{"id":4940,"date":"2018-02-22T02:28:17","date_gmt":"2018-02-22T01:28:17","guid":{"rendered":"http:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/recensioni\/dischi\/django-django-marble-skies-copy\/"},"modified":"2018-02-26T17:42:34","modified_gmt":"2018-02-26T16:42:34","slug":"the-wombats-beautiful-people-will-ruin-your-life","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/collaborazioni\/indiependente\/the-wombats-beautiful-people-will-ruin-your-life\/","title":{"rendered":"C&#8217;\u00e8 ancora vita nel marsupio"},"content":{"rendered":"<div class=\"excerptBold\" style=\"border-top: none;\">Questa recensione \u00e8 stata scritta in esclusiva per LINDIEPENDENTE.IT ed \u00e8 comparsa per la prima volta sull&#8217;omonimo sito, dove fa ancora la sua porca figura. La riportiamo anche qui per questioni di vanagloria, completezza e perch\u00e8 Spineless \u00e8 come il maiale: non si butta via nulla. Ma soprattutto per non dimenticare, a perenne memoria che di una band di marsupiali che anche a questo giro riesce a evitare l&#8217;estinzione.<\/div>\n<h2>Cambiare pelle o non cambiare pelle?<\/h2>\n<p>I <strong>Wombats<\/strong> hanno avuto una carriera strana.<br \/>\nTralasciando il fatto che essere dei marsupiali di base a Liverpool non deve essere stato semplice \u2014 se non altro in termini adattamento all\u2019ambiente e posizionamento nella catena alimentare \u2014 si son sempre ritrovati nella scomoda situazione di quelli che dovevano dimostrare qualcosa ogni volta che rimettevano piede in uno studio di registrazione. Tutto questo nonostante (o forse <em>a causa di<\/em> \u2014 non \u00e8 una novit\u00e0: certa gente con la penna tagliente perdona il successo solo se superi un certo numero di zeri, in termini di sterline) un riscontro di pubblico che non ha mai visto cali oggettivi, anzi.<\/p>\n<p>Abbandonati sulle coste inglesi da quella mareggiata indie che dieci anni fa alz\u00f2 il livello delle acque delle spiagge europee con un lustro abbondante di ritardo \u2014 sull\u2019onda causata dallo tsunami che il primo disco degli Strokes aveva messo in moto dall\u2019altra parte dell\u2019oceano \u2014 sono riusciti abilmente a dribblare il reflusso che avrebbe voluto inghiottirli di nuovo nelle profondit\u00e0 degli abissi insieme alla frettolosa etichetta di \u201cfuoco di paglia\u201d che era stata loro affibbiata da gran parte della critica e oggi, arrivati al quarto album, son pronti a imbarcarsi di nuovo, sulla superficie limpida, calma e liscia come l\u2019olio di uno <em>UK Tour<\/em> gi\u00e0 felicemente sold out.<\/p>\n<p>Nell\u2019ormai lontano 2007, si presentarono al mondo emerso con uno dei debutti pi\u00f9 azzeccati del ventunesimo secolo: <em>A Guide to Love, Loss and Desperation<\/em> (probabilmente il titolo pi\u00f9 azzeccato del ventunesimo secolo) \u2014 grazie ai suoi inni giovanili all\u2019insegna di traslochi trans-atlantici (<em>Moving to New York<\/em>), ribellioni allo status-quo (<em>Kill the Director<\/em>) e avventure-disco che prendevano il coraggio a due mani irridendo conclamate icone post-punk seppellendole con una risata (<em>Let\u2019s Dance to Joy Division<\/em>) \u2014 era la summa perfetta di tutta un\u2019estetica adolescenziale legata a un movimento (tu chiamalo, se vuoi, <em>genere musicale<\/em>) che andava volontariamente perdendo ogni tratto di <em>indiependenza<\/em>, provando a darsi in pasto alle masse, senza rinunciare all\u2019onorevole tentativo di mantenere una certa qualit\u00e0 compositiva.