{"id":4905,"date":"2018-02-01T18:22:56","date_gmt":"2018-02-01T17:22:56","guid":{"rendered":"http:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/recensioni\/dischi\/black-rebel-motorcycle-club-wrong-creatures-copy\/"},"modified":"2018-02-02T17:12:54","modified_gmt":"2018-02-02T16:12:54","slug":"django-django-marble-skies","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/collaborazioni\/indiependente\/django-django-marble-skies\/","title":{"rendered":"Django (s)catenato"},"content":{"rendered":"<div class=\"excerptBold\" style=\"border-top: none;\">Questa recensione \u00e8 stata scritta in esclusiva per LINDIEPENDENTE.IT ed \u00e8 comparsa per la prima volta sull&#8217;omonimo sito, dove fa ancora la sua porca figura. La riportiamo anche qui per questioni di vanagloria, completezza e perch\u00e8 Spineless \u00e8 come il maiale: non si butta via nulla. Ma soprattutto per non dimenticare, a perenne memoria che di una band che ha fatto dell&#8217;eclettismo estremo una ragione per farsela prendere bene.<\/div>\n<h2>Il secondo album<\/h2>\n<p>Negli anni, la narrativa attorno a uno degli argomenti pi\u00f9 dibattuti (ma allo stesso tempo forse il pi\u00f9 canonizzato, all\u2019unanimit\u00e0) dalla critica musicale \u2014 ovvero quello raccolto nel fascicolo (mai) archiviato come \u201cil difficilissimo secondo album\u201d \u2014 ha assunto le pi\u00f9 improbabili forme e sfumature, in una diaspora di versioni, aggiornamenti e variazioni sul tema che hanno ipoteticamente incanalato una mole di dati sempre pi\u00f9 consistente verso la scontata conclusione di partenza: il disco numero due \u00e8 \u2014 per chiunque, da qualunque lato vogliate analizzare la faccenda \u2014 quello pi\u00f9 complicato da pensare, programmare e poi gettare in pasto alle belve l\u00e0 fuori.<\/p>\n<p>In particolare, uno di questi corollari recita \u2014 come vuole il clich\u00e9 ammonitore stampato sulla quarta di copertina di qualunque manuale per band emergenti \u2014 qualcosa di riassumibile in:<\/p>\n<blockquote><p>avrai tutta la vita per scrivere il tuo primo album, ma poi, comunque vada (soprattutto se dovesse fare il botto), ti daranno meno di sei mesi per il secondo.<\/p><\/blockquote>\n<p>Deve essere quello che \u00e8 successo ai <strong>Django Django<\/strong>, pi\u00f9 o meno.<\/p>\n<p>Dico \u201cpi\u00f9 o meno\u201d, perch\u00e9 il quartetto britannico \u2014 a voler essere onesti \u2014 c\u2019ha anche provato a \u201cresistere resistere resistere\u201d alle pressioni esterne che li volevano di nuovo sulla breccia immediatamente dopo il sorprendente debutto del 2012 e si \u00e8 preso ben tre anni per rimuginare sulla strada da prendere e scegliere le parole giuste per rispondere a quella domanda noiosa che tutti ti pongono a bruciapelo quando ti vedono sull\u2019orlo di diventare grande: \u201ce ora, cosa vuoi fare della tua vita?\u201d.<\/p>\n<p>Esigenza lecita: anzi, <em>caldamente consigliata<\/em>, soprattutto se le <em>parole giuste<\/em> proprio non le trovi. Se per\u00f2 la soluzione all\u2019annoso quesito deve essere <em>Born Under Saturn<\/em>, allora tanto valeva sputarla fuori nei sei mesi di cui sopra, cavalcare l\u2019onda lunga dell\u2019hype almeno fin quando non si fosse esaurita sulla spiaggia e passare poi alla cassa godendosi il frutto immediato delle royalties sotto forma di vasche di mojito da consumare senza rimorsi all\u2019ombra delle palme, sfottendo da seduti i colleghi che continuano a provare a fare la differenza restando in equilibrio nel mare agitato del music business.