{"id":5440,"date":"2019-01-16T05:05:55","date_gmt":"2019-01-16T04:05:55","guid":{"rendered":"http:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/recensioni\/videoclip\/hvsr-playlist-14-copy\/"},"modified":"2019-02-19T14:55:05","modified_gmt":"2019-02-19T13:55:05","slug":"hvsr-playlist-15","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/collaborazioni\/humans-vs-robots\/hvsr-playlist-15\/","title":{"rendered":"HVSR #15"},"content":{"rendered":"<div class=\"excerptBold\" style=\"border-top: none;\">Questa mini playlist \u00e8 un piccolo estratto di quella che \u00e8 stata selezionata in esclusiva per HVSR.NET e che ancora continua a fare la sua porca figura, in costante evoluzione, sull\u2019omonimo sito. La riportiamo anche qui, in fila per cinque con il resto di quel che avanza, per questioni di vanagloria, completezza e perch\u00e8 Spineless \u00e8 come il maiale: non si butta via nulla. Ma soprattutto per non dimenticare, a perenne memoria di quei bei tempi andati in cui i mixtape si facevano a mano e gli algoritmi ci mettevano i bastoni tra le ruote solo durante le ore dei corsi di algebra.<\/div>\n<h2>Manchester Orchestra<\/h2>\n<h4>The Silence<\/h4>\n<p>Come ogni vuoto o assenza, raccontare il silenzio \u00e8 cos\u00ec complicato che, paradossalmente, vale tutto. Da un estremo a un altro, se John Cage aveva scelto <a title=\"tutti zitti, please!\" href=\"https:\/\/youtu.be\/TrlKxV5KWJo\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">il modo pi\u00f9 ruffiano<\/a> regalandoci <em>4:33<\/em> minuti stracolmi di nulla, i <strong>Manchester Orchestra<\/strong> decidono di farlo \u2014 in maniera opportunamente cinematica e rarefatta \u2014 confessando quanto rimbomba la vita reale attraverso la sua eco ingombrante che, nel silenzio, finisce per amplificarsi.<\/p>\n<p><em>The Silence<\/em> \u00e8 la traccia che \u2014 idealmente, concettualmente e cronologicamente \u2014 conclude il loro <em>A Black Mile to the Surface<\/em>, un album risalente ormai a quasi due anni fa e che nel 2017 fu in pratica completamente ignorato in qualunque bilancio di fine stagione, ma su cui (come per tutti i dischi che necessitano le capacit\u00e0 e i tempi digestivi di un pitone delle rocce africano) verseremo opportuni fiumi di lacrime di coccodrillo quando, tra dieci anni, faremo le classifiche di dieci anni fa.<\/p>\n<p>Non c\u2019\u00e8 niente di male: dopotutto ogni silenzio \u00e8 un\u2019esplorazione alla cieca e rivalutare i propri a distanza di tempo almeno \u00e8 un indizio che stai chiudendo il cerchio. O che almeno hai trovato una traccia da seguire per approdare da qualche parte.<\/p>\n<p>Quando si tratta di una canzone, la cosa spesso si traduce nell\u2019ultimo verso e qui, nello specifico, \u00abLet me open my eyes and be glad that I got here\u00bb riporta tutto (e tutti) a casa, mandando a quel paese Thomas Stearns Eliot e <a title=\"cammina, Tiziano, cammina...\" href=\"https:\/\/www.goodreads.com\/quotes\/1279217-il-senso-della-ricerca-sta-nel-cammino-fatto-e-non\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Tiziano Terzani<\/a>, Gotthold Ephraim Lessing e i <a title=\"meglio bere o l'attesa del bere?\" href=\"https:\/\/youtu.be\/aHuJdfJlW2U\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">creativi della Campari<\/a>, le teorie dell\u2019amore tantrico e la pratica dell\u2019eiaculazione precoce o, in generale, tutti quei gran cervelli che \u2014 con i piedi scalzi per la strada o il culo ben piantato su una sedia, indifferentemente \u2014 non hanno comunque voluto perdere l\u2019occasione di pontificare su percorsi, punti di arrivo e prospettive di raggiungimento \u2014 a breve o lungo termine \u2014 di miraggi all\u2019orizzonte.