{"id":4877,"date":"2018-02-04T15:37:35","date_gmt":"2018-02-04T14:37:35","guid":{"rendered":"http:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/recensioni\/videoclip\/hvsr-playlist-4-copy\/"},"modified":"2018-02-26T17:25:27","modified_gmt":"2018-02-26T16:25:27","slug":"hvsr-playlist-5","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/collaborazioni\/humans-vs-robots\/hvsr-playlist-5\/","title":{"rendered":"HVSR #5"},"content":{"rendered":"<div class=\"excerptBold\" style=\"border-top: none;\">Questa mini playlist \u00e8 un piccolo estratto di quella che \u00e8 stata selezionata in esclusiva per HVSR.NET e che ancora continua a fare la sua porca figura, in costante evoluzione, sull\u2019omonimo sito. La riportiamo anche qui, in fila per cinque con il resto di quel che avanza, per questioni di vanagloria, completezza e perch\u00e8 Spineless \u00e8 come il maiale: non si butta via nulla. Ma soprattutto per non dimenticare, a perenne memoria di quei bei tempi andati in cui i mixtape si facevano a mano e gli algoritmi ci mettevano i bastoni tra le ruote solo durante le ore dei corsi di algebra.<\/div>\n<h2>B. Fleischmann<\/h2>\n<h4>There Is A Head<\/h4>\n<p>Magari mi sbaglio, ma ho come l\u2019impressione che <strong>Bernhard Fleischmann<\/strong> non sia propriamente quella che gli inglesi chiamano una <em>people person<\/em>. Me lo immagino nei panni di un <em>music geek<\/em> ultraquarantenne, un po\u2019 agorafobico, che fa una fatica del cristo a interfacciarsi con i suoi simili, se non tramite le sue surreali composizioni sonore. Insomma, la versione claustrofobica di una one-man-band che \u2014 fosse per lui \u2014 mai uscirebbe dal suo laboratorio, allestito a sala prove.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 dire che i titoli dei suoi album sembrano confermare questa congettura. A partire dal debutto in cui confessava di preferire a un caff\u00e8 da Starbucks una colazione in solitaria a base di (Kellog\u2019s Choco) <a title=\"colazioni leggere\" href=\"https:\/\/www.morrmusic.com\/artist\/b.%20fleischmann\/release\/49\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">pop loops<\/a>, attraverso le serate passate a concepire una <a title=\"alberghi in bassa stagione\" href=\"https:\/\/boomkat.com\/products\/a-choir-of-empty-beds-36f432cd-719a-4ec3-b1f0-a7d30f6e8a7c\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">sinfonia per letti vuoti<\/a> invece che un pigiama party, fino al recente annuncio con cui \u2014 dopo quattro anni chiuso in casa a trafficare con sample, rumorini e macchinette \u2014 comunicava alla vicina di pianerottolo che non c\u2019era bisogno di chiamare i pompieri a sfondare la porta, visto che no, <a title=\"aspettate ancora un attimo, su!\" href=\"https:\/\/bfleischmann.bandcamp.com\/album\/im-not-ready-for-the-grave-yet\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">non era ancora morto<\/a>.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 \u00e8 vero che probabilmente non riuscirebbe a spiccicare una parola se ti avesse di fronte, ma con i nomi dei dischi ha un certo talento, e si fa capire bene. Anche il nuovo <em>Stop Making Fans<\/em> infatti prosegue su una certa falsariga di autismo burbero e potrebbe essere tanto una critica esplicita verso la comune tendenza a una bulimica ricerca di follower a discapito della salvaguardia di una certa integrit\u00e0 artistica, quanto un \u201cj\u2019accuse\u201d nei confronti di un uso estivo sconsiderato dei condizionatori in un\u2019ottica di global warming, cos\u00ec come una meta-citazione dai Talking Heads (e pensate che originariamente avrebbe dovuto intitolarsi <em>Between the Chairs There\u2019s A Place for Stairs<\/em> \u2014 quello s\u00ec che sarebbe stato un capolavoro nonsense!).