<\/p>\n<p>In altri termini, \u201ctempo sprecato\u201d hanno sentenziato coloro i quali fanno dei giudizi tranchant una ragione di vita. \u201cDjango mi stai diludendo\u201d hanno sogghignato i pi\u00f9 reality-addicted. \u201cPeccato\u201d, hanno sussurrato a testa bassa quelli che ci avevano creduto.<\/p>\n<p>Gi\u00e0, peccato.<br \/>\nPerch\u00e9 l\u2019omonimo primo disco \u2014 nella sua caotica estetica che andava diretta a posizionarsi in una felice nicchia di <em>music geek<\/em> vagamente artistoidi \u2014 almeno ti insinuava in testa qualche opzione in cui crogiolarti: \u00e8 meglio se mi faccio una passeggiata nei vicoletti del centro storico del tempo che fu, rischiando di slogarmi una caviglia sui sanpietrini di un pop-rock un po\u2019 <em>ag\u00e9e<\/em> ma pur sempre squisito, o dovrei forse fare un salto oltre la rivoluzione industriale gettando almeno un sguardo verso un futuro meccanico e mettere un po\u2019 di <em>kraut-fuel<\/em> nel motore? Sarebbe il caso di star qua a contemplare ancora per un po\u2019 l\u2019inutilit\u00e0 di qualunque mia scelta stilistica, soprattutto se confrontata con le immense possibilit\u00e0 che offre un universo in continua espansione o magari \u00e8 preferibile fingere di essere una <em>indie-star<\/em> finch\u00e9 dura e vedere l\u2019effetto che fa?<\/p>\n<p>Ok, come approccio <em>boh\u00e9mien<\/em> non si discostava di molto dal \u201c<a title=\"magari vengo e sto tutta la sera nascosto in un angolo...\" href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=yaiH2lGIvVw\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">vengo \/ non vengo<\/a>\u201d di morettiana memoria, per\u00f2 <em>Django Django<\/em> era comunque immediato, intelligente, a modo suo anche un po\u2019 sborone e, rimanendo in bilico su questo tipo di dualismi giocosi, lasciava prospettive praticamente sconfinate sia alla band che al suo pubblico.<\/p>\n<p>Poi purtroppo \u00e8 andata che il disco successivo invece non ha portato nessuno \u2014 n\u00e8 la band, n\u00e8 tantomeno il suo pubblico \u2014 un passo pi\u00f9 in l\u00e0 dei propri dubbi, lasciandoci in mano pi\u00f9 che altro polvere (per quanto, a tratti, di stelle) e sbiadite tracce delle promesse abbaglianti di pochi anni prima.<\/p>\n<p>Non che <em>Born Under Saturn<\/em> mancasse di pezzi interessanti, ma l\u2019impressione di ritrovarsi rassegnati, in ginocchio (ben oltre il concetto di \u201cminestra riscaldata\u201d), di fronte al piatto freddo della cena \u00e8 stata forte.<br \/>\nFortissima.<br \/>\n<img class=\"aligncenter size-full wp-image-4908\" style=\"margin-top: 3em;\" src=\"http:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/django-django-psycho-color-mug.jpg\" alt=\"Django Django - psycho color mug\" width=\"100%\" srcset=\"https:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/django-django-psycho-color-mug.jpg 2060w, https:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/django-django-psycho-color-mug-300x180.jpg 300w, https:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/django-django-psycho-color-mug-768x461.jpg 768w, https:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/django-django-psycho-color-mug-1024x614.jpg 1024w\" sizes=\"(max-width: 2060px) 100vw, 2060px\" \/><\/p>\n<h2>Influenzati<\/h2>\n<p>Con queste premesse, \u00e8 risultato facile entusiasmarsi nel ritrovare Neff e compagni, a ulteriori tre anni di distanza, non solo cos\u00ec freschi, vitali, in forma e per niente abbacchiati, ma ancora meravigliosamente indecisi su cosa fare da grandi, nonostante <em>grandi<\/em> ormai lo siano diventati da un po\u2019.