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 magari \u00e8 vero che il bello del viaggiare \u00e8 il viaggio in s\u00e9 e non la meta e che l\u2019attesa del piacere \u00e8 essa stessa il piacere, ma anche sapere dove si sta andando e \u2014 magicamente o meno \u2014 ritrovarsi proprio l\u00ec, conforta come la conclusione di un\u2019odissea domestica e aiuta a non perdersi. O quantomeno a inciampare con pi\u00f9 consapevolezza.<\/p>\n<p>Se poi c\u2019\u00e8 qualcuno che ancora ha il coraggio di sostenere che provare a dire tutto questo con una traccia di nove minuti \u00e8 un controsenso, mi spiace, ma di viaggi, di attese e soprattutto di piacere, non ha capito un beneamato cazzo.<\/p>\n<p><iframe title=\"Manchester Orchestra - The Silence (Official Music Video)\" width=\"1170\" height=\"658\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/8ui9umU0C2g?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<h2>Caso<\/h2>\n<h4>Il Tuo Nome<\/h4>\n<p>L&#8217;hinterland di Bergamo non deve essere poi cos\u00ec diverso da quello di Ferrara: un orizzonte disteso a perdita d&#8217;occhio in quell&#8217;irresistibile nulla padano, solo idealmente confinato tra un film dell&#8217;orrore sbiadito, un&#8217;autostrada con visibilit\u00e0 ridotta causa nebbia e, sullo sfondo, le luci aliene di una qualche centrale elettrica.<\/p>\n<p>Non a (perdonate l&#8217;inevitabile gioco di parole) caso, <strong>Andrea Casali<\/strong>, si porta dietro ormai da anni la scomoda etichetta di un Vasco Brondi che non ce l&#8217;ha fatta.<\/p>\n<p>Per fortuna, verrebbe da dire. Perch\u00e9 in questo modo \u2014 mentre la parabola brondiana consumava tutto il proprio arco fino a <a title=\"si sono spente le luci l'hanno gi\u00e0 detta?\" href=\"https:\/\/tg24.sky.it\/spettacolo\/musica\/2018\/10\/04\/vasco-brondi-le-luci-della-centrale-elettrica.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">cortocircuitare volontariamente<\/a> il suo lume per evitare di essere spremuto fino alla buccia da quella sanguisuga che \u00e8 il concetto di &#8220;indie italiano&#8221; \u2014 <strong>Caso<\/strong> si \u00e8 potuto permettere il lusso di non diventare nessuno, sempre fedele al suo piccolo mantra punk che gli impone di non confondere mai popolarit\u00e0 con qualit\u00e0 e successo, continuando a fare il suo mestiere e cio\u00e8 quello (come lo chiama lui, con quel tocco paraculo di chi mente sapendo di mentire) di &#8220;scrivere canzoni che non piacciono alla gente&#8221;.<\/p>\n<p>Cos\u00ec \u00e8 andato avanti per quattro album, sempre convinto che ogni disco nuovo fosse l&#8217;ultimo. Non c&#8217;\u00e8 mai riuscito. Non ancora almeno, visto che <em>Ad Ogni Buca<\/em> \u00e8 il <a title=\"va' chi c'\u00e8 tra gli album in italiano che ci son piaciuti di pi\u00f9 nel 2018\" href=\"http:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/blog\/top-6-best-albums-2018-dischi-italia\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">quinto<\/a> (il secondo, dopo il precedente <em>Cervino<\/em>, in cui abbandona la solitudine acustica per un sound pi\u00f9 elettrico sorretto da una vera e propria band) e \u2014 come ogni suo disco prima del prossimo \u2014 gi\u00e0 in un attimo riesce a far impallidire i precedenti, riportandoci senza particolari rimorsi dentro fino al collo in quell&#8217;alt-rock secco e scarno che avevamo cercato di dimenticare dopo gli anni &#8217;90, suonato come si faceva a quei tempi l\u00e0: in tre \u2014 chitarra, basso e batteria.<\/p>\n<p>Il resto (intendo le cose che canta, e le parole che sceglie da infilare una dietro l&#8217;altra per cantarle) \u00e8 talento allo stato puro: piccole storie di un&#8217;epica quotidiana che uniscono stralci di vita comune, decontestualizzandoli e rendendoli universali.<\/p>\n<p><em>Adolescenziale<\/em>, diranno i suoi detrattori che quelle storie le hanno dimenticate. <em>Post-adolescenziale<\/em>, diranno coloro che quelle storie se le sentono prudere addosso anche se non vogliono ammetterlo.