<\/p>\n<p>A qualcuno \u00e8 andata di lusso (gli Arcade Fire ormai fanno la strategia promozionale guardando \u2014 come competitor \u2014 non pi\u00f9 ai Vampire Weekend, ma agli U2), qualcuno si \u00e8 scavato il proprio cunicolo protetto e ha tirato dritto per la sua strada rimanendo volontariamente ai margini dello <em>stardom<\/em> nonostante i continui inviti a partecipare alla festa (in questo senso, sempre siano lodati gli Spoon), di molti \u2014 incapaci di dare seguito a tre minuti e mezzo di hype in 4\/4 e quattro note \u2014 si \u00e8 perso le tracce (cercasi notizie di gente \u2014 che ne so \u2014 tipo gli Art Brut o i Rakes\u2026 stanno bene? che lavoro fanno adesso?).<\/p>\n<p>I Wombats, per una (non si sa quanto fortuita) combinazione di eventi, l\u2019hanno sfangata pi\u00f9 che bene e, nel loro iniziale disperato e autoironico tentativo di catturare lo <em>zeitgeist<\/em> di inizio millennio, si son ritrovati a esserne parte integrante. Con tutti i pro e i contro del caso, s\u2019intende. Da un lato \u2014 come accennavamo \u2014 sono (e sempre saranno) in quella posizione precaria in cui ti ritrovi obbligato ad assicurarti che la tua musica stia pompando qualcosa (qualit\u00e0, fidelizzazione, incassi, gossip \u2014 la differenza, dal lato manageriale, \u00e8 solo apparentemente abissale) a ritmo regolare nelle vene che contano e che portano ossigeno al cervello malato dell\u2019industria musicale, in modo da non veder calare in picchiata il consenso ottenuto cos\u00ec precocemente, dall\u2019altro hanno generato una quantit\u00e0 tale di imitatori annacquati da ritrovarsi \u2014 in un mondo in cui, ribadiamo, oltre una certa soglia di vendite la quantit\u00e0 inizia pericolosamente <em>a fare<\/em> la qualit\u00e0 \u2014 tutta una schiera di concorrenza clonata alle porte del laboratorio, ancor prima di capire che era in corso un esperimento sulla loro pelle. Al punto che c\u2019\u00e8 chi avrebbe suggerito ai tre amici \u2014 per riuscire a distinguersi da ci\u00f2 che erano stati \u2014 di iniziare a cambiarla sul serio.<br \/>\nLa pelle, dico.<br \/>\n<img class=\"aligncenter size-full wp-image-4942\" style=\"margin-top: 3em;\" src=\"http:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/the-wombats-snakes-press-photo.jpg\" alt=\"The Wombats - snakes\" width=\"100%\" srcset=\"https:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/the-wombats-snakes-press-photo.jpg 1920w, https:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/the-wombats-snakes-press-photo-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/the-wombats-snakes-press-photo-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/the-wombats-snakes-press-photo-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/the-wombats-snakes-press-photo-360x240.jpg 360w\" sizes=\"(max-width: 1920px) 100vw, 1920px\" \/><\/p>\n<h2>Fare i Wombats<\/h2>\n<p style=\"margin-bottom: 3em;\">Ecco, al riguardo, dopo una decade abbondante di raccolta dati, possiamo sbilanciarci su un dato di fatto (tutt\u2019altro che scontato \u2014 la storia della musica ci insegna): nessuno sa fare i Wombats meglio dei Wombats. E questo \u00e8 esattamente il ruolo in cui li ritroviamo \u2014 per l\u2019ennesima volta \u2014 nel nuovo <em>Beautiful People Will Ruin Your Life<\/em>: ritmi secchi e puliti, beat vivaci e chitarre che fanno del riff ammiccante la loro ragione di vita e un gusto per la melodia pura tipicamente british \u2014 unito alle solite liriche maliziose quanto smaliziate, piene di espressioni irregolari e strambe e giochi di parole che ballano incoscienti sul precipizio che sta tra stupidit\u00e0 e genio \u2014 ci ripropongono, in queste undici tracce, la quintessenza di una band che sa benissimo in cosa \u00e8 brava.<\/p>\n<p><iframe title=\"The Wombats - Cheetah Tongue (Official video)\" width=\"1170\" height=\"658\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/fW_SW-EwVRI?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<h2>Singoli<\/h2>\n<p>Nello scegliere i singoli, per esempio: non \u00e8 un caso infatti se i tre pezzi che hanno anticipato l\u2019uscita del disco sono esattamente le tre tracce con cui si apre la tracklist.