<br \/>\nSe siete di quelli che giudicano un album dal ventaglio di influenze che si prodiga di non nascondere (anzi, nel caso specifico, che spesso mette volontariamente in vetrina ai limiti di una, chiamiamola, \u201csindrome del pavone\u201d) vi far\u00e0 piacere sapere che il nuovo <em>Marble Skies<\/em> passa senza particolare imbarazzo (tutt\u2019altro: con compiacimento sornione e notevole gusto, direi) dai beat sfacciatamente <em>motorik<\/em> dei Neu! alle chitarre vibranti tipiche di un certo surf anni \u201860, dai brusii elettronici di un synthpop dichiaratamente <em>eighties<\/em> agli echi cavernosi e effettati rubati a un certo reggae contaminato (tu chiamalo, se vuoi, <em>dub<\/em>), da intermezzi sputtanati nei <em>seventies<\/em> del pi\u00f9 becero vocoder a aperture vocali e strumentali espanse come nella migliore, assolata psichedelia.<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 3em;\">Di pi\u00f9: vi delizier\u00e0 notare che tutta la lista appena elencata viene passata in rassegna soltanto nel corso dei quattro minuti della title-track di apertura, e che la cosa non si esaurisce l\u00ec, visto che con i pezzi successivi la situazione si fa \u2014 se possibile \u2014 ancora pi\u00f9 eterogenea. Strizzatine d\u2019occhio (nemmeno troppo mimate) a ritmi da dancefloor e singoletti scala-classifiche, sintetizzatori annacquati che rimandano a una certa tropical-house, ritmi frenetici che sanno quasi di hardocore\/punk, chitarre garage-rock e tutta l\u2019orgogliosa stramberia di fondo del loro sentirsi alfieri di un qualche <em>21st century pop<\/em> post moderno. Qualunque cosa significhi.<\/p>\n<p><iframe title=\"Django Django - In Your Beat (Official Music Video)\" width=\"1170\" height=\"658\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/wOBFZ5zM_ic?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<h2>Vizio<\/h2>\n<p>Non si sa bene se sia una scelta coraggiosa o una specie di propensione naturale a cui i Django Django non riescono a sottrarsi (termine tecnico: <em>vizio<\/em>), ma sicuramente il rischio era alto.<\/p>\n<p>Da un lato \u00e8 vero che questo approccio avventuroso a un forma di rock non etichettabile (o comunque non etichettabile con meno di dieci parole), fino a oggi, ha (in certi momenti pi\u00f9, in certi momenti meno) dato loro i suoi frutti, portandoli, da sbarbatelli diplomati di una scuola d\u2019arte quali erano, ai confini di un potenziale successo mainstream (o come volete chiamare una nomination al <em>Mercury Prize<\/em> sommata a un paio di featuring nella colonna sonora di qualche videogame o spot televisivo). Dall\u2019altro per\u00f2, quando una strabordante abbondanza di idee sonore viene servita senza l\u2019accompagnamento di canzoni pressoch\u00e9 irresistibili, la possibilit\u00e0 \u00e8 quella di finire a sentirsi come legati al tavolo di uno di quei ristoranti pretenziosi in cui la stranezza degli ingredienti e la complessit\u00e0 della presentazione vanno a discapito dell\u2019effettivo gusto del piatto, al punto da lasciarti inderdetto riguardo al lato da cui aggredirlo senza rovinare la composizione, bloccato in un limbo statico in cui rimpiangere per sempre la chimica malata di un buon vecchio cheeseburger.