{"id":5009,"date":"2018-03-18T15:29:08","date_gmt":"2018-03-18T14:29:08","guid":{"rendered":"http:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/recensioni\/dischi\/the-wombats-beautiful-people-will-ruin-your-life-copy\/"},"modified":"2018-03-19T17:00:00","modified_gmt":"2018-03-19T16:00:00","slug":"the-decemberists-ill-be-your-girl","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/collaborazioni\/indiependente\/the-decemberists-ill-be-your-girl\/","title":{"rendered":"L&#8217;indie-band di Schr\u00f6dinger"},"content":{"rendered":"<div class=\"excerptBold\" style=\"border-top: none;\">Questa recensione \u00e8 stata scritta in esclusiva per LINDIEPENDENTE.IT ed \u00e8 comparsa per la prima volta sull&#8217;omonimo sito, dove fa ancora la sua porca figura. La riportiamo anche qui per questioni di vanagloria, completezza e perch\u00e8 Spineless \u00e8 come il maiale: non si butta via nulla. Ma soprattutto per non dimenticare, a perenne memoria che di una band che prov\u00f2 a superare il proprio paradosso e fece la fine del gatto col topo.<\/div>\n<h2>Gattini<\/h2>\n<p>C\u2019\u00e8 questa storiella che si racconta ormai da quasi cento anni in pausa pranzo alla mensa delle facolt\u00e0 di fisica di mezzo mondo. Il suo successo non stupisce pi\u00f9 di tanto, visto che contiene tutti gli elementi buoni per diventare virale: come quelle di Esopo ha un animale per protagonista (nel caso non lo sapeste, l\u2019ossessione per i <a title=\"una storia di gattini\" href=\"http:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/storie\/foto-di-gattini-grazie\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">gattini<\/a> risale a molto prima di Instagram), ma \u2014 a differenza della tradizione classica \u2014 preferisce al banale lieto fine, un moderno finale aperto che lasci (perch\u00e9 no?) il giusto spiraglio per un\u2019eventuale seconda stagione, una volta analizzati i dati di ascolto.<\/p>\n<p>Si chiama (titolo provvisorio, ma fino a oggi mai ufficialmente contestato) <em>Il Paradosso del Gatto di Schr\u00f6dinger<\/em> e prende il nome, appunto, dal primo che la raccont\u00f2, nel 1935 alla mensa della facolt\u00e0 di fisica dell\u2019Universit\u00e0 di Humboldt a Berlino: <strong>Erwin Rudolf Josef Alexander Schr\u00f6dinger<\/strong>. Per gli amici, semplicemente Schr\u00f6dinger.<\/p>\n<p>Schr\u00f6dinger non aveva un gatto, il che gli permise \u2014 senza troppi rimorsi \u2014 di formulare l\u2019ormai famosissimo esperimento mentale durante il quale ne chiudeva uno per un\u2019ora dentro una scatola di piombo, contenente una manciata di <em>Uranio 238<\/em> (materiale estremamente radioattivo, per la cronaca), un contatore geiger, un martello e una fiala di cianuro. Per qualche sadica ragione, nella sua testa, costruiva anche un congegno a cascata per rompere la fiala, nel caso in cui l\u2019uranio avesse emesso una radiazione (probabilit\u00e0? Guarda caso, un salomonico 50%), rilevata dal contatore, che a sua volta avrebbe azionato il martelletto, che a sua volta avrebbe mandato in frantumi il contenitore del veleno, che a sua volta avrebbe reso l\u2019aria nella scatola, diciamo, <em>un po\u2019 pesante<\/em> e inesorabilmente, a sua volta, ucciso il gatto.