<\/p>\n<p><em>Cheetah Tongue<\/em> \u00e8 la prima pallottola vagamente psych-pop sparata a squarciagola verso le prime file del palco di un festival estivo a caso e mette subito in chiaro che qui con le rime si ha una relazione aperta e senza troppe implicazioni affettive, visto che obbliga a un bacio forzato \u201crun me over\u201d e \u201corange cola\u201d. Segue <em>Lemon to a Knife Fight<\/em>, che va dritta a sfiorare la perfezione indie-danzereccia e suona gi\u00e0 universalmente \u2014 da un paio di mesi ormai \u2014 come il candidato premier al riempimento delle piste nelle discoteche rock del globo terracqueo. A chiudere trittico compare poi <em>Turn<\/em>, esempio da manuale della capacit\u00e0 disinvolta che il trio di Liverpool (ormai definitivamente \u201crilocato\u201d ai tre angoli del pianeta \u2014 <strong>Matthew Murphy<\/strong> a Los Angeles, <strong>Dan Haggis<\/strong> a Londra e <strong>Tord \u00d8verland Knudsen<\/strong> a Oslo) hanno sempre avuto di catturare, in due righe e un paio di note, istantanee di pura nostalgia decadente, ed \u00e8 forse la cosa pi\u00f9 simile a una <em>ballad<\/em> che il sentimentalismo lunatico del frontman della band credo riesca a concepire, non fosse per il fatto che \u2014 appunto \u2014 pare dedicata, piuttosto che a una ragazza, ai bei tempi andati in cui ci si poteva sballare spensierati a bordo piscina ascoltando Drake (?!) con gli amici.<br \/>\n<iframe title=\"The Wombats - Turn (Official Audio)\" width=\"1170\" height=\"658\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/SWwfT8yyz0Y?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<h2>Scricchiolii<\/h2>\n<p>Purtroppo, proprio qui le cose iniziano a complicarsi di qualche perplessit\u00e0, non tanto musicalmente parlando, quanto \u2014 ancora peggio, a dirla tutta \u2014 sotto un aspetto riguardo al quale in passato i Wombats avevano dato il loro meglio: i testi.<\/p>\n<p>S\u00ec, perch\u00e9 \u2014 onestamente \u2014 non credo che la scena rock d\u2019oltremanica avesse davvero bisogno di un altro ultratrentenne che confessa senza mezzi termini &#8220;I want to get college girl drunk tonight&#8221; e il passaggio da una cosa ancora vagamente ascoltabile &#8220;You could give an aspirin the headache of its life&#8221; al capolavoro di banalit\u00e0 prepuberale che arriva in <em>Black Flamingo<\/em> (&#8220;I wanna love you but it hurts hurts hurts&#8221;) il passo \u00e8 pi\u00f9 breve dei 140 caratteri entro i quali incapsulare il tweet che si meriterebbe in risposta:<\/p>\n<blockquote><p>Matthew, you\u2019re better than that that that.<\/p><\/blockquote>\n<p>Insomma, costantemente in bilico tra la loro maschera di boy band emozionalmente instabile e un\u2019effettiva quanto innegabile maturit\u00e0 stilistica che lentamente (ma in maniera ostinata) prende forma nel corso del tempo, l\u2019impressione \u00e8 che i Wombats crescano \u2014 proprio nel senso di <em>diventare adulti<\/em> \u2014 a livello compositivo di disco in disco, ma non abbiano proprio la forza (temo nemmeno la volont\u00e0) di provare a rivolgersi a un pubblico anch\u2019esso <em>cresciuto<\/em>. Quelli che ballavano sulle note di Ian Curtis e Peter Hook per <a title=\"su, celebriamo l'ironia tutti insieme appassionatamente!\" href=\"https:\/\/youtu.be\/ayuooyWPEUc\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">celebrare l\u2019ironia<\/a> della cosa quando avevano quindici\/venti anni, adesso vanno per la trentina, eppure la musica del trio anglo\/norvegese sembra voler continuare a parlare ai loro nipoti quindici\/ventenni piuttosto che ancora a loro, nel tentativo azzardato di commemorare <em>un\u2019et\u00e0<\/em> (o quantomeno uno stato socio-mentale \u2014 dopotutto si pu\u00f2 rimanere giovani, bamboccioni e <em>choosy<\/em> anche sulla via degli <em>-anta<\/em>, come ci ricordava <a title=\"siete branco di sfaticati figli di mamm\u00e0!