<\/p>\n<p>Pu\u00f2 darsi, ma la domanda \u00e8 un&#8217;altra, ovvero: dove sta la differenza? Appurato che \u2014 qualcuno a un certo punto deve pur dirvelo \u2014 non si cambia mai, che cos&#8217;\u00e8 l&#8217;adolescenza se non quel periodo in cui ci siamo fatti vedere per quello che siamo, giusto un attimo prima di chiudere paure e ambizioni dentro un baule facendo ben attenzione a lasciar le chiavi dentro?<\/p>\n<p>Nel senso, se questa deve essere la nostra presunta maturit\u00e0, ben venga l&#8217;amarcord.<\/p>\n<p><iframe title=\"CASO - Il tuo nome\" width=\"1170\" height=\"658\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/10Z8v3tgH7w?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<h2>American Football<\/h2>\n<h4>Silhouettes<\/h4>\n<p>Il mondo prima dell\u2019internet, visto da qua (dai tempi dell\u2019internet, intendo) fa quasi tenerezza, se non addirittura \u2014 musicalmente parlando, soprattutto \u2014 pure un po\u2019 di nostalgia.<\/p>\n<p>Per dire, \u00e8 cos\u00ec evidente che certe band il loro nome l\u2019hanno scelto in un periodo in cui le informazioni ancora dovevi andartele a scovare in posti che esistevano davvero (giornali, redazioni, concerti, dischi), senza nemmeno poter immaginare l\u2019attuale, sconfinata e incrollabile fiducia nell\u2019orientamento a (s)vista sulla superficie di un virtuale World Wide Web.<\/p>\n<p>Nel senso, provate pure a digitare \u201camerican football\u201d sul vostro amato Google, ma non aspettatevi niente di diverso che una lista di risultati buoni giusto per farvi una cultura su quarterback, Superbowl e campionato NFL in generale.<\/p>\n<p>Un EP risalente ai giorni in cui l\u2019unico strumento disponibile per non perdersi online era <a title=\"motore di ricerca ingolfato\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/AltaVista\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">AltaVista<\/a> (ovvero un motore di ricerca che non ha mai funzionato), un primo disco l\u2019anno dopo, diciassette anni di silenzio, un secondo album nel 2016 e un terzo in uscita a breve. Tutti, rigorosamente, intitolati soltanto <em>American Football<\/em>. Cos\u00ec, per mettere in ulteriore difficolt\u00e0 i naviganti con poca fantasia in termini di keyword.<\/p>\n<p>In pratica, <strong>Mike Kinsella<\/strong> e soci \u2014 gente di poche parole per natura, in quanto <em>post-rock<\/em> dentro \u2014 mentre la nostra societ\u00e0 diventava il mostro digitalizzato che abbiamo sotto gli occhi, sono andati a letto presto e la mattina, di buon ora, hanno atteso lungo la riva del famoso fiume il suo cadavere scomposto in bit e byte.<\/p>\n<p>Riprendono il discorso con un pezzo di sette minuti e mezzo, per gran tratti strumentale, analogico nello spirito e totalmente anti-commerciale per la struttura: fuori luogo e fuori tempo, da mordere senza fuggire e assaporare con una calma a cui le nostre papille gustative interrotte dalla frenesia di un clic selvaggio non sono pi\u00f9 abituate.<\/p>\n<p>Comunque vada sar\u00e0 un (in)successo.<\/p>\n<p><iframe title=\"American Football - Silhouettes [OFFICIAL MUSIC VIDEO]\" width=\"1170\" height=\"658\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/q1XUaXk92KA?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<h2>Ian Brown<\/h2>\n<h4>First World Problems<\/h4>\n<p>Riassumiamo il tutto con la poesia ermetica (solo parzialmente attenuata da una tenera quando innocua rima baciata) di uno stagista dell\u2019ANSA: il (non pi\u00f9) ex-cantante degli <strong>Stone Roses<\/strong> torna in pista con un nuovo singolo da solista.