<\/p>\n<p class=\"interlude\">(\u201c&#8230; che a sua volta aveva mangiato il topo, che a sua volta mio padre aveva comprato alla fiera dell\u2019est\u201d, continua poi la storia nella versione apocrifa che racconta Angelo Branduardi ai suoi nipotini per spiegar loro la catena alimentare \u2014 ma siamo qui per parlare del nuovo disco dei Decemberists, quindi atteniamoci alla narrazione ufficiale)<\/p>\n<p>Direi che non importa avere una laurea magistrale in fisica teorica o delle particelle<\/p>\n<p class=\"interlude\">(per dire, anche se \u2014 complimenti per la decisione molto pi\u00f9 avveduta, in prospettiva \u2014 avete studiato scienze della comunicazione o semplicemente fatto un corso di social media management all\u2019<a style=\"color: #a5a5a5;\" title=\"mamma mia quanto son bravi sui social quelli della Ceres!\" href=\"http:\/\/www.socialcomitalia.com\/cosa-possiamo-imparare-ceres-sui-social\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">universit\u00e0 della Ceres<\/a>, potete comunque trovare in giro <a style=\"color: #a5a5a5;\" title=\"il gatto di Schr\u00f6dinger sul'intern\u00e8t\" href=\"https:\/\/www.google.it\/search?q=gatto+di+schrodinger+meme&amp;tbm=isch&amp;tbo=u&amp;source=univ&amp;sa=X&amp;ved=0ahUKEwihlZy63vPZAhXIGuwKHXj-CNEQsAQIKA&amp;biw=1280&amp;bih=628\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">un sacco di meme<\/a> al riguardo)<\/p>\n<p>per arrivare alla cosiddetta <em>morale della favola<\/em>.<\/p>\n<p>S\u00ec, perch\u00e9, per quanto il buon Schr\u00f6dinger avesse imbastito questo teatrino ipotetico nell\u2019ottica di dimostrare i limiti della meccanica quantistica, anche senza andare a scomodare paragoni filosofici tra mondo macroscopico e mondo microscopico \u2014 dove si esce dal dominio del determinismo per entrare in quello dell\u2019incertezza e delle possibilit\u00e0 tutt\u2019altro che accertate \u2014 e scendere in dettagli che ci renderebbero ulteriormente invisi alla comunit\u00e0 degli animalisti, \u00e8 abbastanza facile intuire la provocazione lanciata dallo scienziato austriaco: non potendo sapere se l\u2019atomo di uranio \u00e8 effettivamente decaduto (la scatola \u00e8 di piombo e il piombo ha la non trascurabile qualit\u00e0 di assorbire qualunque radiazione rendendola cos\u00ec non percepibile dall\u2019esterno) e non potendo nemmeno guardare dentro la scatola perch\u00e8 \u00e8 chiusa, finch\u00e9 non la apriamo non potremo mai conoscere la sorte del povero felino. Come sta? Sar\u00e0 incolume? Sar\u00e0 andato al Creatore? Sar\u00e0 geneticamente mutato in Wolverine? La risposta \u00e8 la summa di qualunque approccio probabilistico alla vita:<\/p>\n<blockquote><p>boh.<\/p><\/blockquote>\n<p>Il che, detta come la direbbe un fisico alla mensa, suona ufficialmente pi\u00f9 o meno cos\u00ec: nel lasso di tempo in cui sta dentro la scatola, il gatto \u00e8 contemporaneamente sia vivo che morto. Da cui il nome con cui tutto l\u2019ambaradan \u00e8 stato tramandato nei secoli dei secoli: <em>paradosso<\/em>, appunto.<br \/>\n<img class=\"aligncenter size-full wp-image-5016\" style=\"margin-top: 3em;\" src=\"http:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/the-decemberists-table-on-fire.jpg\" alt=\"The Decemberists - table on fire | foto di Holly Andres\" width=\"100%\" srcset=\"https:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/the-decemberists-table-on-fire.jpg 1500w, https:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/the-decemberists-table-on-fire-300x190.jpg 300w, https:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/the-decemberists-table-on-fire-768x485.jpg 768w, https:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/the-decemberists-table-on-fire-1024x647.jpg 1024w\" sizes=\"(max-width: 1500px) 100vw, 1500px\" \/><\/p>\n<h2>How to<\/h2>\n<p>Ecco.