{"id":5379,"date":"2018-10-27T13:10:01","date_gmt":"2018-10-27T11:10:01","guid":{"rendered":"http:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/recensioni\/dischi\/amnesia-scanner-another-life-copy\/"},"modified":"2018-10-29T16:48:07","modified_gmt":"2018-10-29T15:48:07","slug":"matthew-dear-bunny","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/collaborazioni\/indiependente\/matthew-dear-bunny\/","title":{"rendered":"Tra conigli e conigliette"},"content":{"rendered":"<div class=\"excerptBold\" style=\"border-top: none;\">Questa recensione \u00e8 stata scritta in esclusiva per LINDIEPENDENTE.IT ed \u00e8 comparsa per la prima volta sull&#8217;omonimo sito, dove fa ancora la sua porca figura. La riportiamo anche qui per questioni di vanagloria, completezza e perch\u00e8 Spineless \u00e8 come il maiale: non si butta via nulla. Ma soprattutto per non dimenticare, a perenne memoria che di un tizio ambiguo e di tutta una serie di fraintendimenti riguardo a certi famosi roditori.<\/div>\n<h2>Una setta<\/h2>\n<p><strong>Matthew Dear<\/strong> potrebbe essere il leader di una setta.<\/p>\n<p>Pensateci.<br \/>\nC\u2019ha quel fare malizioso e birichino, ma sempre un po\u2019 misterioso e annaffiato con il retrogusto di chi la sa lunga. Riassumendo il tutto in una parola sola: <em>enigmatico<\/em>. Il ciuffo un po\u2019 cos\u00ec, la barba accuratamente n\u00e9 incolta n\u00e9 curata all\u2019eccesso: un giovane Charles Manson ripulito per essere introdotto con successo nei salotti buoni dell\u2019intellighenzia musicale in giro per il mondo.<\/p>\n<p>E poi ha la voce perfetta per il ruolo, no? Cristo, quella voce. Ma sulla voce ci torneremo (e come evitarlo?) tra poco.<\/p>\n<p>In ogni caso, indagando a fondo la cosa al di l\u00e0 di motivazione pseudo-lombrosiane, il sospetto nasce da una riflessione forse di natura vagamente complottista, ma obiettivamente tanto pi\u00f9 semplice quanto spontanea e ragionevole: puoi davvero riuscire a partorire vent\u2019anni di (perdonate il termine, ma questo \u00e8 uno di quei casi in cui le parole non sono abbastanza) elettronica cos\u00ec storta e diabolica \u2014 che pi\u00f9 il tempo passa e meno segni di invecchiamento d\u00e0 \u2014 senza la garanzia di un patto firmato e controfirmato con il lato oscuro della forza?<br \/>\nNon credo.<\/p>\n<p>Ok, se Charles Manson vi pare troppo, diciamo Dorian Gray \u2014 che d\u00e0 al discorso quell\u2019aura di romanticismo decandente \u2014 cos\u00ec almeno possiamo tenere a bada l\u2019invidia e consolarci immaginando che da qualche parte sia nascosta una foto che lo ritrae sempre pi\u00f9 reumatico e anziano mentre suona qualcosa di sempre pi\u00f9 scontato e banale.<\/p>\n<p><img class=\"aligncenter size-full wp-image-5383\" style=\"margin-top: 3em;\" src=\"http:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/matthew-dear-red-theather.jpg\" alt=\"Matthew Dear - red theather | photoi by Chad Kamenshine\" width=\"1920\" height=\"1278\" srcset=\"https:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/matthew-dear-red-theather.jpg 1920w, https:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/matthew-dear-red-theather-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/matthew-dear-red-theather-768x511.jpg 768w, https:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/matthew-dear-red-theather-1024x682.jpg 1024w, https:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/matthew-dear-red-theather-360x240.jpg 360w\" sizes=\"(max-width: 1920px) 100vw, 1920px\" \/><\/p>\n<h2>Il cazzo che ti pare<\/h2>\n<p>Lui, a voler ben vedere, la mette gi\u00f9 in maniera molto disarmante:<\/p>\n<blockquote class=\"quoteConversation\"><p>I make music for people who like my music and that is something I\u2019ve come to love about my career: I made it to the point where I really can do whatever I want.