<\/p>\n<p>O forse tutte queste cose insieme, dato che, a leggere la lista delle influenze dichiarate dal producer austriaco (Slint, Sparklehorse, Fennesz, The Notwist, Dinosaur Jr, Chopin, Caribou, Genesis), si fa presto a realizzare che qui non si tratta solo di elettronica, ma bens\u00ec di un\u2019operazione a cuore aperto sulla nostra memoria musicale, nell\u2019ottica di renderne futuribile almeno un pezzo.<\/p>\n<p>Operazione che <strong>Frank Kalero<\/strong>, nel video dell\u2019ultimo singolo <em>There Is A Head<\/em>, porta a un livello da bar di periferia anni &#8217;80, prendendo l\u2019archetipo a 8 bit dell\u2019infanzia del nostro immaginario collettivo (<a title=\"quel piccolo mondo antico, Fogazzaro!\" href=\"https:\/\/youtu.be\/LUI22cBa418\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">l\u2019astronave da 300 punti di <em>Space Invaders<\/em><\/a>) e rispedendoci, per poco pi\u00f9 di quattro minuti di nostalgia pura, in quell\u2019universo arcade nel quale si poteva ancora essere nerd senza essere hipster.<\/p>\n<p>Essere asociali senza essere fighi.<br \/>\nEssere B. Fleischmann senza essere, per forza, <a title=\"\" href=\"https:\/\/the-big-bang-theory.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Sheldon Cooper<\/a>.<\/p>\n<p><iframe title=\"B.Fleischmann: There is a head\" width=\"1170\" height=\"658\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/r7EOw5ZPZjQ?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<h2>The Decemberists<\/h2>\n<h4>Severed<\/h4>\n<p>Quella cosa dell\u2019album numero due la sapete tutti, no? Intendo quell\u2019assunto ormai canonizzato dalla <em>cr\u00e8me de la cr\u00e8me<\/em> della critica internazionale secondo cui, per una band emergente, fare il botto con il primo disco \u00e8 relativamente semplice, ma poi il casino arriva quando devi confermarti con il successivo. \u00c8 fondamentalmente la semplificazione editoriale di quella situazione di stallo in cui ti impantani di fronte a un bivio ben noto: da un lato c\u2019\u00e8 la necessit\u00e0 di continuare a costruire una propria, ben definita identit\u00e0 a partire dalle fondamenta gettate con il primo lavoro, dall\u2019altro qualunque scelta che potrebbe puzzare di ripetizione sarebbe subito additata con ribrezzo. Calcare un terreno ben battuto cercando di raffinare il proprio stile o uscire dalla sicurezza di una <em>comfort zone<\/em> e gettarsi nel vuoto senza paracadute? \u201cThis is the question\u201d, direbbe il poeta.<\/p>\n<p>Ecco, i <strong>Decemberists<\/strong> sembra che siano arrivati a questa variante di dubbio amletico che va sotto il nome di \u201cdifficilissimo secondo album\u201d con l\u2019imminente <em>I\u2019ll Be Your Girl<\/em>, ovvero con sette album di ritardo. Dopo aver passato pi\u00f9 di quindici anni nelle vesti di alfieri di quell\u2019indie barbuto che mischiava il folk pi\u00f9 puro con elementi brit-pop, spuntato all\u2019alba del nuovo millennio nei boschi del Nord America, fino a ieri erano tutto quello che potevi immaginarti pensando a una band \u201cindie\u201d: deliziosamente trendy senza essere alla moda, look da carta da parati della nonna (altres\u00ec detto <em>vintage<\/em>) e un\u2019invidiabile faccia da nerd prestata alle arti applicate.