<br \/>\nA oggi, possiamo affermare che i <strong>Decemberists<\/strong> sono stati uno dei pi\u00f9 grandi paradossi dell\u2019indie-rock: per rimanere in tema, diciamo l\u2019<em>indie-band di Schr\u00f6dinger<\/em>. In altri termini, mettendola gi\u00f9 in maniera sintetica e brutale:<\/p>\n<blockquote><p>una delle poche band (forse l\u2019unica) del panorama indipendente americano a riuscire ad essere contemporaneamente sia di nicchia che di successo.<\/p><\/blockquote>\n<p>Accasati ormai da tempo sotto il tetto confortevole di una <em>major<\/em> (la <em>Capitol<\/em>) e con in saccoccia un album che ha debuttato direttamente al numero 1 della classifica di <em>Billboard<\/em> (<em>The King Is Dead<\/em>, anno del signore 2011), non sono mai riusciti (non hanno voluto? solo loro sanno la risposta) a entrare sul serio e definitivamente nei salotti buoni del <em>vero<\/em> mainstream, quello che ti fa riempire gli stadi anche se hai la masochistica sfortuna di usare un banjo per comporre le tue canzoni (Mumford and Sons, sto parlando di voi).<\/p>\n<p>Ormai a tutti gli effetti un\u2019istituzione, i Decemberists hanno ricevuto quella che al di l\u00e0 dell\u2019oceano \u00e8 \u2014 ancor pi\u00f9 che <a href=\"https:\/\/youtu.be\/gMeMPYyA4xg\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">una cover da parte di Marianne Faithfull alla corte di David Letterman<\/a> \u2014 una vera e propria investitura che ti tatua addosso in maniera indelebile l\u2019etichetta di gruppo <em>cool<\/em>: comparire in <a title=\"va' la Marianna che fa la cover dei suoi toy-boy!\" href=\"https:\/\/youtu.be\/1tE0R6hGK-w\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">una puntata dei Simpsons<\/a>. Eppure, anche in questo caso, il potenziale <em>endorsement<\/em> da un milione di dollari \u00e8 arrivato come simbolo di un fenomeno di cui non andare propriamente orgogliosi: lo strano processo di \u201chipsterizzazione\u201d di Springfield messo in moto da Homer dopo aver incontrato un tizio con il pizzetto, gli occhiali da pentapartito e i risvoltini ai pantaloni, proprietario di un <em>food truck<\/em>.<\/p>\n<p>Riassumendo: in maniera del tutto analoga all\u2019incertezza riguardo alle condizioni del gatto di Schr\u00f6dinger, anche per la band di Portland c\u2019\u00e8 stato un momento in cui avresti potuto metterla sullo stesso piedistallo dorato e kitsch dei Lumineers, cos\u00ec come chiuderla in quello sgabuzzino per intenditori dove avevi gelosamente nascosto i Neutral Milk Hotel. E probabilmente non avresti sbagliato in nessuno dei due casi.<\/p>\n<p>Detto questo, \u00e8 innegabile che nel corso degli anni, Colin Meloy e compagni siano riusciti a sviluppare uno stile di scrittura e una musicalit\u00e0 del tutto personale e immediatamente identificabile, fatta di consapevoli tuffi in un passato reso attuale nella maniera meno scontata, riempiendolo di buffe assurdit\u00e0, sontuose storie di personaggi atipici e cerebrali meccanismi narrativi sempre in bilico tra un fatalismo cos\u00ec caustico da sfiorare il nichilismo e un coraggio provocatorio al punto da consentir loro di infilare l\u2019<em>Infinite Jest<\/em> di David Foster Wallace <a href=\"https:\/\/youtu.be\/ni7T18UUBUI\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">dentro un videoclip pop<\/a>.