{"id":523,"date":"2012-08-02T23:51:39","date_gmt":"2012-08-02T21:51:39","guid":{"rendered":"http:\/\/radiospin.org\/rtsc\/?p=523"},"modified":"2018-07-29T17:29:13","modified_gmt":"2018-07-29T15:29:13","slug":"satisfaction","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/storie\/satisfaction\/","title":{"rendered":"Satisfaction"},"content":{"rendered":"<h2>Come Snoopy<\/h2>\n<p>Non sto mica scherzando.<br \/>\nCome Snoopy che seduto sul tetto della sua cuccia si appresta a battere sulla macchina da scrivere era una notte buia e tempestosa, anch\u2019io son qui un po\u2019 titubante riguardo all\u2019inizio di questa storia, che, a voler ben vedere, dovrebbe suonare pi\u00f9 o meno cos\u00ec: \u00e8 la solita notte da lupi nel bronx e nel locale stan suonando un blues degli Stones. S\u00ec, sembra l\u2019inizio di <em>Hanno Ucciso l\u2019Uomo Ragno<\/em>, quel seminale pezzo di storia del rock a fumetti disegnato ormai molti anni or sono da quel genio incompreso (almeno fino a <a href=\"http:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/blog\/dimmi-come-mai\/\" title=\"leggi la storia del gran ritorno di Massimo Pezzali nella scena indie italica!\">qualche mese fa<\/a>) di Massimo Pezzali in arte Max.<br \/>\nE forse lo \u00e8 davvero.<\/p>\n<h2>Ponce al mandarino<\/h2>\n<p>Dopotutto i marciapiedi di Lambrate al calar del sole non son propriamente un posto dove se fossi una ragazzina che cammina da sola mi sentirei del tutto a mio agio (quando cammino da solo sui marciapiedi di Lambrate al calar del sole sono infatti proprio quei momenti che ringrazio fortissimamente dio di non avermi fatto ragazzina) e dentro al Caf\u00e8 de Mil\u00e0n (storico bar meneghino che ha conservato il dialetto solo nell\u2019insegna, visto che ormai da tempo \u00e8 impeccabilmente gestito da una famiglia di cinesi sempre pi\u00f9 numerosa), sullo schermo da 50 pollici del Samsung che i proprietari asiatici hanno vinto da Mediaworld scommettendo che l\u2019Italia non avrebbe conquistato gli Europei di calcio, stanno passando il <a href=\"https:\/\/youtu.be\/ct-qa6SjRZo\" target=\"_blank\" title=\"guarda il video di Love Spreads: so 90s!\">video<\/a> di <em>Love Spreads<\/em>.<\/p>\n<p>Io ho ordinato il solito, rinfrescante, ponce caldo al mandarino (il ponce, al mandarino dico, non il cinese, mandarino, intesa come potenziale lingua dominante dei prossimi due-tre secoli), quando entra con passo insicuro il fratello zoppo di Shel Shapiro: capello bianco lungo fino alle spalle e sapientemente unto, barba incolta come la steppa del Kazakistan, jeans liso e stretto che gli hipster di oggi ne han di strada da fare, stivale cos\u00ec anni \u201970 che manca solo lo sperone e maglietta recante l\u2019effige di una nota icona pop del passato recente.<\/p>\n<p>Si avvicina inesorabile (dopotutto son l\u2019unico essere umano privo di occhi a mandorla l\u00ec dentro, in quel momento), rallenta un attimo come se si soffermasse ad ascoltare la musica, poi punta dritto verso di me con fare deciso, mi affianca e ordina un succo alla pera.<br \/>\nNemmeno il tempo di pensare via, anche oggi l\u2019ho scampata bella, che si volta all\u2019improvviso, mi d\u00e0 un colpetto sul braccio, indica con un rapido movimento del mento verso l\u2019alto la scritta in sovrimpressione che sta scorrendo sulle immagini e stringe gli occhi un attimo, in quel gesto assolutamente inutile che i miopi conoscono benissimo, mentre chi ci vede bene scambia costantemente per una posa presa da un film di Sergio Leone.<\/p>\n<p><em>\u2013 \u00c8 bello quando alla radio si ricordano ancora del rock.<\/em><\/p>\n<p>Io do un\u2019occhiata in su per cercare conferme: quello \u00e8 a tutti gli effetti un televisore al plasma (ci giurerebbe anche Guglielmo Marconi, pur senza averne mai visto uno) e forse sarebbe meglio parlare parlar di brit-pop, o magari specificare rock inglese anni \u201990, oppure rimanere sul vago dicendo <em>questi gruppi qua<\/em>, che ne so. Ma l\u2019ultima cosa che voglio, oggi in particolare e nella vita in generale, \u00e8 impelagarmi in una discussione sui generi musicali e sugli strumenti adatti per fruirne meglio nell\u2019era della telecomunicazione globale con un figlio dei fiori ribelle (forse perch\u00e8 concepito dai fiori stessi insieme ad un\u2019Harley Davidson). E poi, in fin dei conti, sono anni che vado gridando ai quattro venti che odio le etichette, le catalogazioni e le definizioni musicali di ogni sorta: non \u00e8 proprio il caso di mettersi proprio oggi a negare il fatto inconfutabile che i concetti di rock, di pop, di radio e di televisione son cos\u00ec vasti e dai contorni indefiniti, vaghi come le stelle dell\u2019orsa.