<\/p>\n<p>Eccoli invece che all\u2019improvviso decidono di mandare in vacca tutto questo gran lavoro fatto sulla brand identity: tanti saluti al vecchio produttore hipster <strong>Tucker Martin<\/strong> e un caloroso benvenuto al pi\u00f9 tamarretto <strong>John Congleton<\/strong>, chitarre acustiche chiuse a chiave nello sgabuzzino e tutti sulla porta di casa in attesa del corriere UPS che dovrebbe consegnare in giornata un set completo di sintetizzatori acquistato su <em>Amazon Prime<\/em>. Spedizione gratuita.<\/p>\n<p>Se, come recita il proverbio, di \u201clasciare la strada vecchia per la nuova\u201d si tratta, la galoppata electro-pop che si materializza nel primo singolo <em>Severed<\/em> \u2014 i Roxy Music che provano a suonare i Joy Division, ovvero, pi\u00f9 banalmente, la versione \u201cwest-coast\u201d dei New Order \u2014 insieme al suo testo che scimmiotta la retorica autocratica della campagna elettorale trumpiana e al suo video (tanto caotico quanto psichedelico, grazie al notevole lavoro di collage animato di <strong>Morgan Gruer<\/strong>), ne \u00e8 un esempio perfetto e lascer\u00e0 i vecchi fan, nella migliore delle ipotesi, almeno un po\u2019 interdetti.<\/p>\n<p>Per fortuna di <strong>Colin Meloy<\/strong> e soci, siamo usciti da quell\u2019era in cui dovevi per forza scegliere \u2014 nel momento in cui mettevi le mani su dei synth \u2014 se essere gli Ace of Base o i Nine Inch Nails (e la scelta ti avrebbe condizionato per tutto il resto della tua carriera): oggi puoi permetterti di posizionarti su una qualunque delle <em>cinquanta sfumature di eighties<\/em> che stanno nel mezzo senza particolare vergogna, e anzi, se becchi la giusta congiuntura promozionale, ti dicon pure \u201cbravo!\u201d.<\/p>\n<p>Cos\u00ec anche un comunicato stampa confuso e surreale, che recita:<\/p>\n<blockquote class=\"quoteConversation\"><p>We look at our future with exuberant nihilism: an apocalyptic dance party was what we envisioned.<cite class=\"citeConversation\">Colin Meloy<\/cite><\/p><\/blockquote>\n<p>assume connotati meno psicotici.<\/p>\n<p><em>Visionari<\/em>, credo sia la parola che va per la maggiore in questi tempi contaminati che ci \u00e8 toccato in sorte di viverci dentro.<\/p>\n<p><iframe title=\"The Decemberists - Severed\" width=\"1170\" height=\"658\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/ksTFj6L0mao?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<h2>Loma<\/h2>\n<h4>Black Willow<\/h4>\n<p>La storia dei <strong>Cross Record<\/strong> \u00e8 una specie di favola costretta a fare i conti con la realt\u00e0. Realt\u00e0 che, nel caso specifico, non ha perso troppo tempo in valutazioni di sorta e \u2014 come gli editor pi\u00f9 sadici \u2014 si \u00e8 limitata a lasciare lasciare tutta la trama invariata, tagliando per\u00f2 via il lieto fine. Quando infatti parliamo di &#8220;storia&#8221; dei Cross Road, parliamo a tutti gli effetti della storia tra <strong>Emily Cross<\/strong> e <strong>Dan Duszynski<\/strong>, e quindi risulta praticamente impossibile distinguere i tratti da associare singolarmente alle due comuni accezioni del termine: carriera artistica e relazione sentimentale.<\/p>\n<p>I due piccioncini si sono sposati, sono scappati via dalla citt\u00e0 (non importa quale) per isolarsi sperduti nel Texas rurale, dove, nella calma creativa del loro nido d&#8217;amore, hanno concepito <a title=\"anche dal titolo meravigliosamente incomprensibile\" href=\"https:\/\/crossrecord.bandcamp.com\/album\/wabi-sabi\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">un album<\/a> meravigliosamente inclassificabile come <em>Wabi-Sabi<\/em>. Per promuovere il disco, si sono poi imbarcati in un tour di supporto agli <strong>Shearwater<\/strong>, tour durante il quale hanno stretto una profonda amicizia con <strong>Jonathan Meiburg<\/strong>, al punto da invitarlo nel loro rifugio per provare a registrare qualcosa in una serie di jam session estemporanee. <em>Senza impegno<\/em>, come direbbero nelle peggiori televendite.