{"id":5406,"date":"2019-02-01T02:20:05","date_gmt":"2019-02-01T01:20:05","guid":{"rendered":"http:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/blog\/top-6-best-albums-2017-dischi-italia-copy\/"},"modified":"2019-05-12T23:50:32","modified_gmt":"2019-05-12T21:50:32","slug":"top-6-best-albums-2018-dischi-italia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/blog\/top-6-best-albums-2018-dischi-italia\/","title":{"rendered":"5+1 dischi italiani che ci son piaciuti nel 2018"},"content":{"rendered":"<h2 class=\"firstTitle\">Un podio affollato<\/h2>\n<h4>L&#8217;inutilit\u00e0 del fotofinish<\/h4>\n<p>Dunque.<br \/>\nDella distinzione tra dischi fatti da gente italiana che canta (o non canta) in un\u2019altra lingua e gente (anche straniera, perch\u00e9 no?\u200a\u2014 dopotutto scoprire il nuovo Mal, il nuovo Rocky Roberts o i nuovi Rokes sarebbe il mio sogno) che invece ha scelto l\u2019italico idioma per esprimersi in musica <a title=\"leggili quali erano i 5 dischi in italiano che ci erano piaciuti di pi\u00f9 nel 2016\" href=\"http:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/blog\/top-5-best-albums-2016-dischi-italia\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">ne abbiamo gi\u00e0 parlato<\/a>. Del fatto che i primi secondo noi vanno equiparati (e, se proprio vogliamo essere sadici, messi in competizione)\u200a\u2014\u200aal netto di discriminazioni geografiche\u200a\u2014 con gente che canta in quella lingua ma viene da altri paesi, mentre questi ultimi si meritano una classifica a parte, <a title=\"leggili i 6 dischi in italiano che ci erano piaciuti di pi\u00f9 nel 2017\" href=\"http:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/blog\/top-6-best-albums-2017-dischi-italia\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">pure<\/a>. Che siamo troppo buoni per fare delle classifiche degne di questo nome e che quindi queste classifiche qui non sono vere e proprie classifiche ma piuttosto liste inconsulte, sguaiate e per nulla esaustive\u2026 figuriamoci, quello \u00e8 un nostro cavallo di battaglia <a title=\"leggili quali erano i 30 dischi che ci erano piaciuti di pi\u00f9 nel 2015\" href=\"http:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/blog\/best-albums-2015\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">da sempre<\/a>. Se poi ci mettiamo che anche nella produzione di panegirici sconclusionati per giustificare perch\u00e9 queste cose che non sono classifiche le buttiamo in pasto ai sorci quando ormai \u00e8 clamorosamente troppo tardi <a title=\"leggili quali sono stati i 30 dischi che ci son piaciuti quest'anno\" href=\"http:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/blog\/best-albums-2018\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">siamo ben allenati<\/a>, direi che il quadro \u00e8 completo e qualunque altra parola sull\u2019argomento sarebbe di troppo.<\/p>\n<p>Come ultimo (in senso cronologico), tragico esempio, questo caso specifico, dove abbiamo ben pensato di attendere Febbraio per partorire sei ponderatissime posizioni complessive, di cui almeno le prime cinque potrebbero tranquillamente \u2014 per quel che ci riguarda\u200a\u2014\u200aessere un primo posto a pari merito, mettendoci cos\u00ec nella sgradevole posizione di ritrovarci nel dubbio che, a quel punto, sarebbe veramente da maleducati lasciare il sesto solo soletto l\u00e0 sotto senza farlo salire ad abbracciare gli altri, felicemente stipati sul gradino pi\u00f9 alto.<\/p>\n<p>Nel senso, va bene che l\u2019importante \u00e8 vincere, ma lasciamo un minuto di gloria anche a chi ha solo partecipato e ha avuto solo la sfortuna di non entrare nelle grazie di una macchina volubile, fallace e a volte pure presuntuosa e vendicativa come il <em>fotofinish<\/em>.<\/p>\n<p>Sempre che non sia quell\u2019idiota baffuto e subdolo del barone De Cubertin, s\u2019intende.<\/p>\n<h2>Italiani brava gente<\/h2>\n<h4>Cenni di ripresa<\/h4>\n<p><em>Noi<\/em> siamo, as usual, io e il mio entusiasmo e quest\u2019anno \u00e8 andata che \u2014 soprattutto lui, incredibilmente \u2014 si \u00e8 (ehm) <em>entusiasmato<\/em> pi\u00f9 del dovuto per un sacco di dischi declamati, appunto, in italiano.<\/p>\n<p>Sar\u00e0 che \u2014 per motivazioni che ci sfuggono completamente, nel momento in cui proviamo a cercarle oltre il vago orizzonte di una semplice congiunzione astrale \u2014 ne abbiamo ascoltati una quantit\u00e0 maggiore del consueto (in poche parole: pi\u00f9 per caso che per scelta), sar\u00e0 che abbiam passato dei momenti un po\u2019 cos\u00ec \u2014 di quelli in cui avere accanto qualcuno che ti racconta le cose in una lingua che conosci ancora a memoria, nonostante lo scempio che ne stanno facendo i tuoi connazionali, e che ti permette di andare a scovare sfumature inattese e salvifiche prese di coscienza, fa la differenza \u2014 sar\u00e0 quel che sar\u00e0, ma il fatto \u00e8 che, a differenza di altre volte, per trovare roba di qualit\u00e0, non siamo dovuti andare per forza a raccattare soltanto i soliti vecchi riportati dalla piena e, anzi, ci siamo concessi pure il lusso di un paio di piacevoli scoperte, non propriamente giovani, ma che avevamo colpevolmente trascurato in passato, e che comunque \u2014 sempre, rigorosamente e inspiegabilmente \u2014 stavano tranquille a pascolare fuori dal giro che conta.