{"id":5093,"date":"2018-04-13T17:12:44","date_gmt":"2018-04-13T15:12:44","guid":{"rendered":"http:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/recensioni\/dischi\/the-decemberists-ill-be-your-girl-copy\/"},"modified":"2018-04-16T01:44:27","modified_gmt":"2018-04-15T23:44:27","slug":"a-place-to-bury-strangers-pinned","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/collaborazioni\/indiependente\/a-place-to-bury-strangers-pinned\/","title":{"rendered":"Quella storia dei pedali"},"content":{"rendered":"<div class=\"excerptBold\" style=\"border-top: none;\">Questa recensione \u00e8 stata scritta in esclusiva per LINDIEPENDENTE.IT ed \u00e8 comparsa per la prima volta sull&#8217;omonimo sito, dove fa ancora la sua porca figura. La riportiamo anche qui per questioni di vanagloria, completezza e perch\u00e8 Spineless \u00e8 come il maiale: non si butta via nulla. Ma soprattutto per non dimenticare, a perenne memoria che di un elettricista che voleva suonare la chitarra.<\/div>\n<h2>Una specie di sottogenere letterario<\/h2>\n<p>A guardarsi intorno, pare sia impossibile parlare degli <strong>A Place To Bury Strangers<\/strong> senza tirare in ballo quella storia dei pedali, quasi come se parlare degli A Place To Bury Strangers a partire da <a title=\"compralo anche te un pedale!\" href=\"https:\/\/deathbyaudio.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">quella storia dei pedali<\/a> sia ormai diventato \u2014 nella nicchia gi\u00e0 abbastanza ristretta dello scrivere di musica \u2014 una specie di sottogenere letterario a parte. Cos\u00ec questa recensione non far\u00e0 differenza \u2014 anzi, forse peggiorer\u00e0 le cose, in tal senso \u2014 da un lato perch\u00e9 cimentarsi con una nuova specie di sottogenere letterario a parte \u00e8 sempre una sfida interessante, dall\u2019altro perch\u00e9, in effetti, ci sar\u00e0 un motivo se, a guardarsi intorno, pare davvero il sogno irrealizzabile di un povero idealista quello di riuscire a imbastire un discorso serio sugli A Place To Bury Strangers senza tirare in ballo quella storia dei pedali.<\/p>\n<p>Detta senza tanti giri di parole: \u00e8 abbastanza importante, quella storia dei pedali, quando si parla degli A Place To Bury Strangers.<br \/>\n<img class=\"aligncenter size-full wp-image-5096\" style=\"margin-top: 3em;\" src=\"http:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/DBA-filter.jpg\" alt=\"Death By Audio - Evil Filter\" width=\"100%\" srcset=\"https:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/DBA-filter.jpg 1143w, https:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/DBA-filter-300x189.jpg 300w, https:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/DBA-filter-768x484.jpg 768w, https:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/DBA-filter-1024x645.jpg 1024w\" sizes=\"(max-width: 1143px) 100vw, 1143px\" \/><\/p>\n<h2>Chitarristi<\/h2>\n<p>La quasi totalit\u00e0 dei chitarristi che vedete in giro \u2014 e converrete che stiamo parlando di un bel bacino di utenza: il mondo \u00e8 <em>pieno<\/em> di chitarristi, al punto che qualcuno una volta, a chiusura di una conferenza di liutai durante la quale si stava paventando la progressiva estinzione del mestiere, riassunse il problema dicendo che, di questo passo, entro pochi anni avremo pi\u00f9 chitarristi che chitarre \u2014 siano essi famosi, dilettanti o semplicemente falliti, ha in comune una caratteristica di fondo: qualunque sia stato il motivo (il completino da scolaretto di Angus Young, il capello afro di Jimi Hendrix o un banale fal\u00f2 di Ferragosto sulla spiaggia) si \u00e8 approcciata allo strumento attratta innanzitutto dall\u2019oggetto in s\u00e9 (o comunque, da quello che rappresentava per il suo immaginario) e solo successivamente ha fatto sul serio i conti con il suono che