<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 3em;\">Insomma, che sia la sincronia matematica degli Everything Everything o l\u2019hipsterismo un po\u2019 spocchioso dei Dirty Projectors, ogni disco che tenta di mischiare un caleidoscopico surplus di input variopinti raccogliendoli con l\u2019imbuto dentro qualcosa di attuale, spesso ha l\u2019effetto quasi controproducente di ficcarti in testa un\u2019immagine non proprio confortante: i membri del gruppo che, mentre suonano, si guardano complici e maliziosi, come volessero sottintendere \u201clo stiamo facendo solo per sembrare fighi\u201d.<\/p>\n<p><iframe title=\"Django Django - Surface to Air (ft. Self Esteem)\" width=\"1170\" height=\"658\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/N-AgpuAQDxg?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<h2>La lezione<\/h2>\n<p>Ad ascoltare questo terzo album, sembra comunque che i Django Django abbiano imparato la lezione e preferiscano tenersi a dovuta distanza dalla trappola che la loro stessa attitudine stava per l\u2019ennesima volta preparando. Solo che, invece di rallentare guardinghi alla ricerca delle tagliole sparse tra l\u2019erba, hanno pensato bene che la soluzione migliore per non farsi di nuovo male fosse saltare il prato a pi\u00e8 pari, confidando che spingere ancora di pi\u00f9 sull\u2019acceleratore del loro eclettismo potesse garantire la fuga verso un non precisato <em>nowhere<\/em> musicale, senza rimanere stretti nella morsa del simpatico mostro che stavano creando.<\/p>\n<p>La notizia \u00e8 che, se di scommessa si \u00e8 trattato, funziona e, per la precisione, funziona cos\u00ec: <em>Marble Skies<\/em> ha i suoi punti deboli e si concede un minimo sindacale di passi falsi, ma non fai in tempo a rendertene conto che gi\u00e0 te ne sei dimenticato. Non ti piace una delle mille idee dei DD? E che problema c\u2019\u00e8? Nel giro di un minuto te ne proporranno altre novecentonovantanove, molte delle quali \u2014 qui sta il punto \u2014 decisamente pi\u00f9 sorprendenti che irritanti, quasi tutte abilmente incastrate l\u2019una dentro l\u2019altra come fosse la cosa pi\u00f9 normale di questo mondo.<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 3em;\">Non solo, come fosse la cosa pi\u00f9 <em>spassosa<\/em> di questo mondo.<\/p>\n<p><iframe title=\"Django Django - Tic Tac Toe (Official Music Video)\" width=\"1170\" height=\"878\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/T9lGlbTMOXg?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<h2>Barzellette<\/h2>\n<p>\u201cCi sono uno scozzese, un inglese e un irlandese\u2026\u201d \u200a\u2014 immagino sia l\u2019incipit di migliaia di barzellette che detengono praticamente il monopolio della tradizione orale del Regno Unito, e qui \u200a\u2014 come si suol dire \u200a\u2014 \u201ccade a fagiolo\u201d, perch\u00e9 se c\u2019\u00e8 una cosa che dobbiamo concedere a <strong>David MacLean<\/strong> (direttamente da Dundee, sulle rive del Mare del Nord, Scozia orientale), <strong>Jimmy Dixon<\/strong> (figliol poco prodigo di Leeds, contea british del West Yorkshire) e <strong>Vincent Neff<\/strong> (orgogliosamente gaelico di saudade nei confronti della baia di Donegal, nell\u2019Ulster) \u200a\u2014 per non dimenticare l\u2019altro highlander <strong>Tommy Grace<\/strong> \u200a\u2014 \u00e8 che di sicuro sanno come stamparti un sorriso sulla faccia. Che tu lo voglia o meno.