<\/p>\n<p>Insomma, a livello musicale, la situazione di questa povera nazione sembra un po\u2019 meno tragica di come appare se si guarda alla politica e ai suoi derivati: niente che ci prospetti un futuro esattamente platinato o una qualche garanzia che ci immunizzi da una qualunque profezia di recessione imminente, ma lo stesso una luce in fondo al tunnel della TAV, che ci fa dire con relativa sicurezza \u2014 nonostante la lucidit\u00e0 di giudizio annebbiata dalle ben note dosi da cavallo di <a title=\"ne prendo due\" href=\"https:\/\/youtu.be\/UW1DjnCBcSY\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">paracetamolo<\/a> e le orecchie ovattate a causa degli altrettanto famosi vocali di dieci minuti che hanno ormai contribuito ad elevare una generica felicit\u00e0 all\u2019invidiabile stato di <a title=\"felicit\u00e0 sar\u00e0 tua sorella\" href=\"https:\/\/youtu.be\/WK5JqexMznc\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">zoccola<\/a>\u00a0\u2014 che non \u00e8 tutto <em>it-popporno<\/em>, denti d\u2019oro e fascisti col Rolex quel che luccica.<br \/>\n<img style=\"margin-top: 3em;\" src=\"http:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/06-setti-arto.jpg\" alt=\"Setti - Arto\" width=\"800\" height=\"800\" \/><\/p>\n<h4>06. Setti &#8211; Arto<\/h4>\n<h5>Andare a braccio e riuscire a non perdersi<\/h5>\n<p>\u00c8 abbastanza bizzarra, come scelta, eppure \u2014 uno non lo direbbe, e invece \u2014 c\u2019\u00e8 una lunghissima lista di motivi per cui pu\u00f2 avere senso scegliere <em>Arto<\/em> come titolo di un disco. Soprattutto se sei uno che le cose le vede deformate da un filtro di senso dell\u2019umorismo storto e tutta suo come Nicola Setti.<\/p>\n<p>Innanzitutto il buon vecchio Arto Lindsay, celebrato non solo come ascolto compulsivo e ispirazione musicale, ma anche \u2014 e soprattutto \u2014 come esempio di approccio al lavoro e di amore per la canzone, oltre che il per il mai troppo sottovalutato <em>linguaggio<\/em>. Poi perch\u00e9 realizzare un album \u2014 a maggior ragione se complicato da tempi, di scrittura prima e lavorazione poi, molto lunghi \u2014 \u00e8 una di quelle cose che pensi ci voglia un dito ma poi ti prendono un braccio. Cos\u00ec se allora ne esce una cosa pi\u00f9 <em>arty<\/em> (ma in senso buffo \u2014 una forma ironica di arte che fatica a prendersi sul serio, diciamo) meglio ancora. Aggiungiamoci inoltre che mentre lo componevi avevi spesso di fronte un bellissimo quadro di uno dei tuoi artisti preferiti (Alessandro Formigoni) \u2014 per la precisione quello che ritrae un maiale astronauta senza un braccio \u2014 e il danno \u00e8 praticamente fatto. Se, oltre a tutto questo, ti sforzi di sentirci anche un\u2019assonanza con <em>earth<\/em> e <em>heart<\/em>, allora \u00e8 tutto grasso che cola. A quel punto hai superato definitivamente quella linea oltre la quale diventa dura trovare una parola pi\u00f9 rappresentativa per descriverlo e, anche quando arriva il momento di scegliere la foto di copertina, riporti tutto (e tutti) a casa optando per un tuo ritratto che inizialmente avevi scartato: quello con un braccio in primo piano. Tutto torna alla fine.<\/p>\n<p>E prende senso anche un lavoro brevissimo, ma estremamente dettagliato nella sua confusione di fondo, costruito su istantanei ma efficaci flash surreali e paradossali. Scritto inseguendo libri, dischi e film che prima hanno avuto il torto di segnarti la vita e ora si intersecano tra situazioni meta-comiche, quasi grottesche, correndo dietro alle coordinate di un racconto apparentemente sconclusionato ma non privo di (in)controllabili flussi di coscienza. Una roba divertente e agrodolce, permeata di una sincerit\u00e0 quasi contagiosa, che ricorda la brillantezza del miglior Dente degli esordi o la sana follia pacata di un ipotetico Bugo meno pieno di s\u00e9, fatta di una geografia interiore intrecciata con un romanzo generazionale tascabile stampato a caratteri grossi.