ne usciva, considerando (chi pi\u00f9, chi meno) l\u2019opportunit\u00e0 di manipolarlo, in qualche modo. Qualcuno si \u00e8 pigramente limitato a scegliere un set di effetti standard dalla lista di quelli consigliati dalle riviste specializzate, qualcun\u2019altro ha accantonato subito l\u2019idea dandosi a una fortunata carriera di folk acustico, qualcun altro ancora \u00e8 diventato Matthew Bellamy e adesso quando ascolti uno degli ultimi dischi dei Muse non sai mai se quello che hai sentito \u00e8 un assolo o una scarica di raggi laser rubati dall\u2019hard-disk del sound designer di Star Wars.<\/p>\n<p>Poi c\u2019\u00e8 <strong>Oliver Ackermann<\/strong>.<br \/>\n<img class=\"aligncenter size-full wp-image-5098\" style=\"margin-top: 3em;\" src=\"http:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/oliver-ackermann-electric.jpg\" alt=\"Oliver Ackermann - electricity\" width=\"100%\" srcset=\"https:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/oliver-ackermann-electric.jpg 1350w, https:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/oliver-ackermann-electric-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/oliver-ackermann-electric-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/oliver-ackermann-electric-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/oliver-ackermann-electric-360x240.jpg 360w\" sizes=\"(max-width: 1350px) 100vw, 1350px\" \/><\/p>\n<h2>Elettricisti<\/h2>\n<p>Oliver Ackermann \u00e8 quello che ha capito una cosa meno scontata di quello che sembra, ovvero che il bello della chitarra elettrica \u00e8 \u2014 appunto \u2014 quello di essere <em>elettrica<\/em>. In altri termini, la chitarra elettrica ti d\u00e0 la possibilit\u00e0 di posizionarti a tuo piacimento in quel range infinito di scelte di vita che \u2014 fin dai tempi dell\u2019ardua decisione riguardo a quale liceo iscriversi dopo le medie \u2014 ha sempre reso incerta l\u2019eterna lotta tra formazione classica e formazione tecnica e che \u2014 in questo caso \u2014 va dal virtuoso puro del pentagramma al perito elettronico fresco di diploma e appassionato di forme d\u2019onda pi\u00f9 o meno punk. Insomma, se decidi di suonare la chitarra elettrica puoi scegliere \u2014 in base ai tuoi interessi, alla tua predisposizione naturale, o anche a un mero studio di marketing \u2014 quanto essere <em>chitarrista<\/em> e quanto <em>elettricista<\/em>.<\/p>\n<blockquote><p>Oliver Ackermann \u00e8 un elettricista che ce l\u2019ha fatta.<\/p><\/blockquote>\n<p>D\u2019altra parte si sa: le vie per far breccia nel music business sono come quelle del Signore \u2014 <em>(in)finite<\/em> \u2014 ma purtroppo quelle pi\u00f9 note sono anche \u2014 come quelle del Signore \u2014 ben affollate e intasate. Riuscirci passando attraverso la piccola fessura che porta dai circuiti stampati ai palchi dei maggiori festival mondiali, bisogna ammettere che \u00e8 stata prima un\u2019idea e poi un\u2019impresa non da poco, ai livelli (per rimanere in tema) del famoso cammello alle prese con l\u2019altrettanto famosa cruna dell\u2019ago.<\/p>\n<p>La narrazione che ormai si \u00e8 sviluppata attorno a Oliver Ackermann ha infatti i contorni distorti del sogno malato di un <em>guitar nerd<\/em> e viene comunemente raccontata attraverso la ben nota parabola che vede come protagonista uno smanettone di differenze di potenziale, interruttori e potenziometri \u2014 un topo da laboratorio di elettrotecnica con un debole adolescenziale per i Ramones, i Dead Kennedys, i Circle Jerks e qualunque cosa che in generale dia la scossa \u2014 che, invece di unirsi agli anarchici antagonisti e sabotare nottetempo centrali elettriche, opta per una diversa quanto originale forma di protesta non violenta (dove l\u2019aggettivo \u2014 \u201cnon violenta\u201d, dico \u2014 risulta realistico solo se teniamo i nostri timpani fuori dalla questione): <strong>(h)ackerare<\/strong> \u2014 <em>nomen omen<\/em> \u2014 pedali e filtri di pre-amplificazione per sentire (perdonato il gioco di parole) <em>l\u2019effetto che fa.