<cite class=\"citeConversation\">Matthew Dear<\/cite><\/p><\/blockquote>\n<p>Ovvero una situazione cos\u00ec confortante che quasi ti scappa da ridere (o ti viene da piangere \u2014 dipende da quante volte rosichi e in quale punto del giro ti ritrovi quando smetti: come <em>La Ruota della Fortuna<\/em>, ma senza Iva Zanicchi e soprattutto senza premi alla fine).<\/p>\n<p>In pratica ci sta dicendo che ormai \u00e8 arrivato a un livello superiore in cui pu\u00f2 permettersi di trascendere il problema di piacere o meno alla gente, semplicemente perch\u00e9 scrive musica per la gente a cui piace la sua musica e che la cosa \u00e8 degenerata nei confini estremi del culto, appunto, visto che passare le giornate sprofondato in quella poltrona super comoda in cui fare quello che vuoi magicamente coincide con quello che desiderano i tuoi fan ormai \u00e8 un lusso che non pu\u00f2 pi\u00f9 permettersi nemmeno il Papa.<\/p>\n<p>In realt\u00e0 qui la strategia \u00e8 pi\u00f9 sottile si arriva dove si arriva non per caso: bisogna infatti dare al <em>caro<\/em> Dear (scusate, non ho resistito) quel che \u00e8 di Cesare e cio\u00e8 riconoscergli il merito di aver mischiato le acque cos\u00ec a lungo (approssimativamente per una carriera intera), con cos\u00ec tanto impeto e tale costanza da aver alla fine creato un vortice dalla cui corrente farsi trascinare senza paura \u2014 una specie di fondo pensione integrativo, ma esente da rischi dovuti all\u2019inflazione \u2014 un circolo vizioso in cui fare il cazzo che ti pare diventa il modo migliore per occupare le tue giornate, innanzitutto perch\u00e9 porta ai tuoi neuroni benefici istantanei che poi, alla lunga, si trasformano in risultati che vanno dritti verso un output dolcemente inevitabile: sfornare dischi della madonna uno dietro l\u2019altro. Dischi che qualcuno definisce fatti con lo stampino, che invece qualcun altro sostiene siano la naturale evoluzione di ognuno nel successivo, che qualcun altro ancora vede come completamente sconnessi e una certa nicchia di estremisti inaciditi valuta cos\u00ec discordi tra loro da risultare, alla fine, tutti uguali, almeno nell\u2019ossessione intrinseca di essere <em>forzatamente diversi<\/em>.<br \/>\n<img class=\"aligncenter size-full wp-image-5385\" style=\"margin-top: 3em;\" src=\"http:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/matthew-dear-muffinhead-chad-kamenshine.jpg\" alt=\"Matthew Dear &amp; Muffinhead | photo by Chad Kamenshine\" width=\"100%\" srcset=\"https:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/matthew-dear-muffinhead-chad-kamenshine.jpg 1500w, https:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/matthew-dear-muffinhead-chad-kamenshine-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/matthew-dear-muffinhead-chad-kamenshine-768x511.jpg 768w, https:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/matthew-dear-muffinhead-chad-kamenshine-1024x681.jpg 1024w, https:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/matthew-dear-muffinhead-chad-kamenshine-360x240.jpg 360w\" sizes=\"(max-width: 1500px) 100vw, 1500px\" \/><\/p>\n<h2>Camaleonti<\/h2>\n<p>Matthew Dear fondamentalmente se ne \u00e8 sempre fregato: anzi, provocatoriamente, come un po\u2019 a prendere tutti per il culo, si \u00e8 auto-definito <em>King Chameleon<\/em> e \u2014 se si vuole essere obiettivi (non che sia strettamente necessario, ma a volte aiuta) ripassando velocemente i dati di fatto che puntellano come paletti la sua biografia \u2014 il soprannome gli calza a pennello. Il producer texano infatti \u2014 ma anche DJ, ma anche artista sonoro di confine, ma anche, quando capita, docente all\u2019Universit\u00e0 del Michigan, ma anche [aggiungete un job role di quelli mediamente creativi a caso] \u2014 ha passato una vita a nascondersi dietro svariati pseudonimi (<strong>Audion<\/strong>, <strong>Jabberjaw<\/strong>, <strong>False<\/strong>) e a rovistare in mezzo ai generi musicali con la stessa, (in)consapevole fiducia che ognuno di noi ha tutte le mattine mentre cerca di uscire da quell\u2019increscioso impasse che lo vede assonnato ed ebete a fissare il cassetto aperto con tutti i calzini dentro. Solo che l\u2019ha fatto con piglio decisamente pi\u00f9 brillante e \u2014 cosa non proprio trascurabile \u2014 molto pi\u00f9 successo.