\" href=\"http:\/\/www.ansa.it\/sito\/notizie\/economia\/2015\/11\/27\/da-padoa-schioppa-a-fornero-da-bamboccioni-a-choosy-archivio-ansa_63fc0ec7-0308-421f-8623-2ea917a4ea93.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">qualcuno<\/a> qualche governo fa) invece che coltivare una fanbase trasversale col passare delle stagioni.<\/p>\n<p>Forse proprio (o anche) in questo senso pu\u00f2 essere letto lo speranzoso outing di Murphy, estratto dal comunicato stampa di presentazione del disco:<\/p>\n<blockquote class=\"quoteConversation\"><p>I kind of wanted to make an album that at least had the chance of being timeless, and not become outdated.<cite class=\"citeConversation\">Matthew Murphy<\/cite><\/p><\/blockquote>\n<p>Proposito ammirevole, quanto imprudente, appunto.<\/p>\n<p>Sotto un certo punto di vista, infatti, potremmo supporre che lo sforzo sia stato come minimo inutile in partenza, visto che la loro storia dimostra che le hit pi\u00f9 di successo uscite dalla loro sala prove lo sono diventate \u2014 <em>timeless<\/em> \u2014 in maniera del tutto naturale e senza il bisogno di un intervento preventivo della band (senza che la band le scrivesse con questo obiettivo dichiarato e\/o con questa ossessione in testa, intendo). Da un altro invece, questo bisogno impellente di creare qualcosa che potesse diventare una pietra miliare dell\u2019indie-rock classico, poteva rischiare di mettere in ombra una delle caratteristiche che ha sempre contribuito a renderli amabili \u2014 l\u2019ostinata capacit\u00e0 ed esigenza di non prendersi sul serio \u2014 e comunque ha solo prestato il fianco a quelli che da tempo sostengono la teoria secondo la quale \u2014 nel loro caso \u2014 \u201cclassico\u201d altro non sia che un eufemismo per \u201cla stessa cosa che suonano ormai da quando intrattenevano i partecipanti all\u2019autogestione nell\u2019aula magna del liceo\u201d.<\/p>\n<p>Sarebbe, quest\u2019ultimo, un approccio dozzinale e ingiusto al lavoro di una band che si \u00e8 costantemente (e continua a farlo) dimostrata <em>brillante<\/em>, ma si sa: brutta bestia, l\u2019invidia.<\/p>\n<p>La verit\u00e0 \u00e8 che il panorama indie inglese da sempre trabocca di turnisti di talento e parolieri ammiccanti, ma raramente ha partorito gente in grado di sputar fuori con tanta nonchalance, contemporaneamente, melodie memorabili e un\u2019eloquenza storta e intelligente, mischiandole insieme in raffinate canzoni pop che sanno essere allo stesso tempo cerebrali e catchy, come hanno saputo fare i Wombats con l\u2019andare degli anni.<\/p>\n<p>Certo, sicuramente hanno perso il fascino lo-fi di un tempo: quel taglio ruvido, sporco e grezzo che per molti ha reso la loro musica cos\u00ec deliziosa, \u00e8 definitivamente scomparso ed \u00e8 qui sostituito da una produzione ricca e rifinita con estrema cura. Il lavoro di <strong>Mark Crew<\/strong> e <strong>Catherine Marks<\/strong> in questo senso \u00e8 stato sopraffino e <em>Beautiful People Will Ruin Your Life<\/em> ha dei suoni <em>fantascientifici<\/em>, eppure \u2014 per fortuna, aggiungerei \u2014 conserva ancora dei tratti lungo i quali riaffiora prepotente quel magnetismo ingenuo che spesso ci ha tenuti attaccati alla band di Liverpool nonostante l\u2019incombere di quel periodo della vita in cui devi per forza mettere la testa a posto, quella loro attitudine frivola e sorniona, quasi sapessero che la loro musica suona in qualche modo vagamente idiota, ma divertente, e i loro testi \u2014 tutto un tripudio di mal di cuore, dubbi esistenziali e difficolt\u00e0 nella scelta di quali droghe usare per dimenticarseli \u2014 rubati agli scarabocchi del diario sognante di una teeneager.