<\/em><\/p>\n<p>Nel dettaglio, mentre gli altri aspiranti menestrelli facevano ginnastica per le dita e studiavano matti e disperatissimi scale che, a forza di aumentare progressivamente il numero dei gradini \u2014 da una banale pentatonica dove per arrivare da un Do all\u2019altro devi fare, diciamo, il salto pi\u00f9 lungo della gamba a una complicatissima dodecafonica composta di passettini minuscoli e precisi da suonare a velocit\u00e0 vertiginose \u2014 li avrebbero portati a salire fino al paradiso dei <em>guitar hero<\/em>, lui si esercitava \u2014 armato di maschera da saldatore, tester e cavetti \u2014 su una serie di note del tutto personale (chiamiamola, per assonanza, <em>scala cacofonica<\/em>) che andava dal <em>bzzz<\/em> al <em>fzzz<\/em> e che, una volta perfezionata, lo avrebbe reso \u2014 agli occhi degli amici di cui sopra \u2014 una specie di <em>guru<\/em>: lo stregone <a title=\"ma che si pu\u00f2 andare in giro con dei capelli cos\u00ec?\" href=\"http:\/\/www.bkmag.com\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/OliverAckerman-BK100-26.jpg\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">col riporto pi\u00f9 buffo<\/a> a memoria d\u2019uomo nella cronologia del rock, capace di cavalcare a piacimento le onde di una corrente sapientemente alternata e far uscire l\u2019inferno da quelle cose chiamate amplificatori.<\/p>\n<p>\u00c8 stato un processo tutt\u2019altro che lineare, tutt\u2019altro che facile, tutt\u2019altro che indolore: \u00e8 stato un progredire lento e impacciato, fatto di errori e correzioni in corsa (perch\u00e9 permettersi di sbagliare \u00e8 il primo passo verso una vera e propria crescita \u2014 ce lo dice l\u2019evoluzione umana, ancor prima che qualcuno lo codificasse in un metodo da mettere nei libri e lo chiamasse, appunto, <em>trial &amp; error<\/em>), di approssimazioni successive che gli hanno permesso di definire una sorta di autoironica (ma non troppo) poetica del rumore, e lo hanno portato prima a fondare un\u2019azienda chiamata <em>Death By Audio<\/em>, poi ad accettare qualunque richiesta su commissione, anche quando non aveva la pi\u00f9 pallida idea di come realizzarla<\/p>\n<blockquote class=\"quoteConversation\"><p>People gave me orders, and I just agreed, whether I knew how to do it or not. I used to say, \u201cSure, I can do that. It\u2019s going to take me a month.\u201d Then it would take three months, and they would be pissed off. They gave me like $200 for three months of labor. But I got to learn something in the meantime.<cite class=\"citeConversation\">Oliver Ackermann<\/cite><\/p><\/blockquote>\n<p style=\"margin-bottom: 3em;\">e infine a vendere pedali per chitarra dai nomi evocativi come <em>Absolute Destruction<\/em>, <em>Supersonic Fuzz Gun<\/em> o <em>Total Sonic Annihilation<\/em> a prezzi esorbitanti a chi se lo poteva permettere (Trent Reznor, The Edge, Jeff Tweedy e forse anche il figlio di pap\u00e0 che abita sotto il vostro appartamento e tortura la sua Fender puntualmente ogni notte tra l\u2019una e le tre).<\/p>\n<p><iframe title=\"EFFECT PEDALS: DEATH BY AUDIO &amp; OLIVER ACKERMANN \/\/ DIYfreqs\" width=\"1170\" height=\"658\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/5RPo2Te_f4Q?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<h2>Casinisti<\/h2>\n<p>Cos\u00ec facendo ha equamente diviso il suo pubblico tra chi sostiene che ha fondato una band al solo scopo di testare sul campo le sue creazioni e chi, al contrario, rimane ogni volta estasiato di fronte a cotanto ingegno, dichiarando senza mezzi termini che nel campo del post-punk (o comunque vogliate chiamarlo \u2014 torneremo sulla questione magari pi\u00f9 avanti) suoni del genere non si sono mai sentiti. Il che \u00e8 sicuramente vero, se non altro per i volumi da estremista della percezione uditiva verso cui, di solito, li spinge lui.