<br \/>\n<img class=\"aligncenter size-full wp-image-5389\" style=\"margin-top: 3em;\" src=\"http:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/matthew-dear-yellow-billiards-chad-kamenshine.jpg\" alt=\"Matthew Dear - yellow billiards | photo by Chad Kamenshine\" width=\"100%\" srcset=\"https:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/matthew-dear-yellow-billiards-chad-kamenshine.jpg 1920w, https:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/matthew-dear-yellow-billiards-chad-kamenshine-300x174.jpg 300w, https:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/matthew-dear-yellow-billiards-chad-kamenshine-768x446.jpg 768w, https:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/matthew-dear-yellow-billiards-chad-kamenshine-1024x595.jpg 1024w\" sizes=\"(max-width: 1920px) 100vw, 1920px\" \/><\/p>\n<h2>Bignamino<\/h2>\n<p style=\"margin-bottom: 3em;\"><em>Bunny<\/em> \u00e8 il quinto album su cui mette sul serio la faccia (leggi: il suo vero nome) e, se parliamo di capacit\u00e0 camaleontiche, fa di nuovo il suo sporco lavoro, andando a pescare in un eclettico range di stili vagamente associabili a una sommaria \u201cera post-punk\u201d (o quantomeno alla sua frangia pi\u00f9 artistoide) e declinandoli dentro un recinto di rigidi beat sezionati con cura e rallentati con il consueto gusto. C\u2019\u00e8 un po\u2019 di quel buon dub che suonato alla velocit\u00e0 originale ti spaccherebbe la testa, tracce di EBM nevrotico alla Nitzer Ebb, l\u2019armonia concisa dei migliori Wire, la ballabilit\u00e0 animale del primo Pop Group: in pratica un audio-bignamino del <a title=\"leggilo il libro di Simon Reynolds, se c'hai tempo!\" href=\"https:\/\/www.minimumfax.com\/shop\/product\/post-punk-2060\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">libro di Simon Reynolds<\/a> rivisto, corretto e raccontato con parole (suoni) proprie, da leggere (ascoltare) in un\u2019oretta invece che in una vita.<\/p>\n<p><iframe title=\"Bunny&#039;s Dream (Daydream Edit)\" width=\"1170\" height=\"878\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/bZ63K61elro?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<h2>Quella voce<\/h2>\n<p>Raccontato, soprattutto, con una voce \u2014 ancora una volta \u2014 inconsueta rispetto al solito, perch\u00e9 il bello (e forse il brutto, se siete di quelli che finiscono per affezionarsi a ogni minimo dettaglio di un cantato) \u00e8 che Matthew Dear non l\u2019ha mica ancora deciso, qual \u00e8 la sua voce, e questo \u00e8 il motivo per cui il suo rapporto con ci\u00f2 che gli esce dalla bocca (per la precisione, con <em>come<\/em> le cose gli escono dalla bocca \u2014 anzi, con come le cose che gli escono dalla bocca <em>arrivano<\/em> agli orecchi di chi lo ascolta), dicevamo, merita un discorso a parte.<\/p>\n<p>Qualcuno che non gli vuole particolarmente bene non ha usato mezzi termini:<\/p>\n<blockquote class=\"quoteConversation\"><p>Sounds like a drunk college kid imitating Tom Waits.<cite class=\"citeConversation\">Anonimo Hater<\/cite><\/p><\/blockquote>\n<p>Definizione un po\u2019 drastica ma che, bisogna ammettere, rende abbastanza l\u2019idea (a patto di escludere alcuni momenti in cui sembra un ragazzino del liceo ubriaco che prova a imitare il David Bowie della <em>Trilogia Berlinese<\/em>). Se non ci avesse gi\u00e0 stancato in partenza, saremmo capaci continuare con questo giochino all\u2019infinito: potremmo dire che \u00e8 un Peter Murphy indeciso occupato a imitare Leonard Cohen, o un Gary Newman sintetico reincarnato nel vocoder di Johnny Cash e cos\u00ec via.