<\/p>\n<blockquote class=\"quoteConversation\"><p>There was something powerful about the combination of the three of us and very different from either of our bands. But I think we were afraid to say so out loud, for fear of jinxing it.<cite class=\"citeConversation\">Jonathan Meiburg<\/cite><\/p><\/blockquote>\n<p>In queste parole c\u2019\u00e8 tutto il riassunto di una splendida tragedia del cuore dei giorni nostri: dalla giovane geometria di Renato Zero alla paura di fare outing a causa di un qualsiasi generico <em>slut-shaming<\/em>, passando da almeno un paio delle categorie pi\u00f9 cliccate su un aggregatore porno a caso.<\/p>\n<p>Insomma, poi \u00e8 andata come \u00e8 andata. Qualcuno direbbe che \u00e8 andata <em>come doveva andare<\/em>. Sar\u00e0 che il loro legame chimico era cos\u00ec perfetto che l\u2019avvicinamento di una nuova molecola non poteva che mandare tutto in vacca, sar\u00e0 che il loro algoritmo girava cos\u00ec bene gi\u00e0 di per s\u00ec da non prevedere l\u2019introduzione di una nuova variabile, sar\u00e0 che all\u2019interno della coppia almeno uno <em>il triangolo no, non l\u2019aveva considerato<\/em>. Fatto sta che durante il (nessuno sa se a causa del) sopracitato esperimento collaborazionista i due hanno deciso di divorziare, non senza prima dare alla luce un figlioletto bastardo quanto basta per lasciarci grosse speranze riguardo al suo futuro.<\/p>\n<p>Maledetto dalla Chiesa in quanto nato fuori dal matrimonio e frutto di un rapporto a tre, \u00e8 stato battezzato <em>Loma<\/em> e uscir\u00e0 il 16 Febbraio per <em>Sub Pop<\/em>. <em>Black Willow<\/em> ne \u00e8 la traccia di chiusura e promette benissimo, con il suo incedere sonnambulo, tipico dell\u2019oscuro indie-pop che da sempre caratterizza le migliori produzioni di Meiburg, a cui la voce di Emily d\u00e0 un tocco che fa la differenza.<\/p>\n<p>Si sa: quando finisce un amore \u201crimanere amici\u201d dovrebbe finire nel cassetto delle illusioni che non possiamo permetterci di coltivare. Fare un ottimo disco invece, a quanto pare, non \u00e8 un\u2019utopia.<\/p>\n<p><iframe title=\"Loma - Black Willow [OFFICIAL VIDEO]\" width=\"1170\" height=\"658\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/u4yA8zM0ifY?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<h2>Dream Wife<\/h2>\n<h4>Hey Heartbreaker<\/h4>\n<p>Se nell\u2019intimo siete tipi allergici a smancerie, nomignoli petalosi e coccole gratuite, una (o pi\u00f9 \u2014 crepi l\u2019avarizia!) tra <strong>Rakel Mj\u00f6ll<\/strong>, <strong>Alice Go<\/strong> e <strong>Bella Podpadec<\/strong> potrebbe davvero essere la donna della vostra vita. Solo un esempio: quando <em>i-D Magazine<\/em> ha chiesto alle <strong>Dream Wife<\/strong> una cover in occasione di San Valentino, le tre monellacce <a title=\"canzoni che vanno al sodo\" href=\"https:\/\/soundcloud.com\/i-d-online-1\/valentines-day-cover-dream-wife-fuck-the-pain-away\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">non hanno avuto nessun dubbio<\/a>: <em>Fuck the Pain Away<\/em> di Peaches. Non proprio ragazzine dall\u2019aria sognante a cui regalare mazzi di fiori, collane di perline o cioccolatini a forma di cuore, dunque. O forse s\u00ec, visto che il nome della loro band \u00e8 tratto (immagino ironicamente) da una <a title=\"occhio: livello di zuccheri oltre la soglia di guardia!