<\/p>\n<p>Nessuno lo nega, \u00e8 una formula musicale ben rodata in questo paese e sotto questi chiari di luna, che fa dell\u2019immediatezza uno scudo paraculo a sottintese attitudini da songwriter e che strizza l\u2019occhio a un indie-rock a volte spettinato da una chitarra vagamente wave, altre solo in apparenza dimessamente acustico e consolato da testi che suonano fighi prima ancora di accorgerti che magari sono davvero interessanti. Per\u00f2 va detto che qui, se non altro, il presunto bluff \u00e8 dichiarato in partenza: Setti non \u00e8 uno che con le parole riesce (n\u00e9, probabilmente, <em>vuole<\/em>) costruire mondi, ma indubbiamente sa descrivere le quattro banali strade intorno a casa rendendole, se non proprio indimenticabili, almeno degne di pungolare la tua curiosit\u00e0 di andare a verificare di persona se davvero le cose stanno come le ha messe gi\u00f9 lui. Non un album per chi cerca la poesia intesa come catarsi, ma pi\u00f9 per chi si accontenta di una piccola rivoluzione privata, dedicata a quelli che ogni mattina hanno il coraggio di mangiare pane e malinconia col sorriso sulle labbra e poi scriverci su una canzone, incisa coi denti su una chitarra legnosa, dal suono profondo, a cui non si cambiano le corde da qualche anno, soprattutto quel paio che sono proprio spezzate ma stanno bene cos\u00ec, a penzolare nel vuoto. Perch\u00e9 imparare a fare a meno delle cose \u00e8 il primo passo per apprezzarle a pieno. O almeno provare a renderle pi\u00f9 innocue. Che, alla fine della fiera, \u00e8 l\u2019unico modo buono per campare cent\u2019anni.<\/p>\n<p>Detta con quei paroloni improbabili che tanto piacciono a certi esperti del settore, se il cantautorato contemporaneo vi ha stancato e un\u2019espressione come <em>post-contemporaneo<\/em> vi suona un po\u2019 pi\u00f9 confortante nel suo significare nulla, allora mettete <em>Arto<\/em> in saccoccia: sar\u00e0 il vostro bicchiere di Cynar, sempre mezzo vuoto e sempre mezzo pieno, ma costantemente a portata di mano, contro il logorio del pop moderno.<\/p>\n<p class=\"stripeTitle\">Tracce caldamente consigliate<\/p>\n<p class=\"bottomLineC\"><strong>Stanza<\/strong><br \/>\n<strong>Mi mancavi<\/strong><br \/>\n<strong>Legno<\/strong><\/p>\n<p><img style=\"margin-top: 2em;\" src=\"http:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/05-intercity-laguna.jpg\" alt=\"Interctiy - Laguna\" width=\"800\" height=\"800\" \/><\/p>\n<h4>05. Intercity &#8211; Laguna<\/h4>\n<h5>Sogna o raddoppia?<\/h5>\n<p>Ognuno ha i suoi sogni: a volte puoi permetterti il lusso di sceglierli e fallire miseramente, altre semplicemente li subisci, ti toccano in sorte, ma non per questo sei giustificato a metterci meno impegno nel tentare di realizzarli. Un sogno realizzato fa sempre curriculum, anche se \u00e8 il sogno di qualcun altro. A volte sono grandi sogni e tocca saper imparare a perderli, altre son sogni minuscoli, ma non per questo danno meno soddisfazioni, altre ancora \u2014 almeno fin dai tempi di Arthur Schnitzler \u2014 son sogni <em>doppi<\/em> e ci vuole pi\u00f9 spazio per nasconderceli dentro. Perch\u00e9 un sogno nascosto fa meno paura e non rischia di diventare un incubo, ma rimane confinato dentro la confortante staccionata del <em>bi-sogno<\/em>.<\/p>\n<p>A volte i dischi son come sogni, altre il bisogno di fare un disco come si deve trabocca fuori dal perimetro di quello che una volta si chiamava <em>vinile<\/em> (ah no, il vinile \u00e8 ufficialmente tornato, giusto? Quindi il paragone \u00e8 fortunosamente attuale) e son necessarie almeno quattro facciate per stamparseli bene negli orecchi. Il bisogno dei fratelli Campetti era proprio quello, una cosa pratica, d\u2019altri tempi: fare un disco doppio. Non un disco doppio tanto per, ovviamente, ma una roba composta senza badare alle ristrettezze e pensata in largo, con tutte le canzoni al posto giusto, secondo il loro modus operandi. Ci tenevano davvero. A testimonianza della cosa il fatto che ci avevano provato anche con il precedente <em>Amur<\/em>, ma avevano laciato perdere all\u2019ultima curva: le canzoni in pi\u00f9 c\u2019erano, ma non si incastravano con la naturalezza necessaria n\u00e9 tra loro n\u00e9 con le altre, rimanevano appese come uno strascico e tutto sembrava forzato. Leggenda vuole che pure con questo abbiano tentennato non poco, in uno sbilenco, continuo cambiare idea, magari considerando l\u2019ipotesi di pubblicare il tutto in due momenti diversi: prima un capitolo e solo successivamente un secondo. Fin quando, come in ogni tentennamento che si rispetti, arriva quel bivio fatidico in cui o rinunci definitivamente oppure entri nell\u2019ottica del <em>vaffanculo<\/em>, mandi in vacca ogni strategia e presenti al pubblico il tuo bambino in tutto il suo splendore mastodontico, senza censure o cesure. Lo ascolteranno in pochi o tanti, non importa: sar\u00e0 stato un sollievo in ogni caso. Perch\u00e9 poi va che a volte c\u2019\u00e8 il lieto fine anche con i sogni e allora, adesso, comunque vogliamo metterla, <em>Laguna<\/em> \u00e8 una di quelle cose di cui andare fieri.