<\/p>\n<p>Cos\u00ec lui continua, per niente scoraggiato, anzi, forse spinto dal mio silenzio: dopotutto \u00e8 credenza comune che chi tace acconsente, anche quando \u00e8 del tutto evidente che in fin dei conti chi tace sta zitto, semplicemente.<\/p>\n<p><em>\u2013 Io da sempre, tra Beatles e Rolling Stones, gli Stones tutta la vita!<\/em><\/p>\n<p>Giro il cucchiaino con fare autistico, massacrando la fetta di arancio in quel che resta del liquore bollente, guardo la sua maglietta su cui campeggia un Prince d\u2019annata, a cavallo della moto dei Chips, tutto avvolto nel fumo della notte di Los Angeles, sotto la scritta suggestiva <em>Purple Rain<\/em>, e mi invento una faccia che potrebbe voler dire eh, ma anche qualsiasi altra cosa.<\/p>\n<p><em>\u2013 Cio\u00e8, non vorrai mica mettere la fascia di Richard Keiths con quei capellini da frocetto di Paul McCarthy?<\/em><\/p>\n<h2>Non \u00e8 un paese per vecchi<\/h2>\n<p>Penso al caschetto a pentola di Paul McCartney, penso alle migliaia di ragazze in delirio davanti al caschetto a pentola di Paul McCartney, penso al bellissimo, crudo e dolente romanzo di Cormac McCarthy, penso al caschetto a pentola di Javier Bardem nel bellissimo, crudo e grottesco film dei fratelli Cohen libramente tratto dal dolente, crudo e bellissimo romanzo di Cormac McCarthy.<\/p>\n<p>Penso che non \u00e8 un paese per vecchi.<br \/>\nSoprattutto per vecchi rocker dislessici con un principio di Alzheimer.<\/p>\n<p><em>\u2013 E poi Mick Jaggs, ma come si muove Mick Jaggs? c\u2019hanno fatto anche la canzone, quella nuova: quegli altri frocetti come si chiamano?<\/em><\/p>\n<p>Dico Maroon 5, un po\u2019 timoroso: non nego che da 1 a 10 mi vergogno undici a passar per quello che conosce i Maroon 5, o che comunque di ricorda come si chiamano. Ma lui non sembra curarsi della cosa, anzi: gli si accende come una luce negli occhi e mi dice bravo.<\/p>\n<p>Son soddisfazioni.<\/p>\n<p><em>\u2013 Ecco bravo quelli: move like Jaggs! ma dimmi un po&#8217;: come si muove Mick Jaggs?<\/em><\/p>\n<p>Si stacca dal bancone e improvvisa un balletto che dovrebbe simulare le movenze del giovane Mick Jagger, ma che invece somiglia molto di pi\u00f9 a una versione epilettica e scoordinata di una parodia di Micheal Jackson fatta da un Gino Strada anoressico con un orecchino a forma di teschio e l\u2019altro a forma di croce celtica. Poi si ferma, grazie al cielo, appoggia rumorosamente il bicchiere brandizzato Yoga sul bancone, mi d\u00e0 una pacca sulla spalla, mi indica di nuovo il televisore.<\/p>\n<p><em>\u2013 Grandi\u2026<\/em><\/p>\n<p>mormora.<\/p>\n<h2>Lo so<\/h2>\n<p>Il video finisce, parte la pubblicit\u00e0 di una nota marca di zaini per le scuole medie ed \u00e8 l\u00ec che io faccio l\u2019errore. E lo faccio sapendo di star facendolo (questa rimarr\u00e0 la mia maggior colpa, per la quale il buon dio forse un giorno mi punir\u00e0 scaraventandomi all\u2019inferno in quel girone dove ti fanno ascoltar Beggars Banquet in loop per l\u2019eternit\u00e0). Perch\u00e8 lo so, io lo so che potrei lasciare un povero vecchio residuato di un\u2019ipotetica Woodstock made in Idroscalo beato nella sua ignoranza, lo so che potrei far rimanere un anziano roadie mancato nell\u2019entusiamo figlio della sua confusione e dei suoi decimi di vista mancanti.<\/p>\n<p>Lo so.<br \/>\nMa ci son quelle volte nella vita che le cose le fai anche se sai che potresti non farle.<br \/>\nnella vita, dirla tutta, ci son pure quelle volte che le cose le fai anche se sai che dovresti, non farle.<\/p>\n<p>E allora figuriamoci.<br \/>\nChiamala debolezza, chiamala forma di egoismo.<br \/>\nChiamala esigenza di completezza, chiamala esercizio di rispetto nei confronti di una band e di un album di cui hai consumato il vinile (il vinile, s\u00ec, anche se era il \u201998) e di un riff di slide-guitar che rimane uno dei pi\u00f9 fichi di sempre.