201ccorrispondenze d\u2019amorosi sensi\u201d \u2014 dobbiamo secondo me affrontare la cosa da una visuale meno ristretta.<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 3em;\">La musica di Ben Frost \u00e8 sempre suonata in qualche modo <em>urgente<\/em>. Non \u00e8 una cosa facile da ottenere quando hai scelto come campo d\u2019azione una certa elettronica astratta, vagamente pesante, ma sempre riconducibile dentro il cono d\u2019ombra generato dalla definizione di soundscape, eppure il producer australiano ha sempre mantenuto \u2014 anche nei passaggi pi\u00f9 caotici e tormentati \u2014 uno strano legame con qualcosa di <em>umano<\/em>: in mezzo al terrore e alla violenza meccanica che le suo composizioni spesso ti proiettano addosso, ogni volta, inevitabilmente, non puoi fare a meno di intravedere un fragile cuore pulsante che pompa sangue vero dal centro di un grumo di beat fino alla periferia delle sue macchine da battaglia. Ha un approccio organico, quasi <em>carnale<\/em>, all\u2019elettronica dark-ambient ed \u00e8 proprio quando pensi alla sua ossessione per la componente fisica del suono \u2014 la sua presenza, la sua profondit\u00e0, il suo impatto \u2014 che l\u2019abbinamento con il fondatore degli Shellac inizia a prendere senso, a sembrare meno bizzarro, quasi naturale. S\u00ec, perch\u00e9 Steve Albini \u2014 sia come ingegnere del suono che come musicista \u2014 \u00e8 l\u2019evangelista pi\u00f9 convinto, il missionario in prima linea, l\u2019integralista pi\u00f9 fanatico di quella purezza armonica, nuda e cruda, cos\u00ec come esce dall&#8217;attrezzo che l\u2019ha generata, sia essa una corda, una pelle, una bocca, un amplificatore. O un computer.<\/p>\n<p>https:\/\/youtu.be\/mGD7aZPp0lQ<\/p>\n<h2>Chirurgia<\/h2>\n<p>Pi\u00f9 interessante la partita che si sarebbe potenzialmente giocata sul piano della contaminazione sonora, la roulette dei pronostici riguardo se e in quanto tempo la strana coppia sarebbe riuscita a convergere, partendo da posizioni differenti, in un ibrido uomo-macchina dalle componenti originali vagamente irriconoscibili. In altri termini: come avrebbe reagito l\u2019immaginario di Frost \u2014 che, in linea del tutto teorica, potrebbe anche decidere di esistere solo e soltanto in un\u2019ambientazione esclusivamente digitale \u2014 una volta catturato dai microfoni vintage di Albini, riversato sui suoi nastri e chirurgicamente inciso dalle sue lamette?<\/p>\n<p><img style=\"margin-top: 3em; src=\"http:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/steve-albini-studio-tapes.jpg\" alt=\"Steve Albini - Studio tapes\" width=\"100%\" class=\"aligncenter size-full wp-image-4528\" srcset=\"https:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/steve-albini-studio-tapes.jpg 2000w, https:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/steve-albini-studio-tapes-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/steve-albini-studio-tapes-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/steve-albini-studio-tapes-1024x682.jpg 1024w, https:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/steve-albini-studio-tapes-360x240.jpg 360w\" sizes=\"(max-width: 2000px) 100vw, 2000px\" \/><\/p>\n<h2>Si parte<\/h2>\n<p>L\u2019inizio \u00e8 tutto di marca <em><a href=\"http:\/\/www.electricalaudio.com\/\" title=\"prenota un paio d'ore per registrar due robe anche te!\" target=\"_blank\">Electrical Audio<\/a><\/em>: i sette secondi di apertura delle title-track infatti sono tutt\u2019altro che puro silenzio. Se si ascolta con attenzione si pu\u00f2 udire in sottofondo, a volume bassissimo, il sound engineer californiano mormorare \u201cWe\u2019re rolling.\u201d <\/p>\n<p>Sembra un\u2019inezia, ma \u00e8 una cosa che quasi mai succede in un disco di musica elettronica. Avete per caso sentito un pezzo degli Autechre preceduto dal \u201cquattro\u201d dato con le bacchette da un batterista fantasma? O un brano di Squarepusher introdotto da Tom Jenkinson che grida nel microfono: \u201cOne-Two\u2026 One-Two-Three-Four!