<\/p>\n<p>Arrivato in piena ondata it-pop, calma le acque di un indie italiano agitato pi\u00f9 dall\u2019ossessione di apparire che dall\u2019urgenza di essere e lo fa con il sorriso sotto i baffi, quello di chi ormai ha saputo venire a patti con il senso di beffa di essere arrivato, senza troppi clamori, a valle di un percorso artistico fatto di sacrifici consapevoli e ricerca minuziosa, ma che \u2014 cosa, questa, che ha permesso agli Intercity di evitare il riflusso di una scena ormai gi\u00e0 satura e stanca \u2014 in realt\u00e0 ha avuto solo marginalmente a che fare con la storia musicale di questa penisola negli ultimi anni. 22 tracce e 80 minuti complessivi di un cantautorato raffinato e complesso, portato avanti tramite una scrittura che non si spaventa di fronte al numero di strati che deve porre uno sopra all\u2019altro per dire le cose come vorrebbe: nessuna concessione a soluzioni semplici, ripetizioni creative o ammiccamenti da paraculo.<\/p>\n<p>Il discorso \u00e8 fritto e rifritto \u2014 e pure questo, almeno nei dibattiti tra me e me, gi\u00e0 vecchio e stant\u00eco \u2014 ma il concetto \u00e8 che \u2014 pesante o meno, complicato o no che sia \u2014\u00a0<em>Laguna<\/em> \u00e8 un disco fondamentalmente <em>necessario<\/em>, perch\u00e9 in una societ\u00e0 con una soglia di attenzione ridicola, dove le nuove leve (tu chiamale, se ne hai il coraggio, <em>talenti<\/em>) escono con una manciata di canzoni da una mezz\u2019ora totale al massimo, pronti ad essere sostituiti dalla prossima \u201cnext big thing de noantri\u201d, la prolificit\u00e0 di una band cos\u00ec rimette la musica al centro, rompendo gli schemi (per quel che pu\u00f2 servire) ma conservandone i cocci e facendo di un atto del genere, in fin dei conti, una questione di <em>fiducia<\/em>. Fiducia, s\u00ec, visto che la formazione lombarda, con un album di questo tipo, si getta \u2014 senza paracadute n\u00e9 l\u2019accortezza preventiva di metter su la giusta <em>poker face\u00a0<\/em>\u2014 dal dirupo di un azzardo, doppio anch\u2019esso: scommette in primis sulla propria maturit\u00e0, ma soprattutto su quella del proprio pubblico. A oggi, possiamo dire che la prima sfida la vince a mani basse.<\/p>\n<p>La seconda, purtroppo, non dipende solo da loro.<\/p>\n<p class=\"stripeTitle\">Tracce caldamente consigliate<\/p>\n<p class=\"bottomLineC\"><strong>Notturno<\/strong><br \/>\n<b>L&#8217;indiano<\/b><br \/>\n<strong>Scatto fisso<\/strong><\/p>\n<p><img style=\"margin-top: 2em;\" src=\"http:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/04-ismael-quattro.jpg\" alt=\"Ismael - Quattro\" width=\"800\" height=\"800\" \/><\/p>\n<h4>04. Ismael &#8211; Quattro<\/h4>\n<h5>Scrivere canzoni nel vero senso della parola<\/h5>\n<p>La parola <em>cantautore<\/em> \u00e8 pi\u00f9 complessa di quello che sembra. Oltre quest\u2019immagine superficiale di un tizio che scrive le sue cose e poi, invece di leggerle e basta, ci mette una melodia sotto, ci sono almeno cinquanta sfumature di archetipi indecisi sul da farsi che vorrebbero ma non possono nessuna delle due cose o che riescono cos\u00ec bene in entrambe al punto da risultare bestie ibride che non sai pi\u00f9 in quale gabbia rinchiudere. Nel senso \u2014 anche senza fare i nomi per evitare di rischiare querele \u2014 non \u00e8 certo una notizia che la storia della musica sia piena non solo di di musicisti che a un certo punto hanno sentito il bisogno di cimentarsi con racconti di pi\u00f9 ampio respiro da spalmare lungo il corso di un romanzo o di scrittori che hanno voluto raccogliere la sfida di asciugare la propria logorrea nei tempi rigidi e ristretti di una canzone, ma anche di gente che desiderava essere il nuovo Philip Roth e poi, visto che nessuno si sognava di pubblicargli un libro, ha deciso di provarci col magico mondo dell\u2019intrattenimento fatto di rime e note e di altri che, una volta raggiunto un certo successo sui palchi dei festival rock, hanno sfruttato la notoriet\u00e0 acquisita per appoggiare il proprio ego su qualche scaffale della Feltrinelli.<\/p>\n<p>Il mio umile parere \u2014 come sempre non richiesto ma perlomeno fornito rigorosamente gratis \u2014 \u00e8 che, in generale, banalmente, saper scrivere aiuti a scrivere canzoni migliori, ma che scrivere canzoni rimanga un mestiere diverso da quello di scrivere qualsiasi altra roba. I motivi sono molteplici, alcuni dei quali \u2014 se non vogliamo stare a tirar in ballo poesia ed emozioni \u2014 strettamente tecnici: c\u2019\u00e8 un\u2019economia di note che deve essere bilanciata da una manovra in deficit di parole e, per costruire un equilibrio del genere, servono lacrime e sangue, ovvero un\u2019austerit\u00e0 e una padronanza metrica e lessicale che riescano a evocare in maniera vivida pur asciugando il fiato.