<\/p>\n<p>Dopo \u00e8 andata come doveva andare, ovvero che il flusso delle cose ha seguito quella regola non scritta, ma pressoch\u00e9 fisiologica, secondo la quale ogni band, prima o poi, ha bisogno di una rinfrescata, o almeno di riconsiderare il proprio sound, non importa quanto funzionale, raffinato e perfetto sia diventato nel corso di una carriera. Vale a dire: una qualche forma di stagnazione creativa arriva per tutti, anche per gente come i Decemberists, i cui dischi mai ci hanno risparmiato una certa instancabile verve e una loquacit\u00e0 arguta, ai limiti della logorrea. Dopotutto, basta chiedere a un qualunque terapista di coppia: alle soglie dei diciassette anni insieme, quella brutta bestia chiamata <em>abitudine<\/em> tende a prendere inesorabilmente il sopravvento. Anche se un <em>m\u00e9nage<\/em> a cinque, invece che a due, lascia indubbiamente aperte pi\u00f9 combinazioni per sperimentare, \u00e8 comunque normale che a un certo punto salga la voglia di sondare qualche territorio ancora inesplorato. \u00c8 per questo che hanno inventato i club priv\u00e9 per scambisti.<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 3em;\">Nello specifico, se il tuo mestiere \u00e8 scrivere canzoni, capisci che quel momento \u00e8 arrivato quando su internet cominciano a girare video come questo.<\/p>\n<p>https:\/\/youtu.be\/XNItxQzk6Ms<\/p>\n<h2>Decemberists 2.0<\/h2>\n<p style=\"margin-bottom: 3em;\">In ogni caso, che sia stata una reazione alla percezione diffusa che spesso li ha dipinti come un branco di pretenziosi radical-chic prestati alla scena indie, un certo malessere di mezza et\u00e0 o la paura di diventare in qualche modo un clich\u00e9, il dato di fatto \u00e8 che il loro ottavo disco, <em>I\u2019ll Be Your Girl<\/em>, ci era stato venduto come il primo di un nuovo corso: i Decemberists 2.0 che mettono da parte le chitarre acustiche, fanno \u201cciao\u201d con una manina al vecchio produttore hipster Tucker Martin mentre con l\u2019altra danno un caloroso benvenuto al pi\u00f9 tamarretto <strong>John Congleton<\/strong> (Blondie, Lana Del Rey, St. Vincent), gettandosi subito dopo nelle onde di una qualche <em>wave<\/em>, a sperimentare con i sintetizzatori, felici come bambini davanti alla prima confezione di <a title=\"i mattoncini di Schr\u00f6dinger\" href=\"http:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/tag\/lego\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">LEGO<\/a> da montare, smontare e rimontare a piacimento.<\/p>\n<p><iframe title=\"The Decemberists - Severed\" width=\"1170\" height=\"658\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/ksTFj6L0mao?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<h2>Una supercazzola<\/h2>\n<p>Col senno di poi, il colossale fraintendimento \u00e8 cominciato un <a title=\"trovalo il singolo dei Decemberists tra queste cinque tracce di HVSR!\" href=\"http:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/collaborazioni\/humans-vs-robots\/hvsr-playlist-5\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">paio di mesi fa<\/a>, in occasione dell\u2019uscita del primo singolo <em>Severed<\/em>, che sul serio \u2014 senza trucco e senza inganno \u2014 non aveva niente di acustico, ma anzi era un\u2019ottima cavalcata electro-pop che cercava di svelarci come suonerebbero i Roxy Music se si cimentassero con un pezzo dei Joy Division (la risposta \u00e8 scontata: come i New Order). Un riff di chitarra abbastanza velenoso e un basso dalle spalle larghe, uniti a dei synth glaciali e a un testo che scimmiottava la retorica autocratica della recente campagna trumpiana, davano al tutto una sorta di visceralit\u00e0 alla Xiu Xiu e un \u201ctiro\u201d che mai avevamo trovato nel lavoro di chi ci aveva abituato a roba <a title=\"una roba folk che pi\u00f9 folk non si pu\u00f2\" href=\"https:\/\/youtu.be\/5Sw61oITuts\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">tipo<\/a> <em>The Mariner\u2019s Revenge Song<\/em>.<\/p>\n<p>Tutto secondo i programmi sbandierati nel comunicato stampa, dunque. Non fosse che l\u2019episodio si \u00e8 rivelato praticamente isolato e alla resa dei conti trova pochissimi momenti simili nel resto del disco.