{"id":791,"date":"2012-03-01T23:43:18","date_gmt":"2012-03-01T22:43:18","guid":{"rendered":"http:\/\/radiospin.org\/rtsc\/?p=791"},"modified":"2017-07-17T16:53:31","modified_gmt":"2017-07-17T14:53:31","slug":"passando","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.simonefiorucci.com\/blogtest\/blog\/passando\/","title":{"rendered":"Passando"},"content":{"rendered":"<h2>Le otto e mezza di mattina<\/h2>\n<p>Eran le otto e mezzo di mattina, pi\u00f9 o meno.<br \/>\nLe otto e mezzo di mattina di stamattina, dico, che questa (che era stamattina, dico) me mi pareva una cosa importante da specificare, per dare alle righe che seguono quel tono di vita vissuta, di passato prossimo mascherato da imperfetto con tutta quella falsa modestia che pu\u00f2 avere un passato prossimo che finge di nascondere la sua perfezione di tempo verbale che ti lascia intatto tutto il ricordo in quanto prossimo, comunque senza darti nessuna possibilit\u00e0 di scampo in quanto pur sempre passato. Che dire eran le otto e mezza di mattina e basta, poi uno pensa guarda questo che sta iniziando a raccontarci una storia, tipo una storia inventata, ambientata un giorno, in un posto, alle otto e mezza di mattina, pi\u00f9 o meno. Dire eran le otto e mezza di mattina e basta, io c\u2019avevo il timore che poteva poi sembrar come dire era una notte buia e tempestosa, e allora ci tenevo a puntualizzare che eran le otto e mezza di stamattina, pi\u00f9 o meno, e c\u2019era pure un bel sole, splendida giornata, stamttina verso le otto e mezza o gi\u00f9 di l\u00ec.<\/p>\n<h2>L&#8217;Economia<\/h2>\n<p>E niente.<br \/>\nSaran state le otto e mezza di mattina, pi\u00f9 o meno, in questa grande metropoli che pare un cantiere aperto: buche di qua, lavori di l\u00e0, e poi martelli penumatici techno-trance, gru e scheletri di palazzoni a met\u00e0, tram sferraglianti su binari scomodi e clacson un po\u2019 cos\u00ec, clacson free-jazz diciamo, suonati a caso senza una partitura precisa che non sia quel sottile pentagramma che dirige il giramento di maroni delle otto o mezza di mattina in una grande metropoli sventrata dalla voglia di convincersi che la crisi non c\u2019\u00e8, non la vedi, con tutti questi lavori in corso, tutte queste robe da fare, e le buche e le gru e i tram e i clacson post-industriali, non c\u2019\u00e8 posto per la crisi qui, non c\u2019\u00e8 tempo per la crisi, nella grande metropoli in progress. Che si sa, lo dicon tutti, anche alla televisione: fa girare l\u2019economia, la grande metropoli.<br \/>\nE pure i maroni, dirla tutta.<\/p>\n<h2>L&#8217;ambientazione<\/h2>\n<p>Ma comunque.<br \/>\nLe otto e mezza di mattina di stamattina, pi\u00f9 o meno, nella grande metropoli tempestata di impalcature poco a norma: l\u2019ambientazione mi pareva chiara, immersa in quel passato prossimo che pi\u00f9 la tiro per lunghe con queste digressioni e pi\u00f9 invecchia in quell\u2019altro passato, quello remoto che continua (ci mancherebbe) a darti zero possibilit\u00e0 di scampo ma almeno ti annebbia i ricordi fino a quel punto tanto atteso, quello in cui puoi tirare il fiato e convincerti che le cose non son successe.<\/p>\n<p>Lo adoro quel punto l\u00ec, io.<br \/>\nNon fosse solo che <em>arriva sempre troppo tardi<\/em>.<\/p>\n<h2>I personaggi<\/h2>\n<p>S\u00ec, insomma.<br \/>\nCon l\u2019ambientazione ci siamo, andiam quindi a introdurre i personaggi, che poi, ben vedere, \u00e8 uno solo il personaggio, se vogliamo escludere me medesimo, e direi che vogliamo escluderlo (me medesimo, dico) che \u00e8 un tipo cos\u00ec schivo che preferisce non esser citato, soprattutto in una storia imbarazzante come questa, me medesimo.<\/p>\n<p>Quindi il personaggio, dicevamo: uno solo.