<\/p>\n<p>Poi, d\u2019altra parte si sa: al giorno d\u2019oggi la flessibilit\u00e0 (qualunque significato vogliate dare al termine) \u00e8 un plus in qualunque colloquio di lavoro e saper fare (bene) pi\u00f9 di una cosa ti apre le porte di qualsiasi brillante carriera (o quantomeno fa fuggire il tuo cervello all\u2019estero con la ragionevole certezza di non finire a consegnare pizze a domicilio), quindi ben venga chi eccelle in entrambe queste forme della stessa arte. Il signore in questione si chiama Sandro Campani e \u2014 guarda caso \u2014 di mestiere fa innanzitutto lo scrittore (di talento), ma, a tempo pi\u00f9 o meno perso (magari tutti perdessero tempo cos\u00ec), \u00e8 anche musicista, cantante e autore di quasi tutti i pezzi degli Ismael, formazione emiliana che fa di tutto per restare nascosta nei boschi dell\u2019Appennino, tra il freddo pi\u00f9 pungente e accordi secchi e tesi, eppure, ogni volta che se ne esce con un nuovo lavoro, fa drizzare gli orecchi a tutti coloro che le canzoni scritte bene sanno riconoscerle anche \u2014 e specialmente \u2014 nell\u2019odore di storie di vita che vengono a patti con una solitudine di confine dura ma mai doma e in tutta una serie di bilanci senza speranze da cui per\u00f2 una certa epica di provincia mai riesce a farsi ammazzare definitivamente.<\/p>\n<p><em>Quattro<\/em> \u00e8 (indovinate un po\u2019?) il quarto album della band, che arriva dopo l\u2019omonimo debutto del 2008 e i successivi (indovinate un po\u2019?) <em>Due<\/em> e <em>Tre<\/em>. Cosa che da un lato spalanca la porta a una facile ironia su un gruppo non certo incline a esagerati sforzi di fantasia (almeno quando si tratta dei titoli dei dischi), dall\u2019altro conferma con la sua qualit\u00e0 che anche saper contare rafforza la consapevolezza del proprio percorso di crescita e la bont\u00e0 dell\u2019esatto numero di passi fatti fin qui. Lo fa al ritmo di <a title=\"va' chi c'era tra le cinque tracce scelte quel mese l\u00e0\" href=\"http:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/recensioni\/videoclip\/hvsr-playlist-14\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">cavalcate intense<\/a>, compatte e inquiete, figlie di duelli tra il Francesco De Gregori pi\u00f9 disilluso e il Sergio Leone pi\u00f9 polveroso, tra i CSI pi\u00f9 solenni e gli Estra pi\u00f9 incalzanti, in una serie infinita di western di periferia estrema, consumati a colpi di sax e chitarra nella desolazione della bassa Padania.<\/p>\n<p>Che suoni fico o ridicolo, messa cos\u00ec, il fatto \u00e8 che possiamo trovare tutte le metafore che vogliamo, ma rimane la constatazione inconfutabile che l\u2019unica parola che rende l\u2019idea per tutto ci\u00f2 \u00e8 <em>canzoni<\/em>, e infatti un cospicuo sottoinsieme di questi brani (15 sui 49 che in totale compongono il catalogo del quintetto reggiano, a partire dall\u2019omonimo debutto del 2008 fino a oggi) si intitolano proprio \u201ccanzone di\/per qualcosa\/qualcuno\u201d. Numeri alla mano, pi\u00f9 del 30% della produzione complessiva: scelta tanto abbondante quanto apparentemente discutibile e retr\u00f2, che \u2014 di nuovo \u2014 quella porta di cui sopra (poco fa gi\u00e0 quasi spalancata verso stupide battute riguardo a gente non particolarmente propensa a teatrali sacrifici creativi in termini di copywriting) potrebbe scardinarla definitivamente, ma che in realt\u00e0 \u00e8 pi\u00f9 che giustificata. Perch\u00e9 scrivere canzoni (nel vero senso della parola \u2014 di <em>entrambe<\/em> le parole, intendo) \u00e8 un mestiere non banale: se sei capace di farlo con questa perfetta, artigianale e complice commistione di intelligenza e attitudine, leggerezza all\u2019ascolto e profondit\u00e0 di contenuto \u2014 in generale, di <em>forma<\/em> e <em>sostanza\u00a0<\/em>\u2014 hai tutto il diritto di ribadirlo fino alla nausea.<\/p>\n<p class=\"stripeTitle\">Tracce caldamente consigliate<\/p>\n<p class=\"bottomLineC\"><strong>E dove andrai Luchino?<\/strong><br \/>\n<strong>Il nocciolo della questione<\/strong><br \/>\n<b>Canzone dei salici<\/b><\/p>\n<p><img style=\"margin-top: 2em;\" src=\"http:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/03-riccardo-sinigallia-ciao-cuore.jpg\" alt=\"Riccardo Sinigallia - Ciao Cuore\" width=\"800\" height=\"800\" \/><\/p>\n<h4>03. Riccardo Sinigallia &#8211; Ciao Cuore<\/h4>\n<h5>Anzi: \u201cciao core\u201d, purtroppo<\/h5>\n<p>Riccardo Sinigallia, visto da fuori, mi \u00e8 sempre sembrato uno colto da una strana maledizione: una piccola, frustrante legge di Murphy applicata allo specchio che ha finito per fargli seminare tanto per veder raccogliere \u2014 in termini non solo di notoriet\u00e0 spicciola, ma anche di vero e proprio successo (o qualunque altra parola vogliate usare per esplicitare il concetto, nel caso \u201csuccesso\u201d vi sembri troppo volgare) \u2014 quasi esclusivamente i suoi vicini, il campo dei quali, si sa, \u00e8 sempre pi\u00f9 verde, indipendentemente dal tipo di <em>erba<\/em> di cui stiamo parlando.<\/p>\n<p>Riccardo Sinigallia \u00e8 infatti colui che \u2014 in mezzo a tutto il resto \u2014 ha contribuito a rendere ci\u00f2 che sono gente come Niccol\u00f2 Fabi e Max Gazz\u00e9, quello che ha regalato ritornelli epici a Frankie HI-NRG, fatto toccare ai Tiromancino vette di notoriet\u00e0 mai pi\u00f9 nemmeno sfiorate e (giusto per rimanere in tempi recenti) portato Francesco Motta fuori da Pisa, dai Criminal Jokers e soprattutto dai vent\u2019anni.