<\/p>\n<p>Il fatto \u00e8 che il punto \u00e8 proprio l\u00ec: Matthew Dear non \u00e8 un <em>cantante<\/em> nel senso classico del termine (intendo una cosa che ha a che fare con il <em>mestiere di cantare<\/em>) e questo \u00e8 esattamente l\u2019elemento caratteristico che ha reso, negli anni, i suoi tentativi di dare una forma al baritono camuffato che si \u00e8 trovato in dote cos\u00ec affascinanti.<br \/>\n<img class=\"aligncenter size-full wp-image-5392\" style=\"margin-top: 3em;\" src=\"http:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/matthew-dear-mic-chad-kamenshine.jpg\" alt=\"Matthew Dear - mic | photo by Chad Kamenshine\" width=\"10%\" srcset=\"https:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/matthew-dear-mic-chad-kamenshine.jpg 2500w, https:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/matthew-dear-mic-chad-kamenshine-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/matthew-dear-mic-chad-kamenshine-768x511.jpg 768w, https:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/matthew-dear-mic-chad-kamenshine-1024x682.jpg 1024w, https:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/matthew-dear-mic-chad-kamenshine-360x240.jpg 360w\" sizes=\"(max-width: 2500px) 100vw, 2500px\" \/><\/p>\n<h2>La grana e la carne<\/h2>\n<p>Perch\u00e9 chi non ha la memoria corta certamente far\u00e0 presto a risalire a quell\u2019inizio di nuovo millennio in cui qualche critico musicale si invent\u00f2 il termine <em>micro-house<\/em> e si ricorder\u00e0 come, ai tempi, Dear altro non fosse che uno dei tanti che provava a imbastire curiose architetture soniche \u2014 a volte solide, a volte pi\u00f9 tremolanti, sempre e comunque degne di attenzione \u2014 utilizzando classici campioni techno, senza nessuna intenzione di fare accomodare l\u2019idea di mettercisi a cinguettare sopra nemmeno nell\u2019anticamera del cervello.<\/p>\n<p>Quando, <a title=\"sentilo un po' come cantava nel 2003\" href=\"https:\/\/youtu.be\/gOecv01Ymys\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">nel 2003<\/a>, arriv\u00f2 <em>Dog Days<\/em>, quei vocalizzi cos\u00ec pesantemente trattati in post-produzione probabilmente dovevano essere soltanto l\u2019ennesimo ingrediente del mix, un ulteriore tassello del puzzle, un sample come un altro. Poi \u00e8 andata che quel pezzo ha fatto il botto e la cosa, da semplice esperimento, \u00e8 diventata un marchio di fabbrica, il nuovo stato dell\u2019arte in materia, la freccia lampeggiante con cui superare il resto del gruppo da destra e rendere la micro-house deariana non pi\u00f9 cos\u00ec <em>micro<\/em>. O forse <em>ancora pi\u00f9<\/em> micro. Senza ombra di dubbio, <em>un\u2019altra cosa<\/em>.<\/p>\n<p>Da allora il Nostro c\u2019ha marciato sopra, reinventadosi ruvido crooner dal cuore nero \u2014 con risultati sorprendenti, va detto \u2014 e riuscendo in generale a fare cose sempre pi\u00f9 espressive con una voce che, di per s\u00e9, cos\u00ec espressiva non era: trucchi semplici dietro cui rifugiarsi (sporcizie robotiche, glitch intelligibili, sovrapposizioni sincronizzate di toni gravi e falsetto) che in <em>Bunny<\/em> \u2014 per quanto sempre presenti, tenuti l\u00ec accanto come una simbolica coperta di Linus \u2014 sembrano lasciare intravedere (almeno in parte, comunque pi\u00f9 di prima) quello che c\u2019\u00e8 dietro. \u00c8 come se qui si sentisse forte la presenza di una ricerca meno imbarazzata della propria sonorit\u00e0 interiore, un\u2019esplorazione meno timida della sua fisicit\u00e0 che porta alla scoperta di quanto sia intrinsecamente analogica, rivelandone (accentuandone, in certi passaggi) la grana e la carne, fin quasi a sputarne il catarro, dragarne il limo, trascinarla sul pavimento alla stregua del fardello pi\u00f9 pesante da portare, al solo scopo di godere dell\u2019attrito in quanto rumore campionabile.