<\/p>\n<p>Ora proviamo ad analizzare parola per parola questo solo apparentemente banale lancio d\u2019agenzia: in una manciata di battute \u00e8 riassunta l\u2019intera vita di un uomo e, in particolare, la sua movimentata carriera fatta di alti e bassi alternati a tira e molla, sempre e comunque ballati attorno a una delle pi\u00f9 importanti band del cosiddetto \u201cbrit-pop\u201d. Poche, misere parole per immaginarsi la parabola sinusoidale di questo tizio che un tempo era il cantante degli Stone Roses, ma che poi ha sciolto gli Stone Roses e ha intrapreso una brillante svolta solista, che successivamente ha chiuso baracca e burattini per un bel po\u2019 di anni e adesso, una volta riformati gli Stone Roses ed essendo tornato a tutti gli effetti a essere il cantante degli Stone Roses pare tutt\u2019altro che propenso ad abbandonare il progetto parallelo incentrato su se stesso e non avere nessuna intenzione di smettere di prendersi cura del suo orticello in cui coltivare fondamentalmente gli stessi fiori e le stesse pietre, ma senza gli altri del gruppo che gli dicano con quanta acqua innaffiarle e quali fertilizzanti usare, lasciando cos\u00ec adito a <a title=\"la teoria del complotto\" href=\"https:\/\/www.nme.com\/news\/stone-roses-split-touring-company-dissolved-2168336\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">tutte le speculazioni del caso<\/a> riguardo a un eventuale, ennesimo scioglimento di una delle pi\u00f9 importanti band del cosiddetto \u201cbrit-pop\u201d.<\/p>\n<p>Ottimo lavoro, insomma: il ragazzo promette bene e meriterebbe di essere promosso almeno al ruolo di pubblicista. Lo stagista, dico.<\/p>\n<p><strong>Ian Brown<\/strong> invece ragazzo non lo \u00e8 pi\u00f9 da un po\u2019, ma il suo ego si sente lo stesso addosso poco pi\u00f9 di vent\u2019anni e infatti torna a far capolino con un singolo (che anticipa il nuovo album <em>Ripples<\/em>, in uscita a Marzo) in cui non perde l\u2019occasione di <a title=\"biciclette mod e dej\u00e0-vu\" href=\"https:\/\/youtu.be\/8f8wAXDZ9D0\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">citare se stesso<\/a> in quello che \u00e8 a tutti gli effetti un omaggio allo specchio piuttosto che una semplice operazione-nostalgia.<\/p>\n<p>Bisogna dire che \u2014 non necessariamente la cosa \u00e8 un male \u2014 i segni della vecchiaia ci sono in realt\u00e0 tutti e vanno ben oltre gli ottimi capelli brizzolati: il set spostato da un brulicante centro citt\u00e0 a una bucolica campagna rurale, la bici non pi\u00f9 cos\u00ec certa della sua direzione ostinata e contraria ma che oscilla in un avanti e indietro vagamente indeciso e soprattutto, tra le righe, la conferma tardiva di uno dei pi\u00f9 grandi talenti (forse sprecato) del pop contemporaneo.<\/p>\n<p><iframe title=\"Ian Brown - First World Problems\" width=\"1170\" height=\"658\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/YMRYIRnVhlE?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<h2>L&#8217;Avversario<\/h2>\n<h4>Le Feste<\/h4>\n<p>Il tema del <em>doppelg\u00e4nger<\/em> sta sicuramente almeno sul podio di quelli che pi\u00f9 hanno affascinato l&#8217;uomo dai tempi di Romolo e Remo all&#8217;attuale governo del cambiamento. La lista dei vari (dai pi\u00f9 scientifici ai pi\u00f9 bislacchi) approcci alla questione, anche divisa per ambiti culturali, sarebbe infinita: le barzellette con il poliziotto buono e quello cattivo, Jung e la sua psicologia analitica, tutta la letteratura costellata di Dr. Jekyll, Mr. Hyde, Dorian Grey, sosia dostoevskiani e visconti dimezzati \u2014 per non parlare del cinema (Lynch su tutti), fino alla musica con gli epici scazzi tra i fratelli Gallagher e il recente, <a href=\"https:\/\/www.huffingtonpost.it\/2018\/12\/05\/paola-e-chiara-non-esistono-piu-noi-come-gli-oasis-non-ci-sentiamo-spesso-e-stata-una-separazione-dolorosa_a_23609063\/\" target=\"_blank\" title=\"problemi di formazione\" rel=\"noopener\">doloroso split<\/a> di Paola e Chiara.