<\/p>\n<p>Insomma \u2014 che sia stata troppa generosit\u00e0, sfiga senza confini o semplicemente un banale boicottaggio collettivo da parte del magico mondo del music business non fa tutta questa differenza \u2014 il fatto \u00e8 che la sua (conclamata) carriera di produttore stimato, richiesto a destra e a manca, ha fatto quasi dimenticare a molti che il cantautore romano \u00e8 innanzitutto, appunto, un <em>cantautore<\/em>. Il problema \u00e8 che, per un certo periodo, se ne era dimenticato pure lui: dopo tre album per niente banali, con una famiglia, due bambini e una certa indifferenza generale nei confronti delle sue composizioni, la possibilit\u00e0 di credere nella sua attivit\u00e0 personale iniziava a scomparire all\u2019orizzonte. Poi \u00e8 andata che lo hanno chiamato a Sanremo e da l\u00ec si \u00e8 innescat \u200a\u2014 nonostante la squalifica \u2014 una specie di circolo virtuoso: il passaggio alla Sugar, l\u2019incontro con Caterina Caselli, la presa di coscienza che nessuno ti pu\u00f2 giudicare \u2014 nemmeno tu (stesso) \u2014 e tutta una serie di nuovi stimoli e gratificazioni. La vita \u00e8 strana: per dire, mai avremmo scommesso di dover dire grazie a Fabio Fazio.<\/p>\n<p>D\u2019altra parte, \u00e8 cosa nota: con questi chiari di luna \u2014 in generale, in qualunque campo del saper \u200a\u2014 \u00e8 pi\u00f9 importante avere un bravo social media manager che un portfolio di un qualche valore effettivo, ma proprio per questo gente cos\u00ec, pronta innanzitutto a mettere le mani avanti dichiarando di essere comunque fuori moda e delicatamente ostinata a non far parlare di s\u00e9 con lo sfarzo e l\u2019enfasi che forse avrebbe in realt\u00e0 meritato, \u00e8 straordinariamente preziosa. Come prezioso \u00e8 un disco del livello di <em>Ciao Cuore<\/em>, che ci restituisce un Sinigallia al massimo delle sue potenzialit\u00e0, tradotte, al solito, in una cura maniacale dei suoni, degna compagna di felici intuizioni armoniche e di una scrittura cos\u00ec ricercata da fargli saltare tutta la fila \u2014 ad essere onesti, attualmente, nemmeno particolarmente lunga \u2014 dei potenziali candidati a raccogliere l\u2019eredit\u00e0 del miglior Battisti. Un disco in cui ogni canzone \u00e8 un personaggio e ogni personaggio uno strappo a un ricordo, arrivato a sorpresa e quasi in punta di piedi, ma che ha preso bene la mira per puntare (e colpire) dritto in mezzo al petto e lasciarci stesi con tutto il nostro amaro in bocca.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 s\u00ec, questo sarebbe il momento in cui rammaricarsi per il fatto che \u2014 probabilmente, quest\u2019anno ancora \u2014 per trovare uno dei migliori album cantati in italiano, dovremo andare a raschiare sul fondo del barile in cui abbiamo richiuso a lavorare onestamente gente che va per la cinquantina e che, teoricamente, dovrebbe (se non proprio aver fatto il suo tempo) almeno continuare a fare \u201cla sua cosa\u201d, conscia che la ribalta \u00e8 pronta per new entry di qualit\u00e0. O forse no. Meglio continuare a godersela, finch\u00e9 dura. Perch\u00e9 a un certo punto arriver\u00e0 per forza il momento in cui saremo costretti a rassegnarci, anche in questo senso, ad <a title=\"va' chi c'era tra le cinque tracce scelte quel mese l\u00e0\" href=\"http:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/blog\/top-5-best-albums-2016-dischi-italia\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">ammettere di essere soli<\/a>.<\/p>\n<p>E allora, <em>ciao core<\/em> proprio.<\/p>\n<p class=\"stripeTitle\">Tracce caldamente consigliate<\/p>\n<p class=\"bottomLineC\"><b>Le donne di destra<\/b><br \/>\n<b>Dud\u00f9<\/b><br \/>\n<strong>Che male c&#8217;\u00e8<\/strong><\/p>\n<p><img style=\"margin-top: 2em;\" src=\"http:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/02-caso-ad-ogni-buca.jpg\" alt=\"Caso - Ad ogni buca\" width=\"800\" height=\"800\" \/><\/p>\n<h4>02. Caso &#8211; Ad ogni buca<\/h4>\n<h5>Rivalutare l\u2019adole-scienza<\/h5>\n<p>L\u2019hinterland di Bergamo non deve essere poi cos\u00ec diverso da quello di Ferrara: un orizzonte disteso a perdita d\u2019occhio in quell\u2019irresistibile nulla padano, solo idealmente confinato tra un film dell\u2019orrore sbiadito, un\u2019autostrada con visibilit\u00e0 ridotta causa nebbia e, sullo sfondo, le luci aliene di una qualche centrale elettrica. Non a (perdonate l\u2019inevitabile gioco di parole) <em>caso<\/em>, Andrea Casali, si porta dietro ormai da anni la scomoda etichetta di un Vasco Brondi che non ce l\u2019ha fatta. Per fortuna, verrebbe da dire. Perch\u00e9 in questo modo \u2014 mentre la parabola brondiana consumava tutto il proprio arco fino a cortocircuitare volontariamente il suo lume per evitare di essere spremuto fino alla buccia da quella sanguisuga che \u00e8 il concetto di <em>indie italiano\u00a0<\/em>\u2014 Caso si \u00e8 potuto permettere il lusso di non diventare nessuno, sempre fedele al suo piccolo mantra punk che gli impone di non confondere mai popolarit\u00e0 con qualit\u00e0 e successo, continuando a fare il suo mestiere e cio\u00e8 quello (come lo chiama lui, con quel tocco paraculo di chi mente sapendo di mentire) di scrivere canzoni che non piacciono alla gente.