\u201d Ovviamente no. \u00c8 una cosa che ti aspetteresti in un disco punk o rock, quella specie di sporcizia autoindulgente che suona quantomeno straniante come primo statement della nuova release di un artista dalla reputazione digitalmente immacolata come Ben Frost. <\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 3em;\">Eppure \u2014 cambiando ancora una volta punto di vista \u2014 \u00e8 una cosa estremamente \u201cSteve Albini\u201d, una specie di <em>trademark<\/em>, un modo di dire: ci sono, ho la situazione in pugno, fate attenzione perch\u00e8 sto per lasciare il guinzaglio e liberare un barbuto e rarissimo esemplare di guru sintetico proveniente dalla lontana Australia, ma ormai felicemente trapiantato nell\u2019altrettanto isolata Islanda. In pratica la versione noise-core di un documentario del <a href=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/b4\/f2\/df\/b4f2df71def80c212d4315c3e2ab2d9e.jpg\" target=\"_blank\" title=\"un famoso documetario sui gatti\"><em>National Geographic<\/em><\/a>, ma con meno inquadrature strette sui baffi degli animali.<\/p>\n<p><iframe title=\"Ben Frost - Threshold Of Faith (Official Video)\" width=\"1170\" height=\"658\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/Z1_sSbXoDH0?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<h2>Benfrostiana<\/h2>\n<p>Sette secondi, giusto sette. Perch\u00e8 una volta tolta la museruola nessuno pu\u00f2 pi\u00f9 ignorare l\u2019assalto barcollante di quella cascata di synth tipicamente \u201cbenfrostiana\u201d che con ritmo cadenzato si gonfia e si frantuma a intervalli regolari fino a esplodere sul finale in quella che assomiglia molto alla colonna sonora di un\u2019apocalisse pi\u00f9 o meno privata. Come per una valanga che ormai si \u00e8 staccata ed \u00e8 gi\u00e0 inarrestabile, dopo pochi minuti risulta del tutto indistinguibile capire come il tutto sia stato registrato, composto, creato, se provenga da un mondo testardo e analogico o se sia stato programmato con perizia in un qualche anfratto di quello spazio infinito che va sotto il nome di <em>software automation<\/em>. <\/p>\n<p>Albini riprova a metterci la faccia e a riaffiorare in superficie per un attimo, auto-citandonsi nella dilatatissima <em>All That You Love Will Be Eviscerated (Albini Swing Version)<\/em> che \u2014 ma guarda un po\u2019 \u2014 non ha niente di <em>swing<\/em> ma assomiglia piuttosto al testamento di un Sakamoto malato terminale e che precede la versione gemella remixata dal DJ queer afroamericano Lotic, le cui percussioni si riveleranno alla fine le uniche parti di batteria reali dell\u2019EP.<\/p>\n<p><img style=\"margin-top: 3em; margin-bottom: 3em;\" src=\"http:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/ben-frost-big.jpg\" alt=\"Ben Frost - blue portrait\" width=\"100%\" class=\"aligncenter size-full wp-image-4530\" srcset=\"https:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/ben-frost-big.jpg 1920w, https:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/ben-frost-big-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/ben-frost-big-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/ben-frost-big-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/ben-frost-big-360x240.jpg 360w\" sizes=\"(max-width: 1920px) 100vw, 1920px\" \/><\/p>\n<p>Equidistante dall\u2019aristocratica ricerca di <em>A U R O R A<\/em> cos\u00ec come della furia cieca di <em>By The Throat<\/em>, <em>Threshold of Faith<\/em>, con i suoi 27 minuti di durata, \u00e8 un antipasto abbondante che sicuramente segner\u00e0 un bivio nelle scelte sonore di Ben Frost, ma che ancora gioca a nascondino riguardo alla direzione che ha deciso di prendere. Alcuni passaggi fanno immaginare cosa potrebbero diventare i Godspeed You! Black Emperor se sostituissero le chitarre di Efrim Menuk e Mike Moya con i peggiori droni di Tim Hecker, altri suonano come se Clark rivoltasse nella tomba i Telefon Tel-Aviv, altri ancora sembrano usciti dalla testa di un J\u00f3hann J\u00f3hannsson ha cui hanno commissionato una soundtrack sequestrandogli per\u00f2 prima tutti gli strumenti ad arco.<\/p>\n<h2>L&#8217;acquolina<\/h2>\n<p style=\"margin-bottom: 4em;\">In ogni caso, per non sbagliare, i due si sono attenuti alla regola aurea \u201cmelius abundare quam deficere\u201d: la sessione con Albini pare infatti abbia prodotto pi\u00f9 di due ore di registrazioni. Quindi aspettiamoci a breve la portata principale del menu e speriamo che nel frattempo l\u2019acquolina che abbiamo in bocca non si sia seccata: perch\u00e8 in questo momento lo stomaco \u00e8 stuzzicato a dovere e se tutto va come deve andare magari rimane pure spazio per il dessert.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><a class=\"btnInPost\" title=\"vuoi sapere che voto gli abbiamo dato? clicca qui!\" href=\"#\" target=\"_blank\">leggi l&#8217;originale su L&#8217;Indiependente<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La collaborazione tra Ben Frost e Steve Albini e i suoi risultati insperati. 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