<\/p>\n<p>La realt\u00e0 dei fatti sta, come spesso succede, nel mezzo. Sotto un certo punto di vista \u00e8 s\u00ec inconfutabile che la dimensione (soprattutto quella live) degli A Place To Bury Strangers \u2014 tra chitarre spaccate per terra, collisioni di strumenti in volo e dissezioni di sei corde senza anestesia \u2014 sfiori i confini della pagliacciata noise. D\u2019altra parte non c\u2019\u00e8 da escludere che sia fondato il forte sospetto secondo cui, alla base di quella che \u00e8 stata semplicisticamente etichettata come <em>the loudest band in New York<\/em><\/p>\n<blockquote class=\"quoteConversation\"><p>I guess that sounds cool and dangerous if you\u2019re impressed by loudness. But it\u2019s not really our focus to be the loudest band anywhere. Anyway, we do like to play loud, so I\u2019m not going to fight it. It\u2019s just a little silly.<cite class=\"citeConversation\">Oliver Ackermann<\/cite><\/p><\/blockquote>\n<p>ci sia una sorta di estetica sonora, una specie di rigoroso metodo nella pazzia: fracasso, rock e paranoia, agli ordini di un\u2019armata brancaleone di diodi, condensatori e resistenze collegati gli uni agli altri in maniera fantasiosa, ma sempre e comunque senza via di scampo, e sparati oltre i limiti di qualunque legge sul disturbo alla quiete pubblica e privata.<br \/>\n<img class=\"aligncenter size-full wp-image-5102\" style=\"margin-top: 3em;\" src=\"http:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/a-place-to-bury-strangers-tunnel.jpg\" alt=\"A Place To Bury Strangers - Tunnel\" width=\"100%\" srcset=\"https:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/a-place-to-bury-strangers-tunnel.jpg 1920w, https:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/a-place-to-bury-strangers-tunnel-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/a-place-to-bury-strangers-tunnel-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/a-place-to-bury-strangers-tunnel-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/a-place-to-bury-strangers-tunnel-360x240.jpg 360w\" sizes=\"(max-width: 1920px) 100vw, 1920px\" \/><\/p>\n<h2>Fraintesi<\/h2>\n<p>Sar\u00e0 stata un po\u2019 quella storia dei pedali, un po\u2019 questo mito del volume, ma credo che poche band, nei tempi recenti, siano state in qualche modo fraintese quanto il trio di Brooklyn: derubricati da pi\u00f9 parti come semplici revivalisti shoegaze (analisi cos\u00ec superficiale da sospettare che i seguaci di questa scuola non abbiano mai ascoltato un disco degli <strong>APTBS<\/strong> \u2014 e probabilmente nemmeno un disco <em>shoegaze<\/em>) e dalle rimanenti come casinisti da vedere almeno una volta nella vita dal vivo (ma sempre con uno spirito autodistruttivo paragonabile a quando esci animato dallo scopo ben preciso di ubriacarti e finire la serata a vomitare nel bagno del locale), in pochi si sono presi la briga di provare a fare un passo oltre quella cortina di suono che d\u00e0 l\u2019impressione di non lasciarsi dietro prigionieri. Peccato, perch\u00e9, sorprendentemente, avrebbero trovato la radiografia di perfette canzoni pop scarnificate e ridotte all\u2019osso, melodie nascoste e una cura compositiva che va ben oltre la texture brutale con cui si presentano al mondo. Piene di rumori, ma mai effettivamente <em>rumorose<\/em>, guardano all\u2019armonia dei Cure ancor prima che all\u2019ossessivit\u00e0 dei Joy Division, per poi rottamarla nella macelleria dei Ministry in modo da tener fede alla loro fama di portatrici (in)sane di acufene e ricordarci che non sempre un muro di feedback deve necessariamente fare rima con My Bloody Valentine o Jesus and Mary Chain (a cui comunque Ackermann ha sempre guardato con il dovuto rispetto). Questo per dire che, negli ultimi venti anni, in tanti hanno giocato con il velo di elettricit\u00e0 (e)statica che lo shoegaze \u2014 quello vero, appunto \u2014 ci aveva lasciato concettualmente in dote, ma probabilmente nessuno era riuscito a incanalarlo in un tale imbuto di aggressivit\u00e0 frustrata e amarezza industriale.