<br \/>\n<iframe title=\"The Wombats - Lemon to a Knife Fight (Official video)\" width=\"1170\" height=\"658\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/nNh51G84WZY?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<h2>Senza un perch\u00e9<\/h2>\n<p>La notizia \u00e8 che \u2014 pur iniziando a dare qualche cenno di cedimento \u2014 la formula funziona ancora. Non saprei dire ancora per quanto \u2014 se gli scricchiolii che si percepiscono siano degli innocui rumoretti di assestamento oppure preludio di un crollo imminente \u2014 ma questo disco ancora regge, sia quando tira fuori sorprendenti gemme dove i Pixies e i Blur si prendono per il culo a vicenda (<em>Ice Cream<\/em>), che quando mette in piedi pezzi che potrebbero essere usciti da un tentativo degli XTC di coverizzare i Roxette (<em>Dip You In Honey<\/em>), un po\u2019 meno quando inciampa in melensaggini figlie di una notte di sesso svogliato tra i vari componenti dei <a href=\"http:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/recensioni\/dischi\/foster-the-people-sacred-hearts-club\/\" target=\"_blank\" title=\"verso i Maroon 5 e poco oltre\" rel=\"noopener\">Foster the People<\/a>, mentre <a href=\"http:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/recensioni\/recensioni-affrettate\/ed-sheeran-lego-house\/\" title=\"va' il piccolo Ed che gioca con i LEGO!\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Ed Sheeran<\/a> guarda dal buco della serratura (<em>I Only Wear Black<\/em>).<\/p>\n<p>&#8220;I don\u2019t know why I like you, but I do&#8221;, cantano i Nostri nel pezzo di chiusura, e questa, in fin dei conti, altro non \u00e8 che la sensazione dolce-amara che questo album ti lascia come retrogusto: \u00e8 piacevole e niente pi\u00f9 ma nonostante questo ti prende benissimo, non ha nulla di trascendentale per\u00f2 \u2014 a voler essere sinceri \u2014 anche ben poco di cui vergognarsi, lo dimentichi presto eppure riesce a fare di tutto ci\u00f2 quasi un punto di forza, visto che \u2014 come affetto da un disturbo di memoria a breve termine \u2014 ogni volta che lo riascolti finisce per non annoiarti praticamente mai. Ti piace, insomma, ma a un\u2019analisi pi\u00f9 approfondita fai una fatica del cristo a trovare delle motivazioni plausibili per definirlo \u201cun gran bel lavoro\u201d, o anche solo ad argomentare un semplicissimo <em>perch\u00e9<\/em>.<\/p>\n<p>Se fosse una persona, diresti che \u201c\u00e8 un tipo\u201d: carino, simpatico, (s)pettinato bene, in nessuna occasione particolarmente irritante e in certi momenti addirittura figo. Di quelli che ti lanciano segnali contrastanti a cui rispondere con occhiate altrettanto ambigue, per poi finire, quando capisci che ha frainteso la cosa oltre i limiti del dovuto, a derubricare il tutto a uno <em>swipe<\/em> su <em>Tinder<\/em> o a mettere le mani avanti con un\u2019imbarazzatissima caduta di stile: il classico, deludente luogo comune, riassumibile in una scontata arrampicata sugli specchi, quella che riempie la pausa che sei costretto a inserire tra le parole \u201cno, sai\u2026\u201d e<\/p>\n<blockquote><p>\u00e8 che io ti vedo solo come amico.<\/p><\/blockquote>\n<p style=\"text-align: center;\"><a class=\"btnInPost\" title=\"vuoi sapere che voto gli abbiamo dato? clicca qui!\" href=\"#\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">leggi l&#8217;originale su L&#8217;Indiependente<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un disco che ti piace ma non sai perch\u00e9, ovvero i Wombats che la sfangano anche questa volta, nell&#8217;unico modo di cui son capaci: facendo i Wombats.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":4941,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[1517,186,1499],"tags":[202,1644,1645,1610],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v18.7 - 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