\" href=\"https:\/\/youtu.be\/X0shmWSmP14\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">commedia romantica<\/a> del \u201853 con Cary Grant e Deborah Kerr.<\/p>\n<p>Insomma, il messaggio che lanciano rischia di risultare un po\u2019 (non so quanto involontariamente) confuso e fatica a non giustificare l\u2019iconografia classica del maschio beta che scuote la testa sconsolato mormorando:<\/p>\n<blockquote><p>e chi le capisce, le donne?!<\/p><\/blockquote>\n<p>D\u2019altra parte, avremmo dovuto aspettarcelo: il trio di anglo-islandese non \u00e8 nuovo agli equivoci e nella sua breve carriera ha gi\u00e0 fatto dell\u2019ambiguit\u00e0 il proprio cavallo di battaglia. Non a caso si narra abbiano iniziato a suonare quasi per caso: un paio di anni fa stavano studiando arti visive a Brighton e, per un esame, pensarono di presentare un progetto in cui impersonavano una finta rock band tutta al femminile per una performance in una galleria d\u2019arte moderna. Poi si sa che al giorno d\u2019oggi \u2014 brutta epoca in cui il talento nella creazione di <em>fake news<\/em> \u00e8 diventato un mestiere \u2014 il confine tra \u201cesserci\u201d e \u201cfarci\u201d \u00e8 sottilissimo, quindi \u00e8 andata che quello che doveva essere uno scherzo ha iniziato a ricevere un botto di richieste dai locali della zona, poi dall\u2019estero e infine una proposta di contratto per un intero disco dalla <em>Enfer Records<\/em>.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, a spazzar via ogni dubbio, \u00e8 arrivata la loro proposta musicale, quella s\u00ec chiara, diretta e difficilmente fraintendibile. Come delle piccole Sleater-Kinney che mai si son dimenticate di aver ascoltato a sufficienza le Spice Girls, hanno scelto il modo pi\u00f9 semplice per infiltrarsi nel sistema e dissezionare la pop-culture: un guitar-pop bello tirato (a lucido) da tre accordi massimo a canzone, che mischia senza troppe remore l\u2019energia dell\u2019alt-rock anni \u201890 con la new-wave patinata dei decenni precedenti e dove la voce di Rakel avvicina spaventosamente (ai limiti del plagio) l\u2019abrasivit\u00e0 di Karen O degli Yeah Yeah Yeahs.<\/p>\n<p>Il loro disco di debutto esce a fine mese, quindi abbiamo un paio di settimane per goderci l\u2019ultimo singolo, <em>Hey Heartbreaker<\/em>, e soprattutto il video che lo accompagna, splendido lavoro di animazione dell\u2019illustratore londinese <strong>Joe Prytherch<\/strong> (aka <strong>Mason London<\/strong> \u2014 niente meno che l\u2019ex-art director di <em>Boiler Room<\/em>), chiaramente ispirato alla cara, vecchia scuola dei cartoni di robot giapponesi.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 che fantasia liberata senza freni in una dimensione parallela, un monito minaccioso che ci fa intravedere cosa potrebbe diventare il nostro mondo se continueremo a lasciarlo in mano agli algoritmi: il <em>Bar Lolita<\/em> \u00e8 dietro l\u2019angolo, e la musica che qualcuno ha tentato di imprigionarci, dentro come in uno zoo, meno mansueta di come era stata programmata.<\/p>\n<p><iframe title=\"Dream Wife - Hey Heartbreaker (Official Music Video)\" width=\"1170\" height=\"658\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/k1-OkjZZqHk?