<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 3em;\">Gli APTBS lo hanno fatto grazie alla stessa dote che caratterizza il loro leader (che \u2014 ricordiamolo \u2014 a livello di profilo psichico ha tutti i sintomi dell\u2019<em>autocratico perfezionista<\/em>): una sorta di determinazione calcolata e mai impulsiva, che li ha spinti quasi automaticamente a progredire di disco in disco, dove \u2014 nel caso specifico \u2014 la parola \u201cprogredire\u201d non contiene nessun particolare giudizio tecnico o critico, ma la banale constatazione di una serie costante di salti di livello, che ha visto ogni volta l\u2019asticella spostata non tanto <em>pi\u00f9 in alto<\/em>, quanto <em>leggermente altrove<\/em>. Come il loro leader, la band tutta \u00e8 diventata maestra di quella metodologia di <em>trial &amp; error<\/em> e ha tracciato il proprio percorso a zig-zag aggiustando la mira con cadenza regolare ma mai in real-time, anzi, sempre in qualche modo a posteriori (leggi: con l\u2019album successivo), dopo aver accuratamente valutato i risultati della sterzata precedente, dopo aver orgogliosamente lanciato il sasso senza nascondere la mano.<\/p>\n<p><iframe title=\"Goodnight Brooklyn \u2013\u00a0Official Trailer\" width=\"1170\" height=\"658\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/ckNpN7F_xw4?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<h2>Il capolinea<\/h2>\n<p>In questo scenario, <em>Pinned<\/em> si pianta (<em>nomen omen<\/em>, ancora una volta) come l\u2019ennesimo cartello di confine tra ci\u00f2 che \u00e8 stato e ci\u00f2 che sar\u00e0 (o meglio, tra ci\u00f2 che \u00e8 stato e ci\u00f2 che gli APTBS vorrebbero provare a vedere <em>se potr\u00e0 essere<\/em>) e lo fa \u2014 allo stesso tempo sia prevedibilmente che paradossalmente (prevedibilmente perch\u00e9 stiamo comunque sempre parlando di una band che si chiama <em>A Place To Bury Strangers<\/em>, non \u2014 che ne so \u2014 <em>The Holy Garden Where To Rest Your Head In Peace<\/em>, paradossalmente perch\u00e9 questo \u00e8 \u2014 a tutti gli effetti \u2014 forse l\u2019album pi\u00f9 accessibile di Ackermann e compagni) \u2014 in maniera tutt\u2019altro che indolore. Questo per ragioni che vanno in parte anche al di l\u00e0 di premeditate scelte stilistiche o divagazioni di genere, ma che hanno piuttosto a che fare con cause di forza maggiore o \u2014 se vogliamo usare una terminologia pi\u00f9 tecnicamente sperimentale (che, per quanto detto fino a ora, cade \u201ca fagiolo\u201d) \u2014 di <em>condizioni al contorno<\/em>.<\/p>\n<p>Il quinto album in studio a marchio APTBS arriva infatti in un momento a dir poco delicato della carriera del loro deus ex-machina: all\u2019alba della met\u00e0 degli anni \u201810, non molti mesi dopo l\u2019uscita del precedente <em>Transfixation<\/em>, quella storia dei pedali era arrivata \u2014 suo malgrado \u2014 <a title=\"leggila un po' quella storia del capolinea, va'\" href=\"https:\/\/www.newyorker.com\/culture\/culture-desk\/the-death-of-death-by-audio\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">al capolinea<\/a>, riducendosi a un semplice e-commerce e lasciando \u2014 in un colpo solo \u2014 Ackermann senza una parte di fatturato, senza uno studio di registrazione e senza un tetto sotto il quale dormire.