<\/p>\n<p>Certo, va detto che hanno dalla loro il vantaggio storico, derivante dall\u2019assunto \u200a\u2014 ormai anche questo comunemente sdoganato \u200a\u2014 secondo il quale la musica pop non ha bisogno di una seppur minima risonanza emozionale per farti innamorare di lei (oppure, se non vogliamo scomodare parole troppo grosse e mielose che potrebbero mandare in frantumi la nostra fragile sfera affettiva, diciamo almeno almeno <em>incuriosire<\/em>, o anche solo un banalissimo <em>canticchiare<\/em>). Eppure, in generale, se c\u2019\u00e8 qualcosa \u200a\u2014 un indizio, un rimando, un <em>deja-vu<\/em> \u200a\u2014 che riesce a connettere la mente con gli spasmi del corpo (lo chiamerei <em>ballare<\/em>, ma gli intrecci stratificati delle melodie di un pezzo qualunque dei Django Django rimangono comunque eccessivamente articolati per pretendere di seguirli con un solo istintivo movimento di bacino) le cose si fanno sicuramente pi\u00f9 intriganti.<\/p>\n<p>Ecco.<br \/>\n\u00c8 in questo non trascurabile particolare che <em>Marble Skies<\/em> centra in pieno il bersaglio, ovvero nel suo rivelarsi un disco <em>intelligente<\/em> e <em>divertente<\/em> allo stesso tempo, che riesce \u200a\u2014 come nessuno dei suoi due predecessori ha saputo fare \u200a\u2014 a bilanciare senza fatica le due cose, dando finalmente pi\u00f9 spazio alla componente ludica, in passato troppo spesso sacrificata sull\u2019altare di un pretestuoso intellettualismo.<\/p>\n<p>Probabilmente i Django Django non saranno mai capaci di partorire un album perfetto (sempre che \u201cperfetto\u201d, in questo contesto, sia un aggettivo adeguato) ma hanno un talento quasi ineguagliabile, che si manifesta in quella buona, vecchia dote artigiana che riesce a fare delle proprie imperfezioni un catalogo di pezzi perfettamente unici, che rifiutano qualsiasi tentativo di categorizzazione seriale.<\/p>\n<p><em>Marble Skies<\/em> si specchia beato in tutte le loro sfaccettature, e questa volta lo fa senza tirarsela troppo, ma mettendo piuttosto in mostra un ricercato campionario di smorfie che inesorabilmente toglieranno il broncio dal brutto muso del vostro peggior luned\u00ec, prendendovi alla sprovvista con una logica inattaccabile nel suo essere strampalata: sorridente, gente, perch\u00e9 qualunque luned\u00ec, per pessimo che vi possa sembrare, rimane comunque il giorno della settimana pi\u00f9 lontano dal prossimo.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/sintetismi\/il-giorno-piu-bello\/\" title=\"ascoltala la teoria di Sabatini!\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Dal prossimo luned\u00ec<\/a>, dico.<\/p>\n<blockquote><p>parola di Django.<\/p><\/blockquote>\n<p style=\"text-align: center;\"><a class=\"btnInPost\" title=\"vuoi sapere che voto gli abbiamo dato? clicca qui!\" href=\"#\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">leggi l&#8217;originale su L&#8217;Indiependente<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I Django Django non rallentano e la toccano piano con un disco eclettico ai limiti dell&#8217;ilarit\u00e0, ma sempre abbastanza intelligente da far s\u00ec che sia quasi impossibile non farsene affascinare.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":4907,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[1517,186,1499],"tags":[623,1633,1631,1632,202],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v18.7 - 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Nel senso che di mestiere rimpiange. Rimpiange il comunismo, il grunge, le camicie di flanella, le Dr. Martens a ottantamila lire e il momento d'oro del porno americano di fine anni '90. Personalmente ha qualcosa a che fare con i Radiohead. Nel senso che c'ha tutti i loro dischi. Nel senso che glieli ha rubati, una mattina piovosa, dieci anni fa, durante una vacanza-studio a Oxford organizzata dalla sezione del partito. 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