<\/p>\n<p>Da sempre, immagine simbolo della faccenda \u00e8 stata lo specchio, croce e delizia del rapporto con il proprio doppio e catalizzatore automatico delle pi\u00f9 disparate reazioni: c&#8217;\u00e8 chi non pu\u00f2 sopportarli (tipo i vampiri e tutti coloro che hanno fatto qualcosa di cui vergognarsi), chi non riesce a evitare di fermare a guardarsi ogni volta che ne incrocia uno (anche solo per controllarsi l&#8217;acconciatura) e chi \u00e8 ormai completamente schiavo della sua manifestazione 2.0, ovvero la camera frontale dello smartphone.<\/p>\n<p><em>Lo Specchio<\/em>, \u00e8 proprio il titolo del primo disco solista di <strong>Andrea Manenti<\/strong> (in arte <strong>L&#8217;Avversario<\/strong>, dall&#8217;omonimo romanzo di Emmanuel Carr\u00e8re), uno che certo non ama le soluzioni facili e non ha paura di guardarsi dentro per cercare strade poco battute da percorrere con beata (in)coscienza. Debutta infatti con un lavoro tanto audace quando complesso: uno <em>studio-work<\/em> scritto, ideato e suonato interamente in sala di registrazione secondo l\u2019espediente compositivo del <a title=\"seghe mentali in armonia\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Canone_(musica)#Inversione\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">canone inverso<\/a>.<\/p>\n<p>Un album concettualmente (non grammaticalmente, altrimenti sarebbe stato il disco di Stefano Bartezzaghi) palindromo, che si snoda attraverso coppie di canzoni \u201cavversarie\u201d, appunto, che non sono altro che l\u2019una il reverse dell\u2019altra: la prima e l\u2019ultima, la seconda e la penultima, fino al brano centrale, oltre la cui meta\u0300 tutto cio\u0300 che abbiamo ascoltato in precedenza ci viene riproposto di nuovo, ma nel senso inverso.<\/p>\n<p><em>Le Feste<\/em> \u2014 girato a Villa Toeplitz (la cosa pi\u00f9 simmetrica che c&#8217;era nei dintorni di Varese) da <strong>Ivan Vania<\/strong> \u2014 \u00e8 la colonna sonora perfetta per tutti coloro che hanno intenzione di passare il capodanno chiusi in casa, in un volutamente decadente e disincantato faccia a faccia con se stessi, a crogiolarsi in una visione puramente epicurea del mondo, in cui ogni moto umano (in particolare un brindisi con il prosecco o due fuochi d&#8217;artificio in croce) risulta superfluo: un esercizio \u2014 come l&#8217;intero lavoro di Manenti \u2014 di sana allegria, cervellotico e complesso, ma proprio per questo assai intrigante eppure, sorprendentemente, per niente snob e del tutto accessibile.<\/p>\n<p><iframe title=\"L&#039; Avversario - &quot;Le Feste&quot; (videoclip)\" width=\"1170\" height=\"658\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/XWcNlZB23lo?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p style=\"text-align: center; margin-top: 4em;\"><a class=\"btnInPost\" title=\"la playlist di Spineless su HVSR\" href=\"#\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">ascolta la playlist su HVSR<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ian Brown senza gli Stone Roses, quel diavolo d&#8217;un Caso, i redivivi American Football, i Manchester Orchestra e l&#8217;Avversario: cinque pezzi buoni per ripigliarsi dopo le feste.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":5442,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[1582,265],"tags":[1781,1784,1785,1783,1780,1782,408,1786,1511,136],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v18.7 - 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Nel senso che di mestiere rimpiange. Rimpiange il comunismo, il grunge, le camicie di flanella, le Dr. Martens a ottantamila lire e il momento d'oro del porno americano di fine anni '90. Personalmente ha qualcosa a che fare con i Radiohead. Nel senso che c'ha tutti i loro dischi. Nel senso che glieli ha rubati, una mattina piovosa, dieci anni fa, durante una vacanza-studio a Oxford organizzata dalla sezione del partito. 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