<\/p>\n<blockquote class=\"quoteConversation\"><p>After DBA closed, I moved to an apartment in Clinton Hill; I couldn\u2019t make too much noise, couldn\u2019t disturb my neighbors. I would just sit there and write with a drum machine. It had to be about writing a good song and not about being super, sonically loud.<cite class=\"citeConversation\">Oliver Ackermann<\/cite><\/p><\/blockquote>\n<p>Guardatelo, fa quasi tenerezza: sembra un ex-ragazzino agitato, ormai troppo cresciuto e costretto a mettersi finalmente a scrivere sul serio delle <em>canzoni<\/em> invece che dei bordelli sonori di 3-4 minuti.<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 3em;\">Come \u00e8 andata?<br \/>\nBene, direi, anche perch\u00e9 \u2014 lo abbiamo gi\u00e0 accennato \u2014 le canzoni sono sempre state presenti, sul fondo degli innumerevoli strati di terrore acustico sotto i quali gli APTBS le seppellivano. Qui, inevitabilmente, vengono solo a galla con meno circospezione, pur continuando a grondare della solita angoscia tipicamente <em>goth<\/em> che per\u00f2, a tratti, risulta pi\u00f9 <em>pulita<\/em>. Troviamo cos\u00ec \u2014 non dimentichiamoci che questo \u00e8 il primo album della band dopo l\u2019avvento dell\u2019era-Trump \u2014 roventi meditazioni sulla verit\u00e0 messa a dura prova da cospirazioni governative (<em>Execution<\/em>), armonie inquietanti in risposta alle tensioni dell\u2019attuale momento politico (<em>There\u2019s Only One Of Us<\/em>), pulsanti parentesi quasi alla Cramps (<em>Too Tough To Kill<\/em>, dove il senso letterale del termine \u2014 <em>spasmi<\/em> \u2014 assume una valenza quasi fisica), gloriose rincorse punk tutto meno che nostalgiche (<em>Look Me In The Eye<\/em>) e addirittura una specie di <em>ballad<\/em>, o almeno la cosa che, nell\u2019universo APTBS, pu\u00f2 avvicinarsi di pi\u00f9 a una ballad: <em>Was It Electric<\/em> \u00e8 la domanda retorica fatta da un\u2019intelligenza artificiale malfunzionante che ha ascoltato troppo i Belle and Sebastien e a cui gli Stone Roses provano a dare una risposta scontata utilizzando un particolare codice di fruscii e interferenze, ovvero una roba che richiama le cose pi\u00f9 belle dei Raveonettes, sporcate quanto basta per non farle sembrare troppo melense.<\/p>\n<p><iframe title=\"A Place To Bury Strangers - Never Coming Back (Official Video)\" width=\"1170\" height=\"658\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/rij8qYpT1S0?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<h2>Formazione-tipo<\/h2>\n<p>Anche in termini di formazione, non \u00e8 che le cose stessero benissimo, al momento di iniziare le registrazioni di <em>Pinned<\/em>.<\/p>\n<p>Tirando le somme e guardandosi intorno, Ackermann si era ritrovato ormai unico membro superstite della lineup originale e, se qualche anno prima la buona sorte gli aveva dato una mano, tirando fuori dal cilindro <strong>Dion Lunadon<\/strong> \u2014 neozelandese di scuola Peter Hook, sicuramente pi\u00f9 fortunato di <a title=\"una malsana storia post-punk\" href=\"https:\/\/youtu.be\/eEHe5hnIfck\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Niccol\u00f2 Contessa<\/a> nel suo azzardo di attaccare in giro un annuncio generico come \u201cbassista cerca gruppo post-punk\u201d \u2014 non era assolutamente detto che la situazione girasse altrettanto bene quando \u00e8 sorta la necessit\u00e0 di trovare l\u2019ennesimo, nuovo batterista. E invece.<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 3em;\"><strong>Lia Simone Braswell<\/strong> si \u00e8 incastrata alla perfezione nello schema APTBS, come un interruttore differenziale inserito un attimo prima di un imminente corto circuito e ha portato con s\u00e9 non solo le ritmiche solide necessarie a sostenere tutto l\u2019ambarad\u00e0n, ma anche una seconda voce sufficientemente eterea da incrociarsi meravigliosamente (i <a href=\"http:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/recensioni\/videoclip\/hvsr-playlist-6\/\" rel=\"noopener\" title=\"trovalo il singolo degli APTBS tra queste cinque tracce di HVSR!