<br \/>\nChe, sar\u00e0 mica un monologo diranno ora quelli pi\u00f9 appassionati di teatro.<br \/>\nNo, non \u00e8 un monologo per il semplice fatto che nessuno apre bocca: una parola nemmeno a pagarla, giuro. E se nessuno parla, nemmeno l\u2019unico personaggio in scena, che monologo vuoi che sia? Me, mi pareva che non si poteva definire un monologo, con queste premesse. Andiam dunque avanti e basta interruzioni, voi appassionati del teatro, che ci penso da solo a perder il filo del discorso.<\/p>\n<h2>Trapassato<\/h2>\n<p>Era un operaio, il personaggio in questione, forse il meno singolare tra tutta l\u2019esposizione variegata di operai che offre una grande metropoli col make-up in continuo rifacimento, alle otto e mezza di mattina. Che io non lo so mica perch\u00e8 me mi colpiscon sempre le cose meno appariscenti, meno interessati, pi\u00f9 innocue si potrebbe dire: deve esser per quella <a href=\"http:\/\/leggi quella storia dalla parte del mare!\">vecchia storia degli Etruschi<\/a>, che ora non mi pareva il caso di tirarla fuori di nuovo, che quella s\u00ec, altro che passato remoto, trapassato remoto ormai \u00e8, quella storia l\u00ec degli Etruschi.<\/p>\n<p><em>Trapassato remorto<\/em>, direi, se mi si permette il gioco di parole.<br \/>\nTrapassato nel senso di <em>trapassare<\/em>.<\/p>\n<p>Ma lasciam perdere, che dovevamo parlar di vita vissuta, passata ma prossima, avevam promesso.<\/p>\n<h2>L&#8217;espressione<\/h2>\n<p>Insomma c\u2019era questo operaio anonimo, alle otto e mezza di mattina, minuto pi\u00f9 minuto meno, stamattina, in questa metropoli brulicante di tombini aperti, che stava in piedi davanti a un tombino. Un tombino scoperchiato appunto (tutto torna, alla fine \u2013 che sembra che siam qui a confonder le acque, ma poi, precisi come degli svizzeri, quando si tratta di tirar le fila del discorso che avevam perso): un lavoretto da nulla, dicevamo, rispetto ai tubi del gas dell\u2019imponente viale di circonvallazione interna, o alle fondamenta del grattacielo della grande banca non pi\u00f9 locale con sede nella piazza dedicata a quel famoso condottiero un po\u2019 fascistello.<\/p>\n<p>Ma non \u00e8 l\u00ec il punto.<br \/>\nEra l\u2019espressione, il punto.<br \/>\nL\u2019anonimo dipendente della nota azienda non pi\u00f9 pubblica che ha il monopolio dei tombini aperti (e chiusi) della grande metropoli sotto lifting, si stava infatti mettendo i guanti, i guanti quelli da lavoro dico, che va bene che siam nella capitale della moda ma gli operai delle fognature hanno ancora un po\u2019 di dignit\u00e0, grazie a dio. I guanti quelli grossi e ruvidi che dentro son di morbido tessuto sintetico rigorosamente non traspirante e fuori di un materiale che potrebbe sembrare pelle di camoscio essiccato (il camoscio, dico) al sole delle Dolomiti e invece \u00e8 probabilmente solo amianto riciclato a seguito quegli studi faziosi secondo i quali faceva malissimo (l\u2019amianto dico).<br \/>\nA respirarlo, evidentemente, mica a metterselo sulle mani.<\/p>\n<p>E allora.<br \/>\nSi stava mettendo i guanti, il nostro eroe nazional-popolare, con quella faccia rassegnata al suo destino che pu\u00f2 avere solo un operaio del pozzo nero o un elettore del PD.<\/p>\n<p>Si mette il primo: tutto a posto.