<\/p>\n<p>In altri termini, \u00e8 come se, in questo processo, la sua voce diventasse in qualche modo <em>pi\u00f9 sua<\/em>.<br \/>\n<img class=\"aligncenter size-full wp-image-5395\" style=\"margin-top: 3em;\" src=\"http:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/matthew-dear-singing-chad-kamenshine.jpg\" alt=\"Matthew Dear - singing | photo by Chad Kamenshine\" width=\"100%\" srcset=\"https:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/matthew-dear-singing-chad-kamenshine.jpg 1920w, https:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/matthew-dear-singing-chad-kamenshine-300x162.jpg 300w, https:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/matthew-dear-singing-chad-kamenshine-768x414.jpg 768w, https:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/matthew-dear-singing-chad-kamenshine-1024x551.jpg 1024w\" sizes=\"(max-width: 1920px) 100vw, 1920px\" \/><\/p>\n<h2>Dicotomie<\/h2>\n<p>Funziona alla grande, soprattutto in mezzo al resto.<\/p>\n<p>Resto che sguazza come un maialino nella pozzanghera delle dicotomie a cui Matthew Dear ci ha abituati e a cui non rinuncerebbe per nulla al mondo.<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 3em;\">Perch\u00e9 \u00e8 innegabile che nella sua musica siano sempre stati costantemente percepibili sia un vago elemento di sconcezza che una chiarissima giocosit\u00e0 quasi fanciullesca, che lui ogni volta ha liquidato con un sorriso a met\u00e0 tra il ghigno da cattivo dei cartoni animati che si mette in faccia quando si presenta agli shooting fotografici e la risata fresca della bambina (sua figlia?) con cui scherza nella registrazione che chiude il disco e la conclusiva <em>Before I Go<\/em>, ma che mai ha avuto la tentazione di consentire si compensassero. Anzi \u2014 indossando la maschera di un mostro sexy che si avvicina strisciando sul dancefloor di un night club ma lasciandoti (volutamente) ogni volta il dubbio che dietro a quella altro non ci fosse che un nerd da studio perso nella paranioa di cercare la perfetta frazione di onda acustica \u2014 negli anni ha creato una confortevole distanza tra i due estremi e ci si \u00e8 seduto in mezzo a fare la sua cosa, ovvero scomporre la musica contemporanea per rimontarla in slow-motion a uso e consumo dei passi incerti di moderni ballerini wannabe sovrappeso.<\/p>\n<p><iframe title=\"Matthew Dear - Modafinil Blues\" width=\"1170\" height=\"658\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/2jtBVv6gzMk?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<h2>Plagi, omaggi e ospitate<\/h2>\n<p>Deve per forza non stupire, allora, che il battito pulsante di <em>Electricity<\/em> sembri suggerire qualcosa che sta superbamente in bilico tra il furto, il plagio e l\u2019omaggio al giro di basso di una <em>Pump It Up<\/em> di costelliana memoria e faccia pensare che anche l\u2019Iggy Pop di fine anni \u201870 avrebbe potuto buttarsi seriamente sulla disco, cos\u00ec come la opening track <em>Bunny\u2019s Dream<\/em> (impreziosita dalla chitarra di <strong>Greg Ahee<\/strong> dei <strong>Protomartyr<\/strong>) richiami invece in vita la fragile bellezza primordiale degli inizi dei Durutti Column, forse a causa di quel riff inquietante che va a mischiarsi con l\u2019effervescenza del pattern di batteria elettronica, dando forma a una congiura melodica sospesa in un\u2019atmosfera ipnotica, prontamente obliterata in battere dalla potenza controllata del subwoofer di cui avreste bisogno per apprezzarla a pieno.<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 3em;\">Sempre nell\u2019ottica di calarsi perfettamente nell\u2019attualit\u00e0 pi\u00f9 spicciola, il featuring di <strong>Tegan And Sara<\/strong> arricchisce un paio di momenti pi\u00f9 sbarazzini (<em>Bad Ones<\/em>, <em>Horses<\/em>) in cui la situazione sfocia (senza particolari rischi di rimanerci impantanata) in uno scombussolato concetto di delizioso pop sbilenco, mentre <em>What You Don\u2019t Know<\/em> sfrutta l\u2019aiuto dei <strong>Simian Mobile Disco<\/strong> per andare a vedere cosa tirerebbero fuori i Talking Heads di <em>Houses In Motion<\/em> se decidessero di darsi alla minimal.