\" target=\"_blank\">due singoli<\/a> che anticipano l\u2019album ne sono l\u2019esempio pi\u00f9 lampante) con il classico cantato monot\u00f2no alla Ian Curtis di Ackermann e, nel corso della tracklist, \u00e8 costantemente presente \u2014 al punto da elevarla ufficialmente al ruolo di <em>co-singer<\/em> \u2014 e illumina i nuovi pezzi di un riflesso inaspettato.<\/p>\n<p><iframe title=\"A Place To Bury Strangers - There\u2019s Only One of Us (Official Video)\" width=\"1170\" height=\"658\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/ZkRebfgTLNc?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<h2>Anti-quello<\/h2>\n<p>Perch\u00e9 gli A Place To Bury Strangers sono cos\u00ec: hanno un talento ormai perfezionato nel ribaltare a proprio favore qualunque situazione critica e, anche quando non riescono a ricreare su disco la violenza compressa dei loro concerti \u2014 la missione \u00e8, obiettivamente, pressoch\u00e9 impossibile \u2014 quello che non abbandonano mai \u00e8 un\u2019attitudine, una vocazione, un istinto. La loro dedizione all\u2019impredicibile. Se dal vivo non preparano setlist, scrivono pezzi di canzoni direttamente sul palco e cercano di sabotare i ragazzi del service audio nei modi pi\u00f9 fantasiosi, anche in studio riescono sempre a sorprenderti, a prendere quella strada parallela ma sufficientemente distante dalla retta via da farti percepire forte quel disagio di quando ti senti a casa ma c\u2019\u00e8 qualcosa di diverso che non riesci bene a mettere a fuoco, che sia un\u2019atmosfera, un cigolio ossessivo o anche solo un soprammobile fuori posto.<\/p>\n<blockquote class=\"quoteConversation\"><p>When something goes wrong on-stage, a lot of bands will crumble under the pressure. We like the idea of embracing the moment when things go wrong and turning it into the best thing about the show. A recording session is not so different: as things go on, you don\u2019t want them to be stagnant. I see so many bands that have been around and they\u2019re a weaker version of what they used to be. This band is anti-that. We try to push ourselves constantly, with the live shows and the recordings. We always want to get better.<cite class=\"citeConversation\">Oliver Ackermann<\/cite><\/p><\/blockquote>\n<p>Ha il suo fascino, come generico obiettivo, come convinta ragione di esistere, come ideale antidoto a una pensione anticipata: essere <em>anti-quello<\/em>. Anti-quella cosa che ti fa invecchiare male, adagiandoti con cautela sul tappeto morbido del continuare a fare \u2014 con il minimo sforzo, gli occhi annoiati e la testa altrove \u2014 la cosa che sai fare meglio, facendola cos\u00ec \u2014 di fatto \u2014 progressivamente <em>sempre peggio<\/em>.<\/p>\n<p>Ci sono riusciti?<\/p>\n<blockquote><p>Ci sono riusciti.<\/p><\/blockquote>\n<p style=\"text-align: center;\"><a class=\"btnInPost\" title=\"vuoi sapere che voto gli abbiamo dato? clicca qui!\" href=\"#\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">leggi l&#8217;originale su L&#8217;Indiependente<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Oliver Ackermann tiene sottocontrollo le sue crisi di astinenza da &#8220;pedal junkie&#8221; con il disco pi\u00f9 accessibile del catalogo degli A Place To Bury Strangers.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":5095,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[1517,186,1499],"tags":[1649,1667,1668,1650,1669],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v18.7 - 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