<br \/>\nChe sembran piccole cose, mettersi un guanto, ma lui, una volta realizzato che l\u2019operazione era andata a buon fine, gli era salita una luce negli occhi che che pareva cominciata bene, la mattina, stamattina alle otto e mezza nella capitale economica senza crisi di questo paese in crisi perenne, almeno per un minuscolo operaio alle prese con un tombino. Fa quindi per mettersi il secondo e l\u00ec, io non so: sar\u00e0 stata la stanchezza, che uno, anche alle otto e mezza di mattina pi\u00f9 o meno, soprattutto in una metropoli come questa tutta affannata a inventarsi una buca da scavare per tenersi occupata, pu\u00f2 essere terribilmente stanco, stanchissimo pu\u00f2 essere uno, poco dopo le otto di mattina, in una metropoli che non se ne vuol fare una ragione. O sar\u00e0 stata una distrazione, che con tutti quei rumori si sarebbero distratti anche gli <strong>Einst\u00fcrzende Neubaten<\/strong> che sono un gruppo di musicisti tedeschi (di quei tedeschi tedeschissimi con i puntini sulle u) che ci son abituati, loro, alle seghe circolari a ai martelli pneumatici, per scelta. O l\u2019emozione di avere ancora un lavoro, almeno per oggi, io non lo so. Per\u00f2 le mani gli son tremate, le dita intrecciate, forse i pensieri inciampati l\u2019uno con l\u2019altro: fatto sta che il secondo guanto di amianto scamosciato, in un atto di ribellione sociale, si \u00e8 liberato della presa ed ha seguito il suo destino, in accordo con tutte le leggi stabilite (in particolare quella di gravit\u00e0, quella del minimo dell\u2019energia potenziale, e quella di Murphy insieme a tutti i suoi corollari), inesorabilmente dentro il tombino che i pi\u00f9 attenti di voi utenti anonimi si ricorderanno essere, ormai da svariate righe, aperto.<\/p>\n<h2>Le braccia<\/h2>\n<p>Ecco.<br \/>\n\u00c8 l\u00ec che ha allargato le braccia, dondolandole un po\u2019 a mezz\u2019aria, e scosso la testa come se non c\u2019erano santi: doveva per forza andar a finire cos\u00ec. Ha dondolato un po\u2019 le braccia a mezz\u2019aria, a quel modo, un po\u2019 ridicole, esser sinceri, una con un guanto e l\u2019altra senza, e la testa, la testa quella l\u2019ha scossa come uno che lo sapeva che finiva cos\u00ec, per forza, che era solo l\u2019ultima goccia di una giornata, che alle otto e mezza di mattina gi\u00e0 sembrava infinta, nella capitale lavorativa di questo belpaese che fai sempre pi\u00f9 fatica a vederci qualcosa di bello in questo paese, ma i nomi si sa, son peggio delle abitudini ed \u00e8 un casino poi toglierseli dalla testa, e allora continuiamo pure a chiamarlo belpaese anche se io, lo confesso, esser questo paese, mi sentirei pure un po\u2019 preso per il culo, sentirmi chiamar belpaese in questo preciso momento storico. Ma tant\u2019\u00e8.<\/p>\n<p>S\u00ec.<br \/>\nLui ha allargato, dondolato e scosso, non mi ricordo se esattamente in questa sequenza: non \u00e8 importante.<\/p>\n<h2>Un indigeno<\/h2>\n<p>E allora io che lo guardavo da lontano in equilibrio su un sanpietrino scheggiato ho pensato bravo, cos\u00ec impari, non indossar le protezioni prima di iniziar il lavoro. Bravo davvero ho pensato, io col mio sarcasmo saccente interiore, non mettersi i guanti prima di aprire i tombini. Bravo s\u00ec, te lo sei proprio meritato, non seguir provocatoriamente anche la pi\u00f9 semplice di tutta una serie di leggi per la sicurezza sul lavoro del tutto ipotetiche. Non \u00e8 mica difficile, ho pensato io con quel tono di pensieri saputello che fare outing qui io lo so che poi ne pento: avanti a tutto si metton su i guanti di camoscio d\u2019oro ignifugo, poi, solo dopo, si apre il tombino, cos\u00ec per prima cosa non si rischian le dita sotto il pesantissimo coperchio trafilato al bronzo di mussoliniana memoria, e in seconda battuta difficilmente i guanti appena indossati ti cadranno nel tombino appena aperto. Bravo sul serio, mi \u00e8 venuto da pensare, ora vai a lamentarti dal sindacato, che magari c\u2019hai pure la faccia come il culo, che prima non prendi precauzioni e poi piangi sul latte versato, come fece quella che rimase incinta.<br \/>\n<em>Ma l\u00ec non era latte<\/em>.