<\/p>\n<p><iframe title=\"Bad Ones (feat. Tegan and Sara)\" width=\"1170\" height=\"878\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/U6UsvLFIiLY?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" allowfullscreen><\/iframe><br \/>\n<iframe title=\"Matthew Dear - Horses (ft. Tegan and Sara)\" width=\"1170\" height=\"658\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/iv4wXOQE-14?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<h2>Favolette e roditori<\/h2>\n<p>D\u2019altra parte, se hai avuto un\u2019adolescenza senza Instagram, quando pensi ai coniglietti (o alle conigliette) le cose che ti saltano subito alla mente sono due: l\u2019Alice di Lewis Carrol e una qualche altra Alice che a un certo punto dei tuoi anni migliori campeggiava sul paginone centrale di <em>Playboy<\/em>.<\/p>\n<p>E allora \u2014 senza tanti giri di parole (o meglio, esattamente attraverso un giro di parole <em>del genere<\/em>) \u2014 questo \u00e8 lo spirito eccentrico che aleggia per tutto l\u2019album e che d\u00e0 all\u2019intero lavoro una sua \u2014 bizzarra ma ben definita, non richiesta ma che non guasta, soprattutto quando si ha di fronte un personaggio eclettico come il tizio in questione \u2014 <em>coerenza<\/em>: <\/p>\n<blockquote class=\"quoteConversation\"><p>Bunnies are cute. Bunnies are weird. They\u2019re soft. They\u2019re sexy. They\u2019re lucky. They wildly procreate. They trick hunters, but get tricked by turtles. They lead you down holes.<cite class=\"citeConversation\">Matthew Dear<\/cite><\/p><\/blockquote>\n<p>Un disco strano ma sempre facilmente accessibile, oscuro quando serve ma estremamente sensuale in ogni suo momento, un disco che ti frega sornione quando vorresti categorizzarlo ma che non vede l\u2019ora di farsi fregare nell\u2019attimo in cui accetti di goderti le sue calcolate stramberie rinunciando a indagini troppo cerebrali, come quella appena fatta fin qui. Un disco, in conclusione, che ti invita a seguirlo, fidandoti di lui, in quella che, al giorno d\u2019oggi, \u00e8 a tutti gli effetti una moderna tana del Bianconiglio: l\u2019arte di fare musica liberi da vincoli di sorta, guidati solo dalla propria visione (che quando capita sconfina nel proprio voyeurismo).<\/p>\n<p>Il fatto che in questo caso gli angoli da cui osservare (e da cui guardarsi allo \u2014 e <em>attraverso<\/em> \u2014 lo specchio) non siano uno solo rende la cosa nient\u2019altro che pi\u00f9 intrigante, pi\u00f9 fascinosa, meno scontata. Un po\u2019 magica come lo Stregatto, a tratti imprevedibile come il Cappellaio Matto, di tanto in tanto incorniciata da un buco della serratura dentro al quale spiare i vicini di stanza: sicuramente degna del nome con cui ci \u00e8 stata tramandata nei secoli dei secoli.<\/p>\n<p>Nel senso, <\/p>\n<blockquote><p>ci sar\u00e0 un motivo se l\u2019hanno chiamato (in entrambi i casi) Paese delle Meraviglie.<\/p><\/blockquote>\n<p style=\"text-align: center;\"><a class=\"btnInPost\" title=\"vuoi sapere che voto gli abbiamo dato? clicca qui!\" href=\"#\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">leggi l&#8217;originale su L&#8217;Indiependente<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Matthew Dear \u00e8 un tipo buono per tutte le stagioni, a suo agio sia durante un compleanno di bimbetti che in mezzo al porcaio di una festa d&#8217;addio al celibato.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":5381,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[1517,186,1499],"tags":[1182,354,1762,1371,1759,1763,1758,1761,1760],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v18.7 - 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