<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 3em;\">Quando una band annuncia con troppa insistenza la volont\u00e0 di uscire dalla propria <em>comfort-zone<\/em>, apparecchiando la tavola a priori per una sedicente necessit\u00e0 di mischiare le carte e di andare a cercare nuove sonorit\u00e0, raramente \u00e8 un buon segno: sa troppo di un tentativo premeditato di mettere le mani avanti per evitare che qualcuno ci rimanga male. Quando poi la canzone scelta per promuovere questo cambiamento epocale risulta pi\u00f9 o meno l\u2019unica che rispecchia le nuove <em>guideline<\/em>, i sospetti iniziali non fanno che gonfiarsi e cominciano ad assomigliare in maniera preoccupante a un colpo gobbo \u2014 altrettanto premeditato \u2014 architettato con il secondo fine di fregarti con una supercazzola.<\/p>\n<p><iframe title=\"The Decemberists - Once In My Life (Audio)\" width=\"1170\" height=\"658\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/hMiFPHWQ5Yw?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<h2>Downgrade<\/h2>\n<p>Non credo sia questo il caso dei Decemberists: non credo ci sia traccia di premeditazione maliziosa, tra le note di <em>I\u2019ll Be Your Girl<\/em>, cos\u00ec come credo che la voglia di rinnovamento che ha portato Meloy ad affermare<\/p>\n<blockquote class=\"quoteConversation\"><p>We wanted to free ourselves from old patterns and give ourselves permission to try something different.<cite class=\"citeConversation\">Colin Meloy<\/cite><\/p><\/blockquote>\n<p>\u00c8 solo che ai Decemberists viene spontaneo fare i Decemberists, come a un cane viene spontaneo abbaiare o a un gatto entrare in una scatola, anche se contiene un diabolico marchingegno a base di uranio, cianuro e fantasia nerd: non possiamo biasimarli per questo, e sinceramente nemmeno ci dispiace troppo, la cosa. Alla fine della fiera sappiamo che la maggior parte delle loro composizioni sembra sia stata scritta nel quindicesimo secolo all\u2019ombra dei rami della foresta di Sherwood e quindi \u00e8 quasi confortante \u2014 gi\u00e0 all\u2019alba della seconda traccia (<em>Cutting Stone<\/em>) \u2014 ritrovare quelle atmosfere da menestrellata medievale che ci fa immaginare il frontman della band appollaiato su una quercia, a strimpellare una chitarrina, vestito in <em>Lincoln green<\/em> manco fosse il <a title=\"te lo ricordi il cantagallo che fischiava?\" href=\"https:\/\/youtu.be\/riQuN3rTTZ8\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">gallo di <em>Robin Hood<\/em><\/a>, mentre racconta novelle in rima di viaggiatori sperduti e incanti d\u2019altri tempi.<\/p>\n<p>Come nel tentativo di raggiungere un compromesso tra ci\u00f2 che sono stati e ci\u00f2 che vorrebbero essere, ci\u00f2 che effettivamente sono, in questo momento, i Decemberists, si costruisce progressivamente per contrasti, abbinando liriche oscure da <em>murder ballad<\/em> ad arrangiamenti colorati al pari della copertina dell\u2019album, con una sfacciataggine che sfiora l\u2019humor nero, utilizzando la ripetizione ossessiva come arma a doppio taglio per conquistare con lo sforzo minimo sindacale l\u2019attenzione dell\u2019ascoltatore.<\/p>\n<p>Cos\u00ec il concetto di <em>Everything Is Awful<\/em> \u00e8 accompagnato da una musica da <em>Zecchino D\u2019Oro<\/em>, <em>Once In My Life<\/em> viene messa in rima con un supplichevole \u201ccould just something go right?