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<h2>Sweet Apple (feat. Rachel Haden)<\/h2>\n<h4>A Girl and a Gun<\/h4>\n<p>Il <em>Salton Sea<\/em> \u00e8 quel che rimane di una rancorosa massa d\u2019acqua nel bel mezzo di un deserto alle porte di Los Angeles: durante le pi\u00f9 calde giornate di sole secca e si lascia sul fondo una distesa di pesci stecchiti che fanno compagnia ai ruderi dei vecchi resort costruiti sulle sue rive. Figlia illegittima di un\u2019inondazione e del successivo disastro ecologico, pare la superficie di un altro pianeta, un tempo colonizzato per sbaglio da una poco lungimirante razza aliena di piccoli Flavio Briatore (gli occhi sporgenti schermati da lenti fum\u00e9, lunghe antenne a forma di cannuccia per cocktail). La sua storia pu\u00f2 essere infatti banalmente riassunta in un gigantesco errore di prospettiva, visto che negli anni \u201850 e \u201860 era sponsorizzato come un lussuoso luogo di vacanza, mentre oggi \u00e8 un posto buono giusto per essiccare del baccal\u00e0 radioattivo.<\/p>\n<p>Oppure girarci il nuovissimo, psichedelico video degli <strong>Sweet Apple<\/strong>, <em>A Girl and A Gun<\/em>, ultimo singolo tratto da <em>Sing the Night in Sorrow<\/em>, terzo album del supergruppo formato da <strong>J Mascis<\/strong> dei Dinosaur Jr, <strong>John Petkovic<\/strong> e <strong>Tim Panin<\/strong> dei Cobra Verde e <strong>Dave Sweetapple<\/strong> degli Witch.<\/p>\n<p>Come al solito, i quattro non hanno rinunciato a invitare, durante le sessioni di registrazione del disco, amici, parenti, conoscenti e ospiti, chiamati a dare il loro contributo all\u2019opera. E non parlo degli ultimi arrivati, ma di gente di una certa caratura come Mark Lanegan, Robert Pollard e Doug Gillard.<\/p>\n<p>In particolare, qui troviamo la voce di\u00a0<strong>Rachel Haden<\/strong>\u00a0e il bel faccino di <strong>Katarina Schmoranzer<\/strong> che, nei panni di una moderna Marlene Dietrich, accompagna uno sgangherato astronauta nella sua surreale, disorientata (e disorientante) \u201cspace oddity\u201d. Come un novello E.T., figlio di un anagramma sci-fi a met\u00e0 tra David Bowie e David Bowman (ma come entrambi ben lungi dall\u2019essere profeta in una qualunque patria), percorre la propria personale e inconsapevole <em>Walk of Fame<\/em> e, nel suo girovagare zoppicante alla ricerca di qualcosa da chiamare \u201ccasa\u201d, confonde felicemente le stelle con le stalle, o quantomeno i fenomeni cosmici della Via Lattea quelli da baraccone dell\u2019Hollywood Boulevard, guidandoci cos\u00ec, seppur poco convinti, alla morale della storia. Ovvero che, siano quelle dello spazio infinito oppure quelle piantate nel cemento del marciapiede pi\u00f9 famoso d\u2019America, sempre di \u201cstar\u201d si tratta.<\/p>\n<p>Basta accontentarsi, saper incassare con nonchalance e aver sempre ben piantato in testa un buon casco, per proteggersi dai cazzotti che la vita (travestita da un qualsiasi sconosciuto coi baffi) non mancher\u00e0 di distribuirci senza la minima parsimonia.<\/p>\n<p><iframe title=\"Sweet Apple (with Rachel Haden) -- A Girl and a Gun (Official Video)\" width=\"1170\" height=\"658\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/QD7qPcDbLAE?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p style=\"text-align: center; margin-top: 4em;\"><a class=\"btnInPost\" title=\"la playlist di Spineless su HVSR\" href=\"#\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">ascolta la playlist su HVSR<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>The Decemberists, Dream Wife, Loma, Sweet Apple e B. 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