<\/p>\n<p>Semplice, lineare, supponente: nei miei pensieri parevo proprio un indigeno, di questa metropoli all\u2019italiana che vorrebbe essere rigida e inquadrata ma non gli vien mica tanto bene. Una roba che ci vuol del coraggio, raccontarla su internet. Un indigeno parevo, a leggermi nel pensiero, e nemmeno me ne rendevo conto.<\/p>\n<h2>Processo irreversibile<\/h2>\n<p>Solo che poi lui ha allargato le braccia, le ha dondolate, e poi ha fatto quella faccia scuotendo la testa come uno che per forza, ci mancava solo questa stamani. Non si \u00e8 incazzato, non si \u00e8 disperato, non ha bestemmiato i santi, non ha sacramentato il governo e tutti gli assessori, non ha nemmeno fatto il gesto di provare a recuperarlo, quel guanto maledetto, un accenno di inchino per provare a seguirlo, anche solo un attimo prima che si infilasse in quel maledetto tombino. Solo quella faccia l\u00ec, di quello che ormai che vuoi che sia questa in mezzo a tutto il resto di una giornata cos\u00ec che pi\u00f9 o meno alle otto e mezza di mattina gi\u00e0 ne son successe di tutti i colori che figuriamoci un guanto che vuoi che sia, maledetto guanto che tanto lo sapevo che ti ci mettevi pure te, farmi girar i maroni, non bastasse questa stupida metropoli acciaccata, figlia venuta male della rivoluzione borghese del diciottesimo secolo, direbbe Max Weber.<\/p>\n<p>Ecco.<br \/>\n\u00c8 stato a quel punto che son come dire rinsavito, che la nebbia la polvere il casino mi son diradati da dentro la testa e ho avuto fin vergogna.<\/p>\n<p>Cos\u00ec gli son sfilato via accanto, all\u2019operaio sconsolato, che continuare a star l\u00ec a guardarlo, star l\u00ec a rimirar la tragedia in essere ma gi\u00e0 ormai compiuta nel miglior stile di quel participio passato che per definizione \u00e8 un tempo verbale che ti tira scemo, me mi pareva pure brutto, o indelicato quanto meno. Gli son sfilato via accanto e mi son vergognato come un bambino beccato a rubar la marmellata (ma sempre meno di un elettore del PD, s\u2019intende) di tutti quei pensieri inopportuni, indispondenti e ingiustificati.<\/p>\n<p>Che io non lo so, sar\u00e0 che alle otto e mezza di mattina sono in media due ore che sono andato a letto e quindi c\u2019ho inevitabilmente i maroni un po\u2019 girati storto, sar\u00e0 che questa grande metropoli subalpina alimenta il mio cinismo nutrendolo e ingrassandolo con una dieta a base di smog e rumori molesti, sar\u00e0 che son diventato una brutta persona, ed \u00e8 una cosa che \u00e8 successa in un passato ormai passato per quanto prossimo, e allora che vuoi farci.<\/p>\n<p>Niente, <em>processo irreversibile<\/em> si chiama.<\/p>\n<h2>Sempre cos\u00ec<\/h2>\n<p>Io non lo so, per\u00f2 ho pensato, mentre sfilavo via con il viso nascosto dietro il bavero alzato come i peggior ceffi di una New York anni \u201930, che non avevo nessun diritto dir bravo davvero, bravo s\u00ec, bravo sul serio, di pensar tutte quelle cose da pseudo-comunista viziato, della sicurezza sul lavoro, del sindacato dei miei maroni. Ho pensato che chiss\u00e0 quante cose eran successe, stamattina, prima delle otto e trenta o qualcosa di simile, a un povero operaio dei tombini di una metropoli sempre troppo occupata, per finir a far quella faccia l\u00ec. Ho pensato che io, non lo volevo nemmeno sapere, io, tutte quelle cose che eran successe. Io non ci volevo nemmen pensare, a tutte quelle cose che potevano essere successe.<\/p>\n<p>Ho pensato che alla fine, io, nella vita, finisce sempre cos\u00ec.<br \/>\nChe io le cose che son successe, non ci voglio pensare.<br \/>\nVoglio far finta che non sian successe ancora prima che succedano.<\/p>\n<blockquote><p>che sian passato remoto senza passare dal passato prossimo.<\/p><\/blockquote>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le 8:30 di mattina nella metropoli esplosa. 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