\u201d ma suona come un divertito arena-anthem e un ritornello disperato che nemmeno ai tempi del grunge (<em>We All Die Young<\/em>) finisce in bocca a un coro di bimbetti entusiasti quanto inconsapevoli, mentre il tutto si conclude \u2014 quasi inevitabilmente, direi \u2014 con una specie di ritorno alle origini che manda in vacca qualsiasi idea rivoluzionaria: <em>Rusalka, Rusalka \/ Wild Rushes<\/em> si prende otto minuti abbondanti di magnificenza decadente per tenere fede al suo titolo \u2014 drammaticamente compatibile con i tre chili di carta di un romanzo russo di met\u00e0 Ottocento \u2014 e va direttamente a porsi tra i migliori pezzi dei Decemberists che conosciamo.<\/p>\n<p><img class=\"aligncenter size-full wp-image-5023\" style=\"margin-top: 3em;\" src=\"http:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/decemberists-cover-wide-songs.jpg\" alt=\"The Decemberists - cover wide | tutte le canzoni di I'll Be Your Girl\" width=\"100%\" srcset=\"https:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/decemberists-cover-wide-songs.jpg 2048w, https:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/decemberists-cover-wide-songs-300x164.jpg 300w, https:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/decemberists-cover-wide-songs-768x419.jpg 768w, https:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/decemberists-cover-wide-songs-1024x559.jpg 1024w\" sizes=\"(max-width: 2048px) 100vw, 2048px\" \/><\/p>\n<h2>Empirismo<\/h2>\n<p>I Decemberists che conosciamo sono quelli che fanno una cosa molto particolare: un prog-folk-rock anglofilo come la regina Elisabetta, stracolmo di riferimenti letterari e ornato di una certa teatralit\u00e0 noir, che non disdegna aperture pi\u00f9 groovy e pestate ma sempre eloquenti e cariche di pathos come le rime di un bardo di corte. Lo fanno bene, parecchio bene: cos\u00ec bene che non possiamo nemmeno volergliene troppo se ogni tanto sentono il prurito di deviare su qualcosa di diverso, anche quando il risultato del tentativo in questione potrebbe rischiare di essere niente altro che la riaffermazione di quanto sanno fare bene quella cosa molto particolare.<\/p>\n<p>Insomma, concludendo, bisogna dar loro atto di averci provato, a uscire dal proprio iniziale paradosso di Schr\u00f6dinger. Peccato che, nel farlo, siano rimasti incagliati in una nuova versione dello stesso impasse. <em>I\u2019ll Be Your Girl<\/em> \u00e8 infatti una specie di esperimento a met\u00e0, in cui convivono \u2014 allo stato attuale delle cose, con identica probabilit\u00e0 di prevalere \u2014 sia i vecchi che i nuovi Decemberists. Dovremo aspettare di aprire la scatola (leggi: ascoltare il prossimo disco) per scoprire con certezza quale delle loro due incarnazioni \u00e8 sopravvissuta e quale scomparsa, se i nuovi orizzonti saranno diventati una strada da percorrere senza timore, o se invece dovranno essere derubricati come l\u2019abbaglio di un azzardo fallimentare.<\/p>\n<p><em>Empirismo<\/em>, si chiama.<\/p>\n<blockquote><p>altro che fisica quantistica.<\/p><\/blockquote>\n<p style=\"text-align: center;\"><a class=\"btnInPost\" title=\"vuoi sapere che voto gli abbiamo dato? clicca qui!\" href=\"#\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">leggi l&#8217;originale su L&#8217;Indiependente<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Colin Meloy e soci provano a uscire dal proprio paradosso ma, come nella versione originale quantistica, fanno la fine del gatto col topo radiattivo.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":5011,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[1517,186,1499],"tags":[642,202,1659,1660,1658,1637],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v18.7 - 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