<\/p>\n<p>Fatto sta che ci son quelle volte nella vita che non riesci a trattenerti, anche se il buon senso direbbe che invece sarebbe meglio, trattenersi, perch\u00e8 in fondo in fondo lo sai, che invece \u00e8 giusto non farlo. Qualunque sia il significato che vogliam dare alla parola giusto.<\/p>\n<p>E allora \u00e8 l\u00ec che io non mi trattengo, proprio sul finale, quando bastava un ultimo piccolo sforzo per lasciar scivolare tutto sui ben pi\u00f9 miti binari delle frasi fatte del rock\u2019n\u2019roll d\u2019altri tempi. Non mi trattengo e devo confessare: \u00e8 pi\u00f9 forte di me il fascino della sfida contro quel mulino a vento che ha assunto, in questo afoso pomeriggio metropolitano, in questo bar di Pechino est, le sembianze di Lemmy. Quello dei Mot\u00f6rhead, ma senza brufoloni.<\/p>\n<p>Fossi Enrico Mentana, la chiamerei dovere di cronaca.<br \/>\nMa ogni giorno ringrazio fortissimamente dio di non avermi fatto Enrico Mentana, quindi credo che dovr\u00f2 trovare un\u2019altro modo per chiamarla. Prometto che ci penso.<\/p>\n<p>E quindi s\u00ec, confesso, piano e a bassa voce, ma con tono deciso e guardandolo dritto negli occhi ancora inebriati dal ricordo di Jaggs, di come si muove, Jaggs. Gran dio come si muove, quel Jaggs. E lo dico, a bassa voce ma scandendo bene le parole come un consumato giocatore d\u2019azzardo che a poker cala la sua scala reale rivelando le carte lentamente, a una a una.<\/p>\n<p><em>\u2013 Quelli comunque eran gli Stone Roses.<\/em><\/p>\n<p>Lui rimane un attimo basito, con la mandibola a mezz\u2019asta e lo sguardo un po\u2019 perso. Adesso forse realizza l\u2019incogruenza di quel video pieno di gente che suonava la chitarra come i Rolling Stones ma sembrava uscita dal parrucchiere dei Beatles. Accusa il colpo, ma incassa bene, raccoglie le idee, le poche che rimangono, prende fiato e poi si scuote, riprende forza e mi ribatte stizzito:<\/p>\n<p><em>\u2013 E chi sarebbero? Un\u2019altro gruppo di frocetti che con due ritornelli melensi pensa di poterci fregare il rock da sotto il culo?<\/em><\/p>\n<h2>Don Chisciotte e Sancho Panza<\/h2>\n<p>Ecco.<br \/>\nA quel punto capisco che \u00e8 finita.<br \/>\nAppoggio il bicchiere, faccio un cenno di assenso e abbasso lo sguardo, perch\u00e8 \u00e8 l\u00ec che capisco di aver perso e, peggio ancora, capisco che non avevo nessuna speranza di vincere.<br \/>\nperch\u00e8 non c\u2019\u00e8 peggior miope di quello che non si vuol mettere gli occhiali. E non c\u2019\u00e8 peggior sordo di quello che non ci sente pi\u00f9 perch\u00e8 ha ascoltato troppe chitarre distorte a due passi da quei bei muri di Marshall di una volta. Capisco che il rock \u00e8 cos\u00ec: duro puro e granitico, marmorizzato nei suoi quattro giri di accordi e nelle sue convinzioni dogmatiche che ti rendono forte e inattaccabile come solo la fede sa fare. Capisco che \u00e8 uno stato mentale, il rock, alterato, ma pure sempre uno stato mentale, e che come tale non potrebbe sconfiggerlo nemmeno Don Chisciotte.<\/p>\n<p>Cos\u00ec lo guardo un\u2019ultima volta, lui, questo Ges\u00f9 senza croce ma col chiodo anche d\u2019estate, fiero e incrollabile, ne noto la somiglianza con l\u2019eroe picaresco di Cervantes, e mi vedo davanti, tutta in un momento, la vecchiaia triste e priva di certezze che mi attende, me che tra i Beatles e i Rolling Stones io gli Stone Roses tutta la vita.<\/p>\n<p>Appoggio il bicchiere, faccio un cenno di assenso e me ne vado: lo sguardo basso e la coda tra le gambe, io, piccolo Sancho Panza miscredente ma ormai del tutto persuaso che questo mondo in cui viviamo e le persone che lo popolano si dividono principalmente in due parti: da un lato ci sono i gli Stones, dall\u2019altro tutta una massa informe, non ben definita ma pericolosissima, di sedicenti froci che ci voglion fregare il rock da sotto il culo.<\/p>\n<blockquote><p>strano che, alla radio, non abbian detto ancora niente.<\/p><\/blockquote>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La solidit\u00e0 granitica del rock\u2019n\u2019roll, tra succhi di frutta, radio e televisione. 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