<\/p>\n<p>Cos\u00ec \u00e8 andato avanti per quattro album, sempre convinto che ogni disco nuovo fosse l\u2019ultimo. Non c\u2019\u00e8 mai riuscito. Non ancora almeno, visto che <em>Ad ogni buca<\/em> \u00e8 il quinto (il secondo, dopo il precedente <em>Cervino<\/em>, in cui abbandona la solitudine acustica per un sound pi\u00f9 elettrico sorretto da una vera e propria band) e \u2014 come ogni suo disco prima del prossimo \u2014 gi\u00e0 in un attimo riesce a far impallidire i precedenti, riportandoci senza particolari rimorsi dentro fino al collo in quell\u2019alt-rock secco e scarno che avevamo cercato di dimenticare dopo gli anni \u201990, suonato come si faceva a quei tempi l\u00e0: in tre \u2014 chitarra, basso e batteria, secondo una grezza equazione <code>2+1=DIY<\/code>, che ci rammenta come il custodire con parsimonia i ricordi sia l\u2019unico antidoto possibile per combattere la sovraesposizione (a)social(e) con cui abbiamo deciso di darci in pasto agli altri nel presente.<\/p>\n<p>Il resto (intendo le cose che canta, e le parole che sceglie da infilare una dietro l\u2019altra per cantarle) \u00e8 talento allo stato puro: piccole storie di un\u2019epica quotidiana che uniscono stralci di vita comune, decontestualizzandoli e rendendoli universali. Minuscoli quadretti dal sapore carveriano, di cui a volte si fa fatica a capire l\u2019inizio, altre volte a intravederne la fine, in quanto fotogrammi sforbiciati via dal filmino in Super8 di un quotidiano andato, che hanno un sapore strano come fossero trafugate dalle nostre memorie e percepiamo intimi ed esclusivi, ma in realt\u00e0 condividiamo con chi, come noi, sa tenere i brividi dentro la lisca fino all\u2019ultimo momento, quando la padella gi\u00e0 sfrigola d\u2019olio bollente e ormai non resta molto tempo per uscirne, se non con con due disperati colpi di pinna, un tuffo di schiena e i piedi inzuppati dentro le scarpe da ginnastica unte e bisunte. A loro modo tranquillizzanti, perch\u00e9 sempre buttati l\u00e0 con una voce che sa fare domande scomode mentre trasuda comunque finestre aperte e nessun senso di impossibile, ma che alla fine ci fanno sentire ancora pi\u00f9 soli in mezzo a pause pranzo fatte di tupperware nei parcheggi degli outlet durante i giorni dei saldi, occupati a contemplare, quasi orgogliosi, una lista infinita di fallimenti, maglioni sbagliati, caviglie slogate, autostrade prese senza biglietto, campi da basket con i canestri rotti, ruote bucate il giorno di Natale e tutta la tenerezza cruda di un <a title=\"va' chi c'era tra le cinque canzoni scelte quel mese l\u00e0\" href=\"http:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/recensioni\/videoclip\/hvsr-playlist-12\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">piccolo mondo moderno<\/a> che finisci per apprezzare veramente solo quando hai imparato a sopportare le gocce di pioggia dentro al collo.<\/p>\n<p><em>Adolescenziale<\/em>, dir\u00e0 qualche hater alla moda che quelle storie le ha volute dimenticare. <em>Post-adolescenziale<\/em>, diranno coloro che quelle storie se le sentono prudere addosso anche se non vogliono ammetterlo. Pu\u00f2 darsi, ma la domanda \u00e8 un\u2019altra, ovvero: dove sta la differenza? Appurato che \u2014 qualcuno a un certo punto deve pur dirvelo \u2014 non si cambia mai, che cos\u2019\u00e8 l\u2019adolescenza se non quel periodo in cui ci siamo fatti vedere per quello che siamo, giusto un attimo prima di chiudere paure e ambizioni dentro un baule facendo ben attenzione a lasciar le chiavi dentro?<\/p>\n<p>Nel senso, se questa deve essere la nostra presunta maturit\u00e0, ben venga l\u2019amarcord.<\/p>\n<p class=\"stripeTitle\">Tracce caldamente consigliate<\/p>\n<p class=\"bottomLineC\"><strong>Fosbury<\/strong><br \/>\n<strong>Majorette<\/strong><br \/>\n<strong>Supercinema<\/strong><\/p>\n<p><img style=\"margin-top: 2em;\" src=\"http:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/wp-content\/uploads\/01-esterina-canzoni-per-esseri-umani.jpg\" alt=\"Esterina - Canzoni per esseri umani\" width=\"800\" height=\"800\" \/><\/p>\n<h4>01. Esterina &#8211; Canzoni per esseri umani<\/h4>\n<h5>La band pi\u00f9 sottovalutata d\u2019Italia<\/h5>\n<p><em>Una delle band italiane pi\u00f9 sottovalutate di sempre<\/em>. Quante volte lo abbiamo sentito dire? Quante volte ce lo siamo detti? Quante sono, le band italiane pi\u00f9 sottovalutate di sempre? Un\u2019infinit\u00e0. Praticamente qualunque band italiana che non abbia riempito il Circolo degli Artisti durante il tour del primo disco a un certo punto della sua carriera \u00e8 stata definita da qualcuno (probabilmente sopravvalutandola) \u201cuna delle band italiane pi\u00f9 sottovalutate di sempre\u201d.<\/p>\n<p>Insomma. \u00c8 facile essere una della band italiane pi\u00f9 sottovalutate di sempre. Ma chi pu\u00f2 fregiarsi sul serio dell\u2019onorevole titolo di \u201cband italiana pi\u00f9 sottovalutata di sempre\u201d? Punto a malincuore i miei due cent sugli Esterina, formazione toscana (di Massarosa, per la precisione \u2014 andate a fare una gita mezza giornata nella piana lucchese del Fosso Burlamacca e vedrete che si spiega tutto) che \u2014 a dispetto di un catalogo che vanta ormai cinque album costantemente al di sopra della media nazional \u200a\u2014 pu\u00f2 esporre nella sua misera bacheca di trofei giusto un \u201cdisco della settimana\u201d su <em>RockIt<\/em> (e cio\u00e8 qualcosa che uno dice grazie al cazzo \u2014 nel senso, avete idea di quante settimane ci sono in dieci anni? Pi\u00f9 di cinquecento, ovvero almeno una per ogni band italiana pi\u00f9 sottovalutata di sempre) e un <em>Premio Tenco<\/em> per la \u201cmiglior cover\u201d del 2016 (che come riconoscimento \u2014 per quanto la reinterpretazione in questione fosse effettivamente soprendente \u2014 fa gi\u00e0 ridere cos\u00ec, di suo) e ancora sembra rimasta bloccata sotto il cono d\u2019ombra della propria bravura, vittima consapevole della propria stessa coerenza, come un minuscolo, bellissimo segreto nascosto, custodito gelosamente da pochi, affezionati adepti.<\/p>\n<p>Sar\u00e0 per il nome, che ci riporta alle nostre nonne, piccole grandi donne di un\u2019Italia minore \u2014 sempre siano lodate, per carit\u00e0, ma direi piuttosto carenti in termini di strategie promozionali sui socia \u200a\u2014 e che volutamente prende le distanze dai battesimi roboanti di un certo immaginario rock, dove spesso la gente cerca nel moniker da darsi una sintesi improbabile o, diciamo, <em>agiografica<\/em> di una qualche attitudine (e in ogni caso prima si chiamavano Apeiron \u2014 quindi anche in questo senso \u00e8 stato comunque un passo avanti). O forse per il fatto che in questo paese, se da un lato sei arrivato troppo tardi per salire sul treno degli anni \u201990 (quando l\u2019alternative italico si convinse \u2014 probabilmente invano \u2014 che poteva sul serio cambiare le carte in tavola) e dall\u2019altro rifiuti per scelta di cadere nella trap(pola) di un generico, attuale <em>poppitalico<\/em>, semplicemente finisci in quella terra di nessuno dove tutti ti guardano da una certa distanza di sicurezza, regalandoti occhiate a met\u00e0 tra il diffidente e il sinceramente rammaricato, manco fossi un animale esotico dietro le sbarre di uno zoo.<\/p>\n<p>Fatto sta che gli Esterina \u00e8 dal 2008 che scrivono canzoni per esseri umani (vale a dire roba viva, passionale e imperfetta che hai bisogno di far macerare dentro per apprezzare appieno e che richiede tutto un suo ben preciso tempo di invecchiamento prima di essere liquidata \u2014 come il vino buono e le galline migliori per fare il brodo), ma si son dovuti decidere a scriverlo nel titolo di un album perch\u00e9 da queste parti le cose o si spiegano come a un bambino di quattro anni oppure si diventa subito <em>radical chic<\/em>. Canzoni sensibili per gente sensibile (anche loro), vestite di un intricato groviglio di sonorit\u00e0 che va dall\u2019indie americano alla Versilia, da quel \u201ccantautorato colto\u201d a cui il Granducato ha sempre contribuito in abbondanza a un post-rock anglofono storicamente strumentale, ma che qui invece viene raccontato da una voce atipica, che si muove pericolosamente in equilibrio tra la melodia e la stonatura, senza mai per\u00f2 ribaltarsi dalla parte sbagliata.<\/p>\n<p>Briciole di significati intensi lasciate cadere lungo il cammino, a uso e consumo di chi \u2014 nell\u2019ordine \u2014 sa riconoscerle, vuole capirle e ha la pazienza di piegarsi a raccoglierle. Perch\u00e9 \u00e8 vero che, in generale, <a title=\"va' chi c'era tra le cinque tracce scelte quel mese l\u00e0\" href=\"http:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/recensioni\/videoclip\/hvsr-playlist-13\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">la vita \u00e8 bella quando fa come gli pare<\/a> e fin che la barca va tocca accontentarsi, ma per scendere a pescare la tua personale moneta sul fondo dell\u2019oceano, un po\u2019 di impegno ce lo devi mettere. Almeno trovare il coraggio di buttarti anche se l\u2019acqua \u00e8 gelata, trattenere il fiato finch\u00e9 puoi e sgranare bene gli occhi contro la salsedine, in modo da essere sicuro di non perderti quel poco di bello che ti galleggia intorno.<\/p>\n<p>Vedrai che non sono solo stronzi.<\/p>\n<p class=\"stripeTitle\">Tracce caldamente consigliate<\/p>\n<p class=\"bottomLineC\"><strong>Santo amore degli abissi<\/strong><br \/>\n<strong>S\u00ec che lo merita<\/strong><br \/>\n<strong>Esterno notte<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>5+1 dischi italiani usciti